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Una storia di IvanBerardi

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La ballata di Polly Sun

Riassunto ed epilogo.

Pubblicato il 02 novembre 2017

Benvenuti! Questi sono gli ultimi due capitoli e l’epilogo, di La Ballata di Polly Sun. Personalmente vi consiglierei di leggere l’intera storia andando su questo link: http://www.intertwine.it/it/read/knkkFGUJ/La-ballata-di-Polly-Sun

… Per forza… quale scribacchino da due soldi vi direbbe di lasciar perdere il suo capolavoro e saltare invece direttamente alla conclusione?!

A chi è impaziente offro, comunque, la carrellata dei personaggi ed un breve riassunto dei capitoli precedenti.

Michela e Leonarda: una coppia italiana in vacanza nella campagna inglese.

Carol Clifton: la donna che cura il cottage dove le italiane stanno per trascorrere la vacanza. Distante parente dei Clifton di Elton Hall.

Jasmine: la proprietaria del cottage che vive, però, a Londra.

Mary: figlia quattordicenne di Carol, defunta.

Frances e Polly: madre e figlia. Nel XVII secolo vivevano nello stesso cottage in cui soggiornano le italiane.

Lord Harold Clifton: antenato degli attuali Clifton di Elton Hall, contemporaneo di Polly e Frances.

Old Clifton (Lord Anthony Clifton): sprezzante e misogino. È l’attuale Lord Clifton. Risiede ad Elton Hall.

Gregor: cugino di Jasmine e figlio di Old Clifton.

Amy: figlia della collega di Gregor.

Piccola nota: la parola WHORE significa sgualdrina, puttana, prostituta. Viene usata ripetutamente da Old Clifton.

Riassunto

Michela e Leonarda si apprestano a passare una settimana nel Peak District, nel nord dell’Inghilterra, affittando il cottage di Jasmine: una collega di un amico inglese.

Prima di arrivare alla destinazione Michela è costretta a sterzare bruscamente, facendo sbandare la macchina per varie decine di metri, cercando di evitare quella che probabilmente è una volpe. La desolazione del villaggio in cui arrivano viene dimenticata quando finalmente raggiungono il cottage che è invece arredato con attenzione ed estremamente accogliente.

La prima notte, un antico sonaglio fuori posto, una strana filastrocca in inglese ed un incubo in cui Michela vede una donna lamentarsi, fanno sì che le due comincino ad avere dei brutti presagi sulla vacanza.

L’indomani, durante una passeggiata che le porta alle Nine ladies, un cerchio di rocce druide, fanno l’incontro con Old Clifton, un anziano brusco e maleducato che le mette al corrente di un’antica leggenda legata a quelle steli di pietra.

Il giorno successivo, durante un’altra passeggiata, le donne si fermano a pranzare nel pub di Youlgrave, un piccolo borgo vivace. Qui, fra gli avventori incontrano Gregor che le informa di essere cugino di Jasmine. Nel tornare a casa Michela sente ancora quella filastrocca ed, in preda al panico, comincia a star male. Leonarda riesce a calmarla e portarla al cottage dove esauste cadono in un sonno profondo.

Nello svegliarsi ritrovano il sonaglio nel posto sbagliato e nel scendere in soggiorno vedono le guide turistiche vintage del Peak District, che la sera prima erano allineate ordinatamente su una mensola, sparse ovunque alla rinfusa. Tutte tranne una, aperta sulla pagina dove è trascritta la stessa filastrocca che Michela aveva sentito durante le sue ‘allucinazioni’, solo che non si tratta di una filastrocca, bensì di una ballata del XVII secolo: la Ballata di Polly Sun.

Gregor le viene a trovare portando delle birre da lui prodotte e le avverte che Carol, la donna che cura il cottage e che ha mandato loro un messaggio dicendo di andare da lei urgentemente, è una pazza inaffidabile.

Le donne decidono comunque di andare a trovare Carol alla Clifton Farm e qui vengono a conoscere tutti i retroscena della ballata che la nonna di Carol aveva studiato cercando tra gli archivi del villaggio. Scoprono anche che i due rami della famiglia Clifton si erano separati nel XVII secolo dopo che la Polly delle ballata, una bambina dodicenne, era stata mandata al rogo per stregoneria.

Anche Carol, come Michela, sente la stessa voce però, nel suo caso, la presenza che canta la ballata si impossessa del suo corpo e le due diventano una cosa sola. Al cottage Carol aveva visto il fantasma della piccola Polly. Questi fenomeni erano cominciati sette anni prima, poco prima della morte di Mary, sua figlia.

Quando Michela e Leonarda scoprono che Mary era stata investita esattamente dove la loro auto era quasi uscita di strada e che quel giorno indossava una cuffia con orecchie a forma di quelle di volpe (il suo animale preferito), le coincidenze sembrano diventare troppe.

Carol le informa che Mary, solo quattordicenne, era incinta.

La stessa sera le presenze di Polly e Mary appaiono per la prima volta assieme tenendo le mani sul grembo. Con loro c’è anche una presenza negativa non meglio definita

Le donne tornano al cottage con Carol e lo trovano vandalizzato con la scritta -Whores- verniciata sulle pareti. Qui i fantasmi di Polly e Mary compaiono nuovamente, ancora con le mani che proteggono i grembi e sussurrando la parola -whores- nell’orecchio di Carol.

E qui è dove le troviamo ora… Carol si è ripresa dall’apparizione dei fantasmi ritrovandosi in mano un pezzo di vetro proveniente da una delle bottiglie di birra andate in frantumi. Sul pezzo di vetro l’etichetta legge “Elton’s blood”: Il Sangue di Elton, una birra rossa.ù

La ballata di Polly Sun 12

Il “Sangue di Elton”. La scritta in caratteri gotici alla Dracula da B-movie, andò a pizzicare quel pensiero che Leonarda aveva intrattenuto a momenti alterni durante la serata.

E adesso si ricordava quale fosse l’anello che univa la parola -memoria- all’omeopatia.

Qualche tempo prima; un lunedì, si ricordava perchè era solo di lunedì che poteva concedersi di guardare la TV del pomeriggio, Leonarda era capitata su uno dei tanti dibattiti urlati che ne riempivano i palinsesti. La tematica in questione era ‘Omeopatia, cura o placebo?' Ovviamente c’erano i due campi a confronto, entrambi intenti a fare in modo che si capisse il meno possibile. Ma, tra i tanti interventi a più voci sovrapposte, uno era riuscito a rendersi quasi comprensibile. Il signore barbuto che lo propose spiegava come, durante la preparazione dei prodotti omeopatici, si prendesse in considerazione il principio di memoria dell’acqua ovvero la capacità dell’acqua di ‘mantenere un ricordo’ delle sostanze con cui era venuta a contatto e di conseguenza di comportarsi in modo diverso a seconda di ciò cui era stata esposta.

Ovviamente tale affermazione aveva causato una bagarre, Leonarda aveva perso interesse e cambiato canale ma pur essendo scettica, quel concetto di memoria dell’acqua le era piaciuto, se non altro perchè aveva un qualcosa di poetico.

E se l’acqua poteva avere una memoria, allora perchè non i luoghi? Perchè non quel cottage? O quel tratto di strada in cui Mary era stata investita?

Che tutte queste presenze non fossero altro che memorie accumulate che per qualche motivo erano riemerse solo ora? Forse, come Carol aveva sostenuto, volevano dir loro qualcosa. Avvertirle?

‘Sangue di Elton’ pensò Leonarda, ‘può avere tante interpretazioni…’

E poi le fu chiaro, anzi, per un attimo le era già stato chiaro durante l’apparizione:

“Erano tutte e due incinta!”

Leonarda, aveva usato l’inglese -pregnant- con diffidenza: nel dialetto bresciano i contadini usavano la stessa parola per riferirsi, di solito, agli animali gravidi.

Stefania e Carol la guardarono attendendo ulteriori informazioni che delucidassero come fosse giunta a questa conclusione.

“Le mani sul grembo così” Leonarda portò le sue sul ventre copiando il gesto delle due entità bambine, “L’ho visto fare chissà quante volte dalle mie amiche in gravidanza. Spesso ancor prima che la pancia sia visibile.”

Era vero, ormai Leonarda lo usava come uno dei suoi tre parametri per stabilire se qualche sua conoscente stesse covando un segreto: se una delle sue clienti ordinava un acqua tonica anziché, per esempio, un pirlo al campari, o non usciva più quei cinque minuti per fare un tiro, ci mancavano solo le mani sul grembo per rassicurarla che i suoi sospetti erano fondati.

