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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt.29: "I Colori delle Emozioni".

Il film d'animazione Inside Out della Disney-Pixar intrecciato al disco Sound & Color degli Alabama Shakes e al libro Chroma di Derek Jarman

Pubblicato il 24 settembre 2015

“L'aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro,

ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi”.

Queste poche parole di Kahlil Gibran potrebbero bastarci a spiegare come mai tante volte il modo in cui guardiamo il mondo è influenzato dal nostro stato d'animo.

La verità è che non esiste una realtà oggettiva, ma la percezione è sempre l'incontro tra ciò che c'è all'esterno e ciò che siamo al nostro interno, così tutto al di fuori di noi può cambiare aspetto a seconda del nostro stato d’animo.

“I Colori delle Emozioni” sono l’argomento della puntata di Intertwine Consiglia di questa settimana.

A noi che abbiamo a che fare tutti i giorni con le storie, i colori e le emozioni, l’idea di dedicare un articolo a quest'argomento è venuta guardando Inside Out, film d’animazione della Disney Pixar nelle sale dal 16 settembre.

Al nostro “solito intreccio” tra un film, un disco e un libro, abbiamo aggiunto, alla fine dell’articolo, una piccola "appendice" sulla "psicologia del colore".

Ora però Intertwine Consiglia pt.29: “I Colori delle Emozioni” inizia, proprio da Inside Out.

Inside Out è un film d’animazione di Pete Docter, realizzato dai Pixar Animation Studios e distribuito dalla Walt Disney Pictures.

Il film racconta la storia di Riley, che appena dodicenne, è costretta a trasferirsi con la sua famiglia dal Minnesota a San Francisco. Uno stravolgimento notevole per lei, ma l'elemento originale della storia è che al centro di tutto non c'è Riley, ma le emozioni che vivono nella sua mente e che la guidano nelle scelte della vita quotidiana.

Il film si apre con la nascita di Riley e la comparsa della prima emozione: Gioia.

All'inizio sembra che ci saranno solo loro due: Riley e Gioia, "...ma questo durò solo per 33 secondi" .

Infatti, nella mente della bambina, è nata un'altra emozione: Tristezza e poi arrivano anche Disgusto, Rabbia e Paura.

Ognuna ha dei compiti specifici: così ad esempio Gioia garantisce la felicità di Riley, Paura ha il compito di mantenerla al sicuro, mentre Tristezza si assicura che gli altri si accorgano dei momenti in cui Riley ha bisogno di qualcosa.

Gioia, l'emozione principale di Riley, cerca di vedere il lato positivo delle cose, ma le altre emozioni non sempre sono d'accordo.

La gioia da sola non basta, così la tristezza (che è blu) è necessaria al superamento degli ostacoli e alla costruzione di sé.

Le Emozioni di Inside Out avrebbero dovuto essere ben 27. Tra le altre c'erano Logica (potenziale capo al posto di Gioia) e Sorpresa, ma in Inside Out sono i sentimenti a prendere le decisioni, e del raziocinio non vi è neanche l’ombra.

Il segreto della Pixar risiede nella forza drammatica delle loro storie, oltre che nell'abilità tecnica.

Inside Out elegge Ie emozioni a protagoniste della vicenda: così sono loro che guidano le decisioni di Riley, che a undici anni deve affrontare un cambiamento, con tutte le sfide che ne conseguono.

La trama si dipana su un doppio binario: dentro e fuori (Inside Out).

Dentro, Gioia e Tristezza cercano in tutti i modi di farsi strada tra ricordi, paure e desideri per far ritorno al quartier generale.

Fuori, invece, Riley non riesce a capire cosa le stia accadendo.

La realtà di Inside out è semplice, spiegata attraverso colori e semplici icone.

Non è un caso se le Emozioni nascono da un mattoncino combustibile (Rabbia), un nervo scoperto (Paura), una stella (Gioia), un broccolo (Disgusto) e una lacrima (Tristezza).

Un elemento originale del film risiede nel rappresentare le emozioni mai in guerra tra loro, ma sempre in un atto di confronto e di gioco. Ecco come immagina l'incontro tra le varie emozioni di Inside Out il sito vox.com:

Docter, noto per aver diretto fra gli altri Toy Story e Monsters & Co., "ingaggia" cinque creature brillanti per animare una storia che mette in relazione emozioni e coscienza, in cui ognuno di noi è guidato da una "stazione di controllo", con le nostre emozioni che devono convivire con il nostro vissuto.

Inside Out è un film sulle emozioni, sulla mente e sulla forza della memoria.

O forse, più semplicemente, è un racconto di formazione. Una riflessione sul percorso di crescita di ognuno.

Continuiamo il nostro intreccio con gli Alabama Shakes e il loro secondo album: Sound & Color.

La voce della cantante, il loro sound, o semplicemente il titolo del loro disco: scegliete voi cosa vi trasmette più emozioni.

Secondo noi sono bravi!

Copertina di Sound & Color.

Gli Alabama Shakes sono un gruppo musicale originario, come suggerisce il nome, dell'Alabama, formatosi nel 2009.

La band è nata nel momento in cui Brittany Howard (voce) e Zac Cockrell (basso), che frequentano psicologia, si incontrano e decidono di trovarsi dopo la scuola per scrivere canzoni. In seguito, ai due si uniscono il chitarrista Heath Fogg e il batterista Steve Johnson.

