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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

L'altra Isabella

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Pubblicato il 12 giugno 2018 in Spiritualità

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Entrò nello scompartimento del Frecciarossa Venezia-Roma. Seconda classe non fumatori.

I calzoncini corti di jeans si sollazzavano su quelle gambe lunghe e abbronzate che si portava a presso con disinvoltura. Una canotta bianca faticava a nascondere le curve morbide della ragazza. I lunghi capelli castani incorniciavano quel volto illuminato da grandi occhi chiari, a tutto questo si aggiungeva una bocca carnosa quanto basta per attirare gli sguardi delle persone presenti in quel treno imbottito di caldo, odori e deodoranti di dubbia qualità.

La suora appoggiò sulle ginocchia il Vangelo, si tolse gli occhiali e inviò alla nuova arrivata uno sguardo inceneritore. Il ragazzo seduto di fronte alla religiosa probabilmente se ne innamorò all'istante. Succedeva sempre così con i ragazzi. Non con le suore. La terza viaggiatrice, una signora vestita in modo elegante, la scrutò con un certo imbarazzo senza riuscire a contenere l'espressione d'invidia che, implacabile, le deformava il volto rugoso.

-Permesso, ehm…scusate, è libero questo posto?-

Il ragazzo si strinse su se stesso per lasciare spazio a quella magnifica creatura.

La suora fece finta di non avere sentito, inforcò gli occhiali e iniziò a pregare.

La distinta signora le rispose che il posto era libero ma non si poteva fumare convinta che una così minimo si sparava un pacchetto di sigarette al giorno. E chissà cos'altro.

-Non si preoccupi signora non fumo, mai fumato in vita mia!-

La ragazza prese posto di fianco al ragazzo con la camicia rossa, i pantaloni rossi, il viso rosso. Sembrava un caminetto acceso. La suora osservava la giovane donna da sopra gli occhiali poggiati sulla punta del naso pronosticando per lei anni dissoluti e peccaminosi. La signora elegante si ripromise di tirare fuori dall'armadio i suoi vecchi shorts previo massacranti sedute dall'estetista.

- Mi chiamo Isabella... -

Il ragazzo cui il colore del viso non accennava a smorzarsi si girò verso di lei con un sorriso da primo della classe.

-Io sono Leonardo, lieto di conoscerti Isabella-

-Mi chiamo Maria Antonietta e scendo a Ferrara... - Sua maestà la regina pensò sorridendo Isabella. Anzi due regine. Il treno dei regnanti.

La suora strinse tra le mani il prezioso volume, si tolse gli occhiali e finalmente guardò negli occhi Isabella. Due occhi che incutevano quasi timore tanto erano belli e sinceri.

-E io sono suor Angela... - Abbassò lo sguardo pensando che quella ragazza aveva l’azzurro del cielo in quegli occhi troppo limpidi e sinceri per essere una scostumata e che la sua immoralità non era poi così certa.

-Stai andando a Roma?-

-Sì, anche tu?-

-Ehm, purtroppo no, scendo a Bologna, sono uno studente in giurisprudenza. - Leonardo era assolutamente incantato da Isabella, non era solo la sua bellezza esteriore ad attirarlo, Isabella emanava un qualche cosa d'indefinito, impalpabile, che aleggiava nell'aria.

Il treno stava entrando in stazione a Ferrara. Suor Angela si era appisolata mentre "sua maestà" si accingeva a scendere.

-Permesso... scusate... buon proseguimento a tutti...- La signora altezzosamente lasciò lo scompartimento senza che nessuno dei presenti ne fosse particolarmente dispiaciuto.

-A guardarti bene l'aria da intellettuale ce l'hai...- Lui, con fare timido, si sistemò gli occhiali, si spostò nervosamente i capelli e tossì.

Isabella si soffermò sul bel viso di Leonardo. Il rossore lo aveva abbandonato lasciando scoperta la sua carnagione chiara su cui risaltavano due profondi occhi scuri. Una cascata di riccioli neri si appoggiavano dispettosi sulla fronte alta.

Si sorrisero. Leonardo aveva l'aria del bravo ragazzo.

Lei usciva con uomini più grandi di Leonardo, molto più grandi, insomma usciva con uomini che potevano essere il nonno che mai aveva conosciuto.

-E tu di che cosa ti occupi, se non sono indiscreto...-

Isabella non aveva l'aria dell'intellettuale. Era stata costretta a interrompere gli studi con grande sofferenza poiché a lei piaceva andare a scuola. Il suo più grande desiderio era diventare maestra. A Isabella i bambini piacevano molto. Purtroppo il suo sogno svanì il giorno in cui sua madre fu ricoverata in ospedale. Da due anni la mamma si trovava in una struttura privata molto costosa per curarsi dall'alcolismo e da una forma di depressione grave che l'aveva portata a tentare il suicidio. E poi c'era Andrea il suo dolce fratellino che lei adorava. Al solo pensiero gli occhi si riempirono di lacrime. Leonardo se ne accorse.

