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Una storia di CinziaPerrone

Esterofilia

Diario di viaggio

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Pubblicato il 12 maggio 2018 in Humor

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Non so perché, non chiedetemelo perché non saprei rispondervi, ma nel mito dei giovani, un viaggio non è tale se non all’estero. Più lontano si va, più lontano è la destinazione, più alto è il valore del viaggio e le sue aspettative. Stati Uniti, Canada, Brasile, Kenya, India, Australia, tanto per citarne qualcuna, rappresentano mete allettanti in grado di appagare e soddisfare il desiderio di avventura e di scoperta che vi è in ognuno di noi. Anche la più vicina Europa, può offrire mete abbastanza interessanti e stimolanti, sotto più punti di vista; ma l’Italia no, è da sfigati! Da persona adulta e abbastanza saggia, concedetemi un po’ di sana autostima, ora so che sono prese di posizione del tutto fuori luogo. Non solo perché l’Italia è una nazione straordinaria: non sto neanche ad elencare tutte le bellezze inestimabili e i luoghi incantevoli che ci sono nel nostro bel paese. Ma soprattutto perché il valore di un viaggio non si misura dalle distanze che si percorrono, ma dall’animo del viaggiatore, dal come si affronta ogni singolo passo della marcia. Si potrebbe dire che il viaggio sia uno stato mentale. La vita è piena di viaggi, che quotidianamente affrontiamo, o che a volte ci rifiutiamo di fare; non è forse la vita stessa un viaggio? E credo anche che non sia importante la meta, ma il percorso che abbiamo fatto, il modo in cui lo abbiamo vissuto, l’arricchimento che ci ha dato: una ricchezza fatta di attimi che si susseguono uno dopo l’altro, fatta di gesti, sguardi, pensieri, parole e tanti sogni. Riprendendo il filo della mia storia, io non ero da meno dei miei coetanei. Avevo la fortuna di avere una madre a cui piaceva viaggiare e che mi ha portato abbastanza in giro con lei nella nostra bella penisola. Sì era gradevole e interessante, ma non era estero, pensavo io. Intanto crescevo e vedevo ogni anno i miei amici organizzare le loro belle vacanze all’estero, naturalmente senza genitori. Viaggi economici o meno, che i rispettivi genitori erano pronti a pagare, perché tutto implica un costo anche se contenuto. Solo alcuni avevano risorse proprie; magari perché più grandi avevano finito gli studi e lavoravano oppure perché qualcuno, ancora studente come me, si affaccendava in qualche lavoretto saltuario; nel secondo caso la sovvenzione di mamma e papà era sempre gradita se non necessaria. Io non potevo contare sull’aiuto economico dei miei; persino la gita in terza media me la pagai con i soldi di una borsa di studio che avevo vinto. In quanto a quella del liceo dovetti rinunciarci poiché non ero stata né così in gamba, né era prevista alcuna forma di sussidio. Forse come famiglia non eravamo neanche messi tanto male, non mi è mai mancato nulla in fondo. Ma i miei genitori fanno parte di quell’élite che ha cercato di insegnare ai figli il valore delle cose; ma dico io, non si accorgevano di quanto fossero fuori moda?! Ad ogni modo, un anno, se non ricordo male forse il mio secondo anno di università, mi capitò la grande occasione: una borsa lavoro abbastanza ben retribuita. Naturalmente quell’anno mi furono addossate tasse universitarie e libri; come dicevo i miei facevano parte di quell’élite. A mio carico sarebbero stati anche eventuali svaghi o uscite con amici. In più mi tolsi qualche soddisfazione, che poteva essere un vestito o una borsa. Ma mi sarebbe rimasto abbastanza per organizzare una bella vacanza all’estero, anche vicino, bastava che fosse fuori dei confini dell’Italia. Peccato che a me non fosse rimasto abbastanza tempo per studiare, nonostante il lavoro fosse part-time; non giocò a mio favore neanche il fatto che fosse lontano da casa, il che implicava altro tempo per raggiugere il posto. Ma al momento non me ne preoccupai. Ero troppo elettrizzata e affaccendata ad organizzare il mio viaggio per le agenzie turistiche. All’epoca ero fidanzata col mio attuale marito, infatti è con lui che feci la mia prima esperienza all’estero. Lui lavorava, ma in modo assai precario, tanto che in quel momento, ero forse io la più ricca. Alla fine riuscimmo ad accordarci: decidemmo di andare in Croazia, e più precisamente a Dubrovnik, la sua capitale. Porterò per sempre quel viaggio nel mio cuore, non solo per l’esperienza in sé che fu fantastica: il fatto di andare per la prima volta in un paese straniero; di dover cambiare e spendere con un’altra valuta, non c’era ancora l’euro; di dover cercare di spiccicare quel po’ di inglese scolastico che ricordavamo; e soprattutto il fatto che stavamo conoscendo e scoprendo terre nuove e culture diverse. Però, come dicevo, i motivi che più di ogni altro, me lo fanno tenere ben saldo nel mio cuore e nella mia mente, sono di carattere strettamente sentimentale. Fu il primo viaggio con quello che sarebbe diventato il compagno della mia vita, e forse io già ne avevo il sentore. Lui naturalmente per niente. Scusatemi se lo dico, ma noi donne, almeno per quanto riguarda i sentimenti e le sensazioni, abbiamo una marcia in più. Da ciò si può dedurre, sempre con saggezza, che un’altra componente importante del viaggio è colui o coloro che sono al nostro fianco, nella buona o cattiva sorte. Inoltre non bisogna dimenticare l’importanza del bagaglio: solo l’indispensabile, senza roba superflua che ci appesantirebbe soltanto, ma lasciando sempre un po’ di spazio vuoto per eventuali oggetti presi in loco. Anche questo fa parte di quel famoso arricchimento di cui parlavo, seppur espresso in cose materiali, ma magari capaci di evocare emozioni. Per concludere, il mio ricordo più esilarante è che l’albergo era gestito da italiani e la maggior parte dei turisti erano italiani. Da qui la mia esclamazione: - Ma che estero è, sento solo parlare italiano!

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