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Una storia di angeloranieri

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Giorno 2 - Venezia

Diario di viaggio

Pubblicato il 26 gennaio 2017

23/08/2016

I tavoli della sala in cui si fa colazione mi ricordano tanto delle foto che ho visto in alcune cartoline della New York di tanto tempo fa. Sono rotondi, e piccoli, si trovano accanto alle finestre, che affacciano sul mare, sono deliziosamente apparecchiati così come lo faceva tempo fa mia nonna, quando ero bambino e andavo a dormire a casa sua. L’atmosfera è così familiare che a momenti mi sembra di esser lì da mesi.

Accanto a noi due uomini dall’aria pacata discutono in un francese elegante a tono basso. Mi piace ascoltarli parlare, pur senza capire nulla dei loro discorsi.

Caffè, cornetto, latte e succo d’arancia e la giornata può iniziare nel migliore dei modi. Abbiamo mille programmi, dobbiamo attraversare e scoprire ogni singolo angolo di questa città. Ed ecco che dirigendoci verso Piazza S. Marco, seguendo la mappa (sì, da veri turisti technologicless), ci imbattiamo in una chiesa addobbata per l’occasione a museo della musica. All’interno ci sono decine di violini, violoncelli, mandoli, mandolini, arpe e strumenti musicali vari risalenti al XV-XVI secolo, esemplari originali appartenuti ai più grandi compositori veneziani e non, e appartenenti ora ad una collezione privata, esposta gentilmente e gratuitamente al pubblico. L’ambiente viene reso ancor più suggestivo dalle note di Vivaldi, il vero e proprio fulcro della mostra.

Una volta usciti, percorriamo la strada che porta a piazza San Marco e, una volta entratovi, vengo percorso da un brivido di meraviglia sulla schiena. La basilica di San Marco che si erge imponente davanti ai miei occhi con le cinque maestose cupole bizantine, il campanile alto quasi 100 metri che osserva l’intera piazza, la musica classica che pervade i caffè e ciò che li circonda, uno stormo di piccioni e gabbiani che danza al centro della scena, il sole che scotta ma che è reso più leggero da una lieve brezza proveniente dal mare.

In piazza San Marco c’è vita, movimento, arte, magia. Ciò che mi ha infastidito in un ambiente così vitale è stata l’aria che si respirava all’interno della basilica. Premettendo che alla base c’è sempre uno scopo di lucro, e ciò è evidente dalla tariffa di un euro a “straccio”, veniva imposto all’entrata nella chiesa alle donne di coprirsi petto, braccia e gambe perché “in un luogo sacro è doveroso rispettare delle regole per le quali le donne non possono sfoggiare il proprio corpo”. Non eravamo noi quelli evoluti? Non siamo noi ad accendere il dibattito sulle donne con il velo? Non siamo noi a deridere le usanze di altre culture perché vanno contro la libertà di espressione personale? Sono entrato in quella chiesa perplesso e incapace di accettare la visione di donne, mia sorella compresa, coperte dal collo ai piedi perché obbligate e non per volere personale. A volte non so se sorprendermi dell’avidità degli uomini di guadagnare su tutto o dell’incoerenza di alcune scelte pseudo religiose che influenzano le masse, rendendole docili ad accettare ogni cosa impostagli da esse.

Usciti dalla basilica facciamo una passeggiata nei giardini reali e, dopo due interessantissime mostre (una di arte contemporanea, l’altra sull’architettura in Taiwan), giungiamo all’Arsenale, completando così una mattinata perennemente in cammino. Ma il nostro pensiero è rivolto già alla visita pomeridiana alle Gallerie dell’Accademia. Ventiquattro sale di arte, un paradiso per gli occhi. La prima sala, dal soffitto dorato tappezzato di putti con al centro la figura di Dio, permette di accedere a tutte le altre, per un percorso artistico che va dal XIII al XVII secolo. Ed ecco riaffiorare i ricordi scolastici alla visione dei quadri del Tintoretto, di Mantegna, de La tempesta di Giorgione, di Tiziano, Paolo Veronese, Giovanni Bellini; scoprire suggestive raffigurazioni della Venezia di qualche secolo fa, che appare la stessa di oggi, realizzate, tra i tanti, da Carpaccio, Gentile Bellini, Mansueti, Francesco Guardi, Michele Marieschi; ammirare la forte capacità comunicativa dell’olandese Bosch. Un viaggio nel tempo e nei colori che ti resta attaccato addosso come gli affreschi sui muri.

Francesco Hayez, Rinaldo e Armida (1814), olio su tela (cm.198 × 295). Gallerie dell'Accademia di Venezia
Gallerie dell'Accademia di Venezia

Sfiniti da una giornata con pochissime soste, ci sediamo nei pressi del ponte di Rialto bevendo una delle coloratissime spremute di frutti che accendono la strada adiacente, assieme ai numerosi mercatini e ai negozi di maschere e souvenir in vetro di Murano.

Dopo cena continuiamo ancora a passeggiare per i vicoletti bui, illuminati da luci fioche e tristi, dolci come luci di candele.

Venezia è romantica e riesce a conquistarti con uno charme eccezionale, con la rapidità degli amori a prima vista. Così romantica da riportarti lì, su quello stesso ponte della sera precedente, e da dedicarti ancora una volta quelle note, quelle del misterioso artista di strada che rendono leggera la vita: allora pensi che la vita è una cosa semplice, se la vita è questa qui, sul ponte, nella notte di Venezia, sul mare, lontano da tutti e da tutto, tranne che da lei, come ad una cena romantica tra due amanti. Tu e lei, Venezia, a brindare alla vita. Un’ultima notte, forse eterna.

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