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Una storia di Franco.frasca.bhae

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Caffè e borotalco!

Un giovane direttore di banca e due profumi che non riuscirà mai più a dimenticare!

Pubblicato il 04 febbraio 2015

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CAFFE' E BOROTALCO

Tutto ebbe inizio da quella circolare della direzione generale , poi seguirono mesi convulsi, uno scorrere di emozioni, di paure, di rimorsi e di sconfitte . Bisognava raggiungere entro la fine dell’anno dei risultati concreti sul piano della raccolta di denaro. E per ogni giovane preposto di un’ agenzia bancaria centrare questo obiettivo avrebbe potuto significare un probabile avanzamento di carriera. La mia fidanzata che presto sarebbe diventata mia moglie mi dava la carica e mi incitava a mettercela tutta. La Domenica mattina si andava a Messa e poi una lunga passeggiata lungo il corso del nostro paese, mano nella mano a parlare di noi, del nostro futuro, della nostra promessa di amore eterno e dell’impegno strenuo e faticoso di arrivare entrambi puri e casti al matrimonio ed anche del mio lavoro e in particolare della mia ultima strenua caccia ai depositi.

“Amore mio, coraggio, impegnati e vedrai che ci riuscirai, fallo per te e un po’ anche per me!”

Le settimane successive furono molto travagliate, una ricerca spasmodica di potenziali clienti tutti da strappare all’Ufficio Postale che nella persona del suo Direttore rappresentava il mio unico e vero nemico giurato. Quasi con cadenza giornaliera la telefonata della mia fidanzata scandiva il mio tormentato percorso di guerra.

“Amore mio, ci sono novità . Quanto hai raccolto oggi?”.

Maledetto il momento in cui le avevo partecipato i miei problemi di lavoro, ero cosciente che per il mio sistema nervoso sarebbe stata da quel momento in poi benzina spruzzata sul fuoco e di sicuro per l’avvenire non avrei mai più ripetuto lo stesso errore.

Poi ci fu la svolta, anzi ci fu la visita della Prof.ssa Polito, una matura signora vedova di un avvocato morto da almeno dieci anni. Doveva fare un bonifico in favore di una sua nipote che risiedeva a Bologna e invece di fare la fila allo sportello aveva deciso di mettere a dura prova i miei nervi. Buon viso a cattivo gioco e mi adoperai per fare velocemente l’operazione. Alla fine di tutto, una domanda a bruciapelo.

“Quanto date in questa banca sui depositi. Avrei qualcosa messa da parte?”

“ Cara signora dipende dall’importo e dal tempo del vincolo”

“Vedo che lei per ora è molto indaffarato, l’aspetto a casa mia per un caffè e poi approfondiamo. Sono interessata ad avere una risposta precisa ed esauriente. Per il momento la saluto e la ringrazio della sua squisita gentilezza”.

Ero rimasto piantato dietro la mia scrivania come un cipresso davanti ad un cancello di una casa di campagna o ad una cappella di un cimitero. Ero teso come una corda di violino e chi mi venne a pizzicare nelle ore successive si rese subito conto che era meglio cambiare aria.

Non passarono due giorni che arrivò una telefonata nel mio ufficio.

“Pronto Direttore, sono la sig.ra Polito, io ho comprato il caffè macinato fresco, perché non avvicina qui a casa mia che gliene offro una tazza e parliamo anche di quel deposito. Sa è meglio non lasciare le cose in sospeso per troppo tempo”

“Signora, finisco di firmare la posta e vengo subito!”.

La casa era un palazzotto liberty in ottimo stato di conservazione, suonai il campanello e la porta di legno pesantemente decorata con faccioni scolpiti si aprì. Le stanze erano in penombra, le pareti piene di quadri, a terra tanti tappeti persiani, e poi divani, mobili antichi, un pianoforte a coda pieno zeppo di cornici d’argento con tante foto di uomini, donne e bambini , tutte di un’ altra epoca. Arrivò lei in vestaglia che si muoveva con allegria ed eleganza e che ogni volta che allargava le braccia o muoveva le gambe sprigionava un profumo di borotalco così intenso da pensare che lo spargesse come un prete fa con l’incensiera durante le funzioni pasquali. La signora appoggiò sul tavolino un vassoio con due tazze di porcellana inglese e poi tornò con una caffettiera fumante . Il profumo sprigionatosi dal caffè versato nelle tazze prese in un momento il predominio assoluto e promise di scacciare quello più svenevole del borotalco. Ma fu una pia illusione. La signora si sedette accanto a me e tirò fuori dalla tasca della vestaglia un libretto di risparmio di una banca che operava nel capoluogo e mi invitò ad esaminarlo. Dovetti sbiancare in volto perché l’importo era veramente esagerato, più di quanto mi occorreva davvero per raggiungere l’obiettivo di fine anno.

