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Una storia di Valentina

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"Il cielo ha mille sfumature"

Dall'Italia all'Irlanda. I luoghi dell'anima

Pubblicato il 16 novembre 2016

A Jana, Cinzia, Roberta, Daniela e Matteo

degni compagni di viaggio

a cui auguro ogni bene

dovunque siano e qualunque cosa facciano

I ricordi sono un patrimonio unico e inestimabile, che si nutre di felicità e nostalgia, racchiuso nella mente e nel cuore di ognuno di noi: ci aiutano a mantenere vivo il nostro passato, a rivivere attimi di vita vissuta, a interrogarci sul presente. D'altronde se non ci fosse memoria, tutto andrebbe subito perso, senza alcuna possbilità di ritorno.

Un ricordo ci riporta indietro nel tempo nel giro di un secondo: ci fa fa sorridere, piangere, intristire, ammutolire, sfiorare il cielo con un dito e pensare a momenti che forse vorremmo rivivere ancora o cancellare per sempre, perché fonte di dolore o disagio emotivo. Un luogo, una persona cara, un periodo della propria vita, riaffiorano alla mente improvvisamente o volutamente, con la straordinaria capacità di suscitare un'emozione sempre nuova, positiva o negativa che sia. Non a caso, il geniale Marcel Proust, autore del capolavoro letterario “Alla ricerca del tempo perduto”, parlava di memoria volontaria e involontaria: la madeleine ha riportato alla luce un ricordo e da lì... Beh, non è il caso di svelare il resto! Sicuramente, ognuno di noi ha vissuto un'esperienza del genere: la vista di un luogo, di un oggetto o di qualcos'altro lo ha ricondotto indietro nel tempo, in un battibaleno. Un flashback. Il "tempo perduto" può essere rievocato in ogni istante del presente. Che meraviglia!

In fondo, come potremmo dimenticare il primo amore che ci ha fatto battere il cuore? Un'insegnante odiosa, un giorno importante, una notte insonne, chi ci ha fatto ridere, chi soffrire e fortificare allo stesso tempo? Insomma, è impossibile cancellare tutto ciò che, nel bene e nel male, ha fatto parte della nostra vita. E il ricordo di un viaggio? Che valore ha? I viaggi sono esperienze uniche e irripetibili. Basta guardare una foto o un souvenir e subito la mente viaggia a cento all'ora, tornando ai luoghi che abbiamo esplorato e rimembrando, come direbbe Leopardi, le persone, gli sguardi e i volti che hanno condiviso il cammino con noi. Miriadi di immagini nitide o sfuocate passano, per una frazione di secondo, davanti ai nostri occhi e accendono dentro di noi piccole lampadine che brillano di luce propria, ognuna delle quali corrisponde a un attimo fuggente di quel viaggio che ci ha cambiato la vita o arricchito.

"Quel gusto era quello del pezzetto di madeleine che zia Léonie la domenica mattina a Combray..."

Ogni partenza a lungo termine, la cui meta è una terra straniera e sconosciuta, segna sempre la fine e l'inizio di qualcosa: il distacco da un porto sicuro, dove risiedono gli affetti, è una rinuncia e allo stesso una nuova opportunità, attraverso cui, con un po' di timore e una bella dose d'adrenalina, si sifda l'ignoto. D'altronde, chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che lascia ma non ciò che trova. Ma in fondo, più si scopre, più si ha voglia di scoprire: bisogna saziare la propria "sete di conoscenza". Si parte, con carta bianca tra le mani. La storia la si scrive durante il viaggio. Un racconto, unico e irripetibile, frutto di un cammino intrapreso con le proprie forze, il proprio coraggio, la propria voglia di mettersi in gioco a cui si mescolano paure, dubbi e insicurezze.

