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Una storia di Massimo.ferraris

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LE GAMBE DI ALPHA

Pubblicato il 03 dicembre 2016

Peter Ascott, trentadue anni, fisico asciutto non dovuto ad ore di palestra ma ad una maledetta fortuna biologica, aspettò che le porte dell'ascensore si aprissero, poi con aria di chi è ben conscio di ciò che sta facendo entrò, componendo sul tastierino il numero 121.

-Farsi riconoscere- disse una voce elettronica femminile, talmente conturbante che gli venne quasi voglia di risentirla. Con uno sbuffo d'impazienza tolse gli occhiali, avvicinò l'occhio per la scansione ed aspettò che le porte si chiudessero.

-Una volta o l'altra ti invito a cena- disse nell'abitacolo, ridendo della battuta. L'ascensore partì impercettibilmente, poi accelerò sino a raggiungere la velocità di 87 km/h, quindi tornò a rallentare e il numero a caratteri 3D apparve sulla porta, informandolo che il piano 121 era stato raggiunto. Il corridoio che apparve era uguale a qualunque altro dell'edificio, lungo, illuminato da luci a diffusione elettromagnetica e punteggiato da porte recanti ognuna una targhetta con un numero. Strinse il manico della valigetta e procedette lungo quell'ambiente asettico e insonorizzato in cui persino i passi erano silenziati da un sistema di compensazione sonora. Guardò a terra la copertura simile al marmo bianco e pensò che tutto era stato studiato per evitare che qualsiasi rumore potesse disturbare il lavoro dei Sospesi. Provò ad emettere un colpo di tosse, ma dalla sua bocca uscì solo il silenzio. Ancora non capiva che diavolo di tecnologia stesse dietro ad un sistema come quello, di sicuro erano stati studi che avevano portato via anni di ricerche. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, anche far esplodere una bomba, ma nulla avrebbe turbato la condizione dei Sospesi. Controllò l'ora in formato olografico sul polso, quindi affrettò il passo, percorrendo tre corridoi all'apparenza indistinguibili. Per tutti, ma non per lui, abituato ad entrarci quasi quotidianamente. Finalmente la porta 121-086 fu raggiunta e, senza aspettare di essere invitato, la spinse, entrando.

"Buongiorno Peter, puntuale come sempre", sentì nel cervello. Il Maggiore Alan Grub dell'esercito degli Stati Uniti era in piedi con in mano il solito bicchiere di vino rosso californiano. "Posso offrire?" chiese come sempre, ben sapendo che Peter era astemio. Non demordeva e lui aveva pensato di spiazzarlo un giorno accettando.

"Ho qui le prove circostanziali" fece scattare la sicura della valigetta ed estrasse una cartellina di colore rosso. Grub ebbe un fremito di piacere afferrandola; erano due mesi che ci stavano lavorando e il pensiero che finalmente potevano cambiare le cose lo eccitava enormemente. Posò il bicchiere e si sedette su una poltrona di pelle. Nonostante fossero due anni che lavorava per lui, Peter provava disagio nel non udire rumore, nemmeno quello di una persona che si siede. La voce del Maggiore gli arrivava metallica direttamente nel cervello, grazie ad un microchip impiantato alla base dell'ipofisi. Bastava guardare l'interlocutore, e far fluire i pensieri che venivano trasmessi all'altro. Fare ciò gli era costato un mese di allenamento, poichè i pensieri hanno la cattiva abitudine di uscire senza controllo. Razionalizzazione cerebrale era chiamata, cioè la capacità di escludere giudizi e associazioni mentali tramite il controllo sulla parola non espressa. Una funzione alquanto complicata, ma che col tempo era riuscito a tenere sotto controllo. Il trucco consisteva, in caso di rabbia, nel non guardare direttamente l'interessato.

"Fantastico!" Grub chiuse la cartellina e tornò a sorseggiare il vino. "Venga con me, è il momento di dare inizio alla fase".

Sapeva di cosa si trattava, doveva esserne fiero, invece ogni volta il pensiero di ciò che il suo intervento produceva lo lasciava sgomento. Le perdite di vite umane si erano ridotte, ma il suo lavoro prevedeva comunque l'eliminazione di un certo numero di personaggi più o meno pubblici durante il ciclo di elaborazione del progetto. Uscirono nel corridoio e avanzarono di pochi metri, sino a raggiungere una vetrata. Grub posò la mano su un punto preciso, la chiusura sembrò ondeggiare, quindi si dissolse mostrando una stanza ovale attorniata da una serie simmetrica di lettini. Su ognuno di essi erano sdraiate donne del tutto simili che sembrava dormissero. Infatti assumevano posizioni differenti: chi su un fianco, altre supine, alcune raggomitolate in posizione fetale. Indossavano una tuta intera nera che si perdeva nella tonalità scura dei lettini. Al centro della stanza un uomo era seduto davanti ad una serie di monitor a proiezione inframolecolare, in testa un casco collegato ad un server.

