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Una storia di LuigiMaiello

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WalleRally a Nisida, dove la bellezza salverà il mondo.

La bellezza di quei luoghi potrà collaborare a creare un futuro migliore per tanti ragazzi del carcere minorile di Nisida.

Pubblicato il 11 luglio 2016

“Nisida è un'isola e nessuno lo sa!..

Nisida sembra un'isola inventata,

ma mio padre mi assicura che c'è sempre stata!...”

Edoardo Bennato

Tra qualche giorno Enrico, Stefano e Francesco saranno lontani, alle prese con il loro pazzo viaggio, ma prima di partire hanno scelto un posto ricco di significati per salutarci: una terrazza del carcere minorile di Nisida.

Aperitivo al tramonto con panorama fantastico davanti ai nostri occhi con musica, pizza a portafoglio e tanti ragazzi reduci dalla “giornata di mare”, più o meno abbronzati.

Ancorata alla terraferma, ma non del tutto vicina, per molti Nisida è solo il nome di un luogo da visitare, prima o poi nella vita.

Per altri invece, quel pezzo di terra aggrappato alle luci della città è vita, è la quotidianità di chi ha commesso un errore e ora sta cercando di rimediare.

Se ti affacci dal Parco Virgiliano la vedi, circondata da tutti i locali della movida napoletana.

È bella, ma se ne sta in disparte.

Affascinante, selvaggia e ricca di mistero è Nisida, ma lo è anche l’avventura che i tre ragazzi si apprestano ad affrontare: il Mongol Rally che li porterà a viaggiare da Londra fino in Mongolia, passando per circa 25 paesi a bordo di una Panda 4x4 molto old style, con già 220000 chilometri sulle spalle.

Torniamo a Nisida. Perché è stato scelto proprio quel posto?

La scelta non è affatto casuale.

Il Mongol Rally infatti è un Rally non competitivo ed a scopo di beneficenza, in cui ogni team al termine di ogni avventura deve donare almeno 1000£/team alla Cool Earth, un’associazione umanitaria che si occupa di tutelare la foresta pluviale.

Ma questo non bastava ai tre ragazzi che hanno voluto legare la loro iniziativa anche al territorio napoletano, in particolare hanno scelto di raccogliere risorse per sostenere la fondazione “Il Meglio Di Te” e in particolare per il Progetto Nesis , che da anni cerca di dare una prospettiva futura ai ragazzi di quel carcere minorile con una cooperativa costituita appositamente che si chiama "Nciarmato a Nisida" che vende le ceramiche realizzate dai ragazzi.

Alcune ceramiche realizzate dai ragazzi del carcere di Nisida.

Nisida sarebbe il posto ideale per una vacanza:

“Io farei un bagno laggiù. Guarda come è bella l’acqua, poi qua non c’è nessuno”.

La natura selvaggia, il profumo di rosmarino, le isole che si vedono in lontananza

“Che bello qua!”

In effetti sarebbe il posto ideale per costruirci un albergo, uno di quelli più esclusivi e costosi.

Poi rifletto sulla bellezza e di quanto sia importante nella vita delle persone.

Quello che sembra un concetto scontato molto spesso è lontano per tanti ragazzi che su quell’isola ci finiscono, provenendo da realtà degradate.

Quel lembo di terra molto bello, per tanti ragazzi rappresenta l’ultima spiaggia.

Perché diciamocelo, le possibilità nella vita non sono uguali per tutti, e allora forse davvero bisogna considerarsi fortunati a nascere in un luogo, piuttosto che in un altro.

Non c’è vittimismo né rassegnazione in queste parole, ma di certo vi è la consapevolezza che vivere in certi posti è più complicato rispetto ad altri.

Tratto da "Parole come pane, la sintassi di Nisida".

“La bellezza salverà il mondo”

diceva lo scrittore russo Dostoevskij.

Allora forse è giusto che Nisida riservi le sue bellezze solo a quei ragazzi, in modo che insieme ai loro insegnanti e ai gabbiani possano riflettere sul loro passato e immaginare un futuro diverso.

Di certo la bellezza del luogo non basta.

La bellezza da sola non salva, ma in quei luoghi, con l’ottimo lavoro degli insegnanti, i ragazzi possono trovare un po’ di pace e dopo quel tramonto bellissimo, l’auspicio è che in quel mare aperto possa arrivare presto una nuova alba per i ragazzi di Nisida.

La scena del monolite in "2001: Odissea nello spazio" rappresenta una "nuova alba" per la civiltà.

*Grazie a Federica Barbato per l'immagine di copertina.

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