scrivi

Una storia di Franco.frasca.bhae

1

IL BAVOSO

Sequel+Epilogo

Pubblicato il 15 aprile 2017

Il “bavoso”.

IV

I messaggi c’erano, tutti platealmente scritti o meglio digitati dalla stessa mano tanto che parevano inviati con il sistema del copia e incolla. Le carte prepagate erano una differente dall’altra e tutte rilasciate a extracomunitari che nel corso dell’ultimo anno avevano lasciato forzatamente il nostro paese. Dunque si ripartiva da una cerchia di persone che avevano libero accesso nel capannone adibito a deposito da parte della Prefettura. Una di queste aveva fatto sicuramente sparire un numero imprecisato di SIM che era stato poi utilizzato per lanciare volgari approcci telematici a ragazze inconsapevoli del pericolo che si stava scatenando sulle loro giovani vite. Il Vice questore Lecce comprese quasi subito che era come cercare un ago in un pagliaio. La gente che entrava e usciva da quella specie di magazzino degli oggetti “smarriti” proveniva da tutti i centri di accoglienza pubblici e privati sparpagliati nella penisola, la gestione del carico e scarico del materiale trattenuto o meglio sequestrato era stata affidata a una cooperativa di ex detenuti in cerca di redenzione che operava sotto il controllo discreto e forse anche un poco strafottente di alcuni funzionari dell’ufficio stranieri della Questura centrale. Insomma un dannato girone del disordine organizzato dove tutti si facevano i cazzi loro. Le ricerche che furono eseguite stabilirono soltanto che le prepagate erano state prelevate da buste diverse depositate dai centri di Lampedusa, Crotone, Ventimiglia e Trieste. Chissà quante altre ne mancavano e si trovavano adesso nelle mani del “bavoso”per continuare a fare liberamente i suoi sporchi “corteggiamenti”! Il Dott. Carnemolla arrivò come il solito senza alcun preavviso e si “accomodò” con tutti i suoi centoquarantachili nella stanza temporaneamente deserta del Vice questore. Lecce era in conferenza stampa nel tentativo poco convinto di trasmettere all’opinione pubblica una rasserenante sicurezza che il serial killer delle sette ragazze sgozzate aveva oramai le ore contate. Quando rientrò dalla sceneggiata, trovò il suo vecchio amico che russava come un trattore e siccome forse era l’unica cosa che gli invidiava, cercò subito di vendicarsi in modo abbastanza crudele. Sbatté la porta a vetri con una forza tale da sembrare che venisse giù l’intero edificio. Il povero Carnemolla sobbalzò dalla sedia e si toccò subito il cuore come per impedirgli di scappare via dal suo petto. “Grandissimo stronzo! Così mi fai venire un infarto di quelli che non lasciano neppure il tempo di dire minchia. La colpa è solo mia che mi ostino a darti la confidenza di parlare direttamente con te. La prossima volta vi spedisco le mie relazioni e vi mando tutti a fanculo!”. “ Carnemolla, ma che speranza ho di quello che hai da dirmi se ormai appena posi il culo su qualcosa che sporge entri in coma profondo. Passi metà del tuo tempo a dormire e l’altra metà a mangiare. Quando e come fai il tuo lavoro è diventato un mistero. Comunque sbrighiamoci che qui il sonno è vietato per legge!”. Lecce sapeva bene che quello che aveva detto non era assolutamente vero, apprezzava e stimava molto la professionalità del suo amico. Collaborava con lui da oltre dieci anni e come responsabile dell’Ufficio medico legale, con i suoi rilievi e le sue intuizioni, gli aveva tante volte spianato la strada nella soluzione d’indagini complicate e quasi irrisolvibili.

V

“Intanto ti posso certificare, semmai ancora fosse necessario, che le sette ragazze sono state uccise dalla stessa persona. Il DNA della saliva spennellata a colpi di lingua sul collo delle vittime corrisponde in una scala da uno a dieci, per nove punto nove. Ho trovato nello stomaco di ognuna tracce di Killitam che è un potente sonnifero a gocce per cani. Il “bavoso” deve avergliele propinate a tradimento mischiate in una bibita gassata, tipo coca cola, bitter e altre schifezze simili. Così dopo averle intontite, seviziate e violentate , con molta probabilità in una legnaia oppure in un capanno degli attrezzi e affermo questo perché ho trovato i loro corpi come “infarinati” da segatura e polvere di torba , le trasporta , per finire il suo schifoso lavoro, nella pineta oppure nella cava di pietra, insomma dove poi le avete trovate ” .

