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Una storia di SalvatoreCris

Di maschere, amicizie ed altre storie individuali

E’ stato quando avevo bisogno di essere forte che ti ho incontrato.

Pubblicato il 14 aprile 2018 in Avventura

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Da quando ho memoria credo di aver sempre avuto paura. L’unica cosa che è cambiata nel frattempo, sono stati gli oggetti della mia paura, una volta ricordo era il buio… quanto darei per avere di nuovo quella paura, era facile da sconfiggere alla fine bastava un click, e poi è una paura molto comune poiché le strade di tutto il mondo ormai sono illuminata artificialmente. Eppure il destino mi ha messo nelle migliori condizioni di combatterla, mi ha donato degli occhi chiari, estremamente più sensibili alla luce di altri, così che nella notte più buia con gli anni ho saputo sfruttare a meglio anche il più piccolo fiotto di luce per permettermi di muovermi.

Durante il periodo scolastico avevo paura degli altri invece, così decisi di non combatterli, non ero abbastanza forte, sono sempre stato un tipo mingherlino in fondo.. ed ho deciso di farmeli amici, ma un suggerimento arrivò al mio orecchio allora.. “piccolo fatti amico il male ma non sacrificare il bene” e fu così che all’età di 12 anni indossai la mia prima maschera. A casa ero ancora me stesso, mille insicurezze e mille paure, ma con gli altri prendevo in prestito la loro sicurezza, inquadrai il leader e mi avvicinai a lui, instaurando un rapporto esclusivo.. se era il leader doveva aver per forza capito qualcosa di più, qualcosa che io non avevo ancora visto, per cui imparando da lui sarei stato anche io libero di fingere in qualche modo.. libero di essere me stesso e di gettare la maschera.. imparai sicuramente l’umorismo da quel ragazzo ma nulla di più. Non avevo carpito il segreto.

Nell’adolescenza avevo paura ancora degli altri, ma sapevo già fingere bene, così che iniziò ad affacciarsi per la prima volta il problema di far entrare un po’ di me in quella maschera che m’ero costruito, non poteva essere solo una cosa strutturata ad hoc… dovevo fare un buco nella maschera, il quale potesse servire a me per vedere ed anche agli altri, poiché chi fosse stato davvero attento ad osservare la maschera avrebbe notato questo foro e riconosciuto un essere vivente lì dietro. Furono anni lunghi, conobbi l’illegalità, conobbi il marcio, vidi amici perdersi, sguardi passare dall’innocente al furbo da un giorno all’altro. La mia maschera si arricchì giorno dopo giorno, sapevo fingere di aver appreso anche io tutti quei meccanismi ma in realtà non ho mai capito nulla di utile, era come se aggiungessi dei tatuaggi sulla mia pelle, ma quei tatuaggi mi facevano solo sembrare più forte non mi rendevano tale. Era il periodo delle passeggiate quello, imparai che l’oscurità era mia amica, quanto tempo era passato da quando il bambino aveva paura del buio, ormai una parte di quel buio era dentro di lui, così che la notte era diventata sua amica. Iniziai ad odiare il bisogno degli altri di mettere sempre luci ovunque, la notte è tanto bella così.

A metà del mio percorso scolastico incontrai qualcuno come me, qualcuno che aveva imparato ad indossare una maschera ma che non era ancora stato in grado di apprenderne a pieno l’utilità. Quanta sintonia, quante avventure. Mi fece diventare forte, mi addestrò sui rudimenti del combattimento, mi insegnò a muovermi come il vento, il valore della costanza, mi insegnò il perché di prestare giuramento a qualcosa. Pensavo fosse tutto vero… mi dette un metodo in realtà, capii che non ero vincolato ad una maschera ma potevo costruirne quante ne volevo, usando la mia vera faccia. Potevo temprare il mio corpo, curare la mia postura, usare tutti i canali comunicativi che avevo per far credere, illudere, ingannare… ma avrei sempre lasciato via libera a chi avesse guardato gli occhi, quegli occhi così chiari da pemettermi di vedere nell’oscurità meglio degli altri. Chi avesse saputo leggerli avrebbe capito che si trattava di un gioco. Mi sono divertito per ben 7 anni in questo gioco, potevo diventare quello che volevo, quanto potere che strumento magnifico… però c’era un ombra ancora dentro di me.. l’ombra di una domanda che incombeva sul mio percorso di crescita. Cosa vuoi tu? Hai uno strumento del genere ma cosa vuoi farne?

Poi conobbi una donna, il mio codice mi imponeva che avrei dovuto essere vero, nonostante tutto con lei. Negai maschera, scelsi di non usare quello che avevo imparato, SCELSI di essere solo un bambino che non aveva più paura del buio e con un certo senso dell’umorismo, ed una propensione all’ascolto, infondo passare anni a cercare di apprendere dagli altri mi aveva insegnato ad ascoltare.. Lei è mi ha insegnato più di tutti su di me. Mi ha insegnato che amare significa prima di tutto amare se stessi e che non conta quanto puoi dire ne quanto puoi fare per andare e tornare, ne quanto forte puoi abbracciare, conta solo quanto sai incassare, quanto sai accudire, quanto sai mettere da parte in particolari situazioni te stesso e la tua paura per aver cura di qualcun altro. Ma anche qui c’era qualcosa di fondamentalmente sbagliato… ho imparato l’amore, ho imparato ad amare… ma la domanda resta sempre una, io cosa voglio? Io cosa ci sto a fare qui. Di nuovo ripresi a cercare il buio…

Ora riguardo tutto, e facendo un punto posso dire che ho solo poche certezze: il buio non fa mai così paura, quando si è pronti ad ammettere che dentro di noi c’è tanto di nero quanto di bianco. Una battuta per quanto stupida, se fa ridere è sempre un miracolo. Una maschera è utile finchè serve a difendersi e finchè si mantiene la consapevolezza di indossarla, l’obiettivo ultimo deve sempre essere quello di farsi vedere, altrimenti una maschera rischia di diventare una prigione. Ascoltare è la cosa migliore che possiamo fare per una persona, perché tutti abbiamo un grande bisogno di raccontarci, quello che abbiamo fatto è provato nella nostra vita è tutto ciò che abbiamo e quando decidiamo di raccontarlo a qualcun altro è come se dicessimo: “ecco me stesso, te lo regalo”. Ho imparato che una passeggiata spesso e la miglior cura per ogni male e che se non sappiamo cosa dire il cielo fornisce sempre una risposta giusta… il silenzio.

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