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Una storia di FlaviaCantiello

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Essenziale 2049

SoftParadise

'Let the sun shine again'

Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Didattica

Tags: aulao consapevolezza essenziale2049 lavorobenfatto tecnologia

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Il cielo era di un grigio plumbeo, trent'anni fa avrei adorato una giornata così; l'odore della pioggia nell'aria, la terra bagnata, il ticchettio sulle foglie e la rugiada sui fiori.

Sono cambiate così tante cose.

Abbasso lo sguardo, l'orologio da polso segna le otto e cinquantadue minuti, diciannove minuti ad un temporale, 12 gradi centigradi.

Alla fermata del bus il tempo scorre sempre lentamente, una cosa che non è cambiata. Non mi piace aspettare, inizio a lasciarmi guidare dai piedi. Camminare per le strade mi ricorda sempre perché ho scelto di prendere parte al progetto per il quale lavoro.

Il rumore dei tacchi sull'asfalto risuona nelle grigie vie desolate. Sono passati dieci anni da quando incominciammo a lavorare da casa, sui propri comodi divani, con gli occhi puntati sui laptop, ad arrossarsi.

I piccoli negozi d'abbigliamento non esistono più, alzo lo sguardo verso i grattacieli.

«Buongiorno Flavia, sono le ore nove, la temperatura è di 13 gradi centigradi, pioverà tra quindici minuti. Ombrello in apertura tra dieci minuti».

Per quell'ora sarò già arrivata in clinica.

In un vicoletto c'è una donna sui quaranta stesa per terra, accanto a lei, una siringa. Dall'altra parte della strada vedo attraversare un gatto, dal manto arancio. I suoi occhi vispi mi guardano, si muove nella mia direzione, poi cambia idea. Il ticchettio di un grosso orologio scandisce lo scorrere del tempo, è l'unico analogico rimasto in tutta la città.

Le grandi aziende non occupano più in grandi uffici, facendo a gara a chi vantasse più postazioni computerizzate che lavorassero all'espansione del marchio. La democrazia del web ha portato i più brillanti ad emergere, non quelli con più soldi in tasca o bitcoin sul conto online.

Eccomi arrivata, davanti una struttura, di quelle che potrebbero essere almeno centoventi piani, si estende verso il cielo, interminabile. Nessuna sorpresa: è proprio dove si spera di andare a finire dopo la morte, no?

Entro nell'edificio, subito mi avvolge un azzurro indaco delle pareti della clinica. Forse credono che quel colore riproduca fedelmente il mare, o magari il cielo. Mi ha sempre lasciata confusa questa cosa. Non sono mai stata in questa struttura, ma il blu è una costante in luoghi come questo.

Seguo le indicazioni dei grandi schermi.

«Benvenuto. Nome, prego», risuona la voce elettronica dall'interfono presente nell'androne del pian terreno.

«Flavia, operatore 0278».

«Codice appuntamento, prego».

«145».

«La preghiamo di raggiungere la sala conferenze e promozioni, piano 83, le auguriamo un buon soggiorno».

Prendo l'ascensore e clicco sul piano 83.

«Il suo caffè espresso è pronto». Lo prendo, lo assaggio. Mi ostino sempre a provare le bevande miscelate degli ascensori degli ospedali, la speranza di risentire il caffè del bimbo indiano non muore mai. 'Acqua sporca color marrone'.

Vorrei sputarlo nel bicchiere, ma noto la telecamera che mi osserva dall'alto. Lo butto giù con una smorfia. Al suono dei campanellini appena udibili durante il cambio di ogni piano mi aggiusto la camicia e il tailleur. Mio fratello mi prende ancora in giro; sono così professionale nel mio lavoro «Neanche lavorassi per Google!». L'aspetto è tutto in tempi come questi, specie per il lavoro che faccio. Indosso il Badge che recita:

«IHeavean. SoftParadise, Let the sun shine again».

Mi ricordo di slegare i capelli appena in tempo, «ti addolciscono il viso, sembri di nuovo una ventenne con la chioma che ti cade ai lati».

Bling. «Piano 83».

Seguo le indicazioni, c'è una fastidiosa musichetta da sala d'attesa in tutte gli ambienti dell'edificio.

«Buongiorno signora, benvenuta alla Amazon HealtCare 645», una segretaria fa capolino da dietro al suo enorme laptop da scrivania.

Il primo volto umano della giornata.

«Buongiono a lei», saluto di rimando mentre provo a sfoggiare uno dei miei migliori sorrisi.

«La sala conferenze è pronta, anche gli ospiti stanno iniziando ad entrare. Nel frattempo vuole accomodarsi nello Studio d'attesa?», mi chiede con tono gentile ma frettoloso.

«Sarebbe fantastico», dovrei telefonare Mike e segnare un appuntamento per giovedì.

Mi accomodo nella sala. Un tavolo molto grande, in cristallo. Una vetrata enorme lascia entrare la luce grigio chiaro nella stanza. Una sterminata fila di grattacieli si estende a perdita d'occhio. Sembra una cartolina in bianco e nero.

