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Una storia di SabrinaMonno

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Casa sul mare

Pubblicato il 15 maggio 2017

"Arca Russa" Aleksandr Sokurov - 2006

L'inferno Mediterraneo. Nessun nome più appropriato per descrivere quello che la Puglia racchiude: la bruciante luce del Sole, che nasconde le sue oscure credenze, i suoi magici rituali. Una confezione ben decorata che cela il buio più oscuro. D'estate, il Sole rende incandescente il terreno, le pietre diventano ancora più gialle, gli ulivi si impregnano d'oro e si può sentire l'acuto odore delle olive fondersi con la brezza marina. Alla gente piace possedere ville con la vista sul mare. Non cercano il lusso. Questi appartamenti si rivelano essere rustici, quasi primitivi. Sembrano appartenere a tempi antichi, lontani, quasi scomparsi. Eppure, la loro bellezza storica, li rende desiderabili. Molta gente vuole passarci le vacanze estive; prendere il Sole in terrazzo, godere ogni singolo momento in cui il lieve maestrale decide di accarezzarti la pelle rovente, sorseggiare vino e assaporare cibi freschi. Uno scenario da sogno, quasi fiabesco. Chiunque vorrebbe esserne parte.

Una piccola casa, simile al modello descritto, si affacciava sul litorale. La sabbia raggiungeva quasi l'entrata principale. Il piano terra era piccolo, quasi un vicolo, che accoglieva gli ospiti per poi condurli verso una ripida rampa di scale bianche. Il buio dell'ingresso, non permetteva ad occhio umano di vedere il colore delle mura. Arrivati al piano superiore, il bianco accecante delle pareti, decide di mostrarsi e di lasciare che la rossa luce del tramonto penetri attraverso grandi finestre, coperte da lunghe tende marmoree. La cucina era affiancata da un'enorme camera da letto. Infine, un terrazzo, accoglieva una lunga tavolata, con su piatti, posate, bicchieri e candele. Parte del terrazzo era vuoto, sembrava che questo spazio fosse lì per accogliere eventuali ballerini.

Un giovane cantautore, accordava la chitarra, ogni tanto accompagnava una nota con una sillaba, di una propria canzone o di un testo di De Andrè. Abbandonata la malinconica musica, si soffermava sul tramonto. Dopo aver silenziosamente comunicato con la stella morente, annotava i lunghi discorsi su un quadernetto impolverato, aggiungendoci qualche personale riflessione. Alle sue spalle, una giovane vestita da clown, portava in cucina frutta e verdura appena colta. Sembrava avere fretta, o forse era solo entusiasmo per la vita. Ad accoglierla in cucina, un ragazzo con biondi ricci ed una ragazza con i capelli rossi. I tre ridevano spesso. Mentre lavavano e tagliavano il cibo, scambiandosi battute a sfondo sfacciatamente erotico, una giovane sistemava libri per tutta casa. In alcuni momenti si inseriva nei discorsi dei tre, poi, d'un tratto, preferiva estraniarsene, per osservare il loro sorriso. Forse per capire, per percepire la loro fiducia nell'esistenza. La loro inafferabile gioia di vivere. Finito di decorare la casa con volumi antichi di filosofia, psicologia, poesia, la giovane giocherellava spesso con una collanina, con su un piccolo crocifisso di legno. Alcune volte, sembrava volersene liberare: buttarlo via, donarlo al mare, loro spettatore. Tuttavia, qualcosa la faceva sempre desistere, forse la voglia di volere per sè quella gioia di vivere che le pareva appartenere solo a chi sa ridere senza domare troppi demoni. La luminosa casa sembrava riempirsi sempre più. C'erano ragazzi e ragazze, tutti lì, per preparare una deliziosa cena da gustare insieme; magari parlare, discutere ancora di: amore, politica, sesso, musica e arte. Di cosa si può parlare quando è la giovinezza a aprir bocca per te? La giovinezza. Questa era la certezza, la forza che teneva questo gruppo di amici. Gioventù come arma per restare insieme, per essere stupidi, per dar voce ai propri pensieri. Gioventù come piacere ampliato dal vino e dal cibo. Gioventù che giustifica lo spasmodico piacere del sesso, della volubile sessualità. Gioventù che pare immortale perchè effimera, in realtà.

