scrivi

Una storia di Niko

1

Viva la neve

Pubblicato il 07 maggio 2017

Era un martedì, o un mercoledì, forse … ah no! era un venerdì perché mi ricordo bene che la sera prima avevo fatto quasi ir tocco di notte a guarda’ Colpo Grosso e, allupato e in evidente stato confusionale per le immagini che i miei occhi avevano visto, avevo inevitabilmente preso sonno tardi, maledicendo Umberto Smaila, visto che la mattina presto dovevo alzarmi per andare a scuola.

Era il 1992 se non ricordo male ed io stavo facendo il secondo anno di medie.

Dunque torniamo a noi. La fatidica ora arrivò, meschina.

《 Svegliaaa !》

Mamma puntuale come sempre veniva a svegliarci. Sbadigliai come un grizzly dell’Alaska che si desta dal lungo letargo. Da come ero arruffato parevo un cinghiale. Mi stropicciai l’occhi, mi detti una rufolata al grinfio e pian piano scesi dal letto a castello. Segui una stiracchiata bella lunga e scurreggia di rilassamento. Quando iniziai a connette un pochino, mi resi conto che c’era qualcosa di strano nell’aria. C’era troppa luce nella camera. Mi avvicinai agli scurini socchiusi della persiana e il mistero fu risolto.

《Ma è neve !!! Michele è nevicatooo !!》

Il mi fratello scattò in piedi pareva un suricato in allerta.

《Beneee ! niente scuola, evvai. I pulmini un passano mica?! vero tato》

Bastò uno sguardo e capì da se che aveva detto una cazzata, che per lui un era festa per niente perché c’aveva l’elementari a 22 metri in linea d’aria, mi ma’ se voleva ce lo poteva tira’ dar terrazzo.

《Accidenti al cane di #$@☆¿ quel #*@$* sudicio. Che culo che c’hai te》

Era vero. Per me voleva dire mattinata a giro per Canneto, nel silenzio più totale.

Salopette, giaccone, guanti, papala e ero già fori. I primi passi soffici sulle scale di casa.

《Copriti bene Nico. L’hai presa la ciarpa? mettiti una ciarpa ar collo》

《Si nonnaaa …. me la so messa, unno vedi!!》e mi indicai il collo.

Adesso mi sarei avviato al bar e avrei fatto una camminata lungo le strade per vedere piano piano uscire i vari abitanti dalle proprie vie, come superstiti miracolati dopo l’esplosione di una bomba atomica, che vanno a sincerarsi di chi sia sopravvissuto.

Tutto era ovattato. La desolazione intorno a me regnava. Il cielo ancora grigio, quasi bianco. Che bellezza. Mi affacciai alla porta del bar. C’era solo la barista, la salutai e passai oltre.

Tutt’a un tratto eccoti spuntare Paolo. Poi Daniele.

《Che spettacolo ! avete visto?!》mi rivolsi agli altri.

《L’avevo detto che nevicava》disse Paolo.

《Siiii, vieni Bernacca》lo cheto’ Daniele.

La contentezza era alle stelle.

《Oh ma chi è quello là con quel telo?》Daniele indicò verso la fonte e solo quando il losco figuro si mostrò, vedemmo che era Matteo che tranava a malapena un telone plastificato che sarà stato 3 metri per 3 metri. Gli andammo incontro e quando fu lì da noi aveva il fiatone per lo sforzo.

《Maremma impestata come pesa》esclamò

《O ‘ndove l’hai preso?》gli disse Paolo.

《L’ho inculato ar mi zio Piccione, ci copriva le legna … Gnamo ci si viene giù dalle palanghine》

《Si si dai》

Si fece qualche discesa ma un era un granché.

Nel frattempo la madonnina s’era riempita di cannetani che ridevano e si tiravano palle di neve. Lo spirito era davvero natalizio, mancava solo Babbo Natale. Visto il sovraffollamento decidemmo di ritrovarci dopo mangiato per andare in escursione verso il poggio a trovare un campo in discesa.

Detto fatto, un erano anco le due che più o meno tutti noi ragazzetti di Canneto ci ritrovammo davanti al bar. C’era anche Michele, Deborah, Gianna, Daniela, … c’erano un po tutti.