“Ma certo, che stupida! Come ho fatto a non pensarci prima!” Michela, a cui di solito sfuggiva poco, non poteva credere di non averci fatto caso. “E poi c’è un’altra fonte di corroborazione: Polly. Si era messa a vomitare per strada e da lì sono iniziati tutti i suoi guai… non che non ci potessero essere delle altre ragioni, certo che quadra con quel che sappiamo fin qua,”

“Sì, ma a dodici anni?...”, la interruppe Carol.

“Bè, non sarebbe la prima volta… e poi è strano no? Una bambina vomita e subito circolano le voci che sia in combutta con il demonio. Ed il rogo? Così alla svelta solo due giorni dopo, senza nessun processo. Ci deve essere stato dietro lo zampino di qualcuno. Qualcuno a cui la presenza di Polly era scomoda.”

“Lord Harold Clifton!” Esclamò Carol “Certo! Era stato lui a metterla incinta, quel porco! In un certo senso fu lui a fomentare i pettegolezzi: da un lato faceva finta di essere dispiaciuto e sorpreso dai cambiamenti che aveva notato in Polly, ma allo stesso tempo era proprio lui a renderli pubblici. Un vigliacco!”

“Certo che restano solo supposizioni. Frances non aveva mai fatto alcun riferimento al fatto che sua figlia fosse incinta; nemmeno nella ballata. Giusto?” Chiese Michela.

Carol annuì.

La mente di Michela stava lavorando velocemente, “A meno che Polly non le avesse tenuto tutto nascosto!”

“Forse nemmeno Polly sapeva di essere incinta: era solo una bambina dopotutto.” Propose Leonarda per poi contraddirsi subito: “ No, non può essere: se la nostra teoria è giusta, Lord Clifton sapeva che Polly stava aspettando un bambino da lui e l’unica a poterglielo aver detto era Polly stessa. Ma allora perchè mantenere il segreto con sua mamma? Fino alla fine?”

“Per amore!” Quelle parole uscirono dalla bocca di Carol senza un attimo d’esitazione, “Polly era innamorata di Harold Clifton e gli ha creduto fino alla fine. Immaginiamoci la scena: una bambina abituata a vivere in un cottage in campagna all’improvviso trova che la sua saggezza erboristica la fa divenire indispensabile nella casa signorile. Il Lord sembra non poter vivere senza le sue cure, la fa sentire importante, le fa regali; che ne so, magari è anche affascinante questo Harold. Polly è sul ciglio dell’adolescenza, il Lord le dice quello che lei vuole sentirsi dire, le promette che non la lascerà mai, che un giorno vivranno assieme, per sempre felici e contenti, se solo lei… Praticamente Lord Harold Clifton la stava coltivando, le aveva creato attorno una gabbia dorata di cui era diventata prigioniera volontaria. È ovvio quale fosse stato il prezzo d’ingresso...”

Quella sensazione di sporcizia che le aveva assalite prima tornò a farsi sentire. Le tre donne rabbrividirono istintivamente come per scrollarsela di dosso.

“Questo spiegherebbe la macchia nera, quella presenza sporca che abbiamo avvertito nella stanza. Qui stiamo parlando di predatori sessuali a cui piacciono le ragazzine!”

Mentre parlava Michela stava rielaborando tutte le informazioni che aveva a sua disposizione: “Ma allora cosa c’entra la scritta sulla parete? PUTTANE e quell’ Andate Via sulla stele? Quelle ovviamente non sono le bambine, o Frances...”.

“Bè no, dev’essere quella presenza negativa o, diciamocelo pure… qualcuno che non ci vuole qui, qualcuno che non vuole che troviamo l’anello che unisce Polly a Mary: il Sangue di Elton!” Leonarda riuscì a farsi comprendere da Carol con l’aiuto di Michela che quasi non sapeva più quali fossero le sue parole e quali quelle della sua ragazza, infatti concluse aggiungendo:

Old Clifton! Dev’essere per forza Old Clifton: il sangue di Elton, lo stesso sangue dei discendenti di Harold Clifton. È per quello che le apparizioni le hanno sussurrato la parola Whores" disse rivolgendosi a Carol, "è la parola più usata da Old Clifton. Deve essere stato lui ad aver, mi scusi Carol… ad aver abusato Mary!”

Si aspettavano che Carol facesse un salto, o imprecasse o quantomeno mostrasse qualche forma di reazione di fronte a questo plausibile scenario.

Invece no, tornò a sedersi guardandole e scuotendo il capo.

Old Clifton non l’avrebbe mai fatto! Non sono stata del tutto onesta con voi, anzi, vi ho mentito: non sono vedova, era lui il padre di Mary!”

Leonarda e Michela si guardarono assimilando quest’ultima rivelazione: Carol Clifton, la donna seduta di fronte a loro, questo pacchetto di nervi e melanconia aveva avuto una relazione; con chi? Il suo distante cugino, Old Clifton? Old di sicuro, abbastanza vecchio da poter essere suo padre!

Certo si poteva intuire che Carol, prima della morte di Mary, fosse una donna affascinante, anzi l’avevano visto dalle fotografie sul cellulare, con quei lunghi capelli neri e gli occhi verde/gialli. Ma lei cosa ci aveva visto nel vecchio Lord? A meno che…

“Oh mio Dio! È stata... non so come chiederglielo...l’ha violentata?”

Ma Carol scosse ancora la testa

“È la stessa storia. Come con Polly.” Carol sembrava rassegnata.

“Avrò avuto quattordici anni la prima volta che Old Clifton mi degnò di uno sguardo. Mi ricordo che andavo ancora a scuola. Eravamo solo io e mia nonna alla farm, mi ha cresciuta lei: i miei genitori sono morti quando ero bambina. Ero nei campi ed un giorno me lo son visto venire incontro, aveva parcheggiato la sua auto e camminava verso di me, tutto elegante. Veniva da un meeting in città, mi spiegò, mi disse che ero cresciuta dall’ultima volta che mi aveva vista. Che ero proprio una bella ragazza! Oh i complimenti a quell’età…”

Carol sorrise, un sorriso dedicato a se stessa, non per un'audience.

“Mi scusi, capisco che stiamo parlando di tanti anni fa ma, Old Clifton?”

Michela lasciò la frase così, una domanda aperta: non poteva immaginarsi che quell’uomo burbero e malconcio che avevano incontrato nei pascoli avesse mai potuto esercitare una qualsiasi forma di fascino, soprattutto su un’adolescente.

Carol la osservò, questa volta il sorriso era per lei.

“Sì, Old Clifton! Difficile a credersi, vero? Una volta era diverso, carismatico, attraente. Sapete? Ha trent’anni più di me! Lo so cosa state pensando, eppure era come un magnete: irresistibile. I Clifton di Elton Hall, oltre al titolo, si sono arricchiti nel settore dell’edilizia, proprio grazie all’acume di Old Clifton, Anthony, il suo vero nome è Anthony, ricordate? E lui mi aveva aperto uno spiraglio su un mondo a me completamente precluso: i vestiti eleganti, le auto di lusso, i weekend a Londra o Manchester. Fingevo di essere sua figlia! A sua moglie diceva che era via per lavoro ed io, a mia nonna, che passavo la notte da qualche amica di Derby. Sembra superficiale vero? Ma avevo quattordici anni e mi ero invaghita, pensavo di aver trovato il principe azzurro, e lui sapeva benissimo cosa stava facendo: stava creando la stessa gabbia dorata che aveva intrappolato anche Polly tanti secoli prima ed il prezzo era lo stesso.” Carol sospirò, si fermò un attimo combattendo forse la vergogna e poi proseguì: “Stavamo attenti, ovviamente, mi aveva fatto promettere di non dire nulla a nessuno altrimenti sarebbe stata la fine.”

Era tutto come da copione: il predatore trova la preda, le offre un mondo di possibilità nuove, le promette un futuro che farebbe invidia ad ogni principessa e, perchè no? Anche le prime emozioni, le prime scoperte di un corpo che si sta svegliando, non importa se a svegliarlo è un rapace che dovrebbe conoscere la differenza tra amore ed abuso, tra passione ed ingenuità. Poi segue il ricatto, il segreto e la vergogna quando alla fine il gioco stanca e c’è bisogno di carne fresca.