“Carnemolla, tutto questo è plausibile. Mi manca però il filo conduttore, una causa scatenante. Il maledetto maniaco come sceglie le sue vittime? A casaccio, una tra cento che ispira particolarmente i suoi ormoni marci e glielo fanno indurire ? Il copione è sempre lo stesso però quando, come e perché inizia la recita. Prima le inonda di porno messaggi, poi le rimorchia, le porta al bar, le rimpinza di sonnifero, le trascina in una catapecchia, le stupra e infine le va a depositare in un luogo isolato dove, dopo un’ultima leccatina sul collo, le sgozza senza alcuna pietà. Le ragazze non avevano nulla in comune , non erano grasse e neppure anoressiche, non erano della tribù dei watussi né erano la versione femminile dei sette nani, erano commesse, infermiere, domestiche, ragazze normali che non si conoscevano tra di loro, che abitavano in quartieri differenti, che il sabato sera non frequentavano la stessa pizzeria o la stessa discoteca”.

La porta a vetri si spalancò senza preavviso e il Vice questore scattò dalla sedia come una molla per mangiarsi l’impavido disturbatore del proficuo scambio d’informazioni e riflessioni che stava avvenendo in quella stanza. Si dovette però ingoiare la lingua perché apparve una bella ragazza in divisa mai vista prima scortata da quella faccia di scorfano del Questore e dal suo primo leccapiedi Nardini. “ Lecce, le presento l’agente scelto Pisana che lo stesso segretario del ministro ha assegnato alla nostra squadra per darci una mano in questo delicato momento. La collega si è distinta in passato in altre situazioni investigative con risultati eccellenti. Da oggi stesso è operativa e dunque il tempo di metterla al corrente dello sviluppo delle indagini e poi potrà impiegarla come meglio riterrà opportuno”. Terminate le formalità di questo primo incontro, Lecce e Carnemolla rimasero nuovamente soli perché l’allegra compagnia si era spostata per una visita guidata nelle altre stanze della questura. Lecce si accese l’ennesima sigaretta e sbuffò tossendo oltre al fumo anche il commento di questo inatteso aumento dell’organico. “Voglio proprio vederla questa fighetta del ministero in azione. Gliela restituirò con ricevuta di ritorno”. Carnemolla che si era nuovamente assopito ebbe come un fremito, come qualcosa che si era dimenticato di riferire e che adesso gli tornava con forza a galla. “ Vice questore, una cosa in comune le vittime ce l’hanno. Hai le foto appese alla parete dei volti senza vita, con gli occhi chiusi e i capelli scompigliati e ti è evidentemente sfuggita. Quelle povere ragazze hanno tutte gli occhi azzurri, lo stesso colore del cielo!”. Lecce rimase basito, forse per la rabbia di non esserci arrivato da solo. Provò comunque una sincera ammirazione mista a gratitudine per quel suo amico dottore che gli stava dando un aiuto insperato e poi chissà perché si ricordò che anche la nuova collega che aveva conosciuto pochi minuti prima aveva degli splendidi occhi azzurri, dello stesso colore del cielo!

