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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine La Rosa dei Nove Fati

Le verità occulte

Capitolo 11

Pubblicato il 18 marzo 2018 in Storie d’amore

Tags: Amore Capitolo11 LaRosaDeiNoveFati

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Armando guardava la distesa bianca che si dimenava nel cortile della sua camera, Alessandra la udiva canticchiare in bagno mentre faceva la doccia, gli venne spontaneo guardare l'orologio: le nove del mattino.

Di solito a quell'ora era già nel suo studio in centro a osservare la borsa e quanto di meglio si potesse ricavare da alcuni investimenti. Suo padre si aggirava nel palazzo con tutte le sue direttive per evitare la catastrofe neve: lo sentiva distintamente con il suo tono da comando che gli aveva sempre urtato i nervi.

Fece qualche passo indietro dall'enorme vetrata e si voltò di scatto, diretto verso il camino osservò la legna deposta che mostrava alcune chiazze bianche e gelide. Un evento insolito la neve da quelle parti e, in parte, avvertiva un certo benessere nel vedere sua moglie così alle stelle per questa situazione.

Era curioso che non l'avesse mai vista, pensò e un lieve sorriso, quasi impercettibile, prese vita sull'angolino delle sue labbra, gli occhi si posarono a sinistra inquadrando la cornice che lo ritraeva con la madre: il suo volto riprese l'apatico stile di sempre nel vederla.

Era un peso enorme che si portava dietro, qualcosa che lo faceva stare male, specie la notte, quando il suo inconscio gli giocava la brutta sorpresa degli incubi. Che poi era sempre lo stesso filmato, da anni e anni, una parte di un film onirico che aveva visto e rivisto, ma non per questo meno doloroso e angoscioso delle prime volte.

Ripensò al cambiamento che aveva intrapreso quella notte, come quel consueto incubo si fosse trasformato: non vedeva più sua madre morta, ma Alessandra, seppur a gettarsi dalla Torre era sempre la Caterina a cui lo avevano strappato con la forza.

Che sento aveva quel cambiamento? Se lo domandava dalla notte stessa in cui si era manifestato. Non poteva neanche parlarne con qualcuno, che avesse gli attacchi di panico e soffrisse d'insonnia, associata agli incubi, era un segreto tutto suo. Neanche il fido Paolo, servo fedele e amico leale, ne era al corrente.

Alessandra uscì dal bagno con indosso l'accappatoio, aveva ormai assunto l'aria della padroncina di quelle mura e aveva molto meno pudore da mostrare nei confronti di Armando. Si mise seduta sul bordo del letto e, strofinando i capelli con l'asciugamano, non poté fare a meno di guardarlo.

"Tutto bene Armando?", gli domandò con voce dolce.

"Abbastanza, a parte questa neve che mi impedisce di andare a lavorare,il resto rientra nella norma di sempre", era bravo a mentire e a nascondere,entrambe le cose erano stati cardini saldi dell'educazione che gli aveva imposto il padre.

"E' inutile, immagino, chiederti come mai hai quelle cicatrici sulla schiena, vero?", cercò di persuaderlo a parlare.

"Potrebbe non esserlo, se solo non fossi interessata a sapere chi sia stato, senza neanche capirne il perchè", gli rispose con tutta la sua solita calma apatica.

Alessandra percepii lo spiraglio in cui infilarsi e incalzò con decisione:

"Ok, allora sentiamo: perchè ti hanno trattato in quel modo così barbaro?".

Armando puntò le pupille verdi sulla moglie e rispose:

"Perchè se impari a controllare il dolore, puoi controllare tutto quello che senti. Il dolore fisico è la sensazione più difficile da nascondere, da occultare alla vista degli altri. Se impari a tenerlo nascosto, anche quando è forte, allora riesci a nascondere qualsiasi altra sensazione che il tuo corpo,o la tua mente, avverte. Smetti di essere umano, come diresti tu e mio nonno, inizi a essere un cyborg, su questo avevi ragione nelle nostre prime litigate".

Alessandra rimase colpita, non solo dalle parole che aveva udito, ma dal tono distaccato con cui Armando le aveva pronunciate. Era impressionante come riuscisse a parlare di sé come se parlasse di un estraneo.

"Perché dovevi imparare a nascondere il dolore? Che senso ha?", proprio non riusciva a concepirlo questo fattore.

"Mostrare è debolezza, questo mi veniva detto. Se lasci entrare gli altri nella tua sfera emotiva, mostri fianchi scoperti su cui possono colpirti". Replicò Armando alla moglie.

"E' assurdo, Armando! La vita è fatta di emozioni e sensazioni, senza queste non ha senso vivere". Si avvicinò al marito per guardarlo bene in volto.