Carol continuò: “Ed io ovviamente ubbidivo, sempre aspettando il giorno in cui finalmente saremmo stati solo noi due, io ed il Lord. Me lo prometteva sempre. Pensandoci adesso è strano che non si fosse liberato di me prima, di solito lo fanno. Invece no: come me, sembrava che anche lui non potesse vivere senza ‘la sua bambina’, mi chiamava così: My little baby, ironico no?”

C’era poco da ridere. Michela e Leonarda continuavano a seguire questo racconto, questa love story andata a male tanti anni prima, i cui tentacoli si stavano diramando fino a raggiungerle lì, in quel cottage infestato da presenze bambine.

“E così restammo assieme, la relazione clandestina continuò finchè a diciassette anni restai incinta. All’inizio non gli dissi nulla. Sapevo come l’avrebbe presa, anche se una parte di me sperava che sarebbe stato entusiasta alla notizia. Sapevo che avrei corso il rischio di farlo infuriare e che magari mi chiedesse di abortire o, peggio ancora, mi lasciasse! Io invece quel bambino che avevo in pancia lo volevo, per me, per Anthony e perchè sarebbe stato il primo passo per costruire la nostra famiglia. Diciassette anni ed ero ancora una bambina!

Quando ormai era troppo tardi e la pancia si cominciava a notare glielo dissi. Come avevo previsto andò su tutte le furie, ma ormai sapeva che non si poteva più tornare indietro. Mi disse che da quel momento tra noi era finita e di non azzardarmi a raccontare della nostra storia perchè mi avrebbe rovinata, che non ero altro che una little whore, una puttanella che lo aveva incastrato. La sua parola contro la mia, indovinate a chi avrebbero creduto…”

“Ma sua nonna non aveva notato niente? Non le aveva fatto delle domande?”

Le chiese Leonarda.

“Nonna era vecchia ormai, era nella casa di riposo di Winster. Ero io, adesso sola con il mio pancione, a fare andare avanti la farm. Però qualcosa era rimasto; per Anthony, forse l’orgoglio paterno, anche se aveva già avuto Gregor da sua moglie.” Carol fece un respiro profondo,“Sebbene da quel giorno, tra noi, fosse tutto finito, mi aiutò con i soldi. Anzi, non è vero che finì tutto: venne alla farm, di nascosto, poco dopo la nascita di Mary. Non l’avevo mai visto così vulnerabile. Mary l’aveva toccato in un modo in cui io non ero mai riuscita a farlo. Sono sicura che starle lontano gli costò più di quanto avesse previsto. Ho tante lettere e poi messaggi che mi aveva scritto negli anni, in cui mi chiedeva della bambina. A volte ci incrociavamo per strada, delle scuse, un saluto e due chiacchiere così che potesse vederla per un attimo. Era sempre e solo per Mary, io ero finita. Una storia chiusa. Poi quando Mary cominciò a frequentare Jasmine le occasioni perchè s’incontrassero si moltiplicarono ed io divenni ancor meno necessaria.”

“Mary non le chiese mai chi fosse suo padre?” Domandò Michela.

“Sì, da piccola. Le dissi che era un soldato morto nella guerra in Bosnia, sembrò accettare la spiegazione: crescendo non mi chiese più nulla. E poi l’incidente. Ha rubato Mary del suo futuro, ha distrutto me e ha distrutto Anthony. Da quel giorno ha mollato tutto, non fa altro che andare in giro per i suoi pascoli, a volte passa anche dalla farm, ma ovviamente non c’è più niente fra noi anche se sua moglie se n’è andata, hanno divorziato dopo l’incidente: l’uomo che aveva sposato non era più lo stesso… se solo avesse saputo!”

“Ma l’atteggiamento di Anthony verso le donne è sempre stato così volgare? Così misogino? Quando ci ha incontrate si percepiva il disprezzo.”

“Bè, finchè non mi diede della puttanella avrei detto di no!” Carol trovò la forza di scherzare, “Ma io ero la sua bambina, ricordate? Bisognerebbe chiedere a sua moglie… certo che uno che valuta le donne non comincia una relazione con una ragazzina appena adolescente… Però dalla morte di Mary di sicuro è peggiorato, non si nasconde più dietro ad un velo di rispettabilità, ormai non ha più niente da perdere e da allora siamo diventate tutte puttane, tutte tranne sua figlia, che non c’è più.”

“Sapeva che sua figlia era incinta quando venne investita?”

“No, non l’ho detto neppure a lui.”

Carol si alzò. Aveva detto tutto quello che c’era da dire e chiaramente non voleva aggiungere altro. Senza aspettare le due donne tornò nel salotto dove quella scritta marchiava la parete come una cicatrice aperta. La seguirono.

“Siamo ancora al punto di partenza: qualcosa unisce Polly a Mary e Mary a Old… Anthony, ma cosa?” la domanda di Michela colmò la stanza intrufolandosi nel disordine che vi regnava.

“C’è solo un posto dove possiamo trovare la risposta: Elton Hall!”

Carol aveva già le chiavi della jeep in mano.

La Ballata di Polly Sun 13

La luce che usciva dall’appartamento di Old Clifton proiettava un rettangolo illuminato sull’aiuola che abbracciava l’ingresso della Elton Hall.

Carol suonò il campanello. Quando la voce dall’altro lato chiese chi fosse, questa rispose con il suo nome e, senza ulteriori spiegazioni, un click elettronico fece aprire il portoncino.

Raggiunsero il secondo piano dove, in fondo al corridoio, trovarono una porta socchiusa. Entrarono apprezzando il calore che le avvolse immediatamente: non si erano rese conto di quanto il gelo le avesse permeate avendo fin lì resistito bruciando adrenalina.

Dall’ampio ingresso si diressero verso la stanza da cui usciva un’aria classica le cui note leggere venivano assorbite dalla folta moquette.

Old Clifton stava seduto su una poltrona di pelle sistemata accanto al camino acceso, più che seduto sembrava che la poltrona lo stesse divorando: il corpo asciutto veniva quasi inghiottito dall’enormità del mobile che veniva corrisposta dall’altrettanto enorme divano su cui fece loro cenno di sedersi.

Se l’uomo era rimasto sorpreso dalla presenza di Leonarda e Michela, lo aveva nascosto bene.

“Carol; whiskey per tutti!” ordinò indicando il carrello di cristallo su cui posavano dei tumbler, una caraffa d’acqua e vari decantatori più o meno colmi di liquido ambrato.

Carol si alzò, versò il whiskey in tre bicchieri e riempì di nuovo quello che Anthony stava agitando nella mano divertito.

La sua ‘little baby’ era tornata!

Quando Carol si sedette seguì un attimo di silenzio interrotto solo dall’uomo che, con lo stesso tono sprezzante con cui si era rivolto a loro durante l’incontro alle Nine Ladies, chiese:

“A cosa devo il piacere della visita di queste tre distinte...signore?”

L’accento pesante che aveva cadenzato la narrazione della leggenda delle Nine Ladies era stato rimpiazzato da un inglese più comprensibile, affilato quasi. Ovviamente adesso era il Lord a parlare, non il pastore.

“Dobbiamo parlare di Mary.” Carol andò al dunque. Se nel servire il whiskey era tornata la Carol di una volta, la sua voce ora non mascherava la stessa soggezione.

Anthony sbuffò e per un istante l’espressione di scherno lasciò lo spazio a quella appartenete ad un uomo esausto, solo per un istante: quell’aria di superiorità tornò a farsi valere. L’uomo si alzò, andò a chiudere la porta del salotto rabbrividendo e tornò al camino mettendo un altro ceppo sul fuoco. Mentre agitava le braci con l'attizzatoio rispose: “Non c’è più niente da dire. Assumo che le tue due nuove amiche siano a conoscenza della storia…”

“Sì, sanno tutto e san…” Carol venne interrotta bruscamente da Anthony:

“Sanno che eri una puttanella, sanno che hai imparato a divertirti da piccola!” Rise fra sé e sé tornando alla poltrona.

Michela stava per rispondergli arrabbiata ma Carol le mise una mano sul braccio per fermarla. Non voleva abboccare all’esca: era lì per parlare di Mary, non del suo passato.

“L’abbiamo vista, tutte e tre!” Poteva immaginarsi l’effetto che queste parole avrebbero potuto avere, infatti Anthony si mise a ridere di gusto, sputacchiando gocce del suo prezioso whiskey sul maglione di lana.

“Ah, adesso capisco, siete venute qui così facciamo una bella seduta spiritica tutti assieme! Magari mi metto a cantare anch’io!”