Questa storia - la mia storia di viaggio e condivisione - prende forma da un ricordo che la memoria involontaria ha fatto riemergere qualche giorno fa: ho ritrovato un vecchio portamonete, blu con gli inserti oro e l'etichetta "Made in Ireland", che mi ha letteralmente catapultata nella spaziosa camera di Bandon, con la moquette tipicamente irish, i mobili in legno, la porta bianca, il bagno senza tende e tre letti, uno per me e gli altri due per le roommates. Ricordo di aver scelto, senza pensarci, il letto accanto alla finestra per osservare, stando comodamente seduta, la strada, le poche persone di passaggio in un paesino così piccolo (laddove è iniziato tutto) e le mille sfumature del cielo d'Irlanda, che come dice Fiorella Mannoia "a volte fa il mondo in bianco e nero ma dopo un momento i colori li fa brillare più del vero". sì, è proprio così! Ogni volta che volgevo gli occhi al cielo, lo spettacolo era meraviglioso e... gratuito!

Una finestra sull'Irlanda

Sono trascorsi circa quattro anni dal giorno in cui ho messo piede, per la prima volta, in Irlanda. Correva l'anno 2012: ricordo, come fosse ieri, l'aeroporto romano gremito di persone, i vetri appannati dalle gocce di pioggia incessante, dietro i quali s'intravedeva il cielo grigio e scuro, pieno di nuvoloni, la pista bagnata e, in lontananza, un aereo con il logo della compagnia in bella vista, le ali spianate sul suolo bagnato, già pronto per il decollo. Ma io ero pronta? Forse, in cuor mio, non lo ero ancora del tutto. Diversi "pro" mi avevano spinta a partire: l'inaspettato superamento di un colloquio, la voglia di inseguire le mie ambizioni lavorative, la tristezza scaturita dal senso di inquietudine che ti lascia il precariato lavorativo, il bisogno di consolidare e migliorare le conoscenze linguistiche e... mille altri validi motivi più il supporto e i preziosi consigli dei pochi amici fidati. Difficile prendere decisioni nell'epoca del precariato, dove quelle poche certezze possono crollare nel giro di un secondo, come fossero castelli di sabbia e costruirsi un futuro è davvero un'impresa ardua. Ma chi ha un sogno, da che mondo è mondo, deve fare di tutto per difenderlo dalle insidie e cercare di realizzarlo.

Ero contenta ma allo stesso tempo sentivo che tra me e quello scenario c'era una “sintonia imperfetta”. Difficile da spiegare. Fissavo quell'aereo in lontananza e le mie due compagne di viaggio, di cui non sapevo nulla se non il nome, tracciavo, con i polpastrelli, disegni imperfetti sui vetri ancora bagnati... Andare o tornare indietro?

Intanto, mancava poco alla chiusura del gate. Sapevo di dover fare l'ultima telefonata della mattinata a “quella persona” che silenziosamente mi aveva fatto capire di approvare solo in parte la mia scelta di mollare tutto e partire ma che in cuor suo sperava andasse tutto bene. Forse si trattava davvero di una svolta, chi lo avrebbe saputo? Una domanda, più di tutte, mi balenava di continuo tra la mente: "Chi avrei incontrato sul mio cammino, con chi avrei condiviso quell'esperienza? Con me stessa e poi?". Mentre continuavo a pensarci, l'aereo era già decollato. A bordo c'eravamo noi, i nostri bagagli, le nostre aspettative, la nostra infinita ansia e i nostri sogni, impacchettati con cura.

