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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine La Rosa dei Nove Fati

Il matrimonio

Capitolo 4

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Pubblicato il 09 febbraio 2018 in Storie d’amore

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I primi ospiti prendevano posto nella parte di giardino designata per lo svolgimento della cerimonia. Le sedie erano sistemate con meticolosa cura e, viste dall'alto, disegnavano sul prato verde sette file da venti posti. I primi a prendere posto, occupando alcune sedie in prima fila, furono i Koll e la famiglia Kitts. Quest'ultima aveva appena celebrato, qualche giorno prima, il matrimonio della giovane Diletta con Francesco Koll, il fratello minore di Elisabetta, la prediletta da Alvaro Kadosh. Esmeralda ed Elisabetta Koll erano vestite di nero, eleganti sì, ma ben si intuiva quanto quel matrimonio gli fosse indigesto e, a metterlo in evidenza, non c'era solo la scelta del colore, manco andassero a un funerale, ma l'espressione assai imbronciata che presentavano in volto.

I primi bisbigli soffocati dei partecipanti si accavallarono nel momento in cui entrò di scena Armando Kadosh, seguito dai felici nonni e dal furente Alvaro. Il primo appunto che volò, di bocca in bocca, riguardò la palese contrarietà di Alvaro a quelle nozze. Del resto non era un segreto, per nessuno della Rosa, quanto si fosse prodigato per trovare un modo affinché si potesse annullare quel matrimonio, ancor prima di giungere al fatidico sì. Le aveva tentate tutte e aveva sfoderato anche il suo potere per influenzare il Consiglio della Rosa, ma i vecchi patriarchi delle nove famiglie non diedero peso alle sue richieste, appoggiati anche, e soprattutto, dal vecchio Kadosh, il quale si mostrava estasiato, al contrario del figlio, per la scelta del Fato.

"Non ho aspettato trent'anni per vedere mio figlio sposato con una misera e insignificante Lewis!". Aveva intonato quel giorno al Consiglio e fu proprio suo padre Michele a congedarlo nel rispondergli:

"Stai dimenticando Alvaro che la Rosa è nata, secoli fa, per mantenere un equilibrio economico finanziario all'interno delle nove famiglie...e non per potenziare il potere di alcune famiglie. Stai viaggiando, o cerchi di viaggiare, nella direzione opposta e questo è un male per la Rosa stessa, un male che non possiamo permetterci. Ricordati che sei quel che sei grazie al fatto che le regole sono state sempre rispettate da tutti. Armando poteva scegliere di persona, ha optato per il sorteggio, il fato ha scelto la Lewis e le regole dicono che nessuno può opporsi alla decisione del fato. Nessuno di noi è in grado di farlo, neanche tu! Quello che pensi della Lewis, o quello a cui aspiravi per Armando, scende in secondo piano, qui conta, come ha sempre contato, la scelta fatta pubblicamente. Che tutti i presenti, me compreso, pensassero che Armando finisse per sposare Elisabetta Koll, ha poca importanza, non l'ha fatto e ognuno di noi può solo accettarlo. In finale, Alvaro, sei un Kadosh e come tale sei tenuto più di chiunque altro a rispettare le regole...dovresti saperlo bene, perché è quello che hai sempre ripetuto ad Armando, fino a fargli venire la nausea".

Michele Kadosh provò una soddisfazione immane nel dirgli quell'ultima frase, a lui per primo venne la nausea per quante volte l'aveva ripetuta ad Armando, nel corso degli anni, nell'intento di fargli fare ciò che voleva e mai ciò che desiderava. Usarla come arma contro Alvaro lo portò in estasi, si sentiva come un giustiziere che feriva a morte il cattivo ferendolo con la sua stessa spada.

Alvaro, però, non si era affatto rassegnato, anzi, era pronto a dare battaglia e lo si capiva bene, partendo dall'abito che indossava: un semplice abito comune, non tanto dissimile da quelli che usava per stare in casa. Il messaggio era evidente, almeno per gli invitati e soprattutto per Armando: quel matrimonio per Alvaro contava come un due di coppe quando la briscola è bastoni.

