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Una storia di Franckine

Ninna nanna

Alcol, succhi gastrici e sentimenti nello scarico del water.

Pubblicato il 12 dicembre 2017 in Storie d’amore

Tags: amoremalato

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Vomito.

Vomito te e tutte le tue promesse inutili. Le illusioni. I ricordi. Le belle giornate.

Vomito via tutto l'amore che ho.

Alcol, succhi gastrici e sentimenti nello scarico del water.

Mi gira la testa. Vorrei tornare a dormire.

Tre, Due, uno, provo ad alzarmi. Tutto intorno a me gira vorticosamente senza stancarsi.

Tiro un pugno verso il muro per far fermare la stanza. Dolore atroce alla mano, finalmente un dolore che non parla di te.

Torno a terra. Continuo a picchiare il muro, il pavimento, il lavandino. Vorrei che si fermasse tutto, ma tutto mi sfugge. Le mattonelle sono diventate sabbie mobili, si prendono gioco di me e della mia debolezza, mi perseguitano. Mi perseguitano come la tua faccia, come la tua faccia mentre mi sorridi, come la tua faccia mentre le sorridi.

Vomito di nuovo. Mi specchio in quel che resta visibile delle piastrelle del pavimento e, inspiegabilmente, accanto alla mia immagine vedo la tua. Stringo forte la gamba del wc immaginando che ci sia tu a tenermi per mano, a dirmi che va tutto bene, a ridere di me perché non reggo l'alcol. Immagino che ci sia tu a baciarmi la fronte e ad asciugarmi via dal viso le lacrime che, ploft, senza nessuno che le tenga a bada, cadono nell'acqua putrida nella quale vorrei perdermi e, per un attimo almeno, dimenticarti.

Quando mi hai detto la prima volta di amarmi non ci ho quasi creduto. Mi hai guardata dritta nelle palle degli occhi: "Ti amo" ed ero tua. "Non ti amo più" sono tua ancora.

Ploft. Un'altra lacrima raggiunge la prima, piroetta su se stessa come la ballerina di un carillon creando intorno a sè cerchi concentrici. Li guardo, girano insieme alla mia testa e si dilatano.

Nel primo c'è una festa a cui ti sei imbucato, ci sei tu che non sai chi io sia, ci sono io che non ti ho mai incontrato, ci siamo noi che ci guardiamo ed i nostri sguardi che si riconoscono come se da sempre fossero stati ad aspettarsi e cercarsi. "Ciao, ti va qualcosa da bere?" Il nostro primo ballo.

Nel secondo cerchio ci sono i nostri corpi che si sfiorano, si intrecciano come se non fossero stati fatti che per stare insieme. La nostra prima volta in una barca capovolta sotto la pioggia sottile d'estate, distesi sulla spiaggia punteggiata dalle gocce d'acqua disorientate. Il mare in tempesta, le onde, le emozioni che si frangono sul cuore impazzito. "Ho paura”, "Stai tranquilla, ci sono io qui con te".

Terzo cerchio: il segno del tuo palmo sul mio braccio. Maniche lunghe ad agosto per proteggermi dal freddo delle tue mani. "Ho paura", "Non mi importa".

La sera in cui mi hai dato il primo schiaffo ero convinta che avessi ragione. Ero stata così insensibile con te, sempre così premuroso, dolce, affettuoso, ed io? Così egoista da voler uscire con le mie amiche nonostante tu mi avessi detto di no, stupida.

Amore, stiamo insieme stasera, non andare a calcetto, schiaffo.

Amore, torna a casa presto oggi, ho voglia di stare con te, cosa fai in giro tutta la notte? Schiaffo. Amore, oggi no, sono stanca, non mi va, schiaffo, schiaffo, schiaffo.

Amore, sono incinta...schiaffo.

Il quarto cerchio è così flebile che non riesco a vederci dentro, ci sei tu, ne sono sicura, ma la donna che è con te chi è? Non sono io amore, è così giovane, è così bella, che ci fai con lei? Lancio il rotolo di carta igienica dentro lo scarico per coprire la sua immagine. È solo un sogno, mi ripeto, ma lei è ovunque. È davanti allo specchio mentre si rifà il trucco. È in cucina mentre beve un sorso di vino ed ammicca verso di te che le guardi, affamato, prima le cosce e poi, lentamente, i seni abbondanti stretti in un vestito troppo piccolo, troppo corto, troppo stretto, troppo...è sul nostro letto, fra le nostre lenzuola. La tocchi. Fate l'amore. Proprio come stasera quando sono tornata a casa. "Resta qui, non andare di nuovo da lui", mi ripeteva mia madre, piangendo, ma noi avremmo risolto tutto, ti avrei chiesto scusa per essere scappata, avremmo tenuto il bambino e tu non mi avresti più picchiata, me l’avevi promesso.

Mentre tornavo sentivo già i sapori e gli odori della deliziosa cena che ti avrei preparato per farti contento, prendeva forma nella mia mente la fantastica serata che avremmo passato noi due, soli, a ritrovarci. Ma c'era già lei con te, era lì, in casa mia, nel mio letto, con mio marito, al mio posto, senza nemmeno avermi chiesto il permesso.

Vomito.

Perdo nuovamente l'equilibrio, ma questa volta batto la testa. Male, di nuovo. Una striscia rossa si fa strada sul mio volto. Non voglio più soffrire. Inizio a sbattere la testa contro le pareti, tum, tum, tum. Dolore. Anche il cuore inizia a battere all'impazzata nel mio petto: pum, pum, pum. Scoppio a ridere al suono di questa stramba ninna nanna. Non devo perdere il ritmo, devo concentrarmi, questa volta non sarai tu a decidere per me.

Pum, tum, pum.

Non voglio più soffrire.

Pum, tum, pum.

"Ho paura", "Non mi importa".

Tum, pum.

"Non ti amo più", "Ti amo ancora". Tum.

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