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Una storia di LauraTakacs

Un muro

Pubblicato il 05 gennaio 2018 in Altro

Tags: casa silenzio vita solitudine speranza

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L’opprimente silenzio della casa vuota.

Il rumore intermittente della caldaia, il ronzio dei termosifoni, un calore freddo, che non scalda l’anima. Di là della porta il mormorio dell’ascensore che traghetta persone ormai sbiadite. Sulla strada le macchine che sfrecciano a intervalli sempre più prolungati. Si lasciano dietro una malinconia palpabile. Loro hanno una destinazione, lei rimane immobile nel silenzio assordante.

Il silenzio creato da chi è troppo impegnato per trascinarla con sé nel vortice vitale della fretta quotidiana. Vorrebbe prendere l’iniziativa, tuffarsi dentro quel ordine apparente fatto di agende ben organizzare, appuntamenti a tutte le ore, nuove persone da scoprire ed esperienze da vivere. Ma non è questo che ora le corrode l’anima.

Le manca quell’altro silenzio, quello della sua presenza rassicurante che la conforta e la fa sentire protetta. Si crea quando lui è a casa. I Cigarettes after sex di sottofondo, Nothing’s gonna hurt you baby spesso è la colonna sonora. Il cigolio del divano ad ogni suo scatto mentre gioca alla play station.

Sapere che lui è lì calma i suoi pensieri.

Ora lui non c’è. La play station spenta, nessuna canzone a rompere il silenzio.

Le manca.

Un rimorso che non riesce ancora a perdonarsi: quella sera in cui non è riuscita a lasciarsi andare con lui. La sera in cui qualcosa ha spezzato quel equilibrio in bilico. Lei era tornata a casa prima, in lacrime. Talmente triste da non riuscire a smettere di piangere. Le lacrime le rigavano le guance senza sosta. Due linee verticali che turbavano la bellezza innocente del suo volto.

Aveva acceso la televisione e si era distesa sul divano. Voleva evadere dalla sua realtà immergendosi in quella di un film qualsiasi. Lui le si era seduto affianco su quel divano che ormai da molto non condividevano più. Le aveva chiesto cosa non andasse, quale catastrofe l’avesse turbata tanto.

Era combattuta tra la voglia di lasciarsi andare, raccontargli tutto e farsi abbracciare e quel muro che le impediva ogni possibilità di mostrarsi fragile. Con lui desiderava farsi conoscere anche attraverso le sue debolezze, le insicurezze che le laceravano l’anima e le impedivano di lasciarsi amare. Lo voleva davvero.

Era come paralizzata. Non era più capace di trovare le parole per condividere con lui quello che le stava accadendo. Si era di nuovo innalzato quel muro invisibile che non lasciava entrare nessuno.

Non una parola per tutta la durata del film. Voleva chiedergli di restare accanto a lei, abbracciarla, accettare il suo silenzio dandole il tempo per sentirsi ascoltata. Aprirsi e lasciare intravedere quel abisso di mostri da cui cercava di mettersi al riparo.

Non ha trovato il coraggio. Le si è incollato addosso quel sapore amaro di qualcosa di meraviglioso che sarebbe potuto nascere, ma che lei stessa ha impedito. Ancora rimpiange di non aver trovato la forza per abbattere i mattoni invisibili che la tengono lontana dalla vita.

Da quella sera lui la evita. Non si vedono da un paio di giorni. Non credeva che sarebbe potuto mancarle così tanto.

Jorge Mendez Blake V.S. Franz KafkaThe Castle - 2011

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