I vecchi Kadosh, invece, erano elegantissimi e raffinati. Michele indossava uno smoking impreziosito, sullo scollo, da ricami argentati. Aveva, ai polsini della camicia, due rubini, si andava ben oltre i semplici gemelli d'oro e la fascia dei fianchi era argentata, lucente come può esserlo il sole quando sorge. Sua moglie Amanda indossava un abito firmato di seta azzurrina, leggero e svolazzante; la borsetta era piccola e dorata; le scarpette erano in tinta con l'abito e fasciavano, con dei cinturini, le caviglie con luccicanti brillanti; aveva persino sfoderato la parure di diamanti che suo marito le aveva regalato per l'anniversario di matrimonio.

Armando sfilava deciso e con passi moderati, come era solito fare, verso l'arco rivestito di rose rosse che ospitava l'altare. Il suo sguardo non vagò alla ricerca dei volti che lo circondavano, ma fissavano l'obiettivo che doveva raggiungere. L'attenzione dei presenti, specie della signora Koll, si posò su di lui.

"Ha un abito divino, c'è da dirlo, lui è impeccabile come sempre, peccato che sia sprecato tutto questo per quella lì", sentenziò portandosi con la bocca vicino all'orecchio della figlia.

"Voglio proprio vederla quella mezza balena come sta con l'abito da sposa...tanto balena è e balena rimane". Fu la risposta di Elisabetta.

"Non credo che farà una bella figura, so che Alvaro ha chiesto alla stilista di non osare con il prezzo, insomma, porterà un abito semplice, moderato, di poco conto...come del resto merita una come lei". Sorrise nel dirlo e stuzzicò, anche nella figlia, un ghigno felice.

Armando fermo davanti all'altare non sembrava mostrare nessun interesse per i vari bisbigli che gli arrivavano alle orecchie, era concentrato, con le mani unite sul davanti, all'altezza dell'inguine e attendeva, con il prete davanti che arrivasse la sua sposa.

La marcia nuziale, suonata all'organo, posto vicino all'altare, iniziò a espandersi nell'aria primaverile. I volti degli invitati si voltarono automaticamente indietro e rimasero di stucco nel vedere Alessandra.

Quell'abito era impossibile non notarlo, come era impossibile non rimanerne incantati. Era stupendo e nell'avvolgere Alessandra risultava perfetto, alla vista di molti, non sembrò neanche che ci fosse la Lewis al suo interno. Sembrava un'altra. Per non parlare della fila di damigelle che tenevano in mano quei quattro metri abbondanti di velo, al di sotto del quale, si dimenava, accarezzando l'erba, i tre metri di strascico, i cui diamanti sparsi giocavano con il sole, lanciando nell'aria mini fulmini lucenti.

"Guarda Alvaro, tra un po' gli viene un infarto...", commentò Michele sottovoce alla moglie.

"Se guardi dalla parte della Koll, invece, capirai cosa vuol dire la frase: mi sto mangiando il fegato!", sentenziò allegramente Amanda in risposta al marito.

Gli occhi di Alvaro si spostarono verso Armando, il quale era rimasto immobile, di spalle al padre, non si era per nulla voltato, neanche quando sentì Paolo, il suo fedele servo che non lo lasciava mai, intonare con stupore:

"E' bellissima, se posso permettermi di dirlo signore, ma è veramente bellissima, non sembra neanche Alessandra Lewis, sembra un'altra...è...è una donna, una signora donna, quell'abito la rende molto diversa dalla semplice Lewis dei ricevimenti".

