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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt46:“Perché siamo costretti ad amare?”

Un San Valentino alternativo con il film The Lobster, il cantautore Luigi Tenco e "Blankets", il romanzo grafico di Craig Thompson.

Pubblicato il 11 febbraio 2016

“Degli amori mancati per un soffio non ne parla mai nessuno. Nessuno capisce che non sempre si continua a vivere come prima se pure il proiettile ti schiva e cambia traiettoria, che ciò che ferisce a volte non è mai accaduto, non sempre è il prodotto di una fine.

È solo troppo difficile da raccontare per essere credibile e così diventa un segreto che muore con te..”

Italo Calvino, Gli amori difficili.

Tra qualche giorno sarà San Valentino, la festa di tutti gli innamorati, e quindi già da ora abbiamo una scusa per parlare d’amore.

In quest’articolo non troverete le classiche invettive contro San Valentino del tipo:

- è una festa commerciale;

- meglio soli che male accompagnati;

- l’amore non si festeggia un solo giorno, ma per tutto l’anno.

Piuttosto l’obiettivo è porre l’attenzione sul fatto che, se è bello amare ed essere amati, allo stesso tempo non tutti debbono farlo o esserlo per forza.

Sembra un’affermazione banale, ma non lo è!

L’obiettivo dell’articolo è farvi riflettere con alcune storie d’amore difficili e complicate, ponendovi una domanda:

Ma se amare è tanto difficile,

non è meglio una vita semplice?

Prendetevi cinque minuti e leggete tutto l’articolo perché alla fine ci sono degli auguri speciali per voi!

Ora però Intertwine Consiglia pt.46: “Perché siamo costretti ad amare?” inizia con un film recentissimo che racconta la storia di un amore non convenzionale: The Lobster.

“Pensava che la moglie oramai non l’amasse più … non scoppiò a piangere e non gli balenò per la testa che ciò che tutti fanno quando capiscono di non essere più amati.. è di mettersi a piangere”

The Lobster è un film di Yorgos Lanthimos e racconta di una società in cui è vietato essere soli. Solo le coppie sono ammesse (sposate o meno che siano) ed i solitari, se scoperti, vengono portati in una sorta di albergo/centro per orientarli all'accoppiamento.

Chi fallisce, dopo un periodo di 45 giorni, viene trasformato in un animale a sua scelta.

Il protagonista David, interpretato da un ottimo Colin Farrell, finisce nell’hotel dopo essere stato lasciato dalla moglie.

“Ha pensato a quale animale vorrebbe diventare se rimane da solo?”“Si, un’aragosta (lobster). Vivono più di 100 anni, hanno sangue blu come gli aristocratici e sono fertili per tutta la loro vita. E inoltre mi piace il mare… tantissimo”.
Il protagonista durante il colloquio iniziale.

Il film è uscito nelle sale ad ottobre del 2015, quindi per non rovinare la visione a coloro che ancora non l’hanno visto, non dirò molti particolari della trama.

The Lobster è definito un film di fantascienza, ma in realtà al suo interno trovano spazio sia l’horror (con scene anche molto violente e crude), sia lo humour, che cade spesso nel grottesco. The Lobster può essere definito un film rischioso e sorprendente, perché ogni minuto di pellicola porta uno spiazzamento, un punto di vista imprevisto e inaspettato.

In autobus mentre si va a caccia.

La storia si svolge in tre luoghi: l'albergo, il bosco e la città.

Scena nel bosco.

L’albergo è una sorta di luogo di formazione, in cui si spiega perché sia necessario vivere in coppia.

Così il primo giorno al protagonista viene legato un braccio, per fargli capire come sia difficile poter vivere usandone uno solo: un po’ il “Siamo angeli con un’ala soltanto, e possiamo volare solo restando abbracciati” del film “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo.

Ci sono anche le dimostrazioni, con tanto di recita, della differenza tra il mangiare da soli e in coppia: da solo ti strozzi, in coppia lei ti dà un colpo dietro alla schiena, sputi il boccone e sei salvo.

Ecco un motivo valido per non mangiare mai da soli!

E’ un mondo in cui si attraggono soltanto i simili, che hanno qualche difetto da condividere. Così se a lei esce di continuo il sangue dal naso, lui per fare colpo, dà testate ovunque (di nascosto) per poter condividere qualcosa con lei: in questo caso i vestiti sporchi di sangue.

L’albergo è una sorta di via di mezzo da cui puoi andare in due direzioni.

Si va nel bosco, dove l’uomo vive nel suo stato naturale, visto come un essere solitario, individualista e incapace di provare emozioni, oppure si torna nella città, luogo dell'apparenza e del falso.

Nel bosco non sono ammessi innamoramenti, né balli di coppia:

“Qua ognuno balla da solo, infatti mettiamo solo musica elettronica”

(Io amo la musica elettronica, ora si spiegano tante cose).

Partendo da situazioni assurde, a metà tra il grottesco e l'inverosimile, l’espediente della coppia diventa il mezzo che il regista greco utilizza per attaccare ogni classificazione tipica del mondo occidentale.

Nel mondo di The Lobster, e spesso nel nostro, non ci sono sfumature, ombre o complicazioni ammesse: sei eterosessuale o omosessuale, solo o in coppia, un aspetto ben preciso ti identifica, uno altrettanto preciso ti lega o ti isola.

