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Una storia di Intertwine

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Danilo Cappella racconta il suo “Diario partenopeo”.

Pubblicato il 16 novembre 2017

Danilo Cappella è un ingegnere aerospaziale tifosissimo del Napoli, che ha scelto di raccontare la sua passione in un libro: “Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto”.

È attore teatrale, quasi insegnante di matematica e giornalista. Ama definirsi “membro onorario della setta degli insonni” e “portatore sano di ansia pre-partita”.

In questa intervista ci racconta il suo primo libro, pubblicato con la LFA Publisher, e tanti aspetti ed aneddoti della sua vita.

“Quando sei tifoso e arriva il Real Madrid, tutti vivono le stesse sensazioni.

Tutti si alimentano della stessa ansia. O della stessa speranza. Questione di punti di vista”.

Lo scrittore

Ciao Danilo, nel tuo libro la sfida di Champions League del Napoli contro il Real Madrid diventa l’escamotage per raccontare la vita di un tifoso. Le gioie, le ansie e le attese. Da cosa nasce la scelta di scrivere un diario?

In realtà la stesura di questo diario è accaduta quasi casualmente, più per istinto che per scelta. All'epoca del sorteggio, dicembre 2016, stavo scrivendo un altro libro, un romanzo, distante dal mondo del calcio e più proiettato su altri ambiti, l'opera che all'epoca avrei voluto far essere la mia prima. Poi c'è stato il sorteggio, appunto, la partita col Real.

Insieme al direttore del giornale per cui scrivo, “Il Domenicale”, pensammo sarebbe stato carino scrivere delle pagine di diario nei giorni che avrei trascorso a Madrid per seguire il Napoli.

A quel punto decisi che avrei potuto fare di più, decisi che potevo ampliare il tutto partendo dal sorteggio fino ad arrivare alla partita di ritorno.

Di materiale ne avevo, perché nel mio quotidiano sono uno che scrive tanto, anche solo appunti, anche solo piccole frasi, giusto per poterle rileggere e ritrovarmi in qualche momento passato.

Così ho potuto riprendere cose che avevo scritto riguardanti altre partite, giocate qualche anno fa, e intanto esternare sul foglio le mie emozioni nell'attesa della partita contro il Real.

Quando si scrive, a livello stilistico, si è sempre influenzati dalle proprie letture e dalle esperienze personali. Quali sono gli autori che ti hanno influenzato maggiormente?

Premetto di non essere uno dalla cultura letteraria enorme, anche perché la mia formazione è per lo più scientifica. Ho sempre letto per il solo gusto di farlo, per il piacere che mi regala perdermi tra le pagine di un buon libro, assentandomi dal mondo esterno.

Gli autori italiani che ho letto maggiormente sono De Silva, Faletti, Calvino, Baricco e De Luca; tra gli stranieri sicuramente Palahniuk più di tutti. Non so dire quanto mi abbiano influenzato, ma sicuramente se non avessi letto le loro opere, non sarei stato in grado di scrivere nulla. Se proprio devo trovare una fonte d'ispirazione assoluta, devo per forza di cose pensare ad una mia cara amica, che scrive per alcuni giornali ma soprattutto per sé stessa; quel poco che so fare, lo devo soprattutto a lei.

“Quello prima del gol

è l’attimo più bello

perché

è curiosità

è speranza.”

Il tuo stile è fatto di periodo brevi, composti anche di una sola frase e in alcuni casi si ha l’impressione di leggere dei testi simili a delle canzoni, per la musicalità che ne traspare. Ci sono anche riferimenti ai testi di Caparezza e di Brunori Sas. Credi che anche la musica abbia inciso sul tuo modo di scrivere?

Sicuramente sì. Sempre in maniera indiretta, però. Non ho mai pensato di scrivere in un determinato modo per ricalcare il ritmo e la musicalità dei testi di alcuni autori, ma sono abituato a scrivere così come penso.