VI

Questa volta dovette precipitarsi in ospedale per il figlio più piccolo, operato d’urgenza per una appendicite acuta. A guardarli attorno al letto sembravano davvero una famiglia normale e unita. La madre che teneva stretta la mano del bambino ancora intontito dall’anestesia. Il fratello un poco più grande dall’altro lato a fianco del padre visibilmente scosso e preoccupato. “Papà, quando ci porti a pescare con la barca?”. “ Appena sei guarito ci andiamo per tutta la giornata e facciamo colazione, dove il mare è davvero profondo, dove non ti puoi distrarre nemmeno per un momento perché lì ci sono i grandi pesci che abboccano in continuazione. Compreremo le migliori canne da pesca in circolazione e ci procureremo delle esche infallibili. Giuro che lo faremo!”. “ Tutti assieme, però. La mamma mi ha detto che ci viene pure lei”. “ Certo che sì, ve lo prometto, si va tutti assieme!”. Tornò in questura come un cane bastonato, assalito dai rimorsi di quante promesse, non aveva mantenuto. Quella mattina sua moglie non aveva un filo di trucco eppure gli era parsa straordinariamente bella. Sapeva di amarla ancora e si vergognò di averla perduta forse per sempre. Montagnola lo aspettava in ufficio seduto davanti al computer con quella sua faccia da vecchio pugile suonato. Quando non aveva un compito specifico, spulciava la banca dati nella speranza di trovare qualcosa. “Capo, la collega Pisana mi telefona ogni mezzora per sapere se lei è rientrata perché le deve riferire una cosa di assoluta importanza. Non l’ha voluto disturbare mentre era in Ospedale. Che faccio, la chiamo io per dirle che può venire?”. “Sono venti giorni che è in servizio qui da noi e ha raccolto al massimo altrettante dichiarazioni giurate di persone. Una ogni giorno, che parlano sai di cosa? D’insipida aria fritta. E ora vuole il permesso, per lasciare temporaneamente il posto che le è stato assegnato, rinunziare a raccogliere la sua dichiarazione quotidiana, attraversare tutta la città e venire qua per dirmi una cosa che non se la può tenere più fino a domani. Dille di venire a suo rischio e pericolo, perché se mi viene a raccontare una sonora minchiata, la rispedisco a calci in culo dal suo amichetto ministro”. Quando tirava quell’aria, era consigliabile non varcare quella porta. Lo sapevano tutti e persino il questore si teneva lontano. L’agente scelto Pisana dopo meno di un’ora si presentò a rapporto. “ Dott. Lecce, forse ci siamo. A sapere questa cosa saremo solo in tre. Io, lei e il “bavoso”. Sono due giorni che mi tempesta di messaggi identici a quelli che hanno ricevuto le altre ragazze. Prima abbastanza soft e ammiccanti e adesso allusivi e sporchi come lui. Nel corso delle mie interviste ho dato a tutti il mio numero di telefono per mettersi subito in contatto con me, nel caso venisse fuori qualche fatto nuovo o il ricordo di un incontro o di un volto. Pertanto per lui non è stato un problema procurarselo. Nonostante la divisa, non riesce a resistere alle sue pulsioni malate, si sente invincibile, imprendibile e ha lanciato la sfida. Sa bene che anche se mettiamo sotto controllo il mio cellulare, facciamo un buco nell’acqua. Dall’altra parte troveremo una carta prepagata rilasciata a uno straniero rimpatriato con la forza. Possiamo solo vedere la posizione da dove ha pigiato il tasto d’invio, ma servirà a poco perché magari avrà l’accortezza di farlo il più possibile vicino a dove sono io in quel momento. Per lui adesso viene la parte più difficile, quella di riuscire a rimorchiarmi e poi a fare tutto il seguito. Secondo i sacri testi di criminologia dell’accademia non dovrebbe farcela a resistere per molto tempo. La belva sanguinaria ha fiutato la preda e il rischio di restare intrappolato, non basta a tenerlo lontano anzi lo eccita ancora di più. I miei occhi azzurri almeno con lui hanno funzionato alla grande!”. Il Vice questore si accese come un automa, la terza sigaretta del secondo pacchetto del giorno e poi avvolto da una nuvola di fumo puzzolente tirò fuori il suo primo pensiero. “Cazzo! Se hanno funzionato!”.

