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Una storia di YleniaNaitana

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Love is pain.

Pubblicato il 10 settembre 2017

La mia storia con Alex non andava più bene da molto tempo ormai, avevamo deciso di andare a convivere dopo cinque anni di fidanzamento.

Cinque anni in cui mi ha presa e lasciata quasi ogni mese.

Io sono andata via di casa a diciotto anni, lui per quel lato invece è sempre stato fin troppo mammone quindi non era molto propenso ad andare via di casa.

Abbiamo appena finito di litigare, e sono in camera sotto le coperte a piangere, sono stanca del suo menefreghismo, stanca di questi sette mesi di convivenza quasi forzati e stanca delle sue decisioni. Così mi alzo vado in sala dove lui sta giocando alla play e inizio ad urlargli addosso.

" Basta Alex bisogna che la smetti di farti sempre i cazzi tuoi. Non esisti solo te, non esistono solo i tuoi bisogni. Siamo in due in questa casa, e non puoi continuare ad essere egoista. "

Sputai fuori tutto quello che mi stavo tenendo dentro. Non ce la facevo più, lui si che lavorava tanto, però non poteva trascurarmi costantemente, ormai dormiva sempre sul divano, quasi non facevamo più nemmeno l'amore. Ero stanca e delusa.

" Basta Meredith, io non ce la faccio più a stare con te a vivere questa vita, ho ventitré anni e non sono pronto per una convivenza. "

Ero lì, in piedi che tremavo in mezzo alla sala. Tutto mi sarei aspettata ma non questo. Non vedere lui alzarsi dal divano, posare il joystick dell'xbox sul tavolino vestirsi preparare la sua roba e guardarmi anche male. In quel momento non riuscivo più a vedere niente, iniziai a urlare e a lanciare roba addosso a lui.

" Ma fai schifo! Non sono pronto per una convivenza e me lo dici dopo sette mesi?! "

Lui zitto. Era quasi fuori dalla porta e lanciai un bicchiere nella sua direzione, che sfortunatamente fini contro il muro rompendosi in mille pezzi esattamente come lo ero io.

Completamente ridotta in piccoli pezzetti sparsi per la casa.

" Se vai via Alex, sappi che non tornerai mai più. "

E lui, sempre in silenzio... andò via.

Sono nel letto che non riesco a prendere sonno, guardo l'ora nel telefono: 2.46.

Tra meno di due ore ho la sveglia per andare a lavoro e ancora non riesco a dormire, Alex è andato via alle undici, non si è fatto sentire e soprattutto non ha risposto alle 35 chiamate che gli ho fatto.

Continuo a piangere finché non riesco ad addormentarmi.

Oggi ho il turno di apertura, ciò vuol dire che mi alzo alle 4.30 della mattina, apro il bar alle sei e inizia una nuova giornata di lavoro. In parte per fortuna così mi tengo la mente occupata e cerco di non pensare ad Alex.

Per fortuna la mattinata passa abbastanza in fretta, vengono tutti i giorni i commessi del supermercato qui vicino a fare colazione, e sono Michael e Scott.

Mike è alto ha i capelli più lunghi dei miei, ed è particolarmente esuberante. Per quel che vedo è una brava persona, non è per niente un bel ragazzo ma fa comunque il marpione con tutte, a lui piace scherzare così, e a noi ci fa fare due risate che non guastano mai.

Scott, beh che dire di lui, è il classico ragazzo che non noti subito. La prima volta che l'ho visto e parlo di più o meno un mese fa, mi ha colpito il suo sorriso. Non so propriamente come descriverlo però ti entra dentro e ti fa venire voglia di sorridere a tua volta.

È basso, anzi direi bassissimo rispetto a Mike, pero a me quelli alti non sono mai piaciuti del resto.

" Mike, estathe al limone? -

" Non devi nemmeno chiederlo bellezza. "

A lui piaceva darci nomignoli, anche se io personalmente non li sopportavo.

Alzo gli occhi al cielo e gli lancio l'estathe.

Mi giro verso Scott e i suoi occhi si fissano sui miei.

" Tesoro per me una brioches al cioccolato e un cappuccino. Grazie. "

Detto questo va a sedersi al tavolino con Mike, nella posizione giusta per osservarmi.

Mentre preparo il cappuccino mi sento osservata, e la cosa oltretutto mi piace, perché mi piace quando lui mi guarda, riesce a mettermi in soggezione riesce a farmi mettere in gioco. Cosa che da un bel po' di tempo non riuscivo più a fare.

Preparo il vassoio e glielo porto al tavolo.

"Ecco, ti ho portato anche il bicchiere d'acqua gasata. "

Mi guarda, o meglio, mi squdra e mi dice semplicemente due parole.

