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Una storia di Giovanna.vannini.5

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Dedicato

Corto per Maurizio de Giovanni e il suo Ricciardi

Pubblicato il 21 settembre 2017

Eppure quell'odore di sugo, quelle donne che si scambiavano ricette antiche per il pranzo di festa prossimo, lo riportarono al passato.

"Il passato mi irrompe dentro"- pensò, chiudendo un poco gli occhi, serrando la mandibola, digrignando i denti-

Una tavola apparecchiata con il servito buono, la zuppiera di porcellana di Caserta fumante di maccheroni, con la "cucchiaia" appoggiata sul manico. Non sarebbe stata domenica, non sarebbe stato pranzo, senza quel sugo, rosso di pomodoro, carico di macinata tagliata grossa, che con i maccheroni s'imparentava. Non sarebbe stata domenica senza di lui lavato, pettinato, profumato di borotalco, in attesa che il padre Alfonso, per primo prendesse posto a capotavola, mettesse il tovagliolo dentro il collo della camicia, gli facesse cenno battendosi la mano sul ginocchio, di andargli in braccio.

"Mammà servi, che qui teniamo fame!"

Con l'amore nelli occhi e nei passi, consumato solo qualche ore prima, mamma Elvira serviva.

Un quadro, un'immagine precisa, netta, senza nessuna sbavatura.

Questo era il passato che dentro, ora, gli irrompe.

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