Da quel momento gli Alabama Shakes hanno sbancato le classifiche e collezionato successi, e fra le altre cose, il gruppo ha cantato per Barack Obama e partecipato alle colonne sonore di film come di "12 anni schiavo", "Dallars Buyers Club" e "Il lato positivo".

Il sound degli Alabama Shakes è una musica calda che prende testa e cuore.

Sound & Color è un album dallo stile vagamente funk che si apre con il soul suadente e l’atmosfera intima e gentile della title track:

"Un nuovo mondo si blocca fuori dalla finestra

Bello e strano

Suono e colore con me per la mia mente

E si dovrebbe mostrare dove andare quando ho bisogno di parlare"

per poi passare alla più urbana "Don't wanna fight", il primo singolo del disco:

“la mia vita, la tua vita

non fare incrociare quelle linee

quello che ti piace, quello che mi piace

perché non possiamo avere entrambi ragione?”

L’opera seconda degli Alabama Shakes si compone di dodici brani con numerosi cambi di registro, come esemplificano la conclusiva Over My Head che unisce il soul ad un ritmo elettronico e Future People, che vede la Howard stazionare su note da cantante lirica.

Uno dei pezzi più belli è senz'altro Dunes :

"Sto perdendo, da qualche parte dentro di me ,

un ricordo che non posso raccogliere più"

”Sound & color” è più vario (e maturo) del disco d’esordio “Boys & Girls”, pur rimanendo una sintesi delle migliori sonorità bianche e nere che nascono e prendono forma in quel luogo magico che è il sud degli Stati Uniti.

Il tutto è sintetizzato al meglio dalle origini della leader, Brittany Howard, figlia di madre bianca e padre nero.

E’ fuori di dubbio che avere al servizio una voce come quella di Brittany Howard è di grande aiuto alla causa, ma sarebbe molto riduttivo fermarsi a quello.

Gli Alabama Shakes sono giovani, molto bravi e in ascesa. Sentiremo ancora parlare di loro.

Per parlare di emozioni e colori avremmo potuto inserire in questo intreccio manuali su manuali: da quelli sulla percezione visiva della Scuola della Gestalt, alle filosofiche "Osservazioni sui colori" di Wittgenstein, e molti altri.

Noi abbiamo invece abbiamo scelto il libro Chroma di Derek Jarman, per vari motivi.

Jarman è stato un artista poliedrieco ed ecletettico: regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore, scenografo, scrittore e pittore (forse ho dimenticato qualcosa).

Chroma è dedicato alla figura di Arlecchino:

“Arlecchino, pezzente e povero cristo con le toppe rosse, blu e verdi, briccone mercuriale con la maschera nera, acrobata aereo che salta, balla e fa le giravolte. Figlio del caos”.

Derek Jarman scrisse questo libro mentre lottava contro la cecità prima di rimanere vittima dell'Aids.

A confermare la tesi iniziale del nostro articolo, la percezione dei colori per lui cambia nel corso della sua vita.

Ad esempio il bianco da colore di un’infanzia segnata dal desiderio di purezza, col giglio nelle mani di un bambino maschio, che il padre trova strano e angosciante, diventa il bianco che accompagnerà i gesti infernali della malattia:

“Odio il bianco… Inghiotto le piccole bianche per restare vivo,

per combattere il virus che sta distruggendo i globuli bianchi del mio sangue”.

Mentre il rosso diviene per lui il colore del desiderio:

“Quando gli altri dormivano nei loro letti, io decollavo per Soho, il quartiere a luci rosse.

Il nostro mondo di checche era una gabbia di ombre”.

In Chroma si passa da Michelangelo a Marilyn Monroe "certamente rosa", da Dante a Ginsberg, ripercorrendo parallelamente la storia dell'arte e la sua vita sotto il segno dell'immagine.

Un libro che procede colore per colore, fino ad arrivare al Blu, il colore a cui Derek Jarman ha dedicato il suo ultimo film, “Blu”, del 1993. Il blu è il Giappone, è l’eterno. E’ il colore del teatro, il sintomo di chi affoga nella finzione scenica.

Il blu, secondo Jarman, “trascende la solenne geografia dei limiti umani”.

"Il colore è una sensazione che viene recepita dal cervello e che ha effetti sul nostro organismo

e soprattutto sul nostro atteggiamento psicologico."

Il cervello umano associa inconsciamente a ogni colore una gamma di sensazioni e associazioni mentali. Lo studio di tali meccanismi, che possono essere innati oppure in qualche modo veicolati dalla società nella quale viviamo, prende il nome di psicologia del colore.

Ecco perché la scelta di una tinta può rivelarsi determinante nella comunicazione non verbale di un’azienda.

Come il colore sia capace di influenzare inconsciamente molti aspetti della nostra vita e di come questo fenomeno venga sfruttato abilmente nella pubblicità e nella grafica lo approfondiremo in altri articoli, anche perché altrimenti questo diventerebbe chilometrico...

Tornaniamo per un attimo al film Inside Out.

Gioia è il motore del gruppo e mantiene tutti attivi e felici. Cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose e svolazza da una parte all'altra con un vestito...STOP! Avete notato il colore del suo vestito?

A noi sembra verde: "Verde Intertwine"!

#Enjoy!

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