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Una storia di EdoP

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Benvenuti nell'era Trump: non è un episodio di Black Mirror

Donald Trump è il nuovo Presidente degli USA

Pubblicato il 10 novembre 2016

No, non è un episodio di Black Mirror [fortunata, distopica ed inquietante serie tv britannica].

Incredibile come il candidato "peggiore" del momento del Partito Repubblicano statunitense per populismo, ignoranza in politica e attualità, sciatteria del tipico miliardario yuppie e newyorkese sia stato eletto Presidente degli Stati Uniti d'America. (Anche se ritengo personalmente che i Bush o un candidato della destra evangelica siano stati molto meno preferibili a questo candidato).

Ha avuto contro tutta l'industria musicale, cinematografica [Robert De Niro ha detto che è un bastardo e di volergli tirare un pugno] e quasi tutti i grandi mass media; senza un programma chiaro, a parte slogan divenuti mantra dello scontento della classe medio-bassa statunitense bianca dovuto alla recessione e alla globalizzazione come 'Make America Great Again', di reaganiana memoria quando negli anni '80 si rafforzavano difese e ci si riarmava contro "l'impero del Male" noto come URSS; progetti come costruire il Trump Wall per trattenere in Messico gli "immigrati clandestini" ispanici, su cui Donald ha fatto parecchie sparate piuttosto razzistiche. Ma ha vinto ugualmente con 306 Grandi elettori e il 47,5% contro la Democratica Hillary Clinton che ha ottenuto 232 Grandi elettori ma la maggioranza col voto popolare, il 47,6%. La candidata era già stata First Lady negli anni '90 col marito Bill presidente (ahinoi noto tra le altre cose per il Sexgate con Monica Lewinsky), candidata alle primarie del Partito Democratico nel 2008 e segretaria di Stato durante l'amministrazione Obama, un volto dunque già molto visto e sentito, [tralasciando l'età media dei due candidati].

Donald Trump aveva già tentato di candidarsi alle primarie dei due più grandi sistemi partitici statunitensi all'inizio di questo secolo, nel 2000: prima tra i Democratici e poi coi Repubblicani e a ciò fu dovuta la prima puntata dei Simpson [quasi ovunque sul web dopo la vittoria come se l'avesse previsto con decenni d'anticipo] che citava Trump come futuro presidente USA con Lisa prima donna alla Casa Bianca che parla della crisi di bilancio lasciatale proprio dal magnate newyorkese; mentre la seconda risale al 2015, quando il suo processo di candidatura alle primarie del GOP (Great Old Party, altro nome del Partito Repubblicano) era già avviato da tempo.

COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE USA?

Prima di continuare a parlare di qualsiasi risultato "storico" e dell'avvenimento, bisogna spiegare come funziona il sistema politico statunitense, sconosciuto a molti da questa parte di oceano per il suo funzionamento assolutamente unico e originale nel panorama mondiale.

Gli USA sono una repubblica federale e presidenziale, divisa in 50 Stati. Alle elezioni presidenziali i cittadini americani non eleggono direttamente il capo di Stato che è il Presidente ma indirettamente tramite i Grandi elettori, che sono in tutto 538. Ogni Stato USA esprime un numero di Grandi elettori pari alla somma dei suoi rispettivi deputati e senatori al Congresso di Washington: dato che il numero di parlamentari espressi da ogni Stato è in base alla sua popolazione, lo stesso vale per i Grandi elettori. Gli Stati più popolosi, insomma, esprimono più Grandi elettori degli altri, faccio un esempio: la California che ha quasi 40 milioni di abitanti ne assegna 55, mentre l'Alaska, dove vivono appena 736mila persone o altri Stati che si estendono per migliaia di chilometri ma sono poco popolati ne possono schierare solo 3. Vince chi ottiene almeno 270 voti elettorali. Tranne in Nebraska e in Maine, dove vige un sistema proporzionale, negli altri Stati chi vince anche di un solo voto popolare conquista l'intero pacchetto di Grandi elettori. Esistono due scenari per cui è possibile che nessun candidato ottenga 270 Grandi elettori. Il primo è quello del pareggio: dato che i Grandi elettori sono un numero pari, è possibile che finisca 269 pari. Il secondo caso è quello in cui ci siano più di due candidati a spartirsi i Grandi elettori, e quindi nessuno arrivi alla maggioranza assoluta di 270. In entrambi i casi, l’elezione del Presidente e del Vicepresidente degli Stati Uniti diventerebbe a quel punto competenza del Congresso. Entrambe le circostanze sono molto improbabili, ma non impossibili: è capitato poche volte nella storia degli Stati Uniti, sempre nell’Ottocento.

