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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

La ragazza delle mele

#doveseiagata

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Pubblicato il 10 luglio 2018 in Altro

Tags: doveseiagata

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Si era presentata alla mia porta un martedì, verso l'imbrunire.
Il suo volto mi sorprese, non l'avevo mai visto.
Abito in una stradina che serpeggia tra vecchie case di sassi; un antico borgo dove visi e sorrisi sono familiari.
Vestiva in modo semplice e inadeguato per la giornata che volgeva al termine accompagnata da una frescura tipica di un inizio d'autunno.
Al mio apparire sulla porta mi salutò con un timido sorriso.
-Buona sera signora.

Parlava lentamente cercando di non sbagliare parole semplici.
-Ciao!

Un saluto che era quasi una domanda. Chi sei?
La vidi estrarre da una grande cartellina di cartoncino chiaro alcuni fogli.
- Signora, vendo disegni... faccio io...

Il suo parlare sembrava quello incerto di una bambina. L'italiano imperfetto la faceva sembrare indifesa; mi fece subito una grande tenerezza.
-Mi spiace ma non mi serve niente...

Abbassò lo sguardo a terra vinta dallo sconforto probabilmente per l'ennesimo rifiuto.
Vidi spegnersi quella luce di speranza che avevo colto nel suo sguardo quando mi aveva fatto vedere i fogli. Il timido sorriso di poc'anzi si era trasformato nell'amara piega della delusione.
Mentre lei si spegneva, in me si accendeva la luce della fratellanza.
-Entra.
Non sapevo chi fosse e da dove arrivasse. Non sapevo se dovevo fidarmi.
Ma il piccolo muscolo che batte dentro di me parla una lingua universale e mi diceva che sì, potevo fidarmi. Lo ascoltai. Come sempre.
-Vieni, ti preparo un caffè...
Il sorriso tornò fiducioso. Gli occhi s'illuminarono nuovamente.
Entrò con il timore di chi non vuole disturbare. Rimase in piedi vicino alla porta. In attesa.
-Siediti pure, come ti chiami?
-Agata.
-Non sei italiana, da dove arrivi Agata?
Mentre io armeggiavo con la caffettiera Agata, stancamente, si mise a sedere. La cartellina appoggiata alle sue gambe, le spalle un poco curve. Una bambina vecchia.
-Sono Italia da... venti giorni, signora...io dalla Polonia, Cracovia.
-Oh sei di Cracovia! Allora ti ha mandato il nostro grande Papa Karol. Io mi chiamo Ornella. Dove abiti?
-Io ospite di parenti Vittorio Veneto.
-E come sei arrivata fin qui?
-Io piedi, signora Ornella.

-Ornella, senza signora.

Ci siamo strette la mano, un gesto che sanciva quell'incontro.
Era stanca. Quindici chilometri a piedi, quasi tutti in leggera salita.
-Allora un caffè ti ci vuole proprio, magari anche dei biscotti e un po’ di latte. Che ne dici?
La osservavo mentre addentava con soddisfazione un biscotto sorseggiando il caffè allungato con il latte.
Il suo viso era dolce. Ma stanco.
Quella mattina avevo acquistato quattro mele, una l'avevo mangiata a pranzo. Mi erano rimaste tre mele.

Indossava una canottiera in cotone rosa con le spalline strette, un paio di pantaloni leggeri che coprivano le ginocchia, ai piedi ciabattine di gomma. Un abbigliamento troppo leggero per le serate d'autunno che a trecento metri di altezza già si presentano piuttosto fresche.
-Senti Agata, non ho molto in casa; tre mele, un paio di pantaloni che non uso più ma sono come nuovi, una sciarpa fatta a mano da me, ti terrà caldo quest'inverno. Non ti offendi vero?
I suoi occhi limpidi come un cielo d’aprile si posarono sulle mele, sui pantaloni, sulla sciarpa e su di me. Il suo sorriso mi diceva che no, non si offendeva.
-Non è molto ma è quello che posso darti e ti auguro di vendere tutti i tuoi disegni…posso vederli?
Agata con orgoglio mi passò la cartellina.
-Agata, come puoi vedere le pareti sono tappezzate di quadri...non ho più spazio nemmeno per un chiodo!
Si guardò attorno annuendo.
-Io vedo sì... tanti quadri ... hai fatto tu?
-Sì, li ho fatti io, sono a punto croce, purtroppo sono negata per il disegno!
-I miei disegni fatti con matita.
-Vedo, sono bellissimi, sei molto brava Agata, dove hai imparato a disegnare?

-Io fatto Liceo Artistico a Cracovia.

Mentre parlavamo, ammiravo uno ad uno i suo disegni pensando che quella ragazza, dalla carnagione chiara come i suoi occhi e i suoi capelli era una creatura speciale.
-Prendo questo, adoro i gatti, quanto costa?

Non le raccontai di tutti i miei gatti che nel corso degli anni avevano solcato un lungo percorso nella mia vita: Nerino, Zebrina, Pallina, Taty... ci avrei messo troppo tempo a nominarli tutti. Dodici anni da raccontare sono troppi.
-Otto euro.


Dove sei Agata.

-Io ora andare, grazie per tutto...

Sono io che ringrazio te. Il tuo bellissimo gatto, che ho chiamato Mio, mi guarda con quegli occhi che sembrano veri. Ho trovato un posto per il tuo quadro Agata.
Quando si vuole, un posto si trova sempre.

Sulla parete del cuore.

Pensai a lei quella sera mentre cenavo. Senza mele.

Il giorno dopo andai a lavorare in biblioteca per il mio solito turno settimanale.
-Ciao Lucia, tutto bene?

Lucia, la bibliotecaria perfetta.
-Ciao Ornella, prima che mi dimentichi, tieni...
Mi passò una pesante borsa di plastica.
-Quanto pesa! Che cosa ci hai messo dentro, sassi?
- No, mele.
Mi guardò senza capire bene perché avessi gli occhi lucidi.
-Ehi, sono mele, non cipolle!

Le sorrisi.
-Grazie Lucia è che... insomma ieri...ecco, si chiamava Agata...

Ho donato tre mele. Ne ho ricevuto in dono un chilo.







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