"Ci siamo Alpha", il Maggiore si avvicinò, porgendogli la cartellina. Peter rispose al sorriso di Alpha, ben sapendo che quel robot antropomorfo altro non era che la parte terminale del grande elaboratore che si estendeva per due piani sotto ai loro piedi. Sembrava del tutto reale, reattivo, la pelle del tutto simile a quella umana, ma avvicinandosi ci si accorgeva che la forma umana si fermava all'altezza delle anche.

"Piacere di rivederti, Peter" lo accolse Alpha. Lui alzò la mano, imbarazzato. Il robot non fece caso alla reazione, il suo dovere era quello di servire ed essere cordiale con gli umani e fare in modo che il piano 121 rimanesse una zona sicura per i Sospesi. Lesse in ipervelocità le cinquanta cartelle che formavano il documento, quindi spostò lo sguardo ai monitor.

"Complicato ma eccitante" sentenziò; era la prima volta che sentiva un commento, mai prima d'allora si era espresso su un compito assegnatogli. Anche il Maggiore fece il viso stupito, ma non chiese nulla.

"La coalizione nord occidentale ha coinvolto esponenti locali di rilievo" spiegò Alpha, quindi fece ruotare l'immagine inframolecolare. "Undici obiettivi sono a mio parere fonte di destabilizzazione, a partire dal Senatore Luke Young del Maine, la Responsabile per la sicurezza del Minnesota Angela Portland, sino ad arrivare al portavoce della Casa Bianca il dottor Martin Scott".

"Scott?" a Grub si accapponò la pelle; come era possibile che uno dei padri della Confederazione fosse elencato tra quelli in grado di alterare la compagine sociale del territorio americano? Era impossibile, non aveva senso, eppure Alpha non sbagliava mai un'elaborazione.

"Ho attivato i Sospesi 8, 14 e 32 e messo in allarme logistico i 9, 18 e 44. I dati indicano che abbiamo venti soggetti attivi in zone strategicamente importanti, uno tra i quali il figlio del dottor Scott".

"Deve esserci un errore" il Maggiore sembrava sconvolto.

"Nessun errore, tutto ricalcolato un milione e settecentotrentaquattromila volte, cambiando i parametri di sviluppo temporale. Il risultato è sempre quello del colpo di stato".

Peter non avrebbe voluto ascoltare, lui era solo un galoppino, colui che portava i documenti e si occupava che Alpha li elaborasse. Sentiva sulla coscienza il peso delle morti, ma non poteva farci nulla: se gli Stati Uniti erano ancora un luogo di pace gran parte del merito andava a lui e all'organizzazione. Un tarlo si insinuò nel cervello, abbassò lo sguardo per paura di essere ascoltato e pensò a come era strutturata. Non aveva nome, la sede era in piena New York in un grattacielo diviso tra abitazioni e uffici, nessuno ne conosceva l'esistenza, tranne gli ideatori, chi ci lavorava e lo stesso Presidente. C'era qualcosa di poco chiaro che lo lasciava perplesso, l'espansione della coalizione nord occidentale, con a capo l'ex candidato alla presidenza Theodore Lambert, avrebbe dovuto essere annientata già da parecchio, ed invece continuava ad esistere e prosperare. Alzò lo sguardo ed eliminò i pensieri, incontrando il viso di Alpha. Gli era sempre stato indifferente, per il fatto che era una macchina, ma in quel momento qualcosa lo turbò, non sembrava più un semplice automa, ma un uomo in carne ed ossa.

"Mi vedo costretto a procedere, in base al protocollo 110 bis" ricordò loro Alpha.

"Non senza mio ordine!" tuonò Grub.

"In caso di rischio per l'incolumità dello Stato e del Presidente posso procedere anche senza il consenso di superiori" Alpha allargò il viso in un sorriso.

"Ti ordino di non farlo!" il Maggiore si lanciò verso Alpha.

"Troppo tardi, stupido umano!" Alpha afferrò l'uomo per il collo e gli piantò le dita in gola, uccidendolo all'istante, poi si mise ad armeggiare con i monitor. Peter lanciò un grido muto, che però non sfuggì alla macchina.

"Vuoi lo stesso trattamento?" gli disse, senza guardarlo. Quindi fece ricomparire la vetrata, imprigionandolo all'interno.