In effetti quell'abito magnifico la rendeva molto più matura della sua età, ma Armando non volle rovinarsi la sorpresa nel ritrovarsela di fianco, a differenza di quel distacco freddo che tutti gli appioppavano addosso, era assai curioso di vederla, ma preferì attendere per potersela gustare da vicino. Suo padre, invece, sentiva montare la rabbia man mano che fissava le sue spalle e già pensava alla sfilza di parole di rimprovero che avrebbe sviolinato alla stilista, la quale aveva evidentemente ignorato le sue disposizioni. Gli sarà costato una fortuna...era la frase che gli rimbombava in testa mentre guardava suo figlio.

Esmeralda ed Elisabetta facevano fiamme dagli occhi, l'invidia della giovane Koll era evidente nel suo volto mentre guardava sfilarle davanti Alessandra.

"Per fortuna che l'abito doveva essere ordinario", replicò alla madre.

"Alvaro è arrabbiato, lo vedi? Qualcosa deve essergli sfuggito di mano, comunque sia, abito o meno, quella resta sempre nettamente inferiore a te", sua madre cercò di limitare il suo rammarico, ma la giovane Koll era davvero inviperita.

"Quella mezza balena sarà anche un quarto di me in valore, ma è lei che sposa Armando e dovevo sposarlo io! Me lo avevi promesso!".

"Pazienza, cara. Ci vuole pazienza, ci sono tanti modi per liberarsi di una moglie scomoda, tu sarai la signora Kadosh, prima o poi, devi solo avere pazienza". Esmeralda le fece un sorriso malizioso, come se fosse realmente convinta di ciò che pensava.

Giunta di fianco ad Armando, Alessandra trattenne il fiato e si rassegnò definitivamente all'idea che stava realmente accadendo: di lì a poco sarebbe diventata la moglie dell'iceberg siberiano. La cosa non la rendeva felice, ma cercò di essere in vena, almeno in apparenza, con la classica e solare immagine della sposina. Armando, del resto, nascose benissimo l'effetto visivo che, d'impatto, lo travolse nel ritrovarsela davanti: era effettivamente molto bella e matura, leggermente truccata, ma senza travolgere quel visino dolce. Non la conosceva bene, ma in lei aveva sempre apprezzato due cose: la tendenza a essere una ragazza acqua e sapone; e il fatto che fosse l'unica della Rosa che non gli ronzava intorno come una cagna in calore che gira intorno all'osso.

Era ben consapevole che Alessandra lo digeriva poco e niente, ma del resto, anche lei, non aveva una conoscenza approfondita sull'uomo che stava sposando. Armando, però, su un punto non aveva dubbi: da una ragazza che non corre dietro al tuo denaro puoi sempre farti amare per ciò che sei, mentre le altre, quelle cagnette che aveva sempre avuto addosso, avrebbero sempre preferito il denaro alla sua persona. Specie se la cagnetta in questione era Elisabetta Koll.

Mai e poi mai l'avrei sposata, non è né più e né meno di quello che è sua madre. Come si dice? Tale madre e tale figlia, infatti, è puttana la madre e troia la figlia!

Fu il pensiero che gli balenò in testa pensando alla discussione con il padre poco prima del matrimonio. Quanto lui fosse bravo a nascondere certi pensieri era evidente, come era chiaro che nessuno dei presenti, neanche Alessandra, era a conoscenza di quanto lui fosse, in realtà, preso da quella ragazzina paffutella.

Per Amando non era mai stata una mezza balena, come osavano chiamarla gli altri della Rosa per via di qualche chiletto in più; come non era stata mai sfrontata o ribelle, ma sincera, seppur fastidiosa a volte nell'esserlo. Di sicuro, ne era certo, il matrimonio con lei non sarebbe stato facile, avevano ben poco in comune e due caratteri che sembravano viaggiare all'opposto. Per lo meno, però, avrebbe avuto accanto una brava ragazza, seppur difficile da gestire e fermare, ma non voleva pensare a questo in quel momento, era arrivato il fatidico sì.

Il tempo farà il suo corso, nel bene e nel male...pensò subito dopo il "vi dichiaro marito e moglie".

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