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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (7/9)

7/9: Vermillioncore

Pubblicato il 03 luglio 2017

Ciao viandante, io sono uno spirito guida […] sono qui per dirti che [… ] la tua ricerca è appena agli inizi. Cerca di vivere il più possibile, almeno fino a 120 anni. Miliardi di cicli verranno, trovarsi e perdersi, sbagliarsi e correggersi, il tuo destino è scritto e da scrivere […] Devi vivere due vite come una sola per trovare il drago e devi farlo senza parlare, senza star zitto, disintegrando te stesso e il concetto di adesso.

Otis ascoltò per la prima volta questo testo all'interno del' album "Cuore, Amore, Errore Disintegrazione" dei Uochi Tochi in un freddo novembre del 2015. Erano già passati circa quattro mesi da quando aveva chiuso in maniera tutt'altro che amichevole i rapporti con Rachele, l'ultima ragazza con cui aveva avuto una relazione stabile. La cosa strana era che, durante un anno di relazione, tutto sembrava andare a gonfie vele. Quello che Rachele non sapeva e che Otis le nascose nell'ultimo mese di relazione, furono una serie di strani sogni che cominciarono ad avvenire in maniera sempre più frequente. In questi sogni, una ragazza con dei capelli di un forte colore rosso, accesso, innaturale, piangeva di fronte a lui in uno scenario scuro, indefinito. Nel sogno Otis la guardava impotente, senza capirne il senso o cosa fare. Il sogno si ripeteva un paio di volte la settimana e questo, sommato ad alcune tensioni interne dovute alla mancanza di lavoro, portò Otis a mollare Rachele senza darle ulteriori spiegazioni, in un momento di pura confusione mentale. Non era nemmeno la prima volta che gli succedeva: qualche anno prima questi sogni apparvero per diversi mesi e convinsero Oto a chiedere l'opinione di uno psicoterapeuta. Dopo 6 mesi di sedute, non ebbe nessun risultato e abbandonò la terapia perdendo completamente fiducia nei dottori. Rachele provò in un primo momento a riavvicinarsi, almeno per cercare di capire cosa stesse accadendo. Otis fu irremovibile e durante una telefonata le disse di sparire per sempre dalla sua vita. Per quanto Otis sapesse che dire una cosa del genere avrebbe comportato una rottura netta e irreparabile, decise consciamente di fare la figura dello stronzo: era l'unico modo per far si che la ragazza potesse dimenticarlo e ripartire da zero, senza rimorsi. Le ultime parole di lei furono: "Ti pentirai amaramente di questa scelta". Otis sapeva già allora quanto lei avesse ragione. Dopo questo brusco avvenimento, Oto passò un mese dedicandosi alla meditazione trascendentale e alla lettura che praticava nella pineta di Loggia San Felice, il suo paese d'origine, riuscendo a lasciarsi tutto alle spalle.

La pineta di Loggia San Felice è situava a circa un chilometro dal centro del paese e a circa due chilometri dalla campagna dove c'era la vecchia sala prove. All'entrata della pineta era stato costruito un parco giochi, frequentato dai bambini per lo più nei weekend e in estate. C'era addirittura una famiglia di San Cupo (la famiglia Agozzino) che, una volta ogni quindici giorni, portava i figli per un paio d'ore al parco giochi durante i mesi più caldi dell'anno. Il più del tempo però, la pineta risultava vuota, soprattutto dopo l'orario di chiusura del cimitero, situato nella parte alta. La Pineta in sé aveva visto il suo periodo di massimo splendore negli anni '60, dopodiché un invasione di processionarie fece ammalare tutti i pini presenti nello spazio verde. Nonostante alcuni costosi interventi con gli elicotteri, gli alberi non si erano mai più ripresi dall'invasione dei terribili lepidotteri. Ulteriori trattamenti furono intrapresi, soprattutto perché nel 1998, fu approvato un Decreto Ministeriale che rendeva obbligatoria la lotta all'insetto nelle aree ritenute a rischio infestazione. Tra i tanti trattamenti subiti, che includevano l'utilizzo di pesticidi, armi e il fuoco, di quegli alberi ormai non era rimasto che uno scheletro in legno. Solo un metodo sembrò alquanto efficace nella lotta delle larve di falene, ovvero l'utilizzo della Formica Rufa, o formica rossa, una particolare tipologia di formica che invece di utilizzare un pungiglione, adopera come tecnica di difesa un potente getto di acido formico in grado di arrivare fino a 30 centimetri di distanza. Alcuni uccelli come i corvi tendono a provocare queste tipologie di formiche fino a farsi bagnare con l'acido al solo scopo di liberarsi dei parassiti. La formica rufa ha addome, zampe e antenne nere, mentre la livrea ed il suo nucleo, sono rossi.

