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Una storia di Dylan

Malattia e Suggestione Paranoide

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Pubblicato il 03 marzo 2018 in Thriller/Noir

Tags: Oltreleparole

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Mi trovai in quella strada per caso, ed era notte, ma la Luna non c'era, o almeno, non riuscivo a vederla.

Il buio veniva bucato solamente da freddi fuochi di lampioni malmessi, che friggevano gli insettini che ci marciavano contro.

Era una luce, che se guardata, risultava accecante, come un brutto sorriso, tanto che mi impediva di guardare in alto, verso le finestre degli appartamenti, i tetti, il Cielo.

Era notte, tutto avrebbe dovuto tacere, ma in quella strada sembrava ancora mezzogiorno: tanta gente, odori, grida, rumori e sguardi... troppi sguardi.

Pareva che tutti mi stessero fissando, maliziosi, subdoli, crudeli.

Al mio fianco un uomo, avevo l'impressione di conoscerlo da sempre, anche se tuttora non ricordo dove e quando lo conobbi la prima volta.

In realtà pensavo di non averlo mai visto prima, ma mi fidavo comunque.

Disse che nella sua vita ne aveva passate tante:" più volte sono cascato tra le braccia delle rose, nei loro ingannevoli abbracci, più volte ho camminato in mezzo ai rovi, sai?"

Pareva avesse esperienza, disse che dovevo fidarmi di lui, e lo diceva sorridendo.

Era un sorriso stupido, ingenuo; il sorriso di chi ha sempre subito e non si è mai ribellato, che non si è mai chiesto " perché".

Gli sguardi della gente aumentavano, avevo paura.

Uno mi guardava, dalla cintura intravedevo un pugnale, un'altro mi fissava, in tasca ero certo avesse del veleno; poi ecco che una donna con il volto pallido mi cominciò a squadrare, mi pungeva con il suo sottile sguardo, sentivo bucarmi il petto ed io... soffrivo.

Il tipo vicino a me cercava di calmarmi dicendo che uno era macellaio:" Normale che abbia un cotello, no?!?"; l'altro invece contadino:" Ah il veleno, liquore per vermi".

La donna era solo innamorata di me, diceva.

Entrammo in un bar, logoro e freddo, pieno di gente... mi guardavano.

Cominciai a bere... continuai a bere... loro intanto, mi fissavano, mentre io li odiavo, li odiavo sempre di più.

Alcool e paura, brutta combinazione.

Paura graffia l'anima per uscire, alcool la guida all'uscita, verso una porta cupa chiamata violenza.

Ruppi una bottiglia, tentai di inflizare quei maniaci; volevo solo che smettessero di guardarmi.

Fuggirono tutti, in un'istante.

Il tipo col sorriso ebete mi urlò che avevo esagerato, che ero pazzo.

Lo picchiai, piangevo, non mi capiva.

Io ero lucido, erano loro a farsi odiare; io non ero pazzo, dovevano solo smettere di guardare; io:folle, amo farmi del male.

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