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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Co. 55: Quando soldi e potere danno alla testa.

Il magnate Donald Trump legato al film Leviathan, a Money (The Dark Side Of The Moon) dei Pink Floyd e a "La grande dinastia dei paperi".

Pubblicato il 14 aprile 2016

"Borges ha detto che ci sono solo quattro storie da raccontare: una storia d’amore tra due persone, una storia d’amore fra tre persone, la lotta per il potere e il viaggio.

Tutti noi scrittori riscriviamo queste stesse storie all’infinito."

Paulo Coelho

È possibile essere miliardario, sbruffone, egocentrico e allo stesso tempo amato dalla gente? Evidentemente sì, se ti chiami Donald Trump.

In realtà il consenso del magnate americano nell’ultimo periodo è un po’ in discesa, dopo varie dichiarazioni “ad effetto”, con cui pensava di accaparrarsi i voti della destra ultraconservatrice e che invece hanno destato molte polemiche.

Per le donne che abortiscono ci vorrebbe qualche forma di punizione",

ha detto ultimamente, mentre meno recente, ma comunque molto controversa, è la sua affermazione per cui tutti i messicani che varcano il confine sono «criminali, trafficanti di droga e stupratori».

Sono gaffe o è un modo molto semplice e diretto di parlare alla pancia delle persone?

Forse entrambe le visioni sono semplicistiche, ma di sicuro Trump continua ad essere un interessante caso mediatico da studiare.

Lui impersonifica l’immagine del manager vincente, dell’imprenditore di successo che necessariamente farà bene anche in politica (ragionamento che conosciamo bene in Italia), ma in realtà il furbo magnate americano tutto è tranne che un “self-made man”: i suoi primi successi professionali sono arrivati quando già lavorava nella compagnia di famiglia, gestita dal padre Fred Trump.

La sua bravura consiste soprattutto nell’utilizzare un linguaggio molto semplice, frutto anche della sua esperienza televisiva e dei suoi trascorsi nei reality show.

Tutto questo potrebbe risultare decisivo per conquistare gli elettori indecisi all’insegna di un generale:

“So io come si fa per ridare un futuro radioso agli Stati Uniti e ai suoi cittadini.”

Ma siete sicuri che una delle potenze più importanti del mondo possa essere governata da lui?

Ora però Intertwine Consiglia Pt. 55: “Quando soldi e potere danno alla testa” inizia, con un film che ci porta direttamente in un’altra grande e controversa potenza mondiale: la Russia.

“Ogni potere viene da Dio. Dove c’è il potere, c’è la forza. Se tu sei il potere nel territorio di tua responsabilità, risolvi i tuoi problemi da solo, con le tue forze. Non cercare le difese altrove, altrimenti il nemico penserà che ti sei indebolito”

Leviathan è un film del 2014 diretto da Andrej Zvjagincev, premiato come miglior film straniero ai Golden Globe 2015.

Ci troviamo in una sperduta città costiera della Russia contemporanea, con enormi relitti di navi e scheletri di balene sulle coste che fanno da introduzione a un paesaggio desolante.

Il protagonista della storia è Kolia, un meccanico a cui il sindaco del paese, violento e corrotto, ha deciso di espropriare le proprietà in cambio di pochi rubli.

Kolia non accetta questa decisione e cerca di difendersi legalmente con l’aiuto di un amico avvocato, ma perde, a causa di un sistema corrotto.

“Certo che ho sentito parlare di lui. E chi non lo sa qui. Ha le mani che grondano di sangue. Ma se tutto è così documentato, perché non è in galera?”. "Si vede che fa comodo a qualcuno lassù, in alto”.

Già il titolo “Leviathan” condensa una serie di significati.

Il leviatano infatti è un mostro biblico, citato specialmente nel Libro di Giobbe, che esprime l'aspetto più temibile della potenza divina. Giobbe in quel caso viene continuamente messo alla prova, per verificare la sua fede e speranza in dio.