Rossi erano anche i colori dei capelli di una ragazza che qualche settimana dopo la rottura di Otis e Rachele, stabilì un contatto visivo. La scena accadde una sera nel bar al centro di Loggia San Felice. Otis notò il suo sguardo e cominciò a fissarla. Ci volle qualche settimana prima di associarla alla stessa ragazza del suo sogno. Provò per tutta l'estate a parlarle ma lei si rifiutò di rispondergli. Otis non si diede pace. Non riusciva a capire il perché di questi strani sogni, non riusciva a capire cosa potesse fare per far smettere tutto questo e non sapeva cosa dire. Inoltre, essendo una persona timida e timorosa, non riuscì mai a dire alla ragazza dai capelli rossi di Loggia San Felice dei suoi sogni, per paura di infastidirla o di terrorizzarla. Otis scriveva lettere su lettere, a volte canzoni, con la speranza che quest'ombra nella sua testa cessasse di manifestarsi. Dopo l'estate Otis si rese conto che stava inseguendo un sogno che viveva solo nella sua testa. Sognava una persona che non aveva nessuna intenzione di avvicinarsi. A partire dall'autunno di quello stesso anno, ormai solo, decise di dare un taglio alla sua vita sociale. Per circa un anno, nessuno a Loggia San Felice poteva dire di aver visto Oto Sinici da nessuna parte. I suoi sogni continuarono a perseguitarlo, prima tutte le sere, poi un paio di volte al mese, ma non cessarono mai. Più il tempo passava e più la ragazza nel sogno era arrabbiata con Oto. In un sogno ad esempio lei gli diceva di andar via, in un altro, la ragazza mandava un'emissaria sua amica per dirle di stare lontano da lei. Inoltre la ragazza dai capelli rossi aveva in ogni sogno delle leggere differenze, principalmente nel colore degli occhi: celeste, poi grigio, poi nocciola… poi verde. Otis stava impazzendo mese dopo mese.

Nella foresta di alberi informi, Otis stava ancora riprendendo fiato quando guardò la ragazza di fronte a lui e notò una nuova differenza. Questa volta la ragazza dai capelli rossi non aveva gli occhi. Le sue orbite erano nere come l'oscurità delle tenebre, come il cielo di quella assurda foresta monocromatica in cui tutto ad un tratto era stato catapultato. Nulla sembrava avere un senso in quegli istanti. Per un paio di secondi guardò gli alberi, una serie di insetti in fila indiana strisciavano e si arrampicavano su di essi.

Osservava intimorito il lento ma ordinato modo con cui le bestiole si arrampicavano su alberi che sembravano vivi e che ondeggiavano come i riflessi dell'acqua. Era così confuso che riposò di nuovo gli occhi sulla nuova forma dell'ombra rossa. La ragazza sorrideva con un sorriso sincero e sereno. Ma Otis non riuscì a trovare serenità nel guardarla, era paralizzato, completamente immobile. Anche il suo respiro rimase sospeso. Ricordò, tutto ad un tratto, il sogno fatto quella stessa notte che stava provando a raccontare a Michele: Rachele che perdeva sangue dal naso, il campo di grano, la vecchia Miluccia che rideva, Michele che le tagliava la gola. Il sangue di entrambi si riversò in una piccola pozzanghera all'interno di una strana foresta oscura. Poi tutto divenne rosso. Ora Otis era in quella foresta e stava guardando una ragazza coi capelli color del sangue, senza bulbi oculari che le sorrideva. Otis riconobbe in lei la bellissima ragazza che lo aveva accompagnato in tutti quegli anni all'interno dei suoi sogni… eppure era diversa, qualcosa nel suo corpo, nel suo volto…. era diversa e allo stesso tempo era lei. Come poteva essere possibile una cosa del genere? Otis cominciò a rilassare i muscoli del suo corpo. La ragazza si accorse di questo impercettibile movimento ma continuò a sorridere ad Otis. Otis pensò in quegli istanti eterni a qualcosa da dire. Per mesi durante quell'estate in cui provava a parlare con la ragazza di Loggia San Felice che fissava nel bar, si ritrovò a scrivere centinaia, migliaia di parole che non ebbe mai il coraggio di dire.