Così viene raccontato un mondo in cui la vita di coppia spesso diventa pura apparenza: si trova un motivo per stare insieme per convenienza e per non restare soli. Insomma

“Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei riscoprirlo stasera…”

Luigi Tenco

“Mi sono innamorato di te perché non potevo più stare solo

il giorno volevo parlare dei miei sogni

la notte parlare d'amore..

Mi sono innamorato di te e adesso non so neppure io cosa fare

il giorno mi pento d'averti incontrato

la notte ti vengo a cercare...”

E’ con Luigi Tenco che continua la puntata di questa settimana.

“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io, tu e le rose” in finale e una commissione che seleziona “La Rivoluzione”. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”

Era questo il testo ritrovato su un foglio accanto al suo corpo senza vita.

Formalmente fu un suicidio, ma la sua morte è avvolta ancora da un certo mistero.

Era la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967. Durante le giornate del Festival di Sanremo.

Uno dei primi successi di Luigi Tenco fu la romantica “Quando”, che può essere considerata una delle capostipiti della scuola genovese, di cui Luigi Tenco fu uno dei maggiori esponenti insieme a Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Gino Paoli e Umberto Bindi.

Luigi Tenco durante un'esibizione.

Luigi Tenco fu un personaggio in netto anticipo e in aperto conflitto coi suoi tempi, tanto che alcune sue canzoni furono vittime della censura e per circa due anni la RAI gli inibì qualsiasi passaggio sia radiofonico che televisivo, a causa dei testi di “Cara Maestra”, “Una Brava Ragazza” e “Io Sì”.

Uno dei suoi maggiori successi è Vedrai, vedrai:

“mi fa disperare il pensiero di te e di me che non so darti di più”

E’ una produzione musicale che fruga nei sentimenti e nelle emozioni frustrate dal peso della quotidianità, come in “Se Potessi Amore Mio” :

“Se potessi amore mio, vorrei essere un grand'uomoSaperti amare come una regina, ma purtroppo son quel che sono”

La sua ultima canzone, tristemente famosa, è "Ciao amore, ciao".

Nel 1972 Amilcare Rambaldi costituisce il Club Tenco, che due anni più tardi diventa anche un premio (il Premio Tenco) assegnato, nel corso di più di trenta edizioni, ad alcuni fra i maggiori esponenti della musica italiana.

L’ultimo “pezzo” di oggi è Blankets, un romanzo grafico autobiografico scritto e disegnato da Craig Thompson.

Il romanzo nasce con l’intento di descrivere:

"come ci si sente nel dormire per la prima volta accanto a qualcuno che si ama."

Thompson racconta con dei bellissimi disegni in bianco e nero la sua infanzia, vissuta in una casa di campagna spesso innevata d’inverno e caldissima d’estate. Racconta anche il rapporto con il fratellino Phil, con cui divide il letto.

La sua famiglia è molto povera e religiosa.

Ha dei genitori severi, che controllano tutto: i film, i libri, la musica, ma anche le frequentazioni e le passioni stesse dei figli.

Blankets è la storia di molti adolescenti in confitto con il mondo intorno a loro.

Il protagonista è solo e trova soltanto nel disegno la via di fuga, ma anche l'affermazione di sé.

Sembra destinato a diventare sacerdote, ma durante l’ultimo anno di liceo, al campo invernale organizzato dalla parrocchia, conosce Raina.

Lei è timida come lui e ha una situazione familiare ancor più complicata della sua.

Lui la vede accogliente, attenta, delicata, ma non capiamo se è realmente così o sono solo gli occhi della solitudine a deformare l’immagine che lui ha di lei.

I due non sanno bene se la loro è solo un’amicizia o qualcosa di più, ma iniziano questo rapporto a distanza, fatto di numerose lettere e telefonate, fino a quando decidono di trascorrere due settimane di vacanza nella casa di lei.

Qui troviamo raccontato il primo amore visto con gli occhi di un adolescente.

Craig disegna pagine bellissime. Il suo è un amore cavalleresco, lei è la sua musa. La disegna e ad un certo punto la idealizza come un angelo assunto in cielo.

Ma poi l’amore finisce.

Inizia l’età adulta con tutti le difficoltà e gli impegni che comporta. Craig dopo anni torna nella casa materna e trova una coperta che Raina aveva cucito per lui come segno d'amore e ci si addormenta sereno, per poche ore.

Quella di oggi è una puntata che vuole un po’ provocare in questi giorni in cui “tutti amiamo” e siamo invasi (io no) da Baci Perugina, cioccolato Lindt, giornate nelle SPA, gioielli Pandora, pandori Melegatti (ops, forse mi sto confondendo).

Come è logico, nessuno è costretto ad amare, ma bisogna anche dire che ci sono degli amori veri, che senti più forti di tutto, come se li avessi cuciti addosso.

Sono quelli che ti accompagnano per tutta la vita, che ti fanno stare male, ti fanno passare pomeriggi e serate indimenticabili. A volte ti fanno anche arrabbiare e stare male e magari non mangi (difficile) pensando che quella volta poteva andare diversamente.

Sono quegli amori in cui ti viene da urlare e cantare:

“Un giorno all'improvviso... Mi innamorai di te... Il cuore mi batteva... Non chiedermi il perché... Di tempo ne è passato... Ma sono ancora qua... E oggi come allora... Difendo la città... Alè Alè Alè- Alè Alè Alè”

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