"Te l'ho già detto Alessandra: il fatto che non dimostro non vuol dire che non provo nulla". I loro occhi erano immersi nell'iride dell'altro: prato e terra si scontravano cercando di comunicare in una lingua tutta loro.

"Ma è bello mostrare quel che si prova", cercò di convincerlo a togliersi la corazza.

"Lo so, ti invidio per questo, ti ho sempre invidiato". Confessò Armando appoggiando le mani sui fianchi della moglie.

"Tu mi invidi? Oh questa è bella, se lo sapesse tuo padre ti aspetterebbero le sette piaghe d'Egitto", non riuscì a trattenere una breve risata, "comunque, Armando, se devo fare la sfacciata, e la solita impulsiva, devo confessarti una cosa: io adoro quando facciamo l'amore e, al di là del piacere che ne ricavo, sì lo ammetto, sei bravo a fare l'amore e mi fai venire un tumulto di emozioni quando lo facciamo. Ma la vera ragione per cui adoro quei momenti intimi è proprio perchè lasci la corazza e appare l'uomo, in tutte le sue sfaccettature anche se legate al sesso e al piacere del momento...diventi così umano e tangibile in quei momenti che, ti giuro, lo farei a raffica solo per non dover tornare poi con l'iceberg siberiano che si aggira per la stanza".

"Questo mi fa piacere, anche perché li adoro anch'io quei momenti...", Alessandra lo guardò con attenzione.

"Sì, Armando, immagino...ma se lo dici con questa apatia è come se getti acqua fredda sopra un rogo. Diventi poco credibile ecco!". Era inutile, pensò, non sarebbe mai riuscita a scioglierlo.

Hai ragione, pensò, vedi Alessandra vorrei poterti dire tutto e non parlo di mio padre, del mio passato, ma di te. Vorrei stringerti e dirti che ti amo, da sempre, da quel primo incontro...vorrei dirti che mi hai fulminato in pieno e che ti ho pensato sempre quando eri lontana...vorrei dirti che sei importante e che ho rischiato davvero molto pur di averti accanto...che non è stato il Fato a scegliere te, ma ti ho scelta io! Barando, giocando sporco, ma non me ne pento affatto, ora sei qui e io non volevo altro...sapevo dove pescare il tuo nome, sapevo dove eri. Mi accendi dentro il fuoco, anche se non lo vedi, ho mille emozioni che si rincorrono ogni volta che mi guardi, che mi sfiori, vorrei che tu lo sapessi, vorrei dirtelo...ma non ci riesco.

"Immagino, ma per il momento non riesco a fare di meglio. Le cicatrici sulla schiena sono la punta di un iceberg e sono servite a rendermi così, come mi vedi...apatico, freddo, distaccato, gelido, tutto quello che vuoi e hai ragione, mi dispiace per il momento è così che sono". Gli rispose a suo malgrado, ben cosciente che avrebbe voluto dirgli altro.

"Tuo padre è una bestia! - Alessandra reagì d'impulso staccandosi da Armando e gesticolando continuò con le sue accuse - tanto lo so, anche se lo negheresti, che c'entra lui in quell'orrore. Solo una mente malata e megalomane come la sua può averti fatto questo...e anche se non lo avesse fatto di persona, ma ha lasciato comunque che accadesse, beh è colpevole forse più nel secondo caso che nel primo, ma pur sempre è colpa sua".

Si voltò a guardare il marito e affondò il colpo con forza:

"E' stato lui vero?".

Armando si portò vicino alla porta nel risponderle:

"Vado a vedere se Paolo ha finito di spalare il viale, vorrei andare comunque in ufficio oggi".

"E' stato lui Armando?", Alessandra voleva saperlo e gli urlò di nuovo la domanda.

Armando rimase qualche secondo fermo sulla soglia con la porta aperta, senza voltarsi a guardarla le rispose:

"E' stato un uomo che presto pagherà il saldo del suo agire, a dopo Alessandra".

Richiuse la porta dietro di sè e Alessandra si portò le mani sui fianchi puntando il comodino di Armando. Si ricordò di averlo visto prendere delle pillole e si diresse a vederne la natura. Aprì il cassetto e dentro vi trovò alcune foto di Caterina, un diario, un portagioie e una scatola di Tavor.

Tavor...lorazepam...lesse a bassa voce, poi prese il bugiardino per vedere di cosa si trattasse:

...efficace per il disturbo da attacchi di panico...posò la scatolina e il foglietto sulle gambe e fissò il vuoto: suo marito aveva gli attacchi di panico e mai lo avrebbe pensato, come mai gli sarebbe giunta, così palese, la fragilità di un uomo che appariva così forte.

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