Eppure questa goliardia non riusciva a celare completamente il fatto che l’uomo seduto di fronte a loro, forse per la prima volta, stesse considerando il fatto che Carol fosse veramente pazza. Ovviamente aveva sentito i rumori sulla ballata che Carol cantava in una sorta di trance, ma adesso, il fatto che Carol fosse così disinvolta nel parlare di queste sue esperienze come fossero una realtà tangibile spostava l’ago della bilancia verso una prognosi più severa.

“Sì, e scommetto che le prime a vederla sono state queste amiche, che all’improvviso arrivano al cottage. Quanto ti hanno chiesto per queste… rivelazioni?”

Così Old Clifton sospettava Michela e Leonarda di essere due ciarlatane, che in qualche modo, essendo venute a conoscenza della ballata, volevano approfittare della debolezza di Carol.

“Loro non c’entrano, l’ho vista io, con i miei occhi, assieme a Polly.”

Anthony la guardò confuso, il nome Polly non significava nulla per lui, se non qualche vago riferimento alla prostituta delle Nine Ladies.

“Polly? La puttana? Cosa ci facevano assieme, passeggiavano?” La stava guardando incredulo, ridendo con rabbia.

Carol scosse la testa, stava perdendo la pazienza.

“Polly era una bambina, aveva dodici anni quando venne mandata al rogo per stregoneria. Probabilmente era incinta, pensiamo che a mettercela sia stato Harold Clifton e che proprio lui fece circolare i rumori sulla stregoneria così da potersene sbarazzare.”

Anthony scosse la testa, non poteva credere alle sciocchezze che stava sentendo.

“Certo, e voi avete tutte le informazioni necessarie per corroborare la vostra tesi. Povero Harold,” indicò un dipinto sulla parete opposta da cui un gentiluomo a cavallo li stava osservando con aria distante, “lì che magari si divertiva un po’ con una sgualdrinella di passaggio e adesso queste tre lo vengono ad accusare di essere un assassino! Non che ci sia mai stata carenza di puttane da queste parti in caso gliene fosse servita un’altra…” lasciò che la frase aleggiasse pesante nella stanza con tutte le sue implicazioni.

“E Mary cosa c’entrerebbe?”

Carol deglutì nervosamente,“Era incinta quando è stata investita.”

Anthony sollevò la testa guardando la donna con un’intensità colma di sorpresa. Passò quella che sembrò un’eternità. Posò il bicchiere e si mise la testa fra le mani, poi inferocito, urlò: “E tu non mi hai mai detto niente?! Sette anni e non mi hai mai detto niente!”

“Non sarebbe servito a nulla se non a farti stare peggio! Non lo sapevo neppure io, fino all’autopsia...”

Anthony continuò a scuotere la testa passando una mano callosa tra i capelli.

“Mia figlia! Morta da sette anni e tu non mi dici che era incinta!” Era furioso.

Un soffio d’aria fece sì che i presenti si voltassero verso la porta e la trovassero aperta. Gregor si trovava dall’altro lato e stava guardando la scena che si presentava davanti a lui con un’espressione di puro disgusto mascherata dalla sorpresa, il dito puntato contro suo padre.

“Papà dimmi che non è vero! Non è possibile… tu e la Clifton? E mamma…?”

“Oh Cristo! Anche tu adesso. Eravamo giovani e uno aveva i suoi bisogni…”

Eravamo giovani. Non scappò a Michela che rabbrividì al pensiero che per Old Clifton, quattordici e quarantacinque anni, significasse essere giovani allo stesso modo.

Anthony continuò: “Tua madre sapeva tutto. Magari non con chi, ma sapeva che un uomo ha le sue necessità, e poi le faceva comodo: sposata con un Lord!”

“Non parlare così di mamma!” Gregor scattò sentendo le parole del padre.

“Questo è Gregor, il rampollo della famiglia. Quello senza peccato! Ma credo vi conosciate già. Da quand’è che ti metti ad ascoltare da dietro le porte?”

“Lo sai benissimo che ero nell’ufficio di sotto a lavorare. Ho sentito delle voci, è strano che tu abbia delle visite e allora sono venuto a controllare chi fosse arrivato.”

Old Clifton sbuffò in una risata “Stavi lavorando!”

Gregor, irritato andò verso il carrello e si versò un whiskey.

“Che maleducato, non offri?”

Nonostante tutto Old Clifton sembrava non riuscisse a scrollarsi di dosso quell’innata propensione allo sfottere.

“Dai che lo sai anche tu che non è facile resistere alla tentazione di queste puttanelle. Ce ne sono tante…”

Gregor si stava massaggiando il mento con la mano libera, come per tenerla impegnata perchè altrimenti avrebbe colpito il padre.

Michela, Leonarda e Carol restarono sedute guardando questo match, inorridite dalle parole del vecchio, ma rapite dalla scena che si stava consumando davanti a loro. Quale sarebbe stata la prossima mossa? Quasi dimenticarono la ragione per cui erano venute alla Elton Hall.

Fu Carol ad interromperli:

“Gregor, crediamo che Mary voglia dirci qualcosa!”

Gregor la guardò con lo stesso disgusto che avrebbe potuto provare di fronte ad un pezzo di carne marcia. Carol cercò di capire se fosse perchè lei aveva avuto una relazione con suo padre o per l’assurdità di quelle parole appena dette. O per entrambe le ragioni.

“Gregor. Scusami, lo so che sembra incredibile, ma l’abbiamo vista tutte e tre, anche Polly, conosci la storia di Polly?”

Gregor la ignorò guardando invece Leonarda e Michela come per ricevere delle spiegazioni.

“Ve l’avevo detto che era pazza. Dovevate lasciarla in pace!”

“Sta dicendo la verità. Le abbiamo viste anche noi, al cottage di Jasmi...”

“Non tirate in ballo Jasmine adesso, già avete fatto un casino questa mattina con quelle riviste!” Gregor posò di forza il bicchiere sulla mensola di marmo del camino.

“Oh la sua Santa Jasmine! Ho dovuto tenerli sott’occhio quei due…” malgrado le rivelazioni a proposito di Mary, Old Clifton si stava divertendo.

“Cosa vuoi dire?” L’attenzione di Gregor era tutta su suo padre.

“Che anche quella è una delle vergini di Elton. Ha ha!” Old Clifton si riempì il tumbler.

Gregor si scagliò contro il padre afferrandolo per il maglione.

“Non dirmi che l’hai toccata; nemmeno con un dito!” Un vena pulsava arrabbiata sul collo violaceo dell’uomo mentre il padre, con la freddezza che poteva concedersi in quelle circostanze, rispose: “No, certo che non l’ho toccata… però sua mamma… era brava, ci divertivamo parecchio. Poi anche lei si dimenticò di fare attenzione, come te Carol. Credevi di essere stata la prima?”

Old Clifton stava apprezzando la teatralità del momento..

“Tipico, si innamorano, diventano distratte e non fai in tempo a tirarlo fuori che già hanno la pagnotta in forno. Anche lei non me l’aveva voluto dire e così abbiamo dovuto inventare la storia dello stalliere seduttore. Però lei era innamorata davvero.” Old Clifton fece un’altra risata inebriata, sembrava che l’unica ragione di queste rivelazioni fosse sminuire Carol. Forse punirla.

“Sì, non come te Carol, lei davvero non poteva vivere senza di me. E così l’ha fatta finita. Almeno un po’ di coerenza; avresti dovuto imparare da lei!”

Ormai era chiaro: Old Clifton aveva deciso che Carol dovesse pagare per il suo segreto e quale modo migliore se non il farla sentire insignificante.

“L’unica cosa buona è che tu almeno sei una Clifton, anche se della parte sbagliata della famiglia. Mary era una di noi. Jasmine invece è la figlia di una sgualdrina qualunque. Non fosse stato per mia sorella che aveva voluto adottarla l’avremmo data via appena sua mamma si suicidò. ”

Carol rimase a guardarlo immobile, solo un velo bagnato attorno agli occhi arrossati tradiva le sue emozioni.

Gregor si afflosciò sul divano accanto a Leonarda. Il suo corpo era sospeso in una tensione combattuta tra il desiderio di colpire il padre e l’assimilare ciò che aveva appena appreso. La testa china coperta dalle mani tremanti. Senza alzarla disse, ribadendo l’ovvio: “Jasmine è mia sorella! Tutti questi anni e non mi hai detto niente? Che razza di uomo sei? Lo sai quello che provo per lei e non mi hai detto niente!”

