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Una storia di Sabina

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A pelle

La forza della solitudine

Pubblicato il 31 ottobre 2017 in Fantascienza

Tags: amore fantascienza passione tecnologia virtuale

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L'orologio dell'ufficio rifletteva l'ologramma sulla mia scrivania da lavoro. Le cinque. Ero pronta per chiudere e salvare tutti i miei files all'interno del chip. Oramai ne avevano creato di sottilissimi, erano materiali sintetici biocompatibili che potevano all'occorrenza essere incorporati all'interno della propria pelle.

Infilai decisa il casco di teletrasporto, il tempo di inserire le coordinate di casa e mi ritrovai in un lampo nel mio appartamento. Avevo deciso di sostuire i vetri con nuovi schermi digitali che potevano all'occorrenza ricreare paesaggi naturali e rilassanti.

Scelsi una bellissima cascata, dall'acqua fresca e cristallina. Immergendomi nella vasca sensoriale cercavo di aprire la mente, fantasticando.

Avevo saltato il pranzo, come al solito, per cui aprii un cassetto a scomparsa, nascosto tra le pareti plastificate, ingoiai, senza neanche pensarci, una pillola energetica, concentrato di vitamine sintetiche ed estratti lipidici.

Sul palmo della mano avevo incorporato un chip vrtuale che mi avrebbe regalato per la serata un trip emozionante sul tappettino in gomma modellante adagiato nella mia stanza.

Avevo deciso di tinteggiare il pavimento programmando al computer sfumature cangianti dalle tonalità blue e violette.

Attivai il chip dal computer e mi ritrovai tra braccia di persone sconosciute che popolavano le mie fantasie più profonde.

Dieci minuti di piacere mi lasciarono una strana sensanzione. Sulla pelle un sentimento di vuoto, misto a malinconia, cominciò a serpeggiare silenzioso.

La voce programmata di M.I.C. (Modulo Informatico da Compagnia) mi avvisò di una persona in avvicinamento. Vedevo le macchie rosse e blu che si rincorrevano sul monitor a controllo termico.

Aprii la botola di apertura dell'appartemento e mi ritrovai un giovano alto, bruno, sulla quarantina che mi guardava perplesso.

"Mi perdoni, ho perso il chip di controllo con le chiavi ed il codice di accesso per il mio appartemento...in pratica sono rimasto fuori..." disse sorridendomi.

Lo feci entrare, vedevo le vene del collo ingrossarsi e percepii un certo imbarazzo che si affacciava furtivo tra le espressioni camuffate del viso.

Pensai di offrirgli del ginseng che avevo comprato in pratiche bustine trasparenti, pronte all'uso...Accettò volentieri e mentre gli consegnai le pratiche sfere, lo sfiorai. Sentii pulsare le vene, percepii il calore del suo corpo. Il tocco era stato leggero e vellutato, scie vorticose di delicata morbidezza avvolsero la mia mente. Ci scoprimmo a toccarci, ansiosi di perlustrare zone sconosciute, scolpite sulla nostra pelle e pronte per essere esplorate. Toccarsi per ritrovarsi in un mondo oltre, sospesi tra carne pulsante e sangue.

Un'esplosione a colori colpì i nostri corpi, pelle a pelle, nessun chip a frapporsi fra noi. Quando ci rendemmo conto di quello che era successo una strana timidezza ci sorprese. Non avevamo il coraggio di guardarci negli occhi. Raccolse in silenzio i suoi vestiti e si allontanò. Mentre usciva dall'appartamento percepii la voce di M.I.C.

"A presto, alla prossima visita".

Parole metalliche, risuonavano aspre, debolmente malinconiche, ma nello stesso tempo mi riempirono di dolcezza e di calore.

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