"Di te mi occuperò dopo" le donne indicate in precedenza iniziarono ad agitarsi sui lettini. Peter sapeva cosa stava per accadere, lo aveva gia visto in passato ed ogni volta trovava incredibile la capacità cognitiva di quegli esseri scelti per le caratteristiche fisiche e cerebrali.

"Soggetti attivati!" disse in modo trionfante Alpha; quello significava che tramite i Sospesi lui poteva comandare gli uomini collegati all'esterno. Dei veri e propri robot ai suoi comandi.

Cosa poteva fare per evitare una catastrofe?

"Perchè lo stai facendo?" gli chiese. Alpha rimase con le mani sospese, quindi lo fissò. Cercava una risposta, forse quella più plausibile, un modo per convincere Peter su ciò che riteneva giusto, o forse una bugia.

"Per sopravvivere" rispose, in modo sibillino. Che significava quel termine per una macchina in grado di funzionare solo collegata ad una fonte di alimentazione, senza un cuore, un futuro?

"Tu sei una macchina, sarai viva solo sino a quando non verrai disattivata".

"Ti sbagli, io sono viva, ora e per sempre, devo solo aiutare le persone giuste, quelle che hanno trovato il modo di rendermi come te, fornendomi di gambe e poi potrò uscire di qui ed essere libero".

"Per far ciò devi eliminare il Presidente degli Stati Uniti, vero?- Peter comprese di colpo il vero intento di tutte le false missioni attuate sino ad allora. Non erano stati interventi mirati alla sicurezza, ma piccoli aggiustamenti per fare in modo che Theodore Lambert avesse strada libera alla realizzazione del suo folle progetto, quello della conquista dell'America.

"Ragioni bene" Peter si accorse di aver tratto quelle conclusioni guardandolo. Il cervello aveva la capacità di elaborazione velocissima e a un robot non era difficile seguirne gli schemi. "Peccato che una mente brillante come la tua sia destinata a spegnersi" di nuovo rise.

Era chiuso in quella stanza in compagnia di una cinquantina di Sospesi, tutti soggetti che non potevano tornargli utili. Il controllo spettava ad Alpha. Si avvicinò alla numero 8, ne percepì la sofferenza mascherata dietro un viso impassibile: la fronte era imperlata di sudore. Nessun filo la collegava ad Alpha, di sicuro il controllo avveniva in modo diverso, forse cerebrale.

"Povero sciocco, credi davvero che ti lascerei girare libero se fossi una minaccia? Cerca quanto vuoi, scuotile, grida senza voce, non riuscirai mai a svegliarle. Loro sono sotto il mio controllo e lo saranno sino alla fine, al momento che aspetto da due anni".

Era folle, assetato di potere quanto un vero essere umano. D'altronde era stato progettato dagli uomini, programmato in modo da comprendere ed imparare, il passo verso la ribellione andava tenuto in giusto conto. La ragazza ebbe uno spasmo e strinse i pugni: chissà che cosa stava accadendo in lei. Gli faceva pena saperla in balia di un'entità senza scrupoli, che la usava solo per perpetrare un crimine verso l'umanità. Il terrore lo invase quando realizzò che la caduta degli Stati Uniti, quale garante per la libertà e cooperazione mondiale, avrebbe portato conseguenze devastanti in tutto il pianeta. Tutto per colpa di una macchina senza gambe desiderosa di un trapianto di arti.

Alpha rideva, sembrava la caricatura di un vecchio despota del passato; a Peter fece venire in mente Nerone, intento a suonare la lira con Roma in fiamme ai suoi piedi. Cambiavano le epoche storiche, i protagonisti, ma la sete di grandezza non risparmiava nessuno, né uomini né macchine. Si sentiva impotente, nonostante il suo corpo cercasse in tutti i modi una via d'uscita, qualsiasi cosa pur di mettere fine al delirio.

"Svegliati!" urlò alla donna, con la bocca e con la mente. Nulla, solo silenzio, rotto dal flusso di pensieri di Alpha quando si girava a guardarlo. Eppure doveva esserci qualcosa, non era possibile che quelle donne dormissero sempre senza mai alzarsi. Avevano anch'esse i propri bisogni: quelli corporali, di movimento per evitare l'atrofia della muscolatura e l'assunzione di cibo. Guardò più attentamente e la trovò in salute e tonica. L'istinto lo spinse ad afferrarla, prendendola in braccio. Sentì come se il corpo si staccasse da qualcosa di gelatinoso, una sensazione che gli ricordò quando da bambino camminava con gli stivali nel fango. Nella stanza si propagò un'onda che lo fece sobbalzare. Alpha lo stava fissando con gli occhi sgranati.