“Cosa volevi che ti dicessi? Che mi ero scopato la tua tata? Lo dicevi tu poi a mamma? Ho fatto quello che ho potuto, ho sempre cercato di farti cambiare idea, ti ripetevo che eravate come fratello e sorella. Non mentivo, visto?” Old Clifton si mise a ridere ancora, soddisfatto dal suo ragionamento, “Poi finalmente ha trovato lavoro a Londra e speravo che te ne dimenticassi. Cristo, hai quasi cinquant'anni, basta con queste puttanelle! Trovatene una con cui sistemarti!” Old Clifton era ora furioso con suo figlio, drenò il tumbler in un sorso facendo una smorfia ed asciugandosi la bocca con il maglione.

La rabbia di prima sembrava aver abbandonato Gregor che, sempre con la testa china continuava a ripetere il nome di Jasmine interrotto solo dai singhiozzi.

“Non preoccuparti Gregor, adesso ci sono qua io!”

Per un attimo le donne faticarono a riconoscere Amy: la figlia della collega di Gregor, era apparsa sulla soglia della porta restando lì con una mano poggiata alla cornice di legno guardandole con il viso pesantemente truccato. Quindi entrò nel salotto e si diresse verso Gregor gettando le braccia attorno al collo dell’uomo e posando la testa sulla sua schiena curva.

Stava sorridendo. Indossando solo una t-shirt lunga che le arrivava quasi alle ginocchia, la ragazza sembrava non aver intuito la gravità della situazione.

Restarono così, in silenzio.

E le tre donne finalmente capirono perchè si trovavano lì.

Amy le guardò con quel bel viso chinato sul dorso di Gregor. Il sorriso della ragazza aveva un’aria di sfida, adesso che, finalmente, la sua relazione era uscita dalla clandestinità. Non sapevano quanto avesse sentito della conversazione precedente, ma di sicuro Amy era riuscita laddove altre avevano fallito. Con quel suo semplice abbraccio aveva spostato l’ago della bilancia in quel gioco di potere che per generazioni aveva visto gli uomini della famiglia Clifton uscirne sempre vincitori.

Eppure, nonostante questa colossale svolta e a dispetto della sua arroganza adolescenziale, Amy stava mostrando tutta la sua vulnerabilità. La vulnerabilità dell’inesperienza.

“Ti avevo ordinato di stare nell’ufficio!” le urlò Gregor scuotendosi dallo shock.

" Amy? Lo sa tua mamma che sei qui?”

Carol si era alzata ed andando verso la ragazza cercò di strapparla dall’abbraccio con Gregor.

“Lasciami stare vecchia acida di merda!”

Vecchia! Le parole scelte da Amy per insultarla erano interessanti: Carol era vecchia, Gregor invece si era trasformato nel suo principe azzurro.

Old Clifton reagì a quelle urla con un applauso e sghignazzando: lo show stava andando meglio di come avesse potuto prevedere, sbraitò sguaiatamente:

“Ecco come stava lavorando nell’ufficio!”

Era ormai ovvio che Old Clifton fosse a conoscenza della relazione tra Gregor ed Amy e che non avesse fatto nulla per fermarli. Come avrebbe potuto? Con il suo di passato! Sembrava che davvero la coerenza fosse una delle poche virtù apprezzate dal vecchio.

Michela e Leonarda balzarono in difesa di Carol aiutandola a svincolarsi da Amy che ora la stava respingendo con una serie di colpi sul petto urlando il nome di Gregor affinché venisse in suo aiuto.

Gregor finalmente si alzò, andò verso Amy prendendola per le spalle e districandola da Carol. Amy portò le braccia attorno alla vita dell’uomo guardando in su verso il suo bel volto pieno di rabbia. Finalmente il suo cavaliere era venuto a difenderla, adesso se la sarebbe portata via ed avrebbero cominciato una vita nuova.

Quando sentì la pelle del viso bruciare non capì quale fosse il motivo, portò la mano alla guancia. Un attimo dopo arrivò un altro colpo sull’altra seguito da un altro ed un altro ancora. Amy non capiva: l’uomo che le aveva promesso di amarla per sempre la stava schiaffeggiando ripetutamente. Dalla sua bocca schiumante usciva un unico suono: whore, whore whore! Il modo in cui lo pronunciava altrettanto grezzo come il suo significato. Com’era possibile? Amy non poteva capire, si rese solamente conto che delle mani si stavano stringendo attorno alle sue braccia cercando di strapparla dalla ferocia di quell’attacco.

Con fatica le tre donne riuscirono a separare Gregor da Amy, che schermarono dietro di loro facendo un muro con i loro corpi.

Adesso anche Old Clifton sembrava non stesse divertendosi troppo. Da lì non si poteva più tornare indietro.

“Porca puttana Gregor calmati!” Urlò a suo figlio che ora se ne stava in piedi con i pugni stretti respirando affannosamente.

Gregor lo guardò, le sue spalle cominciarono a tremare quando poi scoppiò a ridere. Una risata viscerale, una risata animale. Una risata che spaventava.

“Calmati? A me dici di calmarmi? Sono calmissimo!” continuava a ridere, si avvicinò a suo padre.

Le donne ed Amy si allontanarono il più possibile recedendo nell’angolo della stanza: la via d’uscita sbarrata dal divano e da Gregor.

“Sai una cosa? Hai ragione! Ho quarantasei anni, ah! Dovrei smetterla con queste puttanelle. Peccato che Jasmine, l’unica donna che abbia amato non mi abbia mai voluto. Anche lei mi diceva che ero come un fratello! Intuizione femminile? E io ci provavo lo sai? Eccome che ci provavo a farmela passare, mi dicevo che un giorno avrei trovato la ragazza giusta per me. Invece trovavo solo delle piccole sgualdrine.”

Approfittando del monologo, Leonarda si avvicinò alla catasta di legna vicino al camino riuscendo a prendere un bastone che impugnò nascondendolo dietro di sé.

“Anche lì hai ragione, ce ne sono tante. Forse si annoiano, non c’è niente da fare da queste parti in culo ai lupi. Imparano subito, ce l’hanno nel sangue. La più brava fin qua? Lo sai chi era?… Mary senz’ombra di dubbio!”

Gregor fece una pausa, voleva assaporare la sorpresa sul volto di suo padre e la reazione di Carol. Questa si lanciò contro di lui colpendolo con ripetuti pugni sul petto. Un merlo contro un’aquila nera.

Gregor la spinse di lato facendola cadere sul divano.

Old Clifton stava scuotendo il capo incredulo. L’enormità di ciò che era accaduto, ora evidente: cercando di allontanare il figlio da una sorellastra l’aveva spinto nelle braccia dell’altra, quella a cui era più legato. Forse l’unica donna che era mai riuscito a trattare con rispetto, ad amare davvero: sua figlia Mary.

“Oh adesso facciamo i moralisti! Perchè tu le ragazzine non te le sei mai fatte? Giusto Carol?”

Carol era rimasta sul divano immobile.

“E io che cazzo ne sapevo che lei fosse mia sorella! Che mio padre -lo stallone di Elton- avesse messo incinta tutte le puttane del villaggio!?”

“Gregor...” Old Clifton voleva replicare, ma sapeva di essere privo di argomentazioni valide.

“Ma lo sai? A quanto sembra non sei solo tu lo stallone! No, anche il tuo rampollo ci sa fare!”

La luce delle lampadine del candeliere di cristallo si affievolì, poi brillò e si affievolì ancora. Carol cominciò a dondolare avanti ed indietro, ma Gregor non le fece caso.

“Ah, avreste dovuto vederla quando me lo disse! Era raggiante, voleva mettere su famiglia con me! Com’era contenta, diceva che saremmo stati noi tre per sempre. Almeno lei a me l’aveva detto subito che era rimasta incinta. Avevo cercato di farle cambiare idea, ma non ne voleva sapere. Allora ho fatto finta di stare al gioco, di essere il futuro papà orgoglioso. Le feci promettere di non dire niente a nessuno, che l’avremmo fatto assieme quando la pancia avrebbe cominciato a farsi notare…”

Carol cominciò a lamentarsi, un sussurro, ma Gregor non si fermò:

“Quel giorno mi aveva chiesto di portarla a Derby, avremmo fatto un giro per negozi, così giusto per farci un’idea delle cose che ci sarebbero servite per il bimbo. Si sarebbe inventata una scusa per uscire di casa. Mi disse di aspettarla sulla strada provinciale, subito dopo Winster, c’è una piccola baia appartata dove ci incontravamo di solito. La vidi da lontano, mi stava già aspettando all’altezza del sentiero per Oldfield Wood. La strada era deserta e lei era lì con quella sua fottutissima cuffia con le orecchie da volpe. L’idea che avesse pensato che fosse il caso di farsi vedere in giro per la città con me vestita così, mi fece andare su tutte le furie e comunque era qualcosa che avevo già programmato di fare, prima o poi, quindi perchè non in quel momento. Carpe diem e tutto il resto. Quando si accorse che ero io che stavo arrivando cominciò a salutarmi agitando le braccia sorridendo. Poi si accorse che non stavo frenando smise di sorridere, ma era troppo tardi! Dovevate vedere la sua faccia!”

