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Una storia di LegamiMoon

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Sognando.

I sogni danno vita al mondo.

Pubblicato il 02 luglio 2017

Ecco! Mentre mi avvicino alla porta, credo, spero che possa accadere un miracolo, che possa incontrarlo anche solo per osservare le sue mani mentre si sfiorano dolci, quei capelli al vento. Apro piano la porta, con la felicità del piacere e la tristezza della delusione, un brivido che va dalla punta dei piedi fino all’ultimo dei capelli, mi assale. Era solo un’emozione riuscire ad incontrarlo, incontrare quello sguardo fulmineo, misterioso, affascinante, con quegli occhi che illuminavano ogni singolo oggetto, ogni singola cosa ma che, soprattutto, illuminavano me. Vederlo significava solo "bloccare il mondo", come se avesse il potere di fermare il tempo, portandomi con lui, nel suo mondo, in questo mondo fatto e disfatto solo dall’arte. Ogni suo gesto regalatomi, riusciva a trasmettermi un calore intenso, ma allo stesso tempo una freschezza e purezza interiore, ove riuscivo solo ad immaginare il nostro prossimo momento, il nostro prossimo incontro, che sarebbe sembrato casuale mentre, invece, non lo era… Era una telepatia voluta, la nostra. Non sapevo cosa lui pensasse, lui non sapeva cosa pensassi io, ma sapevamo entrambi che pensavamo costantemente la stessa cosa. Sapere, che lui fosse già dentro di me da sempre, che io fossi già dentro di lui da sempre. Ero la sua fanciulla, questo mi bastava, perché sapevo che da quella parola trapelava tutto ciò che lui fosse per me. Lei, era l’uomo dalle grandi mani, dai capelli morbidi, dai fischietti in corridoio, dagli occhi piccoli, dal sorriso giocondiano, dal passo libertino, da spirito libero quale era. Inconsapevolmente ero diventata uno spirito libero anche io, come lui; mi aveva donato se stesso, tutto se stesso ed a modo mio, l’avevo accolto. Si, eravamo due spiriti liberi, ma anche e contemporaneamente mezza opera d’arte, l’uno l’incastro e la completezza dell’altra. Lui, era un’artista, un meraviglioso artista, io, la sua allieva, quell’allieva che rimaneva incantata per e ad ogni parola, gesto, sguardo, pensiero del suo maestro, di quel suo maestro che riusciva a rapirmi l’anima. Aveva qualcosa, qualcosa di più oppure di meno, aveva qualcosa che gli altri avevano oppure non avevano, aveva qualcosa che era solo e semplicemente suo. La bellezza con il tempo svanisce, mentre quel suo fascino, quel suo sguardo, quel suo modo, non sarebbero mai invecchiati, ma enfatizzati ogni giorno della sua vita, sempre più.

Non aspettavo che lui. Come il suono di un sassofono che decanta musica jazz oppure come corde di chitarra che decantano un blues, volo, volo con essi al solo pensiero di riuscire a sfiorarlo, riuscire a catturare un suo sguardo, uno di quegli sguardi rubati al tempo, rubati agli altri, rubati soltanto. Superfluo pensare al mare, al suo calore, la sua calma, la sua tranquillità, il suo suono, l’armonia, la tempesta, il vento, le onde ed è inevitabile non pensarlo, pensare a quegli occhi pieni di mare, profondi, infiniti, seducenti, affascinanti e… ed io mi sono persa dentro essi, sempre, mai un giorno è passato in cui io, non mi ci sia persa dentro. Sono occhi pieni di parole, di gesti, di misteri, di segreti nascosti, che se solo potessero parlare direbbero che… che mi amerebbero. Ora vedo, sento un suo segreto salire su, dallo stomaco fino al cuore, dal cuore fino alla mente, dalla mente fino all’anima. Ora lo vedo, ora vedo che vorrebbe essere lui a rapirmi, a volermi, a voler fare l’amore con me, quanta passione in quelle braccia, in quelle grandi mani, bagnate, assetate di me. E’ così vicino alle mie labbra, che sarebbe un’eresia non sfiorargliele, non baciargliele, non sentire quel sublime sapore antico. Baciargliele piano, dolcemente, per arrivare al suo collo vissuto ma morbido. Sento le sue mani addosso a me, dalle guance scendono piano verso le spalle e poi lungo la schiena, mi accarezzano i fianchi, le sento più che mai, sento il piacere che mi provocano, mentre lui percepisce il piacere che le mie mani gli provocano, siamo un piacere, un piacere intenso che reciproco ci provochiamo. Siamo nudi, amanti e felici. Ognuno ammira la propria mezza opera d’arte in un vortice di lingue, mani e amore. Ogni parte del suo corpo è stato ammirato e consacrato dai miei occhi, dalle mie mani, dalle mie labbra, così come ogni parte del mio corpo è stata ammirata e consacrata da lui, completamente. La prima volta che piano è entrato dentro di me, è stato come quando… non sono in grado di paragonarlo a niente e nessuno, non ci sono paragoni, non ci sono parole per spiegare, non ci sono gesti per spiegare com’è stata la prima volta che abbiamo fatto l’amore, la prima volta che ha sfiorato le mie labbra, i mie capelli, il mio seno, i miei fianchi, le mie gambe, non ci sono parole o gesti per spiegare com’è stato quando io l’ho toccato, l’ho accarezzato, l’ho guardato dritto, fisso negli occhi e lui ha capito tutto di me, ha capito tutto semplicemente… siamo arrivati alle vette del piacere, insieme, felici, complici e amanti, in un giro e rigiro di emozioni che si perdono in questa grande immensità, vita.

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