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Una storia di pepp4rio

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Il cielo sopra Belsito

Considerazioni "svalvolate" sulle feste radio-comandate

Pubblicato il 01 gennaio 2017

Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere: basta uno sguardo.

(Da "Il cielo sopra Berlino")

L’oscurità si sta facendo largo su questa piccola città. E mi sento diretto nelle fauci bramose di un paese straordinario e inquieto. Sono nel mezzo di un nulla che avanza, senza sosta. Come i mutamenti climatici. Come l’entropia. Le feste danno il senso del tempo che passa. Le feste cedono il passo alla rassegnazione, a volte. E a volte qualche sogno si realizza. Forse. Portami via, Maria Pia. In funivia. Sulla breccia di Porta… a Porta… Il Natale mette tristezza, ma bisogna festeggiare comunque. Perché ne vale la pena. O il pene. E festeggerò tutto quello che va festeggiato correndo come un pazzo, incontro all’umidità oltre il ponte dell’Annea. Dorotea. O era forse Amantea...

Panico nelle strade, furore nei centri commerciali. Afferra il desiderio finché dura, afferra il panettone di circostanza. Finché l’offerta non scada. E il Cielo sopra Belsito splende di gelo e di una fottuta e meravigliosa ricompensa. Come le tue labbra, come i tuoi occhi bramosi. Che cosa senti? Mancanza. E Lewis Carroll è stato veramente il pioniere del link building. Forse il futuro dell'accidia risiede nei peccati contro ciò che oggi pare connotarci sempre di più – la tecnologia, ha detto qualcuno.

Portami via dal dolore, portami via dal Presente e dai presenti senza senso. Danziamo insieme in questo valzer alla fine dell'amore...

Obsolescenza programmata e intenzionale del pensiero neurale, ma anche n'euro per Ale. A volte l'amore è illegale, ma l'odio no. Si può odiare chiunque, in qualsiasi momento, dovunque. Ma se vuoi un po' di calore, di tenerezza, un sorriso che ti allieti, una spalla su cui piangere, ti devi nascondere negli angoli oscuri come un criminale. Tutti quanti hanno un segreto, caro Santino, qualcosa che non riescono più a guardare dritto in faccia e che si portano dietro per tutta la vita. Lo portano con loro in ogni passo che fanno fino a che un giorno se ne liberano… Natale in corsia, Capodanno allo SPRAR.

Sei sempre andato in cerca di guai, mio dolce angelo. Essere troppo onesti in un mondo disonesto è come spennare un pollo controvento: si finisce sempre con la bocca piena di penne. E Jack Trollante pare abbia intenzione di uscire dal gruppo segreto Nazisti dell’Illinois contro ogni forma di repressione Viva Charlie! Irving Berlin e Cole Porter si sfidano sulle loro pagine ufficiali a colpi di link, status e foto, in una gara a chi ce l’ha più grosso… il conto in banca!?! In questi tempi cupi e senza speranza, trollare é l'unica cosa da fare. Non capisco un cazzo, ma c'ho uno stile pazzesco, anzi Pozzetto! Vero, Igor? ;)

Le feste danno il senso del tempo che passa. Le feste cedono il passo alla rassegnazione, a volte. E a volte qualche sogno si realizza per davvero, invece... Chi si avvicina troppo all'oscurità rischia di bruciarsi, o peggio ancora, di perdersi! Avvicinati all'oscurità e l'oscurità si avvicinerà a te.

Fuori, un cane abbaia, luci di auto squarciano il silenzio, e in lontananza si sente il rombo di un motore, che però non raggiungerà mai quella casa. Solo un piccolo frangente di speranza. Non riusciva a dormire bene. Sin da quando aveva 9 anni. Una battaglia spirituale, una comunità sotto assedio. Mancanza di tempo, poche speranze. Il passato, i rimorsi, e un futuro incerto. Nelle cuffiette un assolo di sax, profondo, caldo, per riempire un vuoto, una mancanza. Che cosa senti? Mancanza. Qualcuno tende la mano, ma non è facile afferrarla. Come in un film d’avventura. La mano sudata della solidarietà è sempre sporca, sudata e difficile da stringere: perché? Perché dovrebbe trionfare il bene? E tu falconiere ascolterai il richiamo del falco? Imparare ad ascoltare le onde del proprio cuore non è una cosa semplice. C’è una nobile intensità, a volte nel dolore…

Signori, disse lui, non ho bisogno della vostra organizzazione, ho lustrato le vostre scarpe, ho smosso le vostre montagne e segnato le vostre carte, ma il paradiso è in fiamme, o vi preparate ad essere eliminati, oppure i vostri cuori devono avere il coraggio per il cambio della guardia!

