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Una storia di steo

Questa storia è presente nel magazine DIOCIHACREATIGRATIS

Gli uomini non fanno schifo e nemmeno le donne

esistono solo brutti uomini e brutte donne

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Pubblicato il 17 ottobre 2017 in Altro

Tags: persone

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Sono sempre stato molto attento agli altri – anche se non sembra – per il semplice fatto che ho un modo di fare che, probabilmente, è diverso da quello degli altri. Forse non comunico empatia di cui gli altri si accorgono o almeno non lo facevo, pare infatti che ultimamente sia riuscito a farlo.

Ma non è questo il punto al momento, anzi.

Parliamo invece di rispetto: il rispetto non è un qualcosa che ha a che fare con l’empatia, credo che vadano in due direzioni parallele anche se, a volte, possono sovrapporsi in maniera inaspettata e strana.



Trovo che il rispetto sia un qualcosa così semplice da dare che è assurdo che a volte sia così difficile riceverlo



Mi sono sentito a volte una brutta persona perché non ho provato empatia nei confronti di un’altra persona ma solo per il semplice fatto che mi è stato fatto notare.

Il problema che la gente che non comprende è che, al contrario del rispetto, l’empatia non è qualcosa che si può esercitare in maniera cosciente quindi mi chiedo sempre quanto sia giusto – o corretto – far sentire male una persona perché non prova empatia.

Questa fa parte di quelle cose della vita che appartengono a una determinata sfera dell’uomo:



Non accettare il fatto che tutti siamo diversi e che nessuno è nel cervello degli altri



Chiariamoci, io sono il primo che commette questo errore ma spero che rendermene conto mi permetterà di limitare i danni.

L’empatia è una connessione forte che si crea da una persona verso l’altra o reciprocamente fra due persone:



il fatto di non averla provata a volte in passato mentre qualcuno la stava provando verso di me, è qualcosa che mi ha fatto stare realmente male con me stesso



Non mi sono sentito male nei confronti di quelle persone che mi hanno fatto notare la mia mancanza di empatia, in quel caso ho provato una grande mancanza di rispetto.


L’altro giorno ho scritto di quanto sia tutto relativo, di quanto ogni piccolo gesto possa essere frainteso e di come su questo, a volte, ci possiamo fare poco e niente.

Essere onesti con se stessi, però, è un altro discorso, perché è sì vero che a volte le persone possono distrarsi, possono essere fraintese, ma ci sono persone abbastanza intelligenti da comprendere che quello che stanno facendo è sbagliato ma, semplicemente, non gli interessa.

E questa cosa mi fa arrabbiare, a tal punto da non accettarlo in nessuna maniera.

Però sapete, alla fine della giornata, raduno i pensieri, quelli normali, quelli intrusivi e mi chiedo


si, ma che senso ha, arrabbiarsi?


Sì, non bisogna essere passivi, non bisogna farsi scivolare tutto addosso, bisogna reagire, ma tutte queste belle cose vanno in conflitto con il fatto che, fondamentalmente, poco ci puoi fare.

Certo, puoi alzare il telefono e urlare, puoi scrivere tutto quello che pensi, se non hai voglia di chiamare puoi prendere di faccia quella persona e vomitarle tutto quello che vuoi in faccia oppure puoi iniziare la tua campagna social passivo-aggressiva sperando che qualcuno se ne accorga. Sono poche delle tante strade che puoi percorrere quando ti senti mancato di rispetto ma, per fortuna ( ? ), ho realizzato che qualunque strada prendi, probabilmente fa male più a te che agli altri. È lo stesso discorso di quando ti chiedono se odi qualcuno.

“odio” è una parola molto grande, molto, e probabilmente c’è chi ne abusa, chi non ne coglie il reale significato.

L’odio una cosa che ti fa male; è un pensiero intrusivo che ti invade casualmente che non fa altro che peggiorare il tuo stato d’animo, senza conseguenza alcuna per l’altra persona.

E allora che senso ha?

Quando si è arrabbiati nei confronti di qualcuno, quello che si cerca di fare è fare male all’altra persona; che sia con le parole, con le mani, psicologicamente, fisicamente, direttamente, indirettamente.

È inutile negarlo, ognuno cerca la propria maniera di danneggiare l’altra persona, chi in maniera più astratta, chi più concreta.

Tutto questo esiste e non so se sia giusto o meno.

A volte credo sia buono sfogarsi con qualcuno, altre con la persona in questione, a volte con nessuno anche se questa risulta necessariamente la via più difficilmente percorribile, che ti porta verso un processo lento e doloroso di dissipazione - ed eliminazione - del dolore.

Perché prendo così a cuore questa cosa?


Perché a volte è talmente tanto semplice aver rispetto per qualcuno, che trovo assurdo che non lo si faccia


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