“AAAHHH!” L’urlo che scosse il corpo di Carol non aveva nulla d’umano, neppure Gregor potè ignorarlo questa volta e si voltò a guardare la donna sorpreso da questo fragore.

Solo che Carol non era più Carol, o meglio, ancora una volta, il suo corpo e quello di Frances erano diventati una cosa sola. L’urlo continuava a ripetersi mentre la donna si dondolava con una velocità quasi meccanica fissando Gregor.

Alcune delle gocce del candeliere cominciarono ad esplodere spargendo per la stanza una polvere di cristallo. Poi fu la volta dei tumbler, finchè l’intero carrello andò in frantumi facendo crollare al suolo il suo carico di decantatori per whiskey.

Si trovarono al buio, uno, due, tre secondi, solo il fuoco illuminava la stanza poi la luce tornò.

Old Clifton, approfittando della confusione, si era alzato ed ora teneva l’attizzatoio di ferro stretto nella mano. Frances se n’era andata lasciando Carol prostrata sul divano. Michela, Leonarda ed Amy si erano spinte sempre più verso l’angolo della stanza indietreggiando di fronte a tanto orrore.

“Bastardo! Bastardooo! Mia figlia, la mia Mary...” quell’imprecazione uscì ingarbugliata dal whiskey. Old Clifton stava piangendo. Si era portato l’attizzatoio all’altezza del petto ed aiutandosi con entrambe le mani lo stava puntando verso suo figlio.

“Bastardo direi di no! Anzi mi sa che sono uno dei pochi da queste parti ad essere a conoscenza di chi sia suo padre. Giusto?”

La calma con cui Gregor parlò veniva tradita dal modo spasmodico in cui si guardava attorno: suo padre, le donne nell’angolo con Amy, e Carol sul divano. Non c’erano dubbi che si stesse domandando cosa fosse appena successo, poi guardò alle sue spalle, furtivo, ma la stanza era vuota; dietro di lui solo la porta aperta e lo stereo da cui continuava ad uscire della musica classica.

Old Clifton approfittò di quel momento di distrazione per lanciarsi sul figlio. Il tentativo fu quasi patetico, Leonarda si domandò da quanto tempo fosse che il vecchio se ne stava seduto a bere su quella poltrona: anziché puntare dritto verso Gregor, Old Clifton cominciò a barcollare sotto il peso dell’utensile che teneva in mano. Gregor si scostò un attimo, abbastanza da far sì che suo padre perdesse del tutto l’equilibrio nello slancio cadendo così al suolo con la faccia sulla moquette.

Mentre suo padre era ancora sdraiato imprecando, Gregor si portò sopra di lui spingendo un piede contro la sua spina dorsale. Old Clifton urlò dal dolore, un rantolo più che un urlo.

“Basta Gregor, basta, mi stai facendo male! Scendi!”

“Oh perchè tu invece volevi abbracciarmi!” Gregor si chinò prendendo la parte dell’attizzatoio che sporgeva da sotto il corpo del padre. Si sollevò, alzò il ginocchio e quindi riportò il piede con forza contro la schiena del padre. Si sentì un crack, il suono secco di un ramo che si spezza, seguito da un urlo questa volta lancinante ed una bestemmia. Poi Gregor cominciò ad apprezzare il peso dell’arnese che aveva nella mano sbattendolo più volte contro il palmo dell’altra.

Si voltò di scatto puntandolo verso le donne, allungando il braccio con gesti erratici, come se volesse colpirle. Sebbene fosse troppo distante perchè vi riuscisse le donne reagirono stringendosi l’una all’altra. Quando non successe nulla riaprirono gli occhi. Gregor stava ridendo in preda alla follia. Carol era ancora sul divano, svenuta. Carol! Se Gregor avesse voluto punirla per la relazione col padre quello sarebbe stato il momento giusto. L’uomo portò un dito verso la punta dell’uncino. Le guardò con un’aria soddisfatta. “Affilato come un dente di squalo.”

Alzò il braccio facendolo ricadere con un’intensità calcolata, una due, tre volte? Sembrava all’infinito.

Ed ogni volta che lo strumento metallico scendeva sul corpo, veniva seguito da un rumore sordo, quasi deludente per tanta efferatezza. Fump Fump Fump. Era solo quando Gregor lo rialzava con un ampio arco del braccio ed un grugnito affannoso che sottili filamenti neri se ne andavano danzando nell’aria per poi depositarsi ovunque in una pioggia appiccicosa. Chi l’avrebbe mai detto che il sangue fosse così scuro?

Non era Carol.

Gregor aveva concentrato i suoi sforzi sul padre. Quel padre in cui aveva trovato un complice ideale. Chi altro avrebbe potuto comprendere quel desiderio viscerale? Quell’impulso ancestrale che trasformava ogni ragazzina in una potenziale preda. Il sangue di Elton. Il sangue dei Clifton di Elton Hall, da Harold in poi, o forse da ancor prima, dalla notte dei tempi? Chi, se non suo padre, avrebbe potuto capirlo?

Eppure il suo destino avrebbe potuto essere diverso, la vita gli aveva lanciato un salvagente: Jasmine. Con Jasmine era amore. Amore come l’aveva conosciuto nei film: con Jasmine era contento di starsene a casa a guardare la TV o andare a passeggiare nei boschi, aspettando il giorno in cui anche lei non avrebbe potuto più resistere a questa forza che li aveva legati. Ed allora, solo allora, i loro corpi si sarebbero uniti.

Ma suo padre aveva avuto dei piani diversi, suo padre aveva pensato bene di rovinargli la vita; e solo perchè non aveva saputo tenere il cazzo apposto!

E Mary? Cristo! Si era scopato sua sorella! Il pensiero lo faceva inorridire. Era diventato così bravo a coprire le sue tracce che nemmeno suo padre si era accorto di chi fosse stata quella sua fiamma. L’avesse saputo tutto questo non sarebbe successo!

‘Non sono un mostro. Mia sorella? Uno schifo!’ Stava pensando Gregor mentre l’attizzatoio scendeva sul corpo ormai inerme del padre. Fump, Fump, Fump.

Leonarda notò che Carol stava cominciando a scuotersi da quel torpore in cui era caduta: la mano che penzolava dal bracciolo del divano stava aprendosi e stirandosi come in un risveglio.

Doveva agire subito. Approfittò dell’intensità con cui Gregor stava martoriando il padre per avanzare fino a portarsi dietro di lui. Inarcò il bastone di legno e, con una surreale specularità che rifletteva i movimenti di Gregor, lo fece cadere sul collo dell’uomo. Sfortunatamente il colpo non ebbe l’effetto sperato.

Sarà stata la differenza d’altezza, la tensione o forse la pura fisicità animale di Gregor alimentata dalla sua follia, ma quel colpo riuscì soltanto a farlo imprecare portandosi la mano al collo.

Gregor si voltò, guardò Leonarda e poi le altre donne, sorpreso, quasi si fosse dimenticato che c’erano anche loro nella stanza.

Michela era riuscita a far scendere Carol dal divano, letteralmente tirandola per le mani con l’aiuto di Amy e trascinandola nell’angolo con loro. Solo allora la donna cominciò a tornare in sé, chissà cosa pensò della scena che le si stava offrendo?

Frantumi di cristallo sparpagliati ovunque, la puzza di whiskey alla quale si mescolava un altro odore, dolciastro e metallico allo stesso tempo. Sangue, sì era sangue, adesso lo poteva anche vedere, come striava scarlatto la moquette beige, il marmo del camino e la Tshirt di Gregor! E Gregor, che si era voltato verso di loro con l’attizzatoio in mano e la follia negli occhi.

Leonarda riuscì ad indietreggiare prima che l’uomo usasse lo strumento contro di lei. Usando il bastone come difesa in un inverosimile gioco di scherma si era portata nell’angolo vicino alle amiche.