Ho visto soffitti piangere umidità e ho attraversato più di una notte guidato dalla mano sudata dell'inadeguatezza. La mia arma migliore - quella più affilata - è un pugnale nodoso che può ferire solo se utilizzato al contrario: la sua impugnatura è lama inesorabile e puntuale, la sua punta è invece poco più ruvida di un soffice strato di ovatta, capace tutt'al più di provocare sollievo tra le schiere di nemici invisibili, che si annidano entro le pareti di una mente devastata dal Caos. Sono io il mio Oste, il mio Ostacolo, magnifico e ossessivo bersaglio, il solo nemico a cui con costanza e dedizione ho saputo infliggere i miei colpi migliori. Durante il mio percorso non ho intenzionalmente fatto del male a nessuno, perché dedicavo ogni mia risorsa esclusivamente al saccheggio della mia anima bambina e guerriera che a piedi nudi si muoveva in una sempiterna notte, di calore nel dolore umido e sudato. Argine, e punto di contatto, e desiderio, e polvere di polvere di un passato glorioso e mai dimentico.

Portami via dal dolore, portami via dal Presente e dai presenti senza senso. Danziamo insieme in un valzer alla fine dell'amore. La felicità è un regime dittatoriale ben congegnato. Tutti sorvegliati da macchine di leggiadra grazia. Tanti saluti e Grazia (la rivista.)

Forse mi sarei dovuto prendere un cane. Un bastardo. Chiaro. Uno che fa finta di sottostare alle vostre regole del cazzo.

Uno di quelli che non piagnucolano né scodinzolano a comando, ma cosa più importante, uno di quelli che non elemosina una carezza e che quando gli gira male ti piscia sul tappeto, così solo per il gusto di farlo, per vedere la tua faccia da padrone beota mentre ripulisci. Sul tuo bel tappeto persiano del cazzo!

Uno che fuma come un turco, beve come una spugna e scopa come un marinaio di foresta. Un venditore di rose che ti sorride mentre ti stramaledice l'intero albero genealogico. Ricordo da piccolo che torturavamo degli insetti, per divertimento o per noia, li chiamavamo "Dicia l'ave maria sennò ti ammazzo". Ho sempre avuto rispetto per gli insetti dalla corazza dura, così come per i venditori di rose, per questo li prendo in giro. L'indulgenza è il primo passo verso la rassegnazione, e io non voglio cedere. Non cedo ai venditori di rose, non cedo agli operatori call center, non cedo ai Cani, non cedo agli insetti, non cedo alla cattiva musica. Non cedo. Né concedo. Forse la vita è questa: un battito di ciglia e stelle ammaccate come la carrozzeria della mia Peugeot! Sto dalla parte giusta! Come lo so? Semplice: sono da solo qui in questo bar inesistente e parlo coi miei dubbiosi pensieri.

O credete che Stevie Wonder sarebbe diventato la roccia che è ora, se avesse avuto qualche certezza? Non credo proprio. Si dice che nella vita bisogna avere fede cieca, ma poi non tutto è scritto in braille e non tutti hanno la sensibilità di capire che solo un cuore spietato è capace di lasciar sempre uno spiraglio alla speranza. The Freewheelin' Peppario Secondo...

L’oscurità ora avvolge la notte, come una coperta accuratamente poggiata sul giaciglio del guerriero dormiente. La piccola città adesso sembra una lingua di drago in agonia. C’è ancora speranza, almeno in questa casa. Almeno per un po'. Finché ci sarà un piccolo lume e un giovane guerriero, pronto a impugnare una spada. Abbiamo aspettato anche troppo tempo, per la riscossa. E’ più facile addormentarsi con un cuore tormentato, o destarsi in preda alla pazzia? E il vento forte e selvaggio soffiava da est mentre io mi destai tra le sue braccia fraterne...

Ed Ezra Pound e T. S. Eliot combattono nella torre di comando mentre cantanti di calipso li deridono e pescatori porgono fiori tra le finestre del mare dove amabili sirene nuotano e nessuno deve preoccuparsi troppo del Vicolo della Desolazione

Il cielo sopra Falconara Albanese

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