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Una storia di P3PP4R10

Uno sciocco dessert chiamato Angelo

Un racconto cyberpunk ambientato nel 2049

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Pubblicato il 07 agosto 2018 in Fantascienza

Tags: anime cyberpunk profiteroles ristorazionealternativa visions

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“Signori, disse Lui, non ho bisogno della vostra Organizzazione, ho lustrato le vostre scarpe, ho smosso le vostre montagne e segnato le vostre carte, ma il paradiso è in fiamme, o vi preparate ad essere eliminati oppure i vostri cuori devono avere il coraggio per il cambio della guardia.” (Bob Dylan “Changing Of The Guards”)


Siamo in una cyberpizzeria come tante. Potrebbe anche chiamarsi Da Franchino o Il ritrovo della Vecchia Quercia, ma non ha importanza. Una tavolata composta di otto ragazze, di sesso femminile. Tutte in età compresa fra i venticinque e i trentatré. Solo una delle ragazze, Brigida, è golosa e a fine pasto ordinerà il dessert. Uno strano dessert chiamato Angelo.


Angelo è il solo cameriere giovane della pizzeria. Di sesso presumibilmente maschile. Un tipo dolce e con l’occhio sognante, perso nei suoi blues del romantico sentire. Esiste, realmente, ancora gente così? Probabilmente si, ma solo in quella che un tempo era conosciuta come Calabria.


Dovete sapere che ci sono persone che sono portate principali, primi piatti, secondi con contorno o pizze rustiche, ma lui, no, è solo uno sciocco dessert chiamato Angelo. E per un uomo che non raggiunge il metro e settanta e non ha ancora una posizione stabile in quest’epoca c’è solo una cosa da fare: rimboccarsi le maniche, scendere in trincea e pedalare a più non posso su questa bici che chiamano vita.


Angelo aveva rispetto per se stesso e tendeva a idealizzare le sue donne. Forse era proprio questo il suo problema. Non era un tipo dalla natura maliziosa.


Il suo motto era: “Se deve piovere, tanto vale che piova a dirotto!” Cioè, se devo star male voglio un dolore possente, capace di darmi una ragione per lottare, per andare avanti e crescere realmente. Non che fosse così dolce né il suo sapore né il suo profumo, anzi era un misto di sale, cuoio e spezie. E lui intimamente andava fiero di ciò. Le ragazze lo avevano sempre trattato come un diversivo, una pausa nella loro monotona esistenza.


Uno strappo alla regola nella loro dieta alimentare basata prevalentemente su carne cruda al testosterone. Nulla di serio, solo un dolce momento d’evasione, un semi-freddo brivido di piacere in una monotona esistenza di provincia meridionale. Utile per farsi la bocca…

Il passato di Angelo era stato diviso fra la passione per i vecchi libri del secolo scorso e quelle fughe sulla fascia destra, con suo allenatore che si sgolava inutilmente a causa del gioco estetico ma spesso privo di mordente.


Dalle pagine di diario di Angelo


“Ho sempre amato l’estate, le passeggiate con mio nonno, i gelati con mio fratello. Ricordo l’ombra che cresceva con la mia inquietudine. Non ho mai amato i balocchi, volevo fare il grande, volevo lavorare nel negozio di famiglia. Adesso il negozio è diventato un magazzino ammuffito, come ce ne sono tanti. Ho sempre amato l’estate, col jukebox all’idrogeno che rombava di desiderio e fatalismo. E qualche innamorato triste col repeat one e una manciata di gettoni faceva dispetto alla sua bella, tentando un corteggiamento in levare, come gli accordi eseguiti da quel mirabile cyber-chitarrista. Cercando di percorrere il lungomare prima che il buio avvolga i suoi occhi e i miei desideri da infante precocemente incantato dal caldo sentimento…


Ricordo i miei sedici anni e la ragazzina che fece esplodere il mio cuore disintegrandolo in tanti eterogenei pezzettini che mi affannai a ricompattare in un cocktail di vodka e vermut. E non sono mai stato un grande bevitore e neppure un amante passionale. Volevo solo scorrazzare su quei campetti polverosi annusando la Gloria di uno spogliatoio, con la muffa e la salsedine di un attimo che si cristallizza dentro un flusso di memoria collettiva. Un gesto, forse, capace di risollevare le sorti di una comunità che da troppo tempo aspetta un miracolo che non arriva...


Ero io, era racchiuso dentro i miei piedi quel sogno? Se era così, s’erano sbagliati di grosso, tutti quanti, mio zio in testa… Tanto adesso sarei a fine carriera lo stesso, mentre invece la mia vita sta appena iniziando. Sento una chitarra suonare limpida sopra il mio cuore. Perché? Me lo sono forse meritato? Adesso sono qui, la nostalgia mi avvolge come una sciarpa lenitiva in una notte di gelo. Mentre aspetto l’ultimo treno della notte: addio amici, ci rivediamo alla prossima fermata; mi sono sempre considerato un discreto side-man, mai un autorevole solista. Pace verrà con tranquillità e splendore su ruote di fuoco e sangue nudo…E non c’è niente di valore da rubare qui…”


<< Il dessert è servito >>


Angelo era alla ricerca disperata della sua Carla Bruni, magari in versione meno snob e più meridionale, ma non aveva tenuto conto di un fatto importante. Non era ancora un Sarkozy, e probabilmente non lo sarebbe mai divenuto… Semmai era un profitterol. Molto dolce e buono ma stucchevole e pesante, che dopo un po’ da noia, stufa e invita a berci sopra.

Una piccola attrazione per turisti, la proprietaria glielo proponeva spesso. – Dai cosa ti costa, ti metto sul menù come dessert, così potremmo guadagnare di più, e magari lo sconsigliamo a chi ha problemi di diabete! Angelo si sentiva realmente triste e quella battuta aveva smesso di divertirlo. Era un oggetto come tanti, ma con sentimenti veri, innestati nella sua memoria virtuale di microchip emozionale. Quella notte avrebbe aggiunto una nuova pagina triste sul suo diario al plasma. Sarà la lacrima in un caffè, sarà l’estasi di un momento fra le lenzuola umide di una casetta al mare. Brigida è felice mentre assaggia il suo profitterol. Sono uno strano dolciume. Sono solo uno sciocco dessert chiamato Angelo!


“Ventinove anni, ventinove bandiere tutte unite ai margini del campo visuale. La fortuna chiama, io avanzai uscendo dalle ombre verso il Mercato degli schiavi. Mercanti e ladri, assetati di potere, la mia ultima mano andata via. La luna dal sangue freddo, il Capitano attende alla celebrazione dove i miei piedi incespicarono. Corsi verso la distruzione, nei fossati di plexiglas coi punti ancora cuciti addosso, sotto un tatuaggio a forma di cuore spezzato, sopra c’era scritto Lorena. Preti rinnegati e giovani vedove infedeli porgevano i fiori che io volevo darti. Sollevate il mio cuore stanco oltre la sfera dell’Eroe, oltre la nostra percezione di bellezza e verità.


Lungo il viaggio si faranno avanti Imbroglioni & Santi, Fannulloni & porcellini. Robot e cyberfilosofi, Cretini & professori, Ladri & profeti di futuro, Eroi & guerrieri…”

Uno sciocco dessert chiamato Angelo -
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