VII

Il Vice questore Lecce doveva ora adottare una linea d’azione per arrivare velocemente alla cattura del “bavoso” e impedirgli di commettere altre uccisioni di ragazze specie che adesso nel mirino del killer c’era addirittura un elemento della sua squadra che lo stava braccando, l’agente scelto Pisana. La divisa, la giovane età e i suoi splendidi occhi azzurri alla luce degli ultimi accadimenti avevano sollecitato in modo irrefrenabile l’istinto omicida dell’assassino seriale. Per il “bavoso” quella sarebbe stata la più ardita delle sfide e di sicuro si era anche convinto di vincerla. Tutte le interviste raccolte dalla Pisana erano state riesaminate parola per parola e le persone coinvolte passate ai raggi X per cercare nel presente e anche nel passato della loro vita qualche elemento di particolare rilevanza. Nel mazzo c’erano almeno tre carte degne della migliore attenzione. Un lavapiatti di un ristorante calabrese, ubicato proprio di fronte al negozio di fiori dove lavorava la quarta donna uccisa, arrestato quando era ancora minorenne per violenza sessuale ai danni di una turista svedese in vacanza a Tropea, un postino che aveva un processo in corso per atti osceni in luogo pubblico perché sorpreso a masturbarsi vicino ad una scuola e che consegnava ancora la posta nei quartieri della prima e seconda vittima e infine un tappezziere, maniaco della “mano morta” alle pendolari nella metropolitana dove ogni giorno per mesi e forse per anni avevano viaggiato quasi tutte e sette le povere ragazze dagli “occhi azzurri”. Incaricò Nardini con altri due colleghi arrivati in prestito dalla sezione "narcotici" di marcare a uomo le tre persone ritenute a torto o a ragione un poco più sospettabili delle altre. Dovevano alternarsi nella sorveglianza, raccogliere altre testimonianze riferibili a questi soggetti “sensibili”. Alla Pisana fece un discorso chiaro.”Non ti devi azzardare a prendere iniziative senza preventivamente informarmi. Devi continuare a girare per i quartieri che ti sono stati assegnati, fermarti a parlare con tutti però sempre alla luce del sole. Quando entri da qualche parte, in un negozio, in una casa, in un bar vedi sempre di non restare mai sola con il tuo interlocutore. Aggiornami continuamente dei messaggi che ricevi. Stai sicura che il “bavoso” ti verrà a cercare, sei diventata inconsapevolmente la donna dei suoi sogni malati. Tutto sta nel saperlo pazientemente aspettare e accoglierlo come si merita. Questo è un piccolo regalo della scientifica che ha un nome che è tutto un programma “salvavita beghelli”. Sembra il telecomando di un cancello o di una saracinesca di un garage, tienilo sempre a portata di dito. In caso di emergenza schiaccialo che “arrivano i nostri” alla velocità della luce!”. Poi chiamò Montagnola con la scusa di farsi portare un faldone di documenti. “ Tu sei quello che lavora con me da più tempo e sei pure quello di cui più mi fido. So bene che quando si tratta di pedinare una persona tu non hai rivali, nessuno si accorge di te, diventi invisibile. Devi seguire come un’ombra, la Pisana, anche quando va in bagno e soprattutto devi stare molto attento a tutto quello che accade intorno a lei. Le persone che la guardano e come la guardano e anche quelli che smanettano con il telefonino o si toccano l’uccello vicino a lei. Nessuno deve sapere di questo incarico che ti ho affidato. Sei il mio asso nella manica. Durante la notte sotto casa della Pisana ci metto quelli della volante. Appena “occhi azzurri” mette la testa fuori dalla porta è compito tuo starle appiccicato come un francobollo e pararle il culo … anzi il collo!”.