"Thank you for choosing our company" così ci salutavano le hostess di volo, mentre scendevamo dall'aereo, trascinando dietro di noi il piccolo bagaglio a mano. L'aeroporto di Cork era semideserto, pioveva, pioveva e... Continuava a piovere. Valigie recuperate, telefonate di routine effettuate, messaggi inviati. Ora non c'erano più scuse, la nostra avventura irlandese inziava sul serio. Il tempo di fare le presentazioni e i saluti formali con gli altri sconosciuti e via in auto verso Bandon, nella contea di Cork. Prima d'allora non avevo mai sentito nominare questo piccolissimo paesino, in cui si conoscono tutti, dove tutto è a portata di mano e ci si saluta con un ridente "Hi!", dove la library è diventata da subito il mio rifugio! Difficile non aver memoria fotografica della miriade di paesaggi verdi mozzafiato che ho visitato o visto di sfuggita dal finestrino degli grandi autobus irlandesi... Uno più bello e suggestivo dell'altro! Il cuore pulsante dell'Irlanda è racchiuso proprio all'interno dei paesini: non basta citare solo Cobh, Howth, Youghal e Clonakilty, la lista è davvero lunga. Lì, la gente ti ferma e in un attimo ti racconta tutta la sua vita, c'è un pub a portata di mano ad ogni passo, i piccoli esercizi commerciali sono caratteristici, le distese di verde sono infinite, ci si sporca le scarpe col fango, si percorrono km a piedi, si scoprono castelli abbandonati, le case hanno l'orticello e sono identiche a quelle viste nei film, i davanzali delle finestre sono decorati con fiori bellissimi e colorati, i bus attraversano e abbracciano intere città: è lì che si assapora e conosce la reale essenza di questa meravigliosa terra.

ll tripudio di emozioni positive e negative provate nell'esplorare quei luoghi da cartolina, toccando con mano ciò che fino ad allora avevo ammirato e bramato dietro lo schermo di un pc, è indescrivibile. Quando il fatidico giorno arriva, tutto cambia. Il cambiamento, lento e graduale, stravolge tutte le carte in tavola. Ci sei tu, immerso nel mondo. Un mondo che ancora non conosci e che non vedi l'ora di scoprire! E sarebbe letteralmente impossibile dimenticare i compagni di viaggio, le persone incontrate sul cammino, con ho condiviso non solo lo spazio fisico ma anche e soprattutto gioie e difficoltà. Sconosciuti hanno saputo tendere una mano, con discrezione, senza fare troppe domande, in silenzio, quel silenzio riempie e vale più di mille parole. Mentre altri si sono costruiti un'immagine sbagliata di me, non sono andati oltre l'apparenza. E io ho fatto lo stesso. Si sbaglia. Poco ma sicuro, in situazioni del genere, si scopre che tutti abbiamo gli stessi problemi e paradossalmente, tra sconosciuti, ci si aiuta più facilmente. Sì, proprio così: se pensavi di essere l'unico/a timido/a, l'unico a non saper comunicare, a essere imbaranato in determinate situzioni, a non saper parlare in pubblico, non è così. In situzioni così, le persone non hanno tempo per costruirsi la cosiddetta maschera, per mostrarsi per ciò che non sono, non possono studiare cosa dire e cosa fare, non posso premeditare nulla di nulla. Non ci sono pc e schermi dietro i quali potersi nascondere. Piuttosto la condivisione della quotidianità, degli spazi comuni, svela da subito la natura di ogni persona, con le sue debolezze, i suoi pregi, i suoi difetti, le sue preoccupazioni, il suo modo di parlare, di fare, di porsi, la sua resistenza, la sua pazienza, la sua rabbia, la sua impulsività etc. Nessun filtro. Solo autenticità, nel bene o nel male.

Castello abbandonato a Bandon, Co. Cork
Somewhere in Ireland
On the road
Cobh

Ricordo, come fosse ieri, l'esatta disposizone degli arredi della seconda stanza in cui ho alloggiato nel cuore di Youghal, con una vista pazzesca sulla città; il giorno di San Patrizio trascorso a Dublino (esperienza da provare almeno una volta nella vita!), le serate passate al famoso Temple Bar, le città visitate, la pioggerella che accompagnava gran parte delle giornate, l'ufficio turistico, in cui trascorrevo intere giornate, senza rendermi conto che quando uscivo fuori fosse già buio, le chiacchierate sulla spiaggia di Youghal, i regali e i messaggi inaspettati, le visite ricevute a casa e... quelle emozioni che non si possono mettere per iscritto.

