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Una storia di SienLanoire

La figlia di Dio

A te che mi hai donato l'immortalità

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Pubblicato il 10 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: amore coppia immortalit morte solitudine

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E rendiamoci immortali, sulle scie dei pentagrammi pieni di note e quelle delle parole piene di lettere.

Lettere che tanto mai sapranno dire quello che veramente voglio dire.

La fusione dell'uomo e dell'essere che mi accompagna e mi dà la consapevolezza che esisto, che esistiamo insieme. Che noi non esitiamo.

Che siamo, saremmo, saremo, avremmo potuto, saremo stati i generi di persone che non si dimenticano perché si amano,

E rendiamoci immortali perché i nostri occhi possano continuare a guardare ovunque e a vedere tutto, soltanto attraverso la vita che ci scorre dentro e il sangue del tuo sangue che scorre dentro di me.

Albe tramonti catastrofi giungano e un vulcano ci bruci intorno che non mi interessa perché noi dentro bruciamo più di lui.

Dammi la vita e la forza e dammi la verità poiché essa è la mia madre. La verità degli occhi che non riescono a smettere di guardare, delle sponde selvagge delle nostre anime che si cercano, che bramano, che gridano.

Io grido, grido così tanto che mi sento soffocare, mancare il respiro allora smetto, perché sennò non posso più gridare. E tu come fai a sentirmi? ora che sei così lontano, tendimi la mano, ti prego avvicinati a me.

Ho paura, ho morte, i demoni si svegliano quando le tue mani non mi toccano, tutta la mia vita sembra precipitare dentro una bugia mentre tu ti allontani e mi lasci, pensosa, con la testa penzolante della mia gabbia.

Rendiamoci immortali dentro l'arte, che noi possiamo farlo. Dammi la vita eterna e io in cambio la darò a te. Questa è una promessa che io, qualsiasi cosa farò, la farò per te, seppure senza di te.

Un modo per dirti che scriverò, e piangerò, e soffrirò e riderò senza essere felice. Dov'è la mia felicità? Where is my beautiful life?

Te la sei portata via. Un giorno è partita, faceva freddo. Ho freddo anche ora. Io avrò freddo per sempre. L'inno della mia solitudine che ti promette eternità.

Rendimi immortale, poichè in ogni cellula, centimetro del nostro corpo noi siamo insieme. Indissolubilmente c'è la mia aria nei tuoi polmoni, c'è il tuo sangue dentro il mio cervello.

Vorrei gridare, spaccare le cose, distruggere la terra, che una voragine a inghiotta perché io non posso toccarti.

La condanna alla morte l'ho già scampata perché tu, soltanto amandomi, mi hai reso come figlia di Dio, eterna seppur non onnipotente.

La maledizione della mia infelicità si compara alle tue gambe sfuggenti, alle tue scuse indistinte, al tuo sussurro che solo io sento.

E tu, senti?

Non voglio smettere di scrivere perché mi pare che questo sia l'unico modo di trattenerti, di non lasciarti andare via come sabbia sporca che scorre via perché io ho fallito.

Restami accanto, in queste parole, che pure ti concedono la vita. Forse la vita a qualcuno che dentro di te è già morto molto tempo fa, ma è comunque una vita che nasce.

Doniamoci la vita eterna, io consacro la mia vita a donarla a te e non a me stessa, poichè io sono poca cosa senza di te. Lo so che non è vero, ma suona bene. E comunque, siamo molto più inseme. Con gli occhi dentro gli occhi.

E tu? ami?

Chissà come stai, che fai, dove sei, a cosa pensi.

Non lo so la mia forza d'essere dove arriva, so che la tua è la piccola luce che mantiene vivo il segreto della mia esistenza. La bellezza della mia solitudine si esaurisce nel corpo, si spreca nella fiamma feroce che io accendo ogni giorno percgé tu mi hai insegnato come si fa.

E rendiamoci immortali, senza paura, nelle parole e dentro la musica, nella pittura, nelle sculture, nei colori, nella voce, nel Nulla, nel Tutto, nella morte, nella vita, nell'anima, nel cervello.

Io ho paura a camminare da sola. E la testa mi brucia e la gola si spezza, rode, fa male.

Voltati, voltati.

Ti prego prima di cadere, voltati.

Guardami con tutto quel corpo, un attimo mi basta, che tanto neanche la morte può ucciderci abbastanza.

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