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Una storia di Massimo.ferraris

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Cronaca di una sconfitta

Recensione a: La più amata di Teresa Ciabatti

Pubblicato il 24 settembre 2017

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni e non trovo pace. Voglio scoprire perché sono questo tipo di adulto, deve esserci un'origine, ricordo, collego. Deve essere successo qualcosa. Qualcuno mi ha fatto del male. Ricordo, collego, invento. Cosa ha generato questa donna incompiuta?

Un romanzo si odia o si ama, non ci sono mezze misure, specialmente quando si ha sotto agli occhi la storia personale di un autore. Ci vuole coraggio per mostrarsi a nudo, mettere nero su bianco pensieri ed emozioni private che chi legge seziona, commenta e giudica. Con queste frasi Teresa Ciabatti esprime in poche parole la sua personalità incompiuta, e lo fa come spettatrice esterna, evidenziando una dei grandi problemi dell'umanità: l'incompletezza.

Protagonista della storia lei, Teresa, giovane donna che ripercorre la storia familiare partendo da quel padre, Lorenzo, che lei descrive come massone, ateo, tirchio e fascista, ricco proprietario fondiario con conti correnti anche all'estero e primario nella clinica di Orbetello. Un uomo temuto, nonostante la figura tozza e anonima, capace di fumare quattro pacchetti di sigarette al giorno, ma con capacità fuori dal comune. E' un uomo potente e rispettato, con un passato legato all'America e ad una donna a cui ha rifiutato l'amore, perchè secondo la sua opinione le donne devono essere del proprio paese. La madre di Teresa si chiama Francesca Fabiani, giovane, bella, dalle gambe lunghe e toniche e senza reggiseno, perchè non ha bisogno di portarlo. Si incontrano, scatta l'amore e si sposano. dal matrimonio nascono due figli: Gianni e Teresa. Lei è una bambina felice che passa l'infanzia tra agi e allegre nuotate nella grande piscina di famiglia. Ma a 10 anni tutto cambia: Teresa sente di essere grassa, scopre di essere troppo dipendente dal padre.

E' il momento in cui Francesca capisce che aver lasciato il lavoro, che amava più di ogni altra cosa, per stare dietro alla famiglia, è stato un passo falso. Inizia a desiderare un'altra vita, arrivando ad odiare i figli, incolpandoli del cambiamento. Soffre d'insonnia, si sente persa e Lorenzo, che pur sempre è innamorato di lei, le prescrive una cura per riuscire a dormire. L'effetto è l'opposto di ciò che ci si può aspettare: lo stato di poca lucidità la allontana ancora di più dai figli, arrivando ad incolpare Lorenzo di averla spinta a tanto.

Teresa, perchè scrive? «Perché sono sempre stata una ragazzina fantasiosa e bugiarda in maniera patologica. M’inventavo che avevano tentato di sequestrarmi. Il massimo lo raggiunsi quando mi ruppi i legamenti sciando e stetti per un mese in clinica. Fu il periodo più bello della mia vita: tutti che mi venivano a trovare. Non volevo che finisse e così esagerai e misi in giro la voce che ero morta (per suppurazione dei legamenti). Ci fu una riunione insegnanti e genitori, capeggiata dalla madre super aristocratica di una mia compagna, per cacciarmi dalla scuola ai Parioli che frequentavo. Il mio disagio, la mia coazione a mentire li spostai sulla scrittura».

Lorenzo muore e con esso i grandi capitali di famiglia vengono risucchiati. Francesca si trasferisce a Roma e qui conduce una vita insulsa e piatta.

Gli anni passano, Teresa si sposa ma il matrimonio naufraga. Gianni, suo fratello, diventa sempre più introverso.

La più amata è un libro vero. È un libro bugiardo. È buono, è bastardo. È il tutto e il niente. Come un buco nero che divora. Ma forse non è neanche un libro. La più amata è scrivere, e basta. Quando lo finisci non hai un pensiero preciso, ma tanti che in fondo sono uno solo. Pensi che ci vuole coraggio. Tanto coraggio. A raccontare la persona che si è senza sconti, senza carezze. A demolire. Tutto il castello dell'infanzia. Della famiglia. La famiglia. Perché è l'unico modo per ricostruire. Per capire cosa resta di vero. La verità attaccata dietro alle fotografie, ispessita dai ricordi. Ecco, questa domanda ti resta: ma la verità vera. La mia verità vera, qual è? Finora non c'era riuscito nessun libro. E se non è potente questo, allora beh, ditemi voi.

"Il Professore ripercorrere la strada al contrario, corridoio, ingresso, scale, salone. Spegne le luci una a una. Anche quelle della piscina: in fondo alla dispensa, dietro ai prosciutti. La villa si oscura, e a chi guarda dalla strada sembra una festa che finisce. Invece è di più, molto di più. È un matrimonio, una famiglia."

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