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Una storia di RosalbaArdone

chiamatemi Alice

Stamattina mi sono ritrovata un po' diversa. Ma se non sono la stessa, chi sono dunque?  [cit.]

Pubblicato il 05 febbraio 2018 in Altro

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<<non hai un profilo???>>

<<certo che si! Guarda>>, rispondo, mentre giro la testa su un lato e con l’indice traccio la linea del viso: dalla fronte al mento.

<<quanto sei spiritosa!>> si spazientisce <<un profilo social: face… instagr.. twit… Possibile che tu non sappia di cosa io parli? Ma dove vivi?>> chiosa, chiudendo la discussione e la porta alle sue spalle, con un’energia un tantino eccessiva, mi pare.

E vabbè! Facciamoci il profilo social…. Se dice che non se ne può fare a meno.

E così mi ritrovo nel Paese delle Meraviglie.

Giro e rigiro tra profili noti e ignoti, o forse solo dimenticati.

Scopro cosa sono diventati i ragazzi che erano tali insieme a me.

Ammirazione e biasimo, sentimenti alternanti e alternati.

Stupore e dolore, quando scopro che qualcuno non c’è più.

Rido e sorrido, quando leggo riferimenti a una vita passata che è stata anche la mia.

Fotografie di un mondo scomparso, anche dalla mia memoria.

E mi perdo tra riflessioni e citazioni, annunci e promozioni.

E mi perdo. E non so più dove sono.

“Che strada devo prendere?” chiese.

La risposta fu una domanda:“Dove vuoi andare?”

"Non lo so”, rispose Alice.

“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza.”

E foto di gruppi e di sorrisi e di tramonti e di mari e isole e sole, e di candeline accese e poi spente, e bicchieri pieni e poi vuoti

E poi clicco ancora e ancora e ancora e si apre un’immagine.

Un prato infinito si perde all’orizzonte, in primo piano la balaustra di legno che lo delimita, vi sono appoggiate di schiena e sorridono all’obiettivo cinque ragazze, giovanissime.

Mi colpisce quella al centro, con il jeans che le fascia male fianchi ancora inesistenti e la maglia a righe orizzontali che appena si solleva all’altezza dei seni, lunghi capelli color miele incorniciano un ovale ancora terso, grandi occhi ancora sgranati, sorriso ancora timido.

Sono io. Sono la me che ero, a quindici anni.

Mi fa tenerezza, quella bambina con il futuro ancora intatto e intero.

Mi fa tristezza. Prevedo per lei grandi dolori.

“Alice ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle tue esperienze passate o cosa?”

“Cosa.”

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