Paura, eh?

Fin dall'inizio della sua campagna elettorale ad oggi, il programma di Trump più chiaro possibile potrebbe essere questo:

- abolizione dell'Obamacare, una minima assistenza sanitaria introdotta dal primo presidente afroamericano USA

- costruire, appunto, una nuova barriera meridionale che contenga l'immigrazione clandestina e il traffico di droga dal Messico e dall'America centrale, come dimostrazione di controllo dei confini nazionali

- diminuzione delle tasse

- generica distensione con la Russia di Putin

- maggiore (ma non chiara) lotta al califfato in Medio Oriente

- possibile discriminazione sociale e religiosa nei confronti dei cittadini americani di religione musulmana

- restrizioni sull'immigrazione straniera in generale

- protezionismo economico per danneggiare in primis o frenare la corsa economica della Repubblica Popolare Cinese, da sempre ritenuta da Trump la nemica n. 1 degli USA

- reintroduzione della tortura del 'waterboarding', consistente nell'immobilizzare un individuo con i piedi più in alto della testa e gettargli acqua in faccia

- probabile stop di ampliamento dei diritti LGBT come l'Equality Act, la legge contro l'omotransfobia, e restaurazione del First Amendment Defense Act, che di fatto discriminerebbe gli LGBT per libere convinzioni religiose, infine non verrebbero messe al bando le terapie "riparative", infine c'è incertezza sul matrimonio egualitario che, per mia opinione, rimarrà in vigore

- nessuna restrizione o ridisciplina della vendita di armi

Il problema è che The Donald ha sempre detto tutto e il contrario di tutto, pure su temi delicati come l'aborto e non si sa cosa potrebbe realmente fare. Sia Camera dei Rappresentanti (239 contro 192) che il Senato (51 contro 48) ora sono a maggioranza Repubblicana, ma è una maggioranza che in parte non concorda con le visioni trumpiane e su questo si starà certamente a vedere [con un bel po' di ansia]. Il Vicepresidente Mike Pence, invece, ha tutta l'aria di essere invece molto più conservatore nella realtà del candidato di Manhattan.

Il gruppo supremazionista bianco Ku Klux Klan ha annunciato una manifestazione in gran stile sull'East Coast per supportare e festeggiare la vittoria di Trump, perché è la sua "razza a unire tutta la loro gente". Già in passato l'ex leader KKK David Duke aveva offerto il suo endorsement a Donald, ma questi aveva risposto: "Duke? Per quando mi riguarda quel signore meriterebbe una pallottola. È gente orribile. Ricordo sempre i valori che mi ha insegnato mio padre; quanto avvenuto ai neri di questo paese è orribile."

Mappa delle Presidenziali USA
Copertina del quotidiano portoghese Público sulla vittoria di Trump

La vittoria di Trump (con tanto di prima First Lady slovena) è stata letteralmente un fulmine a ciel sereno, nessuno se l'aspettava, anzi all'inizio i suoi gli dicevano che ci sarebbe voluto un miracolo per vincere contro Clinton. Poi, Stati come la Florida, parte del Midwest e gli Stati cosiddetti 'Rust Belt', una delle zone USA più industrializzate e oggi piuttosto arrugginita ed economicamente in declino, che alle ultime elezioni del 2012 avevano dato la loro fiducia per il secondo mandato a Obama contro Mitt Romney, sono diventate completamente rosse, il colore del GOP. A quel punto era già molto chiaro che incredibilmente, il candidato invotabile e incandidabile, stava probabilmente per vincere oltre ogni rosea previsione e tradendo praticamente tutti i sondaggi esteri ed interni che lo davano per spacciato.

Perché è accaduto? Forse la risposta è più semplice di quanto crediamo.

