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Una storia di Giovanna.vannini.5

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Recensione a: Siate ribelli praticate gentilezza

di Saverio Tommasi

Pubblicato il 26 settembre 2017

Caro Saverio, oggi mi son praticata la gentilezza di passare il pomeriggio a leggerti. Anche questa è una ribellione: al lavoro al pc che aspetta, ai panni da stendere, a quelli da stirare, a gli impegni fuori casa rimandati e persino alle telefonate di rito a mia madre, che, ahimè, va monitorata da lontano. Praticare ribellione per farsi gentilezza… Che meraviglia! Come vedi le parole e i concetti, uno li adatta alla sua pelle. Ti ho letto pensando a te che ti leggevi, con il volto sorridente che hai nei tuoi video, qualsiasi sia l’argomento trattato, con la voce “tonda”, con la velocità ma ca den za ta, che ti contraddistingue quando parli . Ho durato un po’ ehhh… poi son tornata in Giovanna, e come Giovanna ho proseguito. Caro Saverio, questa ripetuta paura della morte, mi fa tenerezza. Anche io ci penso spesso, non è tanto l’invecchiare che mi preoccupa ( e sono già un pezzo in là rispetto a te), ma come la morte mi troverà e se ciò che più o meno avevo messo in conto di fare, sarò riuscita a farlo. Ma si dai, invecchieremo e bene ! Siamo di quelli che, ognuno a suo modo, han di dire e da fare, da seminare passione e…Però caro Saverio, questa cosa della paura di morire ti rende normale, ti rende umano, ti rende fragile. Tu che continuamente ti esponi, tu che stai sempre dalla parte del meno e del diverso, tu che rischi per diffondere un punto di vista dell’altro, SPECIALE. Caro Saverio, hanno fatto bene a proporti di scrivere questo libro, con questa modalità: lettera, diario aperto, testamento in vita, non credo che altrimenti tu lo avresti scritto. Forse mi sbaglio, ma la sensazione è questa. E invece pensa che regalo per Caterina e Margherita, trovare le parole del babbo da rileggere al bisogno, da risentire in orecchio e cuore, da rivedere nei ricordi. Ogni tanto anch'io a mia figlia scrivo lettere, gliele consegno persino su wap, (di nascosto le stampo e metto via), un po’ perché in questo modo non può contraddirmi, un po’ perché non sempre c’è il tempo per esprimere tutto quel tanto che uno vorrebbe consegnare di se di stesso. La mia “figliuola”, va i per 23, ma il giochino è sempre buono, almeno per me, per lei magari una rottura, ma chissà, magari col tempo, in un dopo, apprezzerà. Caro Saverio, a volte mi chiedo davvero come fai a portare avanti il tuo lavoro. No, sbaglio, volevo dire mi chiedo come fai a portarlo avanti nella maniera in cui lo porti e lo fai. Potrebbe essere per pochi e non per tutti e invece tu lo rendi per molti e per di più. Caro Saverio, a un certo punto nel libro c’è un passaggio che mi ha fatto venire in mente il testo di una canzone di Lucio Dalla: “…E una valigia in mano, con la bici da corsa e gli occhiali da sole…” Caro Saverio, non so cosa si aspettassero i lettori dal tuo libro, io non avevo aspettative particolari, se non quelle di ritrovarci te non in video e in audio ma in scrittura, così come il realtà ti ho trovato, semplice per i semplici e per i complicati. Cara Caterina, cara Margherita, che fortuna sfacciata! Il babbo racconta di se tramite voi, voi che sarete un po’ lui tramite i suoi racconti. Caro Saverio, continua a ribellarti, anche per chi non ha il coraggio di farlo, per chi non vede dove c’è da vedere, non sente dove c’è da sentire, perché possa provare a vedere e sentire dove non lo ha mai fatto. Caro Saverio, ti saluto e grazie. Il libro l’ho letto, le mie impressioni in penna te le ho scritte. Che dire?... Son contenta!

Con stima e affettoGiovanna

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