Qui invece è un sindaco corrotto, quindi un potere statale (e non religioso) a rovinare la vita del protagonista, che mentre cerca di difendersi dall’esproprio del sindaco, passa da una sventura all’altra: prima il tradimento della moglie, poi l’accusa di aver ucciso la consorte.

“Giobbe visse 140 anni e vide figli e nipoti fino alla quarta generazione, poi morì vecchio e sazio di gioia”.

“È una favola?”

Leviathan è una grande riflessione sul potere, che pervade la vita dei protagonisti.

Da una parte troviamo il ritratto di Vladimir Putin che troneggia nello studio dell’opulento sindaco; dall’altra Kolia e i suoi amici vanno in gita fuori a sparare bottiglie di vetro, solo che sparandole con un mitra, finiscono ben presto. Allora cosa si spara? I ritratti dei vecchi presidenti dell’Unione Sovietica, da Lenin a Gorbaciov.

“Per quelli contemporanei non è ancora arrivata l’ora, hanno poca grinta per fare la storia. Lasciamoli sui muri, stanno meglio”.

L’ottima fotografia enfatizza gli splendidi paesaggi scelti per raccontare la storia, dal valore universale, di un uomo che lotta per ottenere giustizia.

Tutto ciò con sullo sfondo la visione dello stato di cui il filosofo Thomas Hobbes parla proprio ne Il Leviatano.

Se però per Hobbes l’uomo è costretto a uscire dalla condizione di natura in cui “Homo homini lupus” per stipulare un patto sociale che salvaguardi tutti (e loro libertà), nel film invece troviamo una situazione opposta: qui si muovono uomini che lentamente perdono tutto ad opera proprio di quello stato del quale dovrebbero essere parte fondante, che dovrebbe garantire le loro libertà.

È questo il ritratto amaro della Russia di oggi, dove vige una sorta di nuovo totalitarismo travestito da democrazia, impregnata da un sistema di favoritismi e interessi privati, con sullo sfondo una censura imperante, che colpisce gli oppositori, a qualsiasi costo.

“Soldi, sono un crimine.

Dividi equamente ma non prendere una fetta della mia torta.

Soldi, così dicono.

Sono l'origine di tutti i mali di oggi.”

Questa settimana abbiamo “scomodato” uno dei gruppi più importanti della storia: i Pink Floyd e il loro The Dark Side Of The Moon.

Cpertina di The Dark Side Of The Moon.

Money, con il suono delle monete che cadono, è senz’altro una critica ironica all'eccessivo attaccamento al denaro:

“Macchina nuova, caviale, sogni ad occhi aperti a 4 stelle

Penso che mi comprerò una squadra di football”

Che cosa è il denaro?

In questo disco è senz’altro uno dei "lati oscuri" della natura umana, causa di disagio e sofferenza, che costituiscono il tema centrale di The Dark Side of the Moon.

È opinione comune che il denaro sia “la radice di tutti i mali odierni”, osservava Waters, “ma nessuno è mai davvero disposto a privarsene”.

Secondo molti, The Dark Side Of The Moon non è il miglior disco in assoluto dei Pink Floyd, ma è senz’altro quello che ha scavato un segno ineludibile nella loro produzione, essendo l'approdo di numerose sperimentazioni musicali che andavano da tempo operando sia nei loro concerti che nelle registrazioni.

Oltre al rapporto col denaro quali sono gli altri lati oscuri che sfuggono al controllo della razionalità umana che vengono indagati in questo concept album?

Due sono senz’altro la fugacità del tempo e il rapporto con la morte, che trovano ampio spazio in “Time”, quarto pezzo del disco.

Pink Floyd nel 1968.

Altri due sono il conflitto interiore e la pazzia (Brain Damage), in cui si richiama la tragica storia dell’ex-componente del gruppo Syd Barrett, fondatore e leader dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, quando lasciò il gruppo per seri problemi mentali.

Fu lui ad inventare il nome “Pink Floyd”, dal due dei suoi bluesmen preferiti Pink Anderson e Floyd Council, ma la risposta che dava ai giornalisti era un’altra:

"Chi le ha suggerito il nome Pink Floyd?"

