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Una storia di FlayLili

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3

La vita è 'no teatro

E per te quali scene rappresenta la vita?

Pubblicato il 20 luglio 2017

1

La vita è ‘no teatro

La vita è ‘no teatro

tutti fa recita’.

Giuni e viecci

ricchi e poveriegli

tutti a partecipa’.

La vita è ‘na matassa

ca sempe vo’ arruglia’.

Se ‘mbroglia, s’arraoglia

po’ torna a cammina’.

‘Na pianta non se sposta

nasce, cresce e sempe là resta.

La gente non fa che s’affanna’

parte, torna, senza pace trova’.

Ognuno s’industria a cercà lo meglio

addà esse buono, puro si n’è bieglio.

Gli ‘nammorati se vonno sposa’,

gli viecci a ‘na certa età…

‘ncompagnia vonno sta’.

E la vita se diverte a facereci suspira’,

tra ‘na lacrima che scegne

e ‘na risata che ci dà,

comm’a dent’a ‘na giostra

ci fa sempe gira’.

Traduzione

La vita è un teatro

tutti fa recitare

giovani e vecchi

tutti a partecipare

La vita è una matassa

ce sempre vuole rotolare

S’imbroglia, s’arrotola

poi torna a camminare.

Una pianta non si sposta

Nasce, cresce e sempre là resta.

La gente non fa che affannarsi

Parte, torna, senza pace trovare .

Ognuno s’industria per cercare il meglio

dve essere buono, anche se non è bello

Gli innamorati vogliono sposarsi

I vecchi a una certa età

in compagnia vogliono stare.

E la vita si diverte a farci sospirare.

Tra una lacrima che scende

e una risata che ci dà

Come dentro a una giostra

ci fa sempre girare.

2

Galleggia la vita,

audacia tra raffiche di pioggia

e venti sospirosi,

sibila, striscia cadendo,

erompe intasando gli sguardi,

molo sgargiante in una cernita di sogni.

Chiacchiera d'azzurro sulle spalle dei giorni,

affonda nel buio stingente

schizzando di nero il sole,

tra finestre di nuvole,

cuori adunati come spente foglie

e fatiche di coraggio malsostenute.

Passeggia la vita

e promette felicità

virando i desideri tra corse di rondini

e primavere d'aria

che scoprono curvi orizzonti.

Partorisce sorrisi

ospite d'anima

mentre caotici attributi corrono

svuotando flutti di verità,

baratri di chi non sa lanciare gli occhi

guerreggiando per fede,

singultano divinità

in un tempo di morte.

E afferra le mani,

sussurra vigile,

spaurisce i bimbi,

rinasce gioendo

tra circhi d'umanità soffusa,

flebile e roca

a vegliare per l'allegrezza fino al mattino.

Torna la vita

col volto a specchio

accendendo candele e destinazioni

aggrappata ad orfani incappottati,

chimere d'amore

tra gomitoli di cuore.

Non basta l'equilibrio

a sonagliare preghiere:

battuti i manicomi,

le nenie fuggono

impostando ansia.

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