VIII

Una settimana piena di pedinamenti, appostamenti, segnalazioni, mobilitazioni. La squadra era sfiancata, demoralizzata e persino ridicolizzata dalla stampa, dai superiori, dai politici e peggio ancora dall’opinione pubblica. Una decina di poliziotti a caccia di un criminale che nel giro di pochi mesi aveva ucciso ben sette volte. La città era senza alcuna difesa, quasi rassegnata al grande sacrificio, in preda al panico di ritrovarsi con un’altra ragazza rapita, violentata e barbaramente uccisa. L’agente scelto Pisana non riceveva più messaggi sul suo telefonino, erano almeno quattro giorni che il “bavoso” non manifestava in modo tangibile il suo interesse morboso verso di lei. Questo silenzio non la rassicurava per nulla, il cobra prima di colpire se ne sta immobile per ore a fissare la sua preda, per non lasciarle alcuna via di scampo. Forse stava accadendo la stessa cosa e qualcuno la osservava in attesa del momento buono per fare scattare la trappola mortale. Il “bavoso” era per davvero lì davanti a lei, anche se la sua mente lo portava indietro nel tempo quando sua madre lo rinchiudeva con la forza nel sottoscala per toglierselo dai piedi quando riceveva gli“ospiti”. Sentiva ancora l’odore della muffa di quella piccola prigione e i rumori convulsi che provenivano dalla stanza accanto. Poi scrostando un’asse marcia della parete di legno riuscì anche a vedere! Suo padre era il pilota di un aereo militare esploso in aria nello scontro con un altro velivolo, era un vero eroe rimasto per sempre lassù in mezzo alle nuvole. La sua mamma invece era una donna che da quando non c’era più il papà si divertiva con altri uomini, che li sceglieva a caso e li portava nel suo letto, che si contorceva sotto e sopra di loro e che li leccava senza provare alcuna vergogna e ribrezzo nella faccia e nel collo. Il “bavoso” era ossessionato da quegli odori, da quelle immagini e soprattutto dagli occhi azzurri della madre che brillavano davanti a lui come il cielo. Pisana era stanca, il caldo della prima estate era già scoppiato e la puzza di pesce di quel mercato all’aperto era diventata insopportabile. Lei aveva intervistato una signora che vendeva frutta e verdura e che conosceva l’ultima ragazza, proprio quella che lavorava in una lavanderia. Non le aveva riportato nulla di particolarmente utile per le indagini, solo una grande commozione e la paura per la propria figlia studentessa universitaria che aveva pressoché la stessa età della vittima. Per puro caso le venne incontro quello strafottente di Nardini che aveva terminato da poco il suo turno di stretta sorveglianza a uno degli indiziati e colse l’occasione al volo per prendersi una pausa caffè insieme con lui nel bar più vicino. Il locale era modesto, ma c’era l’aria condizionata e sembrava abbastanza pulito. Nardini ordinò un tramezzino e una coca cola e la Pisana pure, puntualizzando subito dopo che il conto della consumazione si doveva pagare naturalmente “alla romana”. “Il Capo è sotto pressione, non credo che abbia le idee chiare. Ci sta logorando con questi pedinamenti del cazzo che non stanno portando a niente. Il “bavoso” è chiaramente un incensurato, abbiamo il suo DNA ma ci servirà solo a posteriori quando e se lo prendiamo. Adesso ce lo sbattiamo nel culo. Per me, quanto prima lo trasferiscono e smantellano l’intera squadra. Io me ne fotto perché ci sono abituato. Sono stato in quasi tutti gli uffici della polizia, alla narcotici, alla mobile, agli stranieri e persino alla giudiziaria. Dopo un mese d’indagini serrate abbiamo nelle mani soltanto dei messaggini pornografici che non portano da nessuna parte. A proposito collega, a me lo puoi dire in tutta confidenza, a una donna questo tipo di messaggi che cosa provocano?”. “Nardini, sei più stronzo di quanto potessi mai immaginare. Che cosa potrebbero mai provocare se non uno schifo totale. Pensi davvero che ci siano ancora in giro femmine “ricotta” che appena pronunci la parola cazzo diventano tutte siero e latte. Il “bavoso” è solo un uomo malato che riesce a scoparsi una donna solo dopo averla addormentata con il sonnifero e poi siccome ha paura di quello che ha fatto o si vergogna di averlo quanto quello di un bambino, la uccide prima che si svegli”. L’agente scelto Pisana si era quasi pentita di aver fatto colazione con Nardini in primis perché si era rivelato niente di più che un misogino sessista della malora e poi perché quella bevanda troppo fredda le stava procurando una strana sensazione di malessere. Pallida come un foglio di carta bianca si sentì come svenire. Per fortuna c’era il collega che le offrì, il braccio per sostenerla e un comodo passaggio in auto per riportarla a casa.

