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Una storia di Steviej

La Scala dei Dolori

Considerazioni su un'assurda e frequente misura della sofferenza

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Pubblicato il 11 agosto 2018 in Spiritualità

Tags: dolore scala scaladeidolori

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E’ sempre difficile accostarsi al dolore delle persone, anche degli amici. Così, se non hai vissuto personalmente un’esperienza simile, anche solo raccontare, dire, portare altri esempi o condividere ciò che con la sola tua esperienza hai capito, può non essere sufficiente a mantenere un clima disteso e una buona relazione perché ti verrà fatto notare prima o poi che “Non puoi capire, se non l’hai vissuto anche tu”, oppure “Non è la stessa cosa!”.

E a mio avviso questo a volte mi sembra che sia come dire: “Il mio dolore è più forte di qualsiasi cosa tu abbia da dire; per cortesia fai silenzio! Su questo rispetto a te sono meglio io!”


Premesso che il nostro vocabolario è spesso troppo limitato per permetterci di comprendere a pieno i sentimenti e gli stati d’animo degli altri e soprattutto di comunicare bene i nostri, è pur vero che, nei dovuti modi, ognuno credo abbia titolo e piena libertà di esprimere il proprio parere e ciò che ha compreso dalla vita con la sua mera e personale esperienza.


Rifiutare a priori l’ascolto, interrompere le persone perché si pensa che quello che stanno per dire non interessa, soprattutto in un contesto amico, penso sia un attestato di inutile e sciocca presunzione, una chiusura che ti priva di un'ulteriore gratuita opportunità di arricchimento.


Io penso che la condivisione di un’esperienza, è sempre una ricchezza per tutti, perché eleva verso un livello di maggior conoscenza e migliora i rapporti umani.

Inoltre, in generale e sempre a mio avviso, non esiste un mio dolore che è per definizione più forte di un tuo dolore, soprattutto se non ti conosco ancora bene.


Ognuno ha infatti interiorizzato o lo sta ancora facendo, le proprie esperienze di difficoltà e di dolore, metabolizzandole nel suo personalissimo modo. Questo è un fattore intrinseco soggettivo di ogni essere umano e l’unica vera cosa che distingue ognuno di noi dagli altri, in fatto di dolore, ma è anche così personale che nessuno può permettersi di giudicarla, ne’ criticarla, ne’ di stabilire a priori se la sua esperienza sia migliore o peggiore.


Se ad esempio hai vissuto un’esperienza di perdita importante, di separazione nel matrimonio o di dolore profondo per una forte delusione, avrai interiorizzato o stai ancora facendolo, questa esperienza e questo dolore, metabolizzandoli nel tuo personalissimo modo e la tua reazione a tale esperienza sarà l’unica cosa che contribuirà a definirti come persona migliore o peggiore. Ma ti definirà come migliore o peggiore rispetto a come eri prima, non degli altri. Non solo, ma questa differenza tra prima e come sei dopo la tua reazione all'esperienza dipende solo da te e da nessun altro.


Ogni evento può infatti contribuire alla tua vita in modo positivo o negativo, sta solo a noi considerarlo un’opportunità di crescita o l’ennesima sventura che capita nella nostra vita sfortunata.

Per questo non ci si può risentire in alcun modo con chi, apparentemente senza alcun titolo, ci passa la sua esperienza, perché è come se facessimo dipendere da un fattore esterno la nostra serenità. Faremmo meglio a restare imperturbabili e a prendere quella condivisione come un reciproco arricchimento.


Inoltre, come è possibile essere sicuri che l’altra persona non abbia assolutamente titolo per parlare di un dolore simile al nostro? Sarebbe un preconcetto. Come può una persona non aver titolo di parlare di dolore?


I dolori, ognuno li ha, li ha vissuti o li sta vivendo. Questo ci accomuna molto più di tante altre cose. Le croci e le difficoltà le porta ognuno di noi, ma quello che non si può sapere è la misura di quanto il dolore di quelle difficoltà abbia scavato dentro ognuno e del lavoro interiore che è stato necessario per condurre quella persona ad essere dove e come è ora. Questo lavoro, non può assolutamente essere trascurato e va bellamente rispettato, non solo, ma forse condividere il proprio dolore è anche un modo migliore per portarne il peso, perché si può avere la possibilità di ricevere un aiuto e sentirsi alleviare le proprie pene.


Perciò, io credo, il dolore è si un ostacolo sul nostro cammino, ma penso anche che sia una delle cose che più ci avvicini a Dio (almeno per chi crede) o a quell'energia infinita insita nella natura dalla quale proveniamo, perché è in grado di temprare ed elevare il nostro spirito. “L’uomo è figlio dell’ostacolo”, recita un antico proverbio cinese, ad indicare che non esiste ostacolo senza crescita e il dolore e le difficoltà hanno il potere innato di trasformarci, ma dipende solo da noi e da come reagiamo il fatto che quel dolore e quelle difficoltà possano in realtà peggiorarci o migliorarci la vita.

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