Mi piacciono i periodi brevi, sono uno di poche parole ma importanti.

E non avrei mai potuto completare il mio libro senza citare due tra i miei artisti preferiti, che riescono a fare della parola strumento per comunicare idee.

Una cosa che risulterebbe ovvia, banale, ma pochi sanno farlo come loro, a parer mio.

Lo scrittore Danilo Cappella con il padre.

Nel tuo libro ci sono tante dediche, ma una in particolare, a colui che ti ha trasmesso la grande passione per il Napoli. Raccontaci qualche aneddoto a riguardo.

Ovviamente, mio padre.

Mi ha portato allo stadio per la prima volta quando ero bambino, mi ha fatto conoscere il calcio e la curva. Abbiamo visto il Napoli vincere, e perdere, insieme. Di aneddoti ce ne sono parecchi, ma vorrei soffermarmi su uno in particolare, per far capire quanto la passione, l'amore, siano indipendenti dalla categoria e dai risultati.

La partita era Napoli-Vis Pesaro, al primo anno di C. All'epoca la squadra era allenata da Giampiero Ventura. La partita era sullo 0-0 fino ai minuti di recupero, poi Varricchio, allora attaccante del Napoli, segna il gol decisivo. Mi giro, e mio padre sta piangendo. Per un gol in serie C. Lui che ha visto il Napoli di Maradona, quello di Vinicio e di Pesaola, ha pianto per un gol in serie C. Lì ho capito che soffriamo di un amore viscerale, non concepibile in altre parti d'Italia.

"Il corpo è fatto di brividi, staresti per ore a emozionarti così.

A guardare negli occhi attorno ai tuoi e vedere le stesse lacrime,

le stesse speranze, lo stesso amore".

Se dovessi pensare a un altro episodio da raccontare, quale sceglieresti per inserirlo nel tuo prossimo libro?

Un altro libro incentrato sul calcio non so quanto mi stimolerebbe.

Lo farei, senza dubbio, ma la prima pubblicazione arriva una sola volta ed è stata stupenda.

Se dovessi scegliere un altro episodio riguardante il Napoli su cui poter scrivere un nuovo libro, mi piace pensare che l'evento da trattare stia avvenendo proprio sotto ai nostri occhi.

Lo sapremo solo tra qualche mese, ma sarebbe una storia fantastica.

Da vivere, innanzitutto; magari, poi, anche da raccontare.

Il tuo libro sta andando molto bene nelle vendite, infatti è ai primi posti della classifica IBS nella sezione “SPORT”. Ti aspettavi questo successo? E secondo te a cosa è legato?

Onestamente, questo successo mi sorprende ogni giorno di più.

Non posso far altro che ringraziare la LFA Publisher, che ha creduto in me più di ogni altra casa editrice, permettendomi di realizzare questo sogno.

Non saprei proprio di dire il perché di tutto questo. Me la godo così com'è.

"Mi sono sempre domandato come deve essere scrivere i finali delle storie a lieto fine.

Se ti soddisfa o no".

Da Galeano a Soriano, da Nick Hornby a David Foster Wallace tanti scrittori hanno raccontato la loro passione per uno sport in particolare. Secondo te che rapporto c’è tra narrativa e sport? E quale racconto legato allo sport ti ha appassionato di più?

Molta gente vede la vita degli sportivi come una vita facile, e quella dei tifosi come una vita pazza. La letteratura sportiva può aiutare a capire quanti sacrifici ci sono dietro la vita di chi fa sport, così come ce ne sono sulle spalle dei tifosi, che amano incondizionatamente una maglia che per loro rappresenta qualcosa in più.

Senza dubbio alcuno, a parte il già citato Hornby e il suo meraviglioso “Febbre a 90°”, non posso non pensare a “Il resto della settimana” di De Giovanni.

Ma, in assoluto, la biografia di Agassi, “Open”, è il libro riguardante lo sport che più di tutti ha cambiato il mio modo di pensare.

Copertina di “Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto”.

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