IX

Adesso la Pisana si vergognava come una bambina, ma non riusciva a tenere gli occhi aperti. Era come se tutta la stanchezza accumulata in quelle settimane all’improvviso le stesse schiacciando la testa. Desiderava solo stendersi sul suo letto e dormire fino all’indomani mattina. Riusciva a malapena a scorgere le cime degli alberi piantati ai fianchi della strada e sentiva il sibilo del vento che s’insinuava dal finestrino leggermente abbassato. Nardini si vantava di essere un ottimo guidatore e di sicuro stava forzando l’andatura per giungere il più velocemente possibile a destinazione. Aveva imboccato una strada secondaria per evitare il traffico caotico della città, anche se lei non ricordava di avere percorso mai tutti quei viali alberati per arrivare a casa sua. Chissà perché le venne da piangere quando vide all’improvviso il mare! “Dove cazzo mi stai portando, Nardini?”. Doveva cercare di restare sveglia e non farsi prendere dalla paura. Non trovava la borsa, dove c’erano il cellulare, la pistola d’ordinanza e … il “salvavita beghelli”. Lui era concentrato nella guida e non aveva più quell’aria da strafottente lavativo. Si accorse con la coda dell’occhio che la ragazza si stava agitando, rallentò la marcia, trattenne il volante della macchina con la mano sinistra e con l’altra le sferrò con furia selvaggia un pugno in faccia, e poi un altro e poi un altro ancora. A metà litoranea prese una stradina privata che portava in un vecchio palmento ormai in disuso. La trascinò svenuta in una grande stanza, dove c’erano ancora decine di botti di rovere in via di disfacimento e iniziò a svestirla. “Svegliati collega, che voglio vedere i tuoi occhi azzurri mentre godi a pieno il piacere. Sei molto bella, ti ho desiderato sin dal primo giorno che hai preso servizio. Voglio sentire il profumo della tua pelle, ti voglio leccare tutta”. Si sentì invece sollevato in aria da una forza straordinaria e tenuto saldamente fermo in una morsa di ferro da impedirgli quasi il respiro. Erano le braccia di Montagnola che anche questa volta aveva fornito prova della sua irreprensibile efficienza e che da giovane era stato per davvero un discreto pugile nella sua categoria dei medio massimi. Il Vice questore Lecce gli si parò davanti e gli puntò minaccioso la canna della sua Beretta sotto il mento. “Ti prometto che sfrutterò tutte le mie amicizie per assicurarti un comodo e tranquillo soggiorno nella prigione dove ti chiuderanno per il resto della tua esistenza, circondato dall’amore tenero e delicato di guardie e carcerati”. Poi, a sirene spiegate, arrivarono tutti, per prestare soccorso alla collega ferita, per delimitare presumibilmente la scena di tutti i delitti e per ricevere in pompa magna i giornalisti e le varie televisioni locali. Finalmente il “bavoso” era stato catturato, addirittura in flagranza di reato, anche se restavano lo stupore, il dolore e la vergogna che si trattasse di uno di loro ad avere commesso tutta quella lunga serie di orrendi crimini . Il “bavoso” aveva sofferto un’infanzia disturbata, aveva una doppia personalità ma era pur sempre un funzionario di polizia ad avere tradito il giuramento di difendere con ogni mezzo la legge e la vita degli altri.

Epilogo

Il Dott. Lecce passò dal negozio di caccia e pesca vicino al porto. Comprò delle canne “made in china” di ultima generazione e tutto l’armamentario occorrente per la pesca di ombrine e spigole. Noleggiò la barca dai fratelli Scuzzarello per tutta l’intera giornata della domenica. A parte i figli che lamentavano la sua scarsa presenza fisica, con la sua ex moglie i rapporti erano stati di solito tesi e difficili. Si rinfacciavano responsabilità, colpe, incomprensioni. La tenera sensibilità del più piccolo aveva compiuto il miracolo, li voleva almeno per un giorno riuniti come una famiglia normale. Si svegliò l’indomani alle prime luci dell’alba per prepararsi con tutta calma, avrebbe trascorso la pausa settimanale con le persone che contavano di più nella sua vita. La brutta storia del “bavoso” aveva lasciato un segno indelebile sulla pelle di tutti quelli che l’avevano vissuta direttamente. In questura, il clima era cambiato e i rapporti con i colleghi nuovi non erano più spontanei e genuini come prima. C’erano stati anche stravolgimenti nei ruoli e nella composizione degli uffici. Montagnola aveva ricevuto un encomio e promosso vice ispettore, la Pisana era stata trasferita alla sezione delle antisofisticazioni agroalimentari e il Questore chiamato a sfogliare carte nelle eleganti stanze del ministero. C’era poi un giovane ispettore appena sfornato dalle scuole sottoufficiali, due agenti scelti entrambi donne e un Vice questore proveniente dalla sezione antidroga che aveva preso il suo posto e la sua stanza. Il Questore Lecce si occupava adesso di coordinare l’attività di tutti gli uffici e non aveva più la materiale operatività delle azioni investigative e questo lo faceva sentire come un vecchio leone in gabbia. Alle sette in punto si trovò davanti alla villetta a schiera, dove abitava quella che riteneva a pieno titolo ancora la sua famiglia. Uscì lei, con la vestaglia addosso. “ Mi spiace ma non ho avuto il tempo ieri sera di avvertirti, noi non possiamo venire! Il piccolo è da due giorni che ha un brutto raffreddore ed è sotto antibiotici, il grande ancora dorme perché ieri sera è tornato molto tardi da una festa di compleanno di un suo amico e non credo che abbia alcuna intenzione di alzarsi e di venire a vomitare sulla barca, io stessa del resto da sempre soffro il mal di mare e avevo detto di si per non dispiacere i ragazzi. Ci sentiamo un altro giorno magari per farci tutti assieme una pizza. Buona domenica!”. Il Questore Lecce non trovò la forza d’animo di accennare a una benché minima risposta. Accese il motore e scappò via da solo verso il mare!

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×