Poi d'un tratto realizzò che la ragazza che aveva di fronte non era la ragazza che aveva visto nel bar, le assomigliava moltissimo, ma non era lei. L'ombra rossa si manifestava a volte in alcune ragazze che Otis aveva incontrato o solo intravisto. Le guardava e a volte ritornavano nei suoi sogni e non riusciva a capire più nulla. Ma ora la forma pura, immateriale e spogliata della carne umana di cui si vestiva era lì. Quando prese coscienza di ciò cominciò a parlare, come un fiume in piena che straripa e tirò fuori quello che aveva dentro con impetuosa impazienza.

"Ombra rossa! Perché appari sempre nei miei sogni? Perché piangi, ti arrabbi e ridi? Perché se provo ad avvicinarmi scappi via? Vuoi spiegarmi perché vivi dentro di m--"

Otis smise di parlare e sgranò gli occhi. Provo a ripetere "Dentro" ma fu inutile. Ogni parola che stava pronunciando non generava suono. Non c'era nessun rumore, nessun sibilo, nulla. Oto si rese conto che per quanto si sforzasse a parlare e a gridare, dalla sua bocca non ne usciva che una flebile vibrazione muta. Si fermò e si rese conto che anche gli alberi avevano una sorte di vibrazione, così gli insetti su di essi. Tutto emetteva delle vibrazioni, ma nessun suono. Percepì anche in lei una sorte di vibrazione più intensa, differente da quella degli alberi o degli insetti. Otis deglutì e si pietrificò quando non udì nemmeno il suono della sua saliva scendergli attraverso la gola. La ragazza dai capelli vermigli, dopo il tentato dialogo, non stava più ridendo. Ora il suo volto aveva cambiato espressione, era seria anzi serissima. Otis spalancò la bocca ma non per parlare, era solo terrorizzato a morte. Senza nessun preavviso, l'ombra rossa spalancò la bocca. L'allargò al limite e quello che ne uscì fuori fu un grido assordante, impetuoso, incontrollabile. Il lamento dell'ombra rossa era l'unico rumore presente in quella foresta ed era più assordante di qualsiasi tuono in una tempesta. Otis cercò di ripararsi dal getto impetuoso di quell'urlo portando una mano davanti al viso mentre con l'altra si copriva un orecchio. La forza dell'urlo era così potente che Otis avvertì uno spostamento d'aria sul palmo della sua mano. Strinse i denti e chiuse gli occhi. L'urlo sembrava non voler finire mai.

Lentamente provò a riaprire gli occhi mentre il vento caldo gli passava sul volto. La prima cosa che mise a fuoco fu la sua mano, ma la guardò inorridita: sopra di essa s'erano poggiate decine di quelle che sembravano falene. Oto non fece in tempo ad accorgersi di cosa fossero quelle creature che sentì un intenso calore all'interno della mano. ll calore poi si fece più intenso e si trasformò in un lancinante dolore. L'urlo continuava imperterrito. Otis non riusciva più a ripararsi le orecchie, provò a scrollarsi da dosso quegli insetti. Con tutta la forza che gli era rimasta addosso, cercò di far cadere le creature con un gesto deciso della mano. La maggior parte caddero al primo colpo. Otis continuò a guardarsi la mano terrorizzato mentre si scrollava le falene di dosso. D'un tratto le mani cominciarono a tremargli e non riusciva più a controllarne il movimento. Il vento caldo stava colorando l'aria di una strana nebbiolina rossa. Se le portò entrambe davanti agli occhi e notò che le mani stavano cambiando colore, diventando sempre più pallide. Ma non solo: notò che la pelle cominciò a stringersi e rinsecchirsi, a diventare floscia e cadente. Una parte di lui avrebbe voluto uno specchio con sé per capire se anche il resto della sua pelle stava subendo lo stesso trattamento, un altra parte era semplicemente spaventata a morte. Otis era immobilizzato mentre, senza più energie, si faceva trasportare dalle grida, dalle vibrazioni e da quello strano vento. Guardò ancora l'ombra rossa mentre si dimenava in quell'urlo infinito e non ebbe più la forza di contrastare la sua furia. Qualsiasi fosse stato il motivo della collera dell'ombra rossa, Otis non lo avrebbe mai saputo perché ormai le poche energie che gli rimasero lo fecero afflosciare a terra, esanime, senza più un filo di energia. Otis si accasciò, mentre tutto intorno a lui diventava rosso. Il suo corpo a terra sembrava non avere più peso. A terra, incredulo, si rese conto che le grida erano mutate ed erano diventate il fischio urlante del vento. Stanco, avvilito e senza energie, Otino sentì sul suo corpo un formicolio… qualcosa che gli stava camminando addosso e che lo stava ricoprendo.

