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Una storia di Antonella

Vorrei ricordare

... se sapessi che è il tuo ultimo giorno di vita ...

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Pubblicato il 08 luglio 2018 in Altro

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Se sapessi che è il tuo ultimo giorno di vita …


Era un mercoledì mattina. L’ultimo tuo messaggio era arrivato alle diciannove della sera prima. Quella mattina era iniziata presto per entrambi. Tu avevi un check in da fare in orario. Io una riunione importante alle nove. Doveva durare solo un’ora. Sarei arrivata in tempo. Ma l’incontro durò un po’ di più. Appena finito, mi precipitai in strada. Avrei dovuto prendere un bus, ma arrivò la tua telefonata.

-Sono arrivato. Dove sei?

Il cuore in gola. La tua voce mi faceva tremare il cuore. Ti sorrisi anche se non potevi vedermi. Accelerai il passo.

-Si, bello! Arrivo. Aspettami.

Al primo incrocio trovai un taxi al semaforo. Alzai la mano. Abbassò il finestrino e gli chiesi se fosse libero.

-Si, dove deve andare

-Aeroporto.

Il tragitto fu infinito. Il cellulare in mano. E la mente proiettata verso te. Un appuntamento cercato, voluto, desiderato da un tempo infinito.

Era un mercoledì mattina. Tu in aeroporto.

Pagai il taxi e mi precipitai nella hall dell’aeroporto. Non ti vidi all'uscita del gate. Presi il telefono e ti chiamai.

-Dove sei?

Indossavi un pantalone di cotone e una camicia a quadri blu. Uno zaino sulla spalla sinistra e lo smart in mano. Io avevo il mio tubino blu. Te lo avevo promesso: “un giorno mi vedrai indossare un tubino”.

I capelli arruffati. Il sorriso sorpreso di chi non ti immaginava così.

Il primo abbraccio indimenticabile. Le mie mani cercavano le tue. I tuoi occhi addosso.

Era un mercoledì mattina. Il cuore in gola. La pelle bollente. Il caldo tremendo. Ritrovarsi seduti fianco a fianco. E poi il silenzio. Le tue labbra che scivolano sulle mie. La paura di quel momento tanto desiderato. Il tempo di dire sottovoce “non ce la faccio, io …” e tu mi stringesti forte in un abbraccio. Socchiusi gli occhi e …

Era un mercoledì mattina. Il primo bacio. Noi seduti sul divano. Fianco a fianco.

“Se sapessi che è il tuo ultimo giorno di vita …” io vorrei ricordarmi della prima volta che ci siamo baciati. Del batticuore mentre corro in aeroporto. Del sorriso che esplodeva senza pudore. Delle mani che si cercavano e si intrecciavano con tutta la voglia di stringersi. Delle chiacchierate sul divano che ci ha reso complici per poi zittirci. Il divano dove ci siamo ritrovati l’una nelle braccia dell’altro e tutto era tremendamente bello e vero.

"Meredith: Sì sono quasi morta oggi. Non riesco... non riesco a ricordarmi il nostro ultimo bacio. Il mio solo pensiero era che sarei morta senza il ricordo del nostro ultimo bacio il che è patetico, ma è l'ultima volta in cui eravamo insieme e felici, avrei voluto essere in grado di ricordarlo. E non ci riesco Derek, non lo ricordo. Derek: Sono contento che tu non sia morta oggi. [...] Era un giovedì mattina, indossavi quella vecchia maglietta che ti sta così bene, quella che ti lascia scoperto il collo... ti eri appena lavata i capelli che profumavano di fiori. Ero in ritardo per un intervento e tu mi hai detto che ci saremmo visti più tardi, ti sei avvicinata, mi hai messo una mano sul petto e mi hai baciato, piano, svelta come se fosse un'abitudine, come se potessimo farlo ogni giorno della nostra vita. Poi hai ripreso a leggere il giornale e io sono andato al lavoro. È stata l'ultima volta che ci siamo baciati. Meredith: Lavanda, i miei capelli sanno di lavanda per via del balsamo."

Era un mercoledì mattina. Il primo bacio. Non voglio dimenticarlo. E' il nostro primo bacio


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