Mentre il Sole tardava a tramontare, questi ingenui artisti continuavano a buttare giù idee, ad immaginare un futuro che appariva così deliziosamente distante. Quanto è bello sognare l'avvenire. Nessuno pensava più a cucinare. Così, mentre una fotografa cercava con impazienza di ritrarre il cibo con la sua Nikon, il riccio economista iniziò un pomodoro verso la cinefila, appena entrata nella stanza. Le pareti della stanza, meravigliosamente, da bianche, cambiarono lentamente colore. Non più una tinta unita, ma chiazze di rosso, verde, giallo, viola! Una prugna aveva preso in pieno la tela di una studiosa d'arte che cercava di delinare il chiaroscuro del proprio disegno. Accolse la sfida e, aiutata da una bionda ragazza che amava dipingere sui volti della gente, iniziarono a lanciare colori acrilici. Chi si nascondeva dietro ad un divano, chi lanciava cuscini, chi continuava a scagliare cibo, colori! Il cantautore riprese la chitarra per suonare, mentre una voce femminile accompagnava questa gioiosa rissa! Tra una risata e un grido di beatitudine, il Sole iniziava a scomparire.

I ragazzi erano distrutti. Alcuni, stesi sul pavimento sporco, respiravano con affanno mentre sorridevano fino allo sfinimento. L'ultimo raggio si Sole, colpì con violenza la stanca accanto alla cucina. La camera da letto sembrava improvvisamente più ampia, più luminosa, più bianca. I letti erano più grandi, le lenzuola più candide, più fresche. La ragazza dai capelli rossi, si sollevò da terra e raggiunse la camera, tuffandosi nel letto centrale. D'impeto, tutti ne seguirono l'esempio. Quei grandi letti, diventarono piccole oasi di godimento. Le passioni dei giovani, esplosero. La make-up artist, voleva assolutamente decorare i corpi dei suoi amici. Così, stesi, il riccio ragazzo e la cinefila, si lasciarono coccolare dalla delicatezza del pennello inumidito di colore. Come le pareti, anche la carne dei due giovani, cambiava lentamente colore. L'abbronzatura lasciava spazio a rose, macchie di nero, simboli pagani e miscele di tintura. La fotografa e l'artista cercavano di immortalare questo momento con ansia, in modo da non farlo fuggire via. Il cantautore continuava a strimpellare la chitarra, questa volta non più guidando, ma lasciandosi guidare dalla malinconica voce femminile. Il riccio ragazzo, si alzò e raggiunse la porta della camera, perchè attendeva la sua amica clown, il cui obiettivo era quello di stringere forte la custode dei libri, per convincerla ad unirsi a questo magnifico gruppo di sognatori. Mentre si alzava il vento, la tovaglia del tavolo apparecchiato sul terrazzo, iniziò a danzare armoniosamente. La brezza accarezzava i bicchieri fino a farli suonare, creando una nostalgica melodia.

D'un tratto, calò il silenzio. Tutti iniziarono ad ascoltare cosa la corrente aveva da dire loro. Il riccio ragazzo era scomparso, seguito dalla rossa ragazza. Poi il clown raccolse il nasone rosso ed uscì dalla stanza. Il cantautore, allontanò le dita dalla chitarra, la ripose nella sua custodia, e poi andò via. La fotografa e la pittrice seguirono il suo esempio. La make-up artist, pulì il pennello, lo coprì con un telo e fuggì. L'amante dei libri, con sguardo basso, prese un romanzo ed utilizzò la collana con il crocifisso come segnalibro. Poi sparì. Rimase la voce femminile e rimase la cinefila, con una piccola super 8. La cinefila si voltò per guardare il tramonto e filmarlo con quel poco di pellicola presente in quella super 8. La voce femminile si distaccò da lei ed fece i primi passi per lasciare la stanza. Le due ragazze si scambiarono uno sguardo, sorrisero. La musica finì. Rimasta sola, la cinefila si guardò attorno in quella ampia casa vuota. Il vento si era placato. La cucina, era miracolosamente tornata al suo originario candore. Tutto quel cibo usato come un giocattolo per bambini, era, ora, nuovamente nel frigo. La tavola, in terrazza, era ancora apparecchiata. Anche il Sole si congedava. Una volta ripreso tutto grazie alla magia della macchina da presa, la cinefila chiuse la casa e andò via. Era finito il tempo dei sogni. Era il momento di vivere il sogno e lottare per esso. Era il momento di crescere, di crescere come individui. Tutte quelle magnifiche vite, iniziavano a "vivere"davvero, ora catapultate nel mondo reale.

La casa sul mare, divenne, così la bella confezione che racchiude qualcosa. Ha racchiuso giovinezza e speranze, poi, come una madre nordica, ci ha scaraventato nel mondo della quotidianità per permettere ai nostri sogni di nascere. Forse, ora, resta un villino vuoto, o, forse, resta, proprio come una madre, un punto di riferimento, che attende i suoi viaggiatori, con tavola apparecchiata e cibo fresco.

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