La carcassa di pelle rinsecchita conosciuta come Oto Sinici si stava rapidamente ricoprendo di formiche che lo bagnavano di acido formico. Otis era a terra col volto al cielo a guardare il rosso intorno a lui. Le formiche lo stavano ricoprendo completamente. Da quella visuale, guardò avvicinassi a pochi passi la ragazza dai capelli rossi che lo guardò mentre lui era disteso a terra. Oto, sempre più debole la guardò e… qualcosa era cambiato in lei. Stava sorridendo mentre guardava Otis ricoperto da formiche. Ed Otis non era più terrorizzato… stava trovando la pace. Gli occhi di lei… Dio… Otis guardò quegli occhi, non più vacui orbite oscure ma occhi veri ed erano bellissimi di un intenso e stupendo color--*-

"Otis!" Un potente schiaffo risuonò all'interno della stanza. La guancia vibrò e in pochi istanti il suo colore arrossì per l'impatto con la mano. "Otis svegliati!" Un secondo schiaffo dato sulla guancia indolenzita fu ancora più efficace della prima. Otis aprì gli occhi, intorno a lui, decine di persone che lo fissavano. Riusciva a respirare a fatica. Sentì il tatto di due grosse mani che gli stringevano la testa e lo afferravano dal mento in su. Tra i vari mormorii che si sentivano nella sala da pranzo del museo Bassi, la voce dell'uomo che stava urlando con un tono gravoso era familiare ma ancora indefinita. Un terzo schiaffo, questa volta destabilizzante e doloroso, sturò anche le orecchie di Otino, accasciato a terra e circondato da una folla di sconosciuti. Chiuse e riaprì gli occhi. Appoggiò la sua mano sulla fronte. Le persone intorno a lui si allontanarono di qualche passo per permettergli di respirare. Non riusciva ancora a capire cosa fosse accaduto e si guardò intorno confuso. C'erano facce sconosciute, altre invece erano persone che aveva visto in passato ma non si ricordava ne i nomi e ne in quale circostanza le avesse viste. Provò a rialzarsi con fatica. Antonio Formato gli allungò una mano e lo aiutò a rialzarsi da terra.

"Stai bene?".

Otis continuò a respirare ma senza proferire parola. Si limitò a ad un cenno con la testa per tranquillizzare Antonio. Otis respirò a fondo e guardò Antonio con un volto vacuo e per nulla rassicurante. Uno degli estranei si avvicinò, si calò a terra e prese un oggetto che era caduto dalle tasche di Otis.

"Ragazzo, ti sono cadute queste."

Otis, prese l'oggetto senza guardare. Sentì Il freddo metallo e realizzò di cosa si trattasse. I suoi occhi sgranarono. Focalizzò un dettaglio alle spalle di Antonio, li, dove c'era quel quadro con quella strana foresta. Proprio lì, nell'angolo sinistro della cornice, si era appena appoggiata una falena. Otis la guardò, il suo volto rabbrividì ed il suo sangue si congelò mentre in mano stringeva con forza il mazzo di chiavi della sua auto.

Video Formica: Luca Anselmo (Naturainmovimento.it)

Dipinto: Stefano DonatielloGif: Roberto Guerinoni (Uomini e Lama)

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