Un po' perché nell'urna alla fine si può votare quello che si vuole senza essere visti, giudicati o controllati effettivamente da nessuno, e nonostante una vergogna di facciata, ha vinto la paura e la voglia di ordine, minato negli ultimi anni dalle solite stragi di psycho degli States e dalle tensioni razziali in molte periferie americane (che però credo si acuiranno). Poi, un po' perché il ceto medio bianco conservatore e anziano statunitense (la "maggioranza silenziosa" citata da Richard Nixon) non voleva dare in mano il Paese alle minoranze dopo l'esperienza obamiana, complici l'astensione dei millenials (i nati dal 1999) e l'estrema sinistra e molti lavoratori del ceto basso che non avevano probabilmente intenzione di votare il "meno peggio" moderato e parte di un establishment politico già noto. Ma Trump non è diverso, è un multimiliardario populista con accuse di sessismo grave e di evasione fiscale, oltretutto con diversi debiti a quanto si sa. Può essere questo un salvatore della pace e dei popoli? La risposta la lascio ai lettori di questo articolo. Anche perché Donald ha già iniziato a cercarsi l'ipotetica squadra di governo, tutt'altro che progressista, Romney (che ha detto tutto il male possibile su Trump) come papabile segretario di Stato [il nostro ministro degli Esteri], già candidato Repubblicano del 2012; l'afroamericano e medico Ben Carson [ma corre voce sia antiabortista], già candidatosi alle primarie Repubblicane del 2016, alla Sanità e Diritti sociali; la miliardaria conservatrice e religiosa Betsy DeVos all'Istruzione; un'indo-americana come ambasciatrice all'ONU, Nikki Haley, infine due interessanti proposte: Sarah Palin, candidata Vicepresidente Repubblicana nel 2008 al fianco di McCain, agli Interni; al Tesoro, udite udite, Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan [non esattamente anti-establishment].

SCONTENTO TRA GLI SCONFITTI

L'elezione di Trump ha provocato immediate reazioni: mentre tutto il mondo si è congratulato, volente o nolente, col nuovo Presidente, augurandosi le sue scelte politiche migliori. Negli USA, l'appello all'unità del Presidente uscente Obama e dell'ex candidata Clinton «Dobbiamo accettare questo risultato... Donald Trump sarà il nostro presidente. Gli dobbiamo una mentalità aperta ad una chance» non sono state molto ascoltate. L’America, quella che non accetta la vittoria trumpista, è scesa in piazza per contestare la vittoria del tycoon, e non sempre si è trattato di una protesta pacifica. Tra le migliaia di manifestanti che hanno «assediato» la Trump Tower sulla Fifth Avenue di Manhattan alcuni hanno anche bruciato maschere ed effigi che rappresentavano il volto del nuovo presidente degli Stati Uniti, presente con la famiglia nei suoi appartamenti agli ultimi piani del famoso grattacielo. Tutta l’area dove si trova la residenza del nuovo presidente, uno dei cuori pulsanti dello shopping e del turismo a Manhattan, è blindatisssima. I voli sopra la zona sono stati vietati. L’isolato della Trump Tower è stato circondato da decine di agenti alcuni in tenuta antisommossa. Questi ultimi hanno presidiato anche l’ingresso della residenza della famiglia Trump. Tra gli slogan cantati dalla folla di manifestanti `Not my President´ e «Hey Hey Ho Ho Donald Trump has to go». Una trentina di persone sono state arrestate. In alcune città come Portland e Oakland sono state anche appiccate le fiamme a copertoni e cassonetti in strada con l’intervento della polizia.

Nelle città più grandi come New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles ai cortei hanno partecipato alcune migliaia di persone. Contro «il razzismo, la misoginia, le xenofobia, l’islamofobia...», recitavano cartelli sventolati dai manifestanti. «Sono molto preoccupata per quello che succederà nei prossimi quattro anni», ha dichiarato una donna fasciata in una bandiera messicana, davanti alla Trump Tower di Chicago. «Non posso credere di essere qui a manifestare per i diritti civili», ha osservato una studentessa di colore a Berkeley, in California. «Lui è stato eletto ma la lotta non è finita - ha spiegato - i miei antenati non hanno mai smesso di lottare e io non mi fermerò». Simili slogan a Seattle, Oakland, Philadelphia e Washington D.C.: «Non siamo l’America di Trump» o «No es mi presidente», con un chiaro riferimento alle preannunciate politiche anti-immigrati.

Centinaia di manifestanti si sono riuniti vicino a City Hall di Philadelphia. A Boston migliaia di manifestanti anti-Trump hanno sfilato in centro cantando «Trump un razzista» e portando cartelli con le scritte «Impeach Trump» e «Abolire Collegio Elettorale». I manifestanti si sono riuniti a Boston Common prima di marciare verso il Massachusetts State House. I manifestanti hanno bloccato le strade del centro e viaggiato a ovest sulla University Avenue dove gridavano improperi in merito a Trump in inglese e spagnolo. Marce di protesta anche nel Midwest a Omaha, Nebraska, e Kansas City, Missouri.