Adesso più che mai non c’era via d’uscita.

Gregor avanzò verso di loro fermandosi a pochi passi e puntando l’attizzatoio verso le donne. Sorrise divertito davanti a quella scena: Carol per terra, con le ginocchia raccolte tra le mani, ormai sveglia, che lo guardava con tutto il disprezzo che una madre può riservare all’assassino della figlia. Michela e Leonarda, in piedi accanto a lei, terrorizzate. Leonarda che brandiva ancora il bastone, quel bastone che l’aveva tradita e che restava tuttavia l’unica arma a loro disposizione. Dietro di loro Amy, in quella sua T Shirt di troppe taglie più grande, che ne avvolgeva il corpo fragile. Amy osservava ciò che stava accadendo spiando tra lo spazio lasciato dai corpi delle due donne che la proteggevano, come a teatro. Un dietro le quinte prima dell’ultimo atto.

“Andiamo Amy, dai che ti porto via. Noi due soli, come una volta, cosa ne dici? Eh?” Gregor stava facendo un cenno con la mano libera per invitarla ad unirsi a lui. Aveva scelto la voce di una volta, quella che a lei era familiare, quella che prometteva complicità ed intimità. Eppure lo stesso uomo, solo pochi minuti prima l’aveva colpita ripetutamente a schiaffi chiamandola puttana. Entrambi i colpi facevano ancora male.

“Amy! Non ho tempo! O vieni con le buone o con...”

“Fuck you Gregor!”

L’espressione dell’uomo si rabbuiò immediatamente nel sentirsi dire quel -va a farti fottere-. Non gli era mai successo prima che una di quelle sgualdrine si ribellasse a lui. Quel sorriso maniacale si trasformò in un ghigno rabbioso. Le due espressioni tutto sommato simili.

Avanzò deciso con quell’attizzatoio puntato. Il sangue di Old Clifton ancora appiccicato all’uncino. Leonarda si scagliò contro di lui, non c’era altra scelta, ma Gregor la colpì sul braccio con la barra dello strumento metallico facendo sì che la donna cedesse il bastone in preda ad un dolore lancinante.

Michela si era spinta contro il muro tenendo le braccia allargate con Amy schiacciata dietro di lei. Cercò di raggiungere uno dei ceppi della catasta accanto al camino, piegandosi di lato, ma erano troppo lontani, l’unica cosa che poteva fare era aspettare che Gregor fosse abbastanza vicino per riuscire a colpirlo con un calcio alle gambe, prima che la colpisse lui con l’attizzatoio.

Ormai Gregor era ad un passo da loro, Michela poteva vederne la schiuma alla bocca e gli occhi brillare impossessati dalla pazzia. Cercando di non muovere la parte superiore del corpo, per mantenere un minimo di distanza dall’uncino, cominciò a scalciare contro di lui con una furia animale, urlando. L’istinto di sopravvivenza era entrato in azione.

Leonarda si era riunita a lei, ma Gregor aveva quell’attizzatoio in mano e non c’era nulla da fare: per quanto cercassero di fare resistenza dovevano scansarsi per evitare di essere colpite. Alla fine, con uno slancio particolarmente violento, Gregor riuscì ad aggranfiare Amy per la maglietta tirandola verso di sé.

Questo fece sì che per un momento una calma fittizia scendesse sul salotto. Sembrava che tutti ne avessero bisogno. Una tregua, per tirare fiato e fare un inventario dei danni.

Gregor s’era portato Amy di fronte; l’attizzatoio con l’uncino puntato al collo della ragazzina.

“Adesso chiedi scusa puttanella che non sei altro!”

Amy tremando stava cercando le parole, ma queste faticavano ad uscire. L’uncino stava ora sfiorando la pelle della gola, freddo e bagnato.

“Chiedi scusa!!!” l’ordine uscì come uno sbraito, rabbioso; lacerante ed allo stesso tempo indispettito, come se Gregor fosse sorpreso dal fatto che Amy faticasse tanto a chiedere perdono.

Gregor stava indietreggiando, allontanandosi dalle donne trascinando Amy con sé.

La luce del candeliere tornò a fluttuare accompagnata da un zzz zzz elettrico che caricò l’atmosfera nella stanza.

La donna al suolo si portò in piedi, ma questa volta ogni traccia di Carol era scomparsa. Era Frances a guardare Gregor con i suoi capelli rossi che cadevano in lunghe pieghe folte sul cappotto nero della Clifton, quindi cominciò a cantare la Ballata di Polly Sun:

La mia bambina

La mia forza

Il mio fiore

La mia torre

La mia piccola

Ti hanno portata via

Hanno mentito

Hanno tradito

Ti hanno portata via

Sono morta quel giorno...”

Gregor indietreggiò, spaventato. Cosa stava succedendo? Cos’era questa messinscena? Che trucchi stavano usando queste tre?

Il candeliere si spense, solo il fuoco del camino alle sue spalle illuminava la stanza facendo tremare i confini tra luce ed ombre.

“O la smettete con questa pagliacciata o questo le finisce in gola!” urlò indicando l’uncino, che ormai spingeva contro la pelle di Amy la quale era rimasta altrettanto terrorizzata di fronte a quella scena non capendo se la minaccia più incombente fosse l’attizzatoio o l’impossessata davanti a lei.

La luce del fuoco si fece più viva: un altro ceppo che si stava arrendendo alle fiamme.

E poi Gregor le vide e quell’espressione folle scomparve. Corrugò la fronte sorpreso, com’era possibile?

Mary ed un’altra ragazzina erano apparse nella stanza; da dove non l'avrebbe potuto dire. Se Gregor non avesse saputo che Mary era morta sette anni prima -e come avrebbe potuto non saperlo?- non ci avrebbe trovato nulla di strano, se non gli abiti di pezza indossati dall’altra bambina ed una luce sinistra che brillava nei loro occhi.

Entrambe avevano le mani sul grembo e stavano avanzando verso di lui fissandolo.

“M… Marry? Cosa ci fai qua? Cr...Credevo che… che...!”

La sua voce era tornata normale, la stessa che aveva usato con Michela nel pub: gioviale, rassicurante quasi. Ma non riusciva a nascondere il terrore che si celava sotto quell’apparente normalità.

“Mary? Cosa vuoi?” Adesso l’impossibilità di quella circostanza stava davvero diventando palese. Gregor strinse Amy ancora contro di sè.

Mary e Polly erano ad un passo da lui, illuminate dal bagliore del fuoco alle sue spalle. Frances dietro di loro continuava a cantare la ballata con quella sua voce cristallina. La stanza stava diventando rovente ed ora anche Michela e Leonarda si erano avvicinate al gruppo.

“Se fate un altro pazzo la sgozzo!” la rabbia era tornata, ormai era l’unica emozione che poteva permettersi: se avesse considerato le altre sarebbe impazzito. Una pazzia diversa, un luogo troppo scuro da cui non c’era più ritorno.

La stanza stava diventando sempre più luminosa e calda, la luce danzava sulle superfici dei mobili raggiungendo le ombre negli angoli scuri.

“Cosa cazzo volete!? Puttane di merda!” Gregor stava tremando.

Poi Mary parlò, la stessa voce che aveva da viva, sbarazzina ed intelligente con quel invitante accento del nord:

“Amy, fagli vedere di cosa sono capaci le puttane!”

Qualcosa scoppiò alle spalle di Gregor distraendolo, seguì un bagliore. Amy ne approfittò per portare le mani sull’attizzatoio. Lo prese e con tutta la sua forza lo spinse contro la gamba dell’uomo. Nello stesso istante, Mary e Polly coprirono la poca distanza che li separava facendolo arretrare in disgusto.

Gregor perse l’equilibrio cadendo tra le fiamme che stavano divorando la moquette.

In quei pochi secondi, prima che la pelle cominciasse a bruciare e perdesse i sensi, Gregor vide Amy china su di lui, lo stava colpendo urlando ripetutamente la parola -bastardo-, accanto a lei Mary e quell’altra bambina avevano messo le braccia sulle spalle della ragazza confortandola. I loro occhi lo stavano fissando con un aria di sfida. Una sfida che aveva perso.

Poi chiuse gli occhi. E fu il buio.

