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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

La teoria di Camila di Gabriella Genisi

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Pubblicato il 24 luglio 2018 in Recensioni

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Prendi un abbraccio e fanne sveglia del cuore. Prendi anche la vita, la tua, e vivila con dignità. Che esploda dentro un ingombrante vuoto, non è da temere. È solo l'inizio di una Presenza dopo una lunga assenza. E, se è vero che "la vita sarà un valore, se vissuta con dignità", allora bisogna rischiare, mettere in gioco le radici, benedirle, tracciarle dentro e costruire una nuova geografia d'affetti.

Forse, perché si è davvero vecchi quando le impronte sono confuse e resistere alla notte è come combattere una guerra con se stessi, alla ricerca di un imbuto in cui far defluire le nostalgie e le tristezze.

Attira subito l'attenzione del lettore sin dalle prime pagine il romanzo "La teoria di Camila" di Gabriella Genisi, scrittrice pugliese di successo, edito con Giulio Perrone Editore.

Cos'è che poi davvero illumina il buio?

Forse il fiato spezzato per l'emozione o la certezza che per scavalcare il muro bisogna lasciarsi andare e che basta poco per diventare grandi all'improvviso. E non c'entra l'età anagrafica. La vita chiama a nuovi appuntamenti e non c'è un metodo per limitare il dolore se non attraversarlo.

La morte di un padre sconvolge modificando l'orizzonte. A volte è solo il ritornello di una canzone di Pino Daniele Tu dimmi quando, quando a sospendere il tempo non per dissolverlo ma perché c'è uno stato d'emergenza.

Marco lo sa che ci sono notti che si schiacciano addosso e non si può far nulla per arginarle.

L'autrice mostra in questo romanzo una profondità di sentimenti che avvince e incanta, tanto che ognuno si immedesima nel dialogo continuo col dolore con occhi pieni di tenerezza e lacrime cocenti che arrivano sottovoce a ispezionare ogni dettaglio.

Ma qual è la verità? E quale la sua responsabilità perché i conti tornino?

Se la vita non è un'addizione, perché poi il cuore procede a sottrarre rendendo un uomo più solo dinanzi a un padre steso sul letto, elegante come se dovesse andare a una festa, sbarbato e pettinato e "addormentato per sempre"?

È allora che i baci sono talmente gelidi da lasciare un grumo in gola e i ricordi si accalcano senza lucidità.

Eppure Camila è là, silenziosa come un'ombra, accanto a colui che ha assistito per anni.

Non c'è affetto che non assomigli alla pioggia mutando disposizione nel nido del cuore. E poi resta l'odore di chi va via e tutto somiglia a un incantesimo.

Basta davvero guardarlo l'amore per sentirlo?

Basta cercarlo per ritrovarlo?

Bastano lettere a far affiorare fragilità represse?

L'amore è tutto lì, nel silenzio di una notte immensa, nascoste le stelle alla mente, e carico il cuore di scuse che non reggono più adesso.

Camila è la luce dell'alba e un'abitudine appassionata, l'abbraccio che mette allegria e solleva, un dolce impermeabile contro gli attacchi dei giorni.

Bisogna raccontarle le cose perché se ne abbia la vera consapevolezza, dopo appannate apparenze che hanno allontanato.

Come buttare al vento tutto per uno stupido capriccio? È l'incomunicabilità che uccide prima delle aspettative, ammutolendo speranze. La felicità è riuscire a valutare l'onda d'urto, a tamponare il bisogno d'aria perché due vite non si perdono per sempre. Restano indietro a finestre spalancate e si aspettano da qualche parte.

Gabriella Genisi recupera la preziosità dell'appartenenza di un figlio al padre e di un padre al figlio, oltre i margini d'errore, oltre effimere liquidità e fa innamorare il suo recupero del bello nell'assoluzione dell'imperfezione.

Quando la vita rientra? Forse quando si smette di progettarla con occhi distratti o forse quando i ritorni impediscono ogni forma di lontananza.

Non resta che abbracciarsi e uscire dalla gabbia, dimostrando che ogni debolezza può essere un punto di forza nell'immediato.

Non si colleziona il cuore: non bisogna smagrire il suo profilo accorciandone le possibilità.

Poi la vita va. E profuma. E accompagna. E affolla con la sua teoria della felicità.


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