- Isabella... stai piangendo...-

-Figurati, non ne avrei motivo e perché mai dovrei piangere?-

Non voleva confessare la sua vita a nessuno. Si vergognava troppo. Quello che faceva lo faceva perché non aveva altra scelta. Riusciva a raggranellare qualche euro come barista ma non bastavano mai. I soldi non bastavano mai e nessuno la aiutava. Asciugò velocemente la lacrima rivelatrice. Leonardo le prese una mano mentre suor Angela continuava a dormire con un occhio aperto e tutte e due le orecchie ben sintonizzate.

Un silenzio intriso di domande scese tra loro. Isabella si fece cupa. Quando si sentiva così, si metteva a ricamare. Estrasse dalla sua tracolla di tela un pezzo di stoffa, prese un piccolo astuccio con tutto l'occorrente per il ricamo. Doveva finire il lavoro prima di arrivare a Roma. Aveva fatto un voto e intendeva mantenerlo.

Leonardo la guardò meravigliato. Isabella con le sue belle dita affusolate infilò l'ago e iniziò seria e concentrata a ricamare. Suor Angela si svegliò all'improvviso, incredula ammirò la grazia con cui la ragazza faceva entrare e uscire l'ago dal tessuto.

- Ma... sai ricamare!-

-Sì suor Angela, è stata mia zia a insegnarmi il punto croce.-

-Posso vedere?- Suor Angela era curiosa. Leonardo innamorato.

- Certamente, sto ricamando il viso della Madonna, è quasi finito...-

Non volle aggiungere altro. Il suo era un segreto.

Bologna era vicina e Leonardo si stava preparando a scendere.

-Isabella... senti, questo è il mio numero di telefono, se avrai voglia, chiamami perché vedi, io...io...-

-Va bene Leonardo, grazie, sei un bravo ragazzo, lo sento...-

Si alzarono e si scambiarono un bacio affettuoso.

-Anche tu sei una brava ragazza, ciao Isabella, non dimenticarmi... -

-Ciao Leonardo, ti chiamerò presto...-

Nello scompartimento rimasero solo loro due: suor Angela e Isabella che continuò a lavorare al suo canovaccio.

-Suora... suor Angela... stiamo entrando in stazione Termini, siamo arrivate, dobbiamo scendere...-

Isabella svegliò la sua compagna di viaggio. Aiutò l'anziana religiosa a scendere dal treno.

-Ciao Isabella, è proprio vero che l'apparenza non conta, conta quello che si ha dentro e tu dentro hai un'anima bella... -

-Grazie Suor Angela, a presto...- Suor Angela non comprese quel "a presto".

Forse si sarà sbagliata pensò.

Isabella aveva un appuntamento importante.

Entrò in uno dei bagni della stazione e si cambiò. Via quegli indumenti cuciti addosso, via quegli abiti che la facevano sembrare quello che non era, via i tacchi alti e il push up, via il rossetto.

Via quella Isabella.

Indossò l'abbigliamento che lei preferiva e che la faceva sentire a proprio agio. Pulita.

Un semplice abito al ginocchio, golfino e ballerine.

Eccola Isabella. L'altra Isabella.

Doveva fare presto il tempo stava per scadere. Taxi!

-Convento Suore Carmelitane, Vaticano, presto per favore-

- Certo signorina, per lei volo...-

Roma verso il tramonto toglieva il respiro quanto era bella.

-Isabella! Ma che cosa ci fai qui?-

-Suor Angela... ha visto? ci siamo riviste...sono qui per incontrare mia zia, la sorella di mia madre, il ricamo è per lei, ho fatto un voto, per favore può chiamare Suor Isa?-

-Ma Suor Isa è la nostra Madre Superiora!...è...è...tua zia?-

-Sì...-

Suor Angela sconvolta corse in segreteria a chiamare Suor Isa

-Suor Isa...Suor Isa...vieni presto, c'è una visita per te-

-Lo so, stai calma Suor Angela che ti sale la pressione, so tutto, ora vengo...-

-Zia...-

-Ciao Isabella, come sta la mamma e Andrea?-

-Non bene zia, la mamma non sta bene, ecco ho finito di ricamare la Madonna. Oggi è il compleanno della mamma e oggi avevo promesso di fartelo avere; tu sai a chi lo devi consegnare-.

Isabella pose delicatamente nelle mani della zia il suo ricamo.

-E' bellissimo Isabella, ha un viso dolce questa Madonna, come quello della tua mamma, Lui ne sarà felicissimo e sono sicura che mia sorella tornerà presto a casa...-

-Sì zia, lo spero anch'io...-

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