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Una storia di alam

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Io lavoro per una cosiddetta arte

Pubblicato il 16 luglio 2017

Io lavoro per l'arte

non è l'arte che lavora per me

io lavoro per quella che

con molti sforzi

si può chiamare arte

e mi va bene.

Che se avessi dovuto campare con la mia arte

mi sarei messo da parte

ma in fondo se mi dessero un centesimo

per ogni volta che mi chiamano

sarei certo più ricco.

Se avessero dovuto capirmi e amarmi

per la mia arte

l'avrei messa da parte

ma per fortuna sono ancora un ingenuo

e per me l'idea è importante.

L'idea che mi viene,

lo slancio di realizzarla

vederla formarsi

e nascere nella realtà

la fatica di farlo

che se le cose fossero più facili

non varrebbero più un tubo.

Datemi del pazzo

ma mi piace farmi il mazzo

per le idee che ho

per i messaggi che trasmetto

a chi vuole capirli.

Per il gusto di veder quelli affannati

a cercare un messaggio nascosto

le volte che non ho avuto voglia

di trasmettere messaggi

ma puro divertissement.

Sì, mi piace farmi il mazzo per le idee che ho, datemi del pazzo.

Io lavoro sottopagato e ipersfruttato per l'arte

padrona e titolare odiosa, a volte, stronza, ma

cosa volete che vi dica, l'invenzione per me è tutto.

In cambio chiederei

se potessi

due o tre soldi per campare con

non un'auto d'epoca

(anche se mi piacerebbe)

non una villa con piscina

(ma anche senza la piscina)

essere trattato bene e coccolato un po'

forse diventare famoso come un faraone

come merito di essere.

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