Bardati da capo ai piedi, sembrava d’esse all’Abetone. E poi c’era Diego, con abbigliamento poco consono alla giornata. Ma sai, lui era più cittadino. Noi s’era dei motoforconi allevati a ghianda. Lui era più da chitarra sulla spiaggia e 5e5 da Lapo, noi s’era più da motosega nella macchia e sarcicce sur foco ar podere der Serni.

《Diego, o ‘ndo vai vestito così? 》gli disse Matteo stupefatto.

《Vengo con voi. Perché?》

Tenuta di Diego: ai piedi scarpe di tela corte sotto le noccole delle caviglie, mi pare fossero Converse … jeans chiaro anche con qualche strappetto di quelli volutamente fatti apposta, maglioncino leggerino leggerino e giacchettino piuma di jeans, rigorosamente aperto, che andava bene si e no per le serate di fine agosto alla festa a La Gabella, quando prencipiava a fa freschino. Niente guanti, niente ciarpa, come avrebbe detto la mi nonna, e niente papala .... scollato.

《Ma un hai freddo?》sentenziò Matteo, che nel frattempo s’era nominato capo cordata.

《No. Perché? 》rispose di rimando Diego, che a me però, se un ricordo male, mi sembra che battesse i denti. Mah … si scardera’ a fa la salita per arriva’ sur poggio, pensai tra me e me.

《Va beh … ci siamo tutti?》

《Si》

《Si》in coro.

《’Ndiamo mi so rotto i coglioni di sta qui. Poi viene buio è, io v’avverto, ‘n'teso? !》mi sbrigai a dire.

Si partì. Optammo per risalire su dalla strada che portava al vecchio capannino, direzione poggio. Ma quando fummo alla casetta der Ciompo, rimanemmo esterrefatti da quel dolce pendio di neve immacolata. Sembrava panna. Entusiasti decidemmo di rimanere lì.

《Vieni, cava ir telone》disse frettoloso Paolo.

Matteo srotolo’ il telo peso accidentato, lo appoggiò delicatamente sulla neve, ne prese un capo e se lo portò alle ginocchia a mo di slittino.

《Gnamo salite su oh》

Salimmo tutti. Io, Paolo, Michele, Daniele. Ma un s’andava una sega.

《Bisogna facci lo stradello cor culo prima, sennò un si scivola》constato’ Daniele.

E infatti era proprio così.

Intanto Michele aveva trovato nell’orto in fondo alla discesa una pericolosissima lamiera tagliente, e la usava per scivolare in solitaria.

《Yahooooooo!!!!》gridava.

Noi dopo una trentina di passate cor telone, ci si fece a preparare la neve, oramai compatta e ghiacciata, era adatta allo scivolamento di noi marsacani.

《Montate, ora si va è》annunciò Matteo.

Si salì in 7 o 8, non ricordo di preciso ma s’era tanti. I primi tre davanti a tene’ su il telo e quell’altri a spinge’ e poi a sarta’ dentro. S’andava come ir vento.

Mi ricordo una discesa in particolare. Alla partenza tutti sul telo e Michele da solo sulla lamiera.

《Pronti … via!》e giù per la greppica innevata.

Subito in testa passò Michele che saltellava ad ogni cunetta di neve. Alle costole noi col telo, in netto recupero. Matteo piegava pareva Tomba, Paolo e Daniele con le gambe per aria per tenere l’equilibrio, io un ne potevo più, persi anche la berretta dalla velocità che s’era acquisito. Con la coda dell’occhio lacrimante per il gelo, vidi Diego che coi jeans un aveva presa e iniziò a gira’ sulla schiena come una trottola. Si perse a metà discesa. S’era superato il mi fratello che a cavalcioni della lamiera continuava a saltella’ e a girare su se stesso, ma non mollava la presa. Noi sur telo si pareva d’esse al fierone sur tagada’. Alla fine un mi ricordo chi vinse, ma noi un ci si fermò e si sfondo’ la staccionata di canneggiole, e s’entro’ nell’orto.

Piegato dalle risate, come quell’altri, mi voltai a monte e vidi Diego a metà pista. Era mezzo … zuppo …. completamente molle. Mi guardò anche lui e disse:《Che si fa, si va a casa?》

E così facemmo.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×