"Gli alieni!"

Altro pezzo famoso ed evocativo è The Great Gig In The Sky, dove la voce potente di una donna affianca la melodia di un pianoforte.

È un disco che continuerà ad affascinare le prossime generazioni per le musiche, per la creatività, per i temi universali di cui parla, e anche per la bellissima copertina, diventata un’icona che in tanti hanno anche tatuato sul proprio corpo.

I Pink Floyd all'epoca del disco erano composti da Roger Waters (bassista e paroliere), David Gilmour (chitarrista), Nick Mason (batterista) e Richard Wright (tastierista).

Uno di loro, David Gilmour, tornerà a Pompei dopo 45 anni dal celebre concerto agli scavi archeologici.

Il tutto annunciato con tweet del Ministro dei Beni e le Attività Culturali, Dario Franceschini.

Chiudiamo in modo scherzoso con un personaggio che da sempre rappresenta il potere e i soldi: zio Paperone. Ecco a voi La grande dinastia dei paperi.

"Non posso continuare a perdere un miliardo al minuto!

Continuando così fra seicento anni sarò rovinato! "

La grande dinastia dei paperi è una collana di fumetti di Carl Barks a cura di Luca Boschi e Lidia Cannatella che raccoglie tutte le storie del disegnatore statunitense dal 1942 al 1968, alcune delle quali inedite in Italia, collocate in 48 volumi divisi in ordine cronologico in tre gruppi: 1942-1949, 1950-1968 e 1969-2008.

Carl Barks è uno dei disegnatori Disney più famosi di tutti i tempi, anche noto come l'uomo dei paperi per via dell'importanza che ha avuto nelle vicende degli abitanti di Paperopoli, nel caratterizzare i personaggi e delinearne le psicologie.

"Nessuno è povero, quando può fare ciò che gli piace quando gli piace!... A me piace tuffarmi nel denaro, come un pesce baleno, e scavarci gallerie, come una talpa, e gettarlo in aria e farmelo ricadere sulla testa! "

Burbero, avaro, egoista e pure un po’ misogino. Nonostante tutto Zio Paperone è uno dei personaggi più amati dell’universo Disney.

Tutto quello che avreste voluto sapere del papero più ricco del mondo è raccontato in questa serie che ricostruisce con curiosità, divertimento e passione l'irresistibile accumulo di ricchezze di Zio Paperone e, in generale, la vita de "La grande dinastia dei paperi", a cui tutti siamo un po' affezionati.

"Ecco qui un buono a nulla che mi deve dieci miserabili cent... fin dal 1950! È scandaloso! Chiunque mi deve meno di due milioni di dollari è un morto di fame!"

Viviamo in un’epoca in cui, forse più di ogni altra, il denaro è diventato l’unico generatore di senso.

Tra essere o avere, spesso vince la seconda, che condiziona anche la prima.

Tutto il bello della vita è riportato a concetti di lusso, sfarzo e utilità, perdendo di vista la dimensione qualitativa della vita, o meglio, con il denaro si arriva a misurare non solo la quantità, ma anche la qualità del nostro vivere e del nostro essere di fronte agli altri.

Se ci chiedessimo quali sono le basi sulle quali costruiamo le motivazioni della nostra vita, la risposta più onesta molto spesso sarebbe: sesso, soldi, potere.

O forse ricerchiamo anche qualcos’altro, ma purtroppo troppo spesso ci fermiamo alla superficie.

C'è una netta distinzione tra soldi e potere, ed è molto grave non notare questa differenza. Su quest'argomento chiediamo consiglio a uno dei personaggi più potenti del mondo. Lui è Frank Underwood (Kevin Spacey) direttamente dalla serie House of Cards - Gli intrighi del potere:

"È un grande spreco di talento. Preferisce i soldi al potere. In questa città è un errore che commettono in molti. I soldi sono come ville di lusso che iniziano a cadere a pezzi dopo pochi anni; il potere è la solida costruzione in pietra che dura per secoli. Non riesco a rispettare chi non vede questa differenza".

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