“Caro direttore ho deciso di smobilizzare gradualmente questo deposito e di portarlo nella sua banca, sempre che lei mi assicuri un trattamento di riguardo. Lei mi ispira molta fiducia ed io mi voglio affidare al mio istinto . Ogni settimana lei verrà ed io le farò trovare un assegno circolare. Non voglio prelevare la somma tutta in una volta per evitare domande dal suo collega che ha sostituito quello che mi ha seguito fino adesso. Questo nuovo non mi piace e non ho intenzione di dare alcuna spiegazione di quello che io intendo fare”

“Signora grazie della fiducia, sono onorato di questo e mi impegnerò sempre al massimo per assicurarle la massima disponibilità e il migliore trattamento possibile. Sono quasi commosso”

Forse per consolarmi, la signora mi accarezzò la guancia con molta tenerezza, poi con l’altra mano mi sfiorò il ginocchio e cominciò lentamente a salire lungo la coscia, pensai ad un innato istinto materno di affetto, ma fu solo per un attimo perché proseguì ancora più in alto dove le mamme di certo non arrivano. Non riuscivo a capire, ero frastornato, pensai a tutte le volte che restavo da solo in macchina con la mia fidanzata prima di accompagnarla a casa quando ci si baciava e poi con un forte senso di sacrificio ci si sforzava ad aprire subito le portiere dell’auto per non cadere in altre tentazioni. Pensai a tante altre cose ancora mentre la signora con abilità e destrezza si piegava su di me ed ora procedeva in modo diverso con effetti e sensazioni che sinceramente io non avevo mai provato e conosciuto sino ad allora. Poi si rialzò, si ricompose e mi sussurrò amorevolmente.

“Ti è piaciuto, piccolino mio. Ti aspetto la prossima settimana per fare quello che abbiamo già deciso”.

Come un automa, mi ritrovai fuori nel giardino con la testa annebbiata, le idee confuse ed un persistente sapore di caffè in bocca ripromettendomi per la prossima volta di non zuccherarlo così tanto. Arrivato in ufficio , dopo nemmeno cinque minuti la solita telefonata della mia fidanzata. Porc …!

“Amore mio, ci sono novità . Hai trovato clienti nuovi?”

“Scusami cara, ma oggi sono molto impegnato, sono veramente stressato. Ci sentiamo questa sera. Un bacio grande”.

La strada ormai era stata tracciata e per circa tre settimane tutto precedette per il verso giusto poi all’improvviso senza alcun motivo plausibile, almeno per me, qualcosa si mise di traverso e la sbarrò per sempre. Non arrivarono più telefonate e quando iniziai io a farle con una scusa o con un’altra mi si rimandava sempre alla prossima. Alla fine del mese arrivarono anche i prelievi di tutto quello che era stato versato fino a quel momento e allora cercai di capire che cosa poteva essere andato storto. Io non mi ero più sottratto a niente e stoicamente avevo fatto tutto quello che per scelta mia e della mia fidanzata non avevo voluto neanche lontanamente pensare di fare. E allora ? Bisognava indagare. Il compito non fu molto difficile. La signora frequentava quasi ogni giorno l’ufficio postale, stava chiusa ore intere nella stanza del direttore. Questione di gusti, probabilmente! Io ero troppo acerbo o forse troppo incompetente.

Qualche mese dopo arrivò un’altra circolare con altre priorità lavorative e quegli obiettivi vennero superati o forse dimenticati, io mi dovetti sposare con urgenza perché la mia fidanzata era già in attesa del nostro primo figlio.

Oggi a distanza di molti anni i ricordi si sono addomesticati e quando affiorano mi lasciano un sorriso sulle labbra, un profumo insopportabile di borotalco nel naso e il sapore di un caffè troppo zuccherato in bocca.

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