Ed ancora, ripenso all' "odi et amo" nei confronti dell'amata lingua inglese con cui talvalta era davvero difficile esprimere determinati concetti mentre altre volte sembrava così facile esprimersi in una lingua che non è la propria. Le difficoltà incontrate sul cammino. I giorni NO. I pianti. Le chiacchierate con J., guida impeccabile non sono dal punto di vista professionale ma soprattutto umano. I piccoli litigi, perché la convivenza non è facile, anzi tutt'altro. Le notti insonni, lontano da casa, dagli affetti, a pensare, ripensare... Il senso di smarrimento che mi assaliva improvvisamente, senza una chiara ragione. L'incertezza. La nostalgia. La delusione, eh sì, alcune cose sono state anche deludenti. Non è tutto oro ciò che luccica. Non è stato tutto facile: quanti rospi mandati giù, quante parole non dette, quante occasioni mancate, anche quando bisognava solo lasciarsi andare e travolgere da ciò che stava accadendo, senza pensarci troppo. Nei sentimenti c'è sempre qualcosa di difficile da gestire. Ti si presentano davanti e nemmeno li riconosci o fai di tutto per scacciarli ma poi tornano e ti confondono ancor più. E, a distanza di tempo, stai ancora lì a chiederti: "Ma io cosa ho realmente provato, cosa provavo? Cosa provo?".

Youghal Tourist Office
Saint Patrick's Day
Temple Bar
Walking alone in Youghal

Come ogni storia che si rispetti, gran parte della "trama" non viene svelata. Il finale c'è e non c'è. Sono tornata in Italia, ciò è facilmente deducibile sin dall'inizio del racconto. Non sono rientrata per insofferenza e neanche perché non ho trovato ciò che volevo. Anzi, ho trovato e scoperto tanto, compresi dei lati nascosti di me stessa (positivi e aihmè negativi). L'aria e l'atmosfera di semplicità che si respira in Iralnda la sento mia. E vorrei respirarla ancora, perché è così che vorrei vivere, con poco, con l'essenziale a livello materiale e circondata da paesaggi verdi e sconfinati. Lo stress e la freneticità che si avvertono e subiscono nelle grandi metropoli non fanno per me. Vorrei scarpe consumate dai km fatti a piedi, piuttosto che scarpe intatte e sedentarietà. Vorrei ancora una volta fare l'autostop con Cinzia per raggungere la spiaggia di Clonakilty non solo, a volte vorrei averla qui, vicino a me. Vorrei percorrere, di nuovo, tutto il lungomare di Youghal insieme a Matteo, andare a Cork con Daniela, visitare la Waterford Crystal con Roberta e chiacchierare molte ore con Jana, in italiano, sloveno e inglese.

Desidererei vedere monumenti, città, strade, piazze e quant'altro valorizzati e non inondati dalla spazzatura e dall'inciviltà. Vorrei che ci fossero parchi immensi e distese di verde intorno a me. E possibilità, a livello lavorativo, sociale etc. Vorrei pagare per avere servizi adeguati. Vorrei uguaglianza sociale, una rivoluzione nel sistema sanitario. Vorrei vedere ciò di parte che ho visto in Irlanda, qui in Italia, un Paese distrutto e disgregato politicamente, socialmente, lavorativamente ma bellissimo e ricchissimo. Il Paese in cui sono nata e a cui tengo, anche se il mio amore verso lo Terra dello Smeraldo probabilmente mi spingerà a emigrare ancora. Chi lo sa.