" Sei fantastica. "

In quel momento il mio cuore perse un battito.

Sono passate due settimane da quando Alex è andato via di casa, e inizio a stare meglio.

Scott mi ha chiesto più di una volta di uscire, ma finora ho sempre rimandato, dopo Alex adesso voglio andarci piano.

Scott mi fa ridere, ormai mi chiama amore al bar, e la cosa non mi infastidisce per niente.

Guardo l'ora, è mezzogiorno e mezza, e tra poco stacco da lavoro.

Mi volto verso Alexa, che oltre ad essere la mia collega è la figlia del capo, è una tipa abbastanza acida e che se ne sta per le sue però quando vuole è anche simpatica.

" Ale, vado a buttare la spazzatura così poi smonto. "

" Si, Mer, vai tranquilla. "

Preparo tutti i sacchetti e vado verso la spazzatura che si trova davanti al supermercato dove lavora Scott.

E lo vedo subito, anche lui sta buttando delle cose, ed è davvero bello secondo me. Appena mi vede mi sorride.

" Ehi bellissima, hai finito? "

Gli sorrido a mia volta.

" Ancora dieci minuti poi vado a casa. "

" Dove abiti? "

Non voglio dirgli subito la via esatta, decido di lasciarlo un po' sulle spine.

" A una mezz'ora da qui. "

Mi sorride ancora, e dio...quel sorriso mi fa impazzire, si morde il labbro inferiore e mi guarda negli occhi.

" Ti porto io. "

Mentre vado via gli mando un bacio.

Torno a lavoro e sono così euforica che la mia collega scoppia a ridere.

" Beh cos'è successo di così entusiasmante ? "

" Scott. "

" Uuuuh, allora qui gatta ci cova. "

La mando a fanculo, e la supero levandomi il grembiule.

" Mi accompagna a casa, dai è simpatico. "

Mentre finisco la frase Scott entra nel bar.

Sono nello spogliatoio e mi stanno tremando le mani dall'ansia. Era una vita che non provavo queste sensazioni, e adesso mi hanno preso così alla sprovvista che non so come comportarmi, cerco di tornare in sala senza farmi prendere ulteriormente dal panico.

Saluto Alexa e vado via insieme a Scott.

" Vuoi mangiare qualcosa? "

Eravamo già in macchina, ed ero molto agitata, teneva la sua mano sulla mia gamba all'altezza del ginocchio e massaggiava lentamente con movimenti circolari, nessuno mi aveva mai accarezzato la gamba mentre guidava. Nemmeno Alex in cinque anni.

" Ehm, no grazie, vado a casa che devo portare il cane a fare un giro e poi torno a lavorare, non far finta di non sapere i miei turni. "

E sorrido. Mi piace l'idea che lui sa sempre dove sono e quindi sa sempre quando venire al bar e trovarci me.

" Va bene, allora uno di questi giorni possiamo mangiare insieme ? "

" Ci penserò. "

Eravamo quasi arrivati a casa, non volevo farlo salire così decido di farlo fermare qualche metro prima della via di casa mia.

" Ecco fermati pure, io supero i bidoni della spazzatura e sono arrivata. "

Accosta la macchina, si slaccia la cintura di sicurezza e si avvicina pericolosamente a me.

La sua mano dal ginocchio sale fino alla vita, è calda attraverso il tessuto, e mi fa venire i brividi.

" Scott, devo andare. "

Mi bacia dietro l'orecchio e poi si ferma vicino all'angolo della bocca.

I nostri sguardi si incrociano, e in quel momento le sue labbra toccano le mie.

Inizialmente non mi piace, è diverso dai baci di Alex. È più profondo, più intenso, e forse è anche più bello.

Mi lascio andare, le sue mani arrivano a sfiorarmi il collo e la schiena e le mie gli tirano su la maglia per sentire il calore della sua pelle.

Ha un profumo stupendo, ed è quasi una droga per me.

Mi stacco ansimando, e lui sorride.

" Sei bellissima. "

Lo guardo storto e sorrido a mia volta.

" Ascolta, ti direi di venire a casa e mangiare qualcosa insieme, però Alex è andato via da non molto di casa e non le ha più le chiavi, ma non si sa mai se dovesse fare un improvvisata io non voglio casini. "

Annuisce concordando col mio discorso.

" Va bene tranquilla prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. "

" Ok. Grazie del passaggio. "

Mentre scendo dall'auto mi sento il suo sguardo addosso e quando mi volto lo sorprendo a mordersi il labbro.

Cerco di camminare dritta verso casa senza saltare troppo dalla gioia, e una volta lontana dal suo sguardo mi fermo prendo il telefono e mando un messaggio a Cristina.

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