EPILOGO

Michela e Leonarda lasciarono Carol ed Amy nel cortile assieme a Gregor, ancora svenuto e con le mani legate per assicurarsi che non facesse pazzie nel caso tornasse in sé. Rientrarono nell’appartamento per recuperare il corpo di Old Clifton ma ormai la stanza era stata inghiottita dalle fiamme e dovettero desistere, comunque non sarebbe servito a nulla: impossibile che il vecchio fosse sopravvissuto ai colpi dell’uncino, era già morto portando tutti i suoi segreti con sé all’inferno.

Le vetture della polizia non tardarono ad arrivare, assieme a quella dei vigili del fuoco e a due ambulanze. I flash azzurri dei fari roteavano tagliando l’oscurità della notte già disturbata dalle fiamme che uscivano dal salotto di Old Clifton.

Portarono via Gregor, era fuori pericolo: le fiamme avevano causato quelle che poi vennero diagnosticate solo come ustioni di secondo grado. Il fumo che si era levato dalla moquette gli aveva fatto perdere i sensi. I capelli erano bruciati, così come parte del collo e delle braccia, ma grazie all’intervento delle donne che l’avevano allontanato dal camino e trascinato fuori dalla Hall, l’uomo se la sarebbe cavata con poco.

Le donne vennero accompagnate all’ospedale di Matlock dove, assieme agli accertamenti di routine per assicurarsi della loro idoneità fisica, venne loro offerto il supporto di cui avrebbero avuto bisogno.

Nei giorni successivi vennero contattate dalla polizia, come testimoni, per partecipare all’inchiesta con la loro versione dei fatti.

In quei pochi momenti in cui erano rimaste sole tra loro, le quattro donne decisero che avrebbero raccontato tutto, tralasciando ovviamente l’apparizione di Frances, Mary e Polly. Anche Amy non aveva avuto bisogno di troppa persuasione: la sua di testimonianza era quella che avrebbe incastrato Gregor aggiungendo alle accuse dell’omicidio di Mary e del parricidio anche quella di abuso e violenza sessuale. La catena che generazioni di Clifton avevano legato attorno alle loro vittime si era spezzata quella sera di novembre.

Ad investigazione finita venne rivelato che Gregor aveva abusato Amy da quando questa aveva undici anni.

Era stato il prezioso whiskey di Old Clifton a dimostrarsi, alla fine, fatale per i piani di Gregor. Il contenuto dei decantatori, frantumati dall’urlo di Carol, si era versato sul camino e sulla moquette dove aveva agito da perfetto combustibile per le fiamme che raggiunsero così la catasta di legna e da lì l’intera stanza.

Tutto era cominciato con un rogo, sembrava giusto che finisse allo stesso modo.

Gregor confessò o, quantomeno, corroborò le deposizioni delle donne.

Altre rivelazioni sulle sue attività predatorie vennero poi alla luce quando la polizia cercò tra i suoi documenti e sul suo computer.

Gregor confessò di essere in possesso di una copia della chiave del cottage e che era stato lui ad avere lasciato il sonaglio sulle scale, prima dell'arrivo delle donne, e ad imbrattare sia la stele che le pareti. Voleva che l’idea del cottage come casa vacanze non funzionasse, per punire Jasmine per non aver corrisposto il suo amore, ma anche per farla tornare nel villaggio. Aggiunse che però non aveva avuto nulla a che fare nè con i successivi spostamenti del sonaglio nè con le riviste sparse ovunque nella stanza. Cosa che confuse gli investigatori i quali chiesero delucidazioni a Leonarda e Michela le quali risposero affermando che non sapevano di cosa Gregor stesse parlando.

Un altro tassello della storia che gli investigatori non riuscirono a chiarire con certezza fu la dinamica che aveva portato le donne a confrontarsi con Old Clifton in primo luogo. Le donne mentirono dicendo che Carol aveva voluto togliersi un peso di dosso confessandogli che Mary era incinta al momento dell’incidente e che da lì le cose erano degenerate. Forse più che mentire avevano omesso qualche dettaglio importante.

Dal canto suo Gregor fece richiesta di vigilanza straordinaria: non voleva essere lasciato da solo. Il rapporto investigativo riportava che gli ufficiali affidati al caso avevano descritto Gregor: ‘...visibilmente terrorizzato da ciò che l’accusato definisce come la presenza dell’adolescente: Mary Clifton -che il suddetto ammette di aver intenzionalmente investito sette anni fa- assieme a quella di due individui femminili, a lui non noti: una bambina abbigliata in modo arcaico ed una donna la cui presenza si sarebbe impossessata del corpo di Mrs Carol Clifton cantando quindi una ballata locale: La Ballata di Polly Sun. L’accusato aveva espresso il desiderio che le donne presenti alla Elton Hall durante l’accadimento dei fatti qui riportati venissero interrogate rispetto a tali presenze. Le donne in questione negano l'avvenimanto di tali fenomeni sottolineando il fatto che Mrs Clifton è ben nota nel villaggio di Elton per avere la passione del canto e per quella ballata in particolare. Ulteriori esaminazioni psichiatriche riconducono l’impressione di tali presenze a fattori di stress post traumatico….’

Michela e Leonarda passarono le giornate seguenti ospiti di Carol alla Clifton Farm.

Jasmine le raggiunse. Era ormai rimasta l’unica erede della dinastia Clifton di Elton Hall. Lady Jasmine Helen Clifton.

Carol le raccontò tutto quello che avevano scoperto durante quella fatidica serata. A Jasmine, con l’aiuto di Michela e Leonarda si permise di raccontare anche di Polly, Frances e, soprattutto, di Mary. Mary la sorella con cui Jasmine era stata amica per anni e che non aveva mai saputo d’avere.

Il giorno successivo Jasmine si recò dal notaio della famiglia dove Carol Clifton venne ufficialmente trascritta come co-beneficiaria del patrimonio lasciato dai Clifton di Elton Hall.

Quando gli ufficiali si dichiararono soddisfatti con l’inchiesta, Michela e Leonarda furono finalmente libere di tornare a casa.

Il giorno della partenza le quattro donne si trovarono sull’aia della cascina.

L’aria era fredda ed aveva cominciato a nevicare. Le due italiane stavano per salire in macchina mentre Carol e Jasmine si apprestavano a salutarle sapendo bene che la loro storia non poteva finire lì. Si sarebbero riviste un giorno, di sicuro.

Un movimento tra i cespugli che circondavano l’aia colse l’attenzione di Carol. Prima fu come se il vento avesse scosso dei rami, poi Carol notò che qualcosa si stava facendo spazio tra le poche foglie ancora appese per venire verso di loro.

L’animale stava camminando deciso, la folta coda formava un arco veloce con il suo scodinzolare allegro.

La volpe le raggiunse, sedendosi accanto a loro. Carol si chinò convinta che l’animale si sarebbe allontanato: ne aveva viste tante di volpi, le lasciava in pace ma si erano sempre mostrate diffidenti.

Questa no, rimase lì spingendo con il muso contro la mano di Carol invitandola ad accarezzarla.

Carol cominciò a piangere, allungò la mano lasciando che toccasse il pelo dell’animale. Prima esitando, poi con convinzione, le sue dita affondarono in quella pelliccia morbida e calda. La volpe si sdraiò sulla schiena crogiolandosi in quel massaggio, era una giovane femmina, le sue zampe grattarono gentilmente la mano di Carol affinché non la smettesse di carezzarla.

Poi la volpe si mise a quattro zampe, guardò le donne con quella sua aria intelligente annusando l’aria e si diresse verso la porta della cascina, guardandosi di tanto in tanto alle spalle come per invitare Carol a seguirla.

Carol si asciugò gli occhi e soffiò il naso arrossato, poi sorrise guardando le sue nuove amiche, “È tornata!”.

Fine

Una veloce nota, tutti i luoghi qui descritti esistono realmente, basta cercarli su Google Earth. Winster ed Elton non sono per nulla così austeri come lì ho fatti apparire, tutt’altro: sono molto pittoreschi, però in una giornata di pioggia...

Anche il cottage e la Farm esistono sebbene ne abbia cambiato i nomi e l’apparenza. Per Elton Hall ho invece immaginato la vera Winster Hall trasportandola nel borgo limitrofo, la vera Winster Hall ha una storia di fantasmi tutta sua, cercatela… Sia la Ballata che la leggenda delle Nine Ladies sono di mia invenzione ma, sia le Nine Ladies che Robin Hood Strides esistono davvero.

La canzone più adatta al racconto è senza dubbio la meravigliosa 'L'aigle noire' di Barbara.

Ispirata da una storia d'abuso.

I paesaggi sono idillici. Andateci!

Grazie per avermi seguito. Ivan

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