Gente di Dublino

Tutt'oggi, a distanza di tempo, mi dicono che la scelta di partire per l'estero, senza sapere esattamente chi avrei incontrato e avendo solo qualche punto di riferimento, ha denotato sin da subito grande forza d'animo, determinazione, coraggio. Qualcuno ha detto più volte che mi ammira per questo. Non ho compiuto gesta eroiche. Non solo l'unica. Se tutti giovani potessero raccontare la loro storia all'estero, ne verrebbe fuori un enorme libro, composto non solo da pagine ma da tantissime foto. Credo piuttosto che chiunque altro possa affrontare un'esperienza del genere, se ne è convinto, almeno al 90% (l'altro 10% lo lasciamo all'infinita ansia) se ha spirito d'adattamento, se è pronto ad accogliere l'altro e a farsi accogliere. Questo è un punto importante: non si può pretendere di andare in un altro Paese se non si è disposti a mettersi in gioco, ad accettare nuovi modi di fare, di vivere, se si vuole obbligariamente mangiare "come a casa mia" o si pretende il letto "come il mio". La condivisione, di modi di pensare, di spazi, di idee, è fondamentale in questi casi: si può apprendere e dare tanto, mescolare le culture, le tradzioni con rispetto ma sempre e solo se si ha la volontà e lo spirito giusto. Altrimenti si può rimanere tranquillamente a casa, altrimenti si torna tali e quali... Uguali. Ed è un peccato. Non siamo alberi, diceva qualcuno, non abbiamo radici e possiamo spostarci, se qualcosa non fa per noi, possiamo cambiare, restare o anche tornare indietro, perché no. Il biglietto non è solo di sola andata, sta a noi decidere.

Per me, tale esperienza ha segnato una svolta nella mia vita. Partire era ciò di cui avevo bisogno per smuovere una situazione allora critica, per iniziare a mettermi in gioco seriamente, senza rimanere sempre nascosta in un angolino, per allontanarmi per un po' dal mio pensiero fisso. Ho condiviso, oltre che con altri, tanto con me stessa. Una sana solitudine. Ho trovato delle risposte, quelle che volevo e ne ho avute altre, che strano... Non mi ero mai posta determinate domande. Non ho ancora realizzato il mio sogno. Non era quella l'occasione, anche se credevo lo fosse. Ci speravo. La strada è ancora lunga. Ce ne saranno di occasioni. Il mio inglese non è ancora eccellente ma in compenso, ho scoperto un Paese, che non è il paradiso terreste (nessuno al mondo lo è) ma semplicemente "si sposa" bene con me, il mio modo di pensare e di vivere. E ho condiviso la parte più autentica di me, che fa fatica a venir fuori, con loro. Viaggiare significa vivere la vita intensamente: scoprire il mondo vivendo tra la gente, osservando i loro modi di fare, apprendendo la loro lingua, perdendosi tra strade sconosciute, sentirsi persi per poi ritrovarsi. Ecco, forse avevo solo bisogno un po' di vivere.

"... è in un giorno di pioggia ti rivedrò ancorae potrò consolare i tuoi occhi bagnati.In un giorno di pioggia saremo vicini,balleremo leggeri sull'aria di un Reel." - Modena City Ramblers

Mia cara Irlanda, luogo dell'anima per eccellenza, ti prometto che ci rivedremo presto: l'attesa e la lontananza non fanno altro che alimentare e accrescere il bisogno di rivederti, così come accade quando si è lontani dalla persona di cui si è follemente innamorati. La distanza aumenta ancor più il desiderio. Il mio pensiero vola sempre i miei compagni di viaggio, a cui auguro tanta fortuna in ogni momento della loro vita: il dono più grande e prezioso che potessi avere è aver condiviso con loro e con nessun altro quest'esperienza. Prima d'allora erano solo dei perfetti sconociuti ma ora occupano un posto speciale nel mio cuore, anche se siamo lontani.

Jana, Cinzia, Daniela, Roberta e Matteo, grazie per aver condiviso quest'esperienza, ognuno di voi mi ha lasciato una piccola parte di sé. Senza di voi come avrei fatto? Non sarebbe stato lo stesso. Se potessi tornare indietro, non vi sostiturei con nessun altro.

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