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Una storia di veronicacailleach

Questa storia è presente nel magazine Sfumature d'amore

Daisy

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Pubblicato il 21 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: amore canzone concerto musica sorriso

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Oggi è la prima data del nuovo tour. E nonostante ormai siano anni che giro come una trottola su e giù per il mondo, ogni volta mi sento nervoso all’inizio. Come un bambino di prima elementare il primo giorno di scuola. Che vergogna. Ma no, che dico. A volte si può essere nervosi, no? E che cazzo.


Mentre sono immerso in questi pensieri, sento che mi stanno chiamando, è ora. Ok, si comincia.


Faccio appena in tempo a mettere piede nel mio camerino che crollo a terra, madido di sudore. Il pubblico di stasera era davvero caldo, mi ha trasmesso delle emozioni talmente intense.

Ora ho la faccia incollata al pavimento freddo, e non riesco a muovere un muscolo. Ecco, bravo, esagera sempre. Guarda poi in che stato ti riduci. E domani sera c'è già il secondo live.


Ad un tratto sento delle mani che mi afferrano piano per le spalle e mi fanno voltare lentamente con la schiena a terra. Poi sento appoggiarmi un asciugamano dietro la nuca e uno sulla fronte. Sono bagnati e freschi, che sensazione piacevole.

Apro gli occhi, ma ho la vista offuscata dalla stanchezza. Riesco a scorgere il viso di una ragazza. Mi sembra di non averla mai vista, dev'essere quella nuova. Mi avevano detto che dovevano sostituire la mia solita assistente perché è rimasta incinta.


Gli asciugamani hanno un effetto praticamente soporifero nel mio stato attuale.

Ora la ragazza mi sta tamponando il viso e il petto. Riesco a vederla meglio in volto e noto i suoi bei lineamenti. Poi la stanchezza ha il sopravvento e mi abbandono alle sue mani chiudendo gli occhi.


Devo aver dormito almeno mezz’ora.

Quando mi sveglio, mi ritrovo sul divano del camerino. Sono solo. Saranno usciti tutti per farmi riposare un pochino in pace, penso. Mi siedo e mi stiracchio. Non mi sento più le braccia. I risultati di quando si è un po' fuori allenamento da tour.

Intanto mi chiedo chi mi abbia messo sul divano. Proprio in quel momento vedo la porta aprirsi piano e la ragazza dai bei lineamenti fare capolino da dietro di essa.


"Ah, sei sveglio allora. Sei riuscito a dormire un pochino? Mi sembravi veramente spossato fino all'inverosimile prima."

"Sì, grazie. Ora sto un pochino meglio. Ma non vedo l'ora di tornare in albergo e farmi un lungo bagno caldo. Sei stata tu a mettermi sul divano?"

"Sì." dice arrossendo leggermente "dopotutto, sei leggero, non ho fatto fatica."

“Già. Senti, sei quella nuova, giusto? Come ti chiami?"

“Sì, chiamami Daisy. Sarò la tua assistente personale per tutto il tour. Qualunque cosa tu abbia bisogno, a qualsiasi ora, chiedi pure, ok?"

"Ok."

La osservo meglio. Sarà alta circa un metro e settanta, capelli castani fino alle spalle e occhi di uno splendido color nocciola. Non ho mai incontrato qualcuno con una sfumatura così interessante. Ma osservandoli colgo un velo di tristezza. O forse è solo una mia impressione.


Ora sono nella mia stanza d’albergo. Daisy mi sta preparando l'acqua per il bagno. Sì, ok, sono pigro in queste cose.

Mi spoglio e mi metto l’accappatoio. Lei esce dal bagno e sorridendo mi dice: "Il suo bagno è pronto, signorino!”, facendomi un ironico inchino.

Ora la sistemo io. Mi avvicino a lei, le poso una mano sul fianco e le sussurro allʼorecchio col tono più sensuale che mi riesce: "Vuole farmi compagnia, signorina?"

Arrossisce appena, come nel camerino. Mi poggia una mano sul petto allontanandomi e con lo stesso tono ironico di prima e mi dice: "Mi spiace, sto lavorando!”

Si avvia verso la porta ed esce facendomi una smorfia buffissima e salutandomi con la mano. Noto al suo polso un braccialetto color argento con delle margherite. Ma, un attimo: margherita in inglese è Daisy.


La mattina dopo, mentre Daisy mi riordina i vestiti canticchiando allegramente, le chiedo: "Quel braccialetto, c’entra col tuo nome, vero?"

Smette di canticchiare e di sorridere. Si guarda il braccialetto con lo stesso sguardo triste che per un attimo avevo colto ieri nei suoi occhi.

“Sì. Ma Daisy non è il mio vero nome. Mi chiamava così il mio ragazzo. È stato lui a regalarmi questo braccialetto. Diceva che io ero come una margherita: dal cuore luminoso, ma fragile come i suoi petali."

"Diceva? Vi siete lasciati?"

“No. Lui è morto investito da un’auto. Io ero con lui. Mi sono salvata perché prima dell'urto mi spinse via, ma lui non riuscì ad evitarla e così…”

La sua voce è diventata un sussurro, mentre crolla seduta a terra, la guancia percorsa da una lacrima, lo sguardo fisso sul pavimento.

“Lui adorava la tua musica, è stato lui per primo a farmi ascoltare le tue canzoni. E sono state sempre le tue canzoni a scandire i nostri ricordi più belli. Per questo ho scelto di fare questo lavoro. Ho fatto di tutto per trovarti ed essere presa come tua assistente. Volevo esserti utile, per ringraziarti in qualche modo di quanto fossi stato importante per noi, di quanto lo fosse stata la tua musica. E ora che sono qui, mi rendo conto che solo quando sono con te riesco a superare la tristezza, a sorridere di nuovo, perché mi ricordi quanto di più bello abbia mai vissuto."

Si nasconde il viso tra le mani, scossa dai singhiozzi.

Mi inginocchio davanti a lei e la stringo al mio petto. Con una mano le accarezzo dolcemente i capelli e le sussurro: "Stai tranquilla, va tutto bene. Ora sei qui con me, non devi essere triste. Hai detto che con me riesci a sorridere di nuovo. Mi hai detto la cosa più bella che abbia mai sentito. Ora vieni.”

L'aiuto ad alzarsi e la faccio sedere sul letto. Prendo la mia chitarra e mi siedo di fianco a lei. Le note di “Liquorice Allsort Girl” risuonano nella stanza, assieme alla mia voce. Pian piano si calma e si asciuga le lacrime. Torna a sorridermi. Non mi ero mai sentito così utile a qualcuno. Che bella sensazione. Vorrei provarla per sempre.


Regalare un sorriso a chi mi ascolta è diventata la ragione principale per cui suono.

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