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Una storia di angelaaniello

FRA LE CREPE DELL'ANIMA - Les Flaneurs

Il mio romanzo

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Pubblicato il 11 luglio 2018 in Altro

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Ci sono storie che dentro sono come viaggi: poi arriva un giorno e cominciano a straripare, per il piacere di essere raccontate. O per essere riconosciute. Storie che non bastano mai, come vertigini in mare, quando l'occhio si perde lì dove il cuore invischia e troppa vita si spalanca.

Ci sono storie che possono sembrare naufragi e, invece, sono partenze. Specie di notte, quando il vuoto sfiorisce e non si hanno risposte. Ci si smaglia nel momento in cui si tenta di comprendere. Intanto il mondo ascolta col suo modo acerbo e si fa ombra.

“Fra le crepe dell’anima” è il tentativo di sezionare il dolore perché se il desiderio è mancanza, è soprattutto un vuoto da riempire.

A volte si è valigie scomode in cui si armeggia con la serratura delle parole e nello stridore delle corde d’aria i respiri si appiccicano addosso e pungono.

Come è successo ai protagonisti, Federico, a Marlene, a Sarah che lottano per entrare nella vita senza corazza per somigliarsi, per aumentare le possibilità di essere felici, per non essere scarti di cuore laddove il delirio, se c’è, è una zona di passaggio fra la fantasia e la realtà.

Cosa, poi, è normale?

Solo ciò che decidiamo che sia, mentre il filo della ragione è un limbo sottile che taglia in due.

Le parole, invece, si tuffano, si piantano, si rispettano, si capovolgono, aspettano che qualcosa accada. Moli di un Dio che assomiglia a una pagliuzza di luce fra le onde.

Le anime fragili si compensano da sé. Ma davvero basta un battito d’ali per essere liberi e felici?

L’amore strappa, spiegazza come un foglio e poi stupisce, travolge, è una scelta da compiere con convinzione.

Forse le anime imperfette non sono fatte per amarsi.

Forse quando le onde si infrangono sugli scogli si ode il riso del vivere.

Forse la vita è fatta di corridoi in cui smarrirsi, quando l’amore assomiglia a un inganno e gli occhi divengono lucidi nel viso tirato.

Davvero ognuno ha il diritto di essere ciò che vuole?

E cosa sono le parole quando non aiutano a comprendere?

Vento in faccia simile a uno spartito irregolare mentre il violino suona gli amori mancati e rischiara con la sua luminosa solarità.

Sfumano i ricordi e il cuore è un paese d’ombre.

Ma un pazzo non si redime. Esce dal suo sguardo e non sa più dove andare facendo a brandelli il buio.

La vita, spesso, si legge al contrario e a svelare la notte ci pensa sempre l'urlo del mare che tempera soffi di musica e avvicina.

Bisogna lasciarli liberi i bui perché non s'incastrino in altri labirinti. Vivere non è forse un tentativo di felicità anche quando si sbaglia?

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