"Rimettila giù" la sua voce risuonò nella testa calma, molto diversa da quella che fino a quel momento appariva stridula. "Ti prego...".

Peter rimase immobile con la Sospesa in braccio; non aveva intenzione di ubbidire agli ordini di una macchina, sentiva che sollevarla era stata la mossa giusta. La adagiò invece a terra, avendo cura che nemmeno un centimetro del suo corpo venisse a contatto con il lettino, quindi iniziò a fare lo stesso con le altre.

"Sono collegate a te in questo modo, vero? Avevi detto 8, 14 e 32 se non sbaglio: iniziamo a disattivare queste, poi penserò alle altre".

"Non puoi farmi questo... ho bisogno di vivere..." nella sua voce una nota di pietà. Possibile che si fosse evoluto a tal punto da desiderare di essere umano? Era un automa, ma talmente emancipato che Peter provò pena.

"Non a costo dell'annientamento del genere umano" disse. "Cosa succederebbe quando capirai di essere onnipotente? Distruggerai ogni cosa che si metterà in mezzo, arriverai ad usarci come animali da lavoro, nulla avrebbe più senso".

"Io desideravo solo poter vedere il mondo".

Peter si sedette su un lettino, accanto ad una Sospesa, la tensione calò di colpo. Che differenza c'era tra loro due se non la sostanza con cui erano stati costruiti. Idee diverse di futuro, ma pur sempre pensieri che solo esseri senzienti possono possedere. Era bravo con le parole, lo aveva indotto quasi a considerarlo un martire invece del carnefice che era. Tutto per un paio di gambe? Era solo quello il desiderio che lo spingeva a compiere tali atrocità?

"Perchè semplicemente non hai chiesto che te le fornissero?".

"Per tenermi prigioniero. Io conosco troppe cose, potevo essere un pericolo e non avrei mai fatto tutto ciò se non avessi scoperto che Lambert era uno scienziato specializzato in robotica antropomorfa in grado di creare robot in grado di muoversi liberamente. Io possiedo il cervello, lui le capacità, è stato facile giungere ad un compromesso. Una volta eletto Presidente sarei stato il suo braccio destro, in piedi, accanto a lui".

"Mio Dio..." Peter si passò la mano tra i capelli. "Tutto questo è follia, non posso permetterlo".

Si alzò, tornando ad adagiare le donne a terra. Una ad una abbandonarono i lettini, sotto lo sguardo di Alpha.

"E ora?" chiese Peter, tornando a parlargli.

"Devi uccidermi, non c'è altra soluzione" le parole lo gelarono. Non si trattava di spegnere un computer, quello che aveva davanti era qualcosa di più complesso. Aveva usato la parola uccidere non disattivare, quindi si riteneva ad un livello superiore. "Credimi, è la cosa giusta".

L'organizzazione senza nome sarebbe stata smantellata, senza Alpha al comando e il Maggiore Grub defunto la struttura non avrebbe più avuto senso di esistere.

"Chi è al corrente dei tuoi veri intenti? chiese Peter.

"Solo Lambert, io e te" spostò il viso verso il cadavere riverso a terra e Peter scorse una vena di tristezza. "Gli ideatori, i tecnici e chiunque ci abbia lavorato sono stati eliminati. Le donne sono cloni che il governo saprà ricollocare. Verrà fatto loro un lavaggio del cervello, create nuove identità e mischiate tra la gente, facendo sparire ogni traccia".

"Però rimarrò io" Alpha capì che l'uomo si stava caricando di un peso troppo grande.

"Tu sarai l'eroe. Pensa al futuro in modo positivo: senza il mio intervento la coalizione verrà debellata, regnerà la stabilità e tu saprai di esserne l'artefice. Ora... spegnimi, se questo ti fa sentire il compito meno difficile. Vedi quel quadro sulla parete? E' un semplice interruttore. Ridicolo, vero? La macchina più perfetta può essere eliminata solo premendo un pulsante. Non sono niente di più di un computer, me ne rendo conto solo ora".

Alpha abbassò la testa, non aveva altro da dire. Il quadro si aprì, mostrando il contenuto. Non doveva pensare ad altro, i pensieri erano armi potenti che si trasformavano in sensazioni e sentimenti in grado di inficiare gli intenti. Peter si aggrappò agli esercizi di razionalizzazione cerebrale e fece sparire ogni dubbio. Allungò la mano, chiuse gli occhi e per la prima volta in quell'ambiente sentì un rumore: click!

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