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Una storia di FrancescoAltrui

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Salì la notte

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Pubblicato il 18 agosto 2018 in Poesia

Tags: notte

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Salì la notte

di tra i pensieri e le case

e i vicoli di questo dedalo.

Fece capolino la luna

come se salisse

a rinnovar pensieri

e sogni.

Non scese sulle umane cose

ma tra loro

notte amante e tenera

con la luna

salì.

E sparì il gelo dello spazio vuoto

e le luci che ancor splendean in cielo,

come piccole lucciole in volo

mentre l'intorno risuonava muto.

La notte ebbe un fremito

seguendo quel movimento così vero,

rimase attenta a contemplar le stelle

cercando di non turbar la mesta quiete.

Nessun sospiro, nemmeno il titubare,

potè riavvolgere il nastro della storia,

così normale eppure sempre nuovo,

fin quando il buio ammantò la notte.

Il silenzio si adagiò sui sogni

che irrequieti respiravano

All'improvviso il cielo si illuminò:

un boato sommesso

e la pioggia cadde sul buio,

fino a quando ebbe forza.

L'aria bagnata destò il pensiero

gli occhi si tuffarono nell'immensità

là dove i sogni non vivono

e in quel cielo ancora umido

una stella osò brillare.

Nulla sembrò essere perduto,

il tempo del silenzio cullò

l'anima zuppa di sogni sulla luna

e pianse tutti i fotogrammi

di vita vissuta.

Salì la notte

come una melodia tra gli occhi

e le immagini di ciò che resta

del vissuto giorno.

Salì a bonificare i turbamenti

ad appianare le tensioni

ad ammorbidire le paure

ad allentare gli spasmi della vita

che scorre aldilà del sogno.

Salì a cullare i pensieri

e come una carezza materna

come una calda coperta

come un fuoco acceso

come un dolce sorriso

abbandonò i problemi

alle fantasie di bimbo.

I sogni si fermarono là, sull’orizzonte ingombro,

appesi ad un tramonto incombente.

L’aria rimase immobile per un tempo indefinito,

gonfiando le gote di rosati cumulonembi.

Margherite stanche di un polveroso giorno

piegarono il capo sottomettendosi al volere del tempo.

Una rondine solitaria lancio’ un malinconico garrito

alle chiome degli alberi che si andavano scurendo.

Gli occhi delle case si aprirono su deschi

illuminati da gialle luci e sentimenti contrastanti.

E all’improvviso , inattesa ma cercata, sali’ la notte.

Salì la notte parlando la lingua dei sogni,

cigolando carrucole d'anima fra porti di stelle.

Salì danzando sui tetti del cuore,

sfilacciando matasse di nodi

in un valzer d'intenti.

Musica fu il lento brusio del silenzio,

a restituire ore d'amore

fra i gomiti del buio

senza scorie, senza strappi,

nel retaggio di desiderati baci.

Salì la notte viaggiando negli angoli

fatti di nuvole e foglie,

di antiche polifonie e inafferrabili

balbettii a completare un attimo d'incanto.

Salì la notte nel petto delle donne,

sui fragili fili dell'essere,

sui grovigli di storie sanguinanti,

sagome i remi lasciati andare

fra le mille bocche del mare.

Salì la notte ed ebbe un sussulto

interrogando gli uomini

sulla felicità che non voleva fiorire.

Accadde la notte, poco a poco,

scrivendo di arrivi e lontananze,

di occhi liquidi e braccia spoglie,

di azzurri dilavati e temporali.

E fu nido ogni speranza fabbricata

celebrando le nozze col cielo.

Quante stelle in cielo.

Miliardi di lumini sul tappeto nero.

Di giorno sembrano spenti ma ci seguono sempre.

Da miliardi di anni sono lì a illuminare l’universo intero

M’incanta la volta celeste scura della sua stessa notte. Lo sguardo s'inoltra in quel buio cercando la stella più luminosa. Più bella.

La luna immensa e strafottente si mostra, a volte si nasconde dietro la curva scura del monte. La notte allora si fa tenebrosa, a volte cupa e pensierosa.

Disciplino un disordine di emozioni nel mentre la mano sembra sfiorare quel buio ghiotto di raggi di sole.

M’incanto senza timore al cospetto di questa oscura perfezione.

Salì la notte quando ancora io mi addormentai nel suo perenne, sfinito abbraccio.


Salì la notte oscillando fra riflessi di stelle,

dondolavano i cuori appesi alle finestre

nell'eucarestia del silenzio.

Salì la notte

e c'era un prezzo da pagare

per gli uomini che si erano cinti

di nuvole.

Salì fra propaggini di fuggiaschi,

roventi i passi della solitudine,

dimenticando i crimini, i sospetti,

verso frontiere cucite dentro,

a macchie di freddi rifugi.

Salì la notte e rovesciò

l'acqua dai secchi degli occhi,

fra sguardi sghembi e

stanze di tristezza da chiamare.

Sappi che ti sussurrerei agli orecchi

che siamo incompleti quando restiamo inerti,

quando ci perdiamo franando,

quando le voci separano,

quando meschinamente come acrobati

voltiamo il capo per non guardare.

Salì la notte, posando le mani

sulla fronte,

contando i battiti accelerati,

nell'acre puzzo di vuoto,

raccogliendo giudizi e singhiozzi.

Salì annaspando, come morta,

aggrappata a un Dio da inventare,

sulla seggiola delle assenze,

chiedendo di entrare.

Salì, saggia,

seguendo la rotta dell'illusione.

Come risorgeva l'amore?

Come cantare un altro vocabolario,

senza tradire?

Salì la notte e ballò

giocando ai mutamenti

corteggiata da creste d'anima e

mani al vento,

baia d'increspati valori.

Era quella la spiaggia

d'incontri senza fine?


e quei milioni di 'se'

di cui imbottivamo i cuscini

che ci portiamo addosso

per proteggerci dagli urti

la notte, buona,

ce li fece sembrare più dolci

i sogni più veri

le stelle più vicine.

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