In Iowa, centinaia di studenti sono usciti di zona scuole superiori per protestare contro la vittoria di Trump. Davanti alla Casa Bianca, a Washington, molti hanno acceso candele e cantato canzoni pacifiste. In Oregon decine di persone hanno bloccato il traffico nel centro di Portland, bruciato bandiere americane e bloccato i treni su due linee di metropolitana leggera. A San Francisco, in centinaia hanno marciato lungo Market Avenue, uno dei viali principali della città, di partecipare a una veglia nel distretto di Castro, un quartiere prevalentemente gay. A Los Angeles, i manifestanti sui gradini del Municipio hanno bruciato un gigante di cartapesta con le forme di Trump.

Vignetta satirica dopo l'Election Day

DATI

I risultati si basano su un campione di 24.537 elettori riportato dalla CNN.

L'affluenza alle urne è stata del 55,6%, il che significa poco più della metà degli aventi diritto di voto. Il che significa che mentre il corpo elettorale è composto da 231.556.622 persone, il totale votanti ammonta a 128.843.000.

Il 53% degli uomini e il 42% delle donne ha votato per Trump.

Il 41% degli uomini e il 54% delle donne ha votato per Clinton.

Il 58% dei bianchi, l'8% degli afroamericani, il 29% dei latinos, il 29% degli asiatici e il 37% altro ha votato per Trump.

Il 37% dei bianchi, l'88% degli afroamericani, il 65% dei latinos, il 65% degli asiatici e il 56% altro ha votato per Clinton.

Il 58% dei protestanti, il 52% dei cattolici, il 24% degli ebrei, il 29% di appartenenti ad altre religioni e il 26% di non appartenenti ad alcuna religione ha votato per Trump.

Il 39% dei protestanti, il 45% dei cattolici, il 71% degli ebrei, il 62% di appartenenti ad altre religioni e il 68% di non appartenenti ad alcuna religione ha votato per Clinton.

Il 14% degli elettori LGBT ha votato per Trump.

Il 78% degli elettori LGBT ha votato per Clinton.

Il 37% degli elettori tra i 18-29 anni, il 42% di quelli tra 30-44 anni, il 53% di quelli tra 45-64 anni e il 53% degli over 65 ha votato per Trump.

Il 55% degli elettori tra i 18-29 anni, il 50% di quelli tra 30-44 anni, il 44% di quelli tra 45-64 anni e il 45% degli over 65 ha votato per Clinton.

Il 41% degli elettori con reddito < 30 mila $, il 42% di quelli con reddito 30-49 mila $, il 50% di quelli con reddito 50-99 mila $, il 48% di quelli con reddito 100-199 mila $, il 49% di quelli con reddito 200-249 mila $ e il 48% di quelli con reddito ≥ 250 mila $ ha votato per Trump.

Il 53% degli elettori con reddito < 30 mila $, il 51% di quelli con reddito 30-49 mila $, il 46% di quelli con reddito 50-99 mila $, il 47% di quelli con reddito 100-199 mila $, il 48% di quelli con reddito 200-249 mila $ e il 46% di quelli con reddito ≥ 250 mila $ ha votato per Clinton.

LA RIVINCITA DEGLI INCOMPETENTI E DEL TRASH

In un articolo dell'Internazionale, Oliver Burkeman, del Guardian, parla dell’effetto Dunning-Kruger: la distorsione cognitiva a causa della quale una persona incompetente lo è a tal punto da non accorgersi di esserlo. Il fenomeno probabilmente è vecchio quanto l’umanità, ma leggendo o guardando le notizie più recenti in arrivo da entrambe le sponde dell’Atlantico è difficile non pensare che stiamo superando una qualche soglia. Gli storici del futuro potrebbero riferirsi alla nostra epoca come a quella di Dunning-Kruger.

Perciò tutti quelli di noi che ritenevano impossibili la Brexit o la vittoria di Donald Trump dovrebbero cominciare a chiedersi questo

Non è che per caso eravamo così male informati sul mondo al di fuori della nostra bolla da essere troppo sicuri che il nostro giudizio fosse condiviso da tutti?

Ma parliamo infine un po' di trash. Sì, perché Trump non è impossibile abbia vinto anche grazie a tutti i meme, le sue caricature, video, scenette e un carisma mediatico di già noto personaggio tv, pubblicizzati sul web per sostenerlo o ridicolizzarlo. Ma tutto questo è confluito irrimediabilmente nel farlo diventare un rivoluzionario della comunicazione, un idolo, nel bene o nel male, per la massa dei click e questo indubbiamente l'ha aiutato parecchio, a dispetto di una certa compostezza della rivale.

Questo video, ad esempio, mostra bene ciò che intendo:

Non rimane che augurare da parte mia: buona presidenza Mr. Trump!

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