Accendo il mio laptop, ed indosso i miei auricolari.

«Chiama Mike».

«Sto chiamando Mike».

«Buongiorno Mike, sono arrivata. Sto per iniziare, la platea dovrebbe essere di 300 persone, hai modificato il file? Non saranno troppi vero?»

«Lo sai che ce la posso fare», aggiungo abbassando il tono di voce.

«Ho già controllato la piantina e i badge della sala, ho modificato tutto.

Stai tranquilla andrà bene. E' il colpo più grosso di sempre. Ecco perché ci sei tu lì!», risponde la voce ferma dall'altra parte della linea.

Era stata proprio la sua capacità di convincermi di poter fare qualsiasi cosa che mi aveva fatto innamorare del mio capo. Lui però non lo avrebbe mai immaginato. O saputo.

Chiudo la mia telefonata cliccando sull'orologio da polso. Sistemo le mie cose e mi dirigo verso la sala conferenze. E' gremita di gente, vedo qualche sorriso, poche facce scettiche. Chi è venuto prima di me deve avermi introdotta veramente bene. La maggior parte sono anziani, come sempre, qualche giovane su di una sedia a rotelle, qualcuno è venuto accompagnato da un familiare.

La stanza è piena di un misto tra tristezza e speranza. Ha l'odore delle lenzuola pulite, del bagnoschiuma alla lavanda e di borotalco.

«Sottofondo SoftParadise» sussurro al mio orologio, che si collega con l'impianto audio della stanza e comincia a riprodurre una melodia che richiama un passato il cui sapore nessuno ricorda più. Da un po' avevamo smesso di offrire il nostro bicchiere di vino rosso di inizio conferenza, non mi ci ero ancora abituata. Il reparto gestione risorse aveva ritenuto ormai inutile quel tocco di genuinità.

'Il prodotto si vende da solo'.

E noi ci sentivamo dei pionieri. Noi eravamo gli eroi.

«Buongiorno a tutti. Come sapete, sono una rappresentante IHeaven e innanzitutto vi ringrazio per essere qui. Non vi ruberò troppo del vostro preziosissimo tempo. Quello che vi presenterò oggi lo conoscete già, è sulla bocca di tutti ed un motivo ci sarà» faccio una breve pausa in cui mi concedo un altro di quei sorrisi.

La platea è popolata di quelli che ancora oggi chiamiamo "immigrati digitali".

Mi piace stare a contatto con loro, ancora capiscono l'importanza dei rapporti umani, del contatto visivo, dell'espressione giusta fatta al momento giusto.

Oltrepasso la mia scrivania e mi ci appoggio sopra. In questo modo instauro un legame con il pubblico, possono credere che sono lì per loro e non per svolgere il mio lavoro.

«Amo il lavoro che faccio, sapete perché? Perché offre opportunità. La più grande opportunità di sempre. La mia azienda ha reso possibile ciò che nessuno avrebbe mai detto che lo sarebbe stato. Abbiamo abbattuto la più grande barriera mai conosciuta. Nessuno fa quello che facciamo noi, o meglio, come lo facciamo noi!», sorrido in una smorfia simpatica, qualcuno ride. Un uragano mediatico ha colpito un'azienda che ha provato ad imitarci, poi ad accusarci. Siamo riusciti a trasformarlo in uno scandalo in quattro giorni e sette ore. Nella metà del tempo i nostri avvocati li hanno fatti chiudere.

«La IHeaven propone ora, dopo anni di successi della sua piattaforma BrandNewWorld, un'innovazione assoluta. La nostra nuova proposta, la SoftParadise, è un salto sulle nuvole. E' l'invenzione della macchina, quando ancora ci si spostava in carrozza».

Abbiamo scoperto da qualche anno che i richiami al passato hanno un impatto fortemente maggiore sulla nostra nostalgica clientela.

«Le modalità di accesso sono ora meno selettive e ad un prezzo molto più accessibile.

Perché vi chiederete, se stiamo vendendo un'esperienza senza precedenti?

Perché non vogliamo smettere di migliorare. Puntiamo ad un paradiso oltre ogni aspettativa. Tuttavia questa versione si avvicina di molto alla nostra idea di perfezione.

Non potrei essere più emozionata di proporvi oggi, quest'incredibile occasione».

Parte alle mie spalle un video di una meravigliosa città caraibica, ambientato negli anni novanta/duemila, popolata di persone cordiali e affabili. Ora una Positano degli anni novanta. Guardo la platea, colgo sguardi di meraviglia, di gioia.

«Chi mai avrebbe immaginato che tutto ciò un giorno sarebbe stato possibile?

Oggi, con noi, potete. Potete essere immortali, potete scegliere cosa fare di questo salto nel buio che ci spaventa da millenni. Fate la vostra scelta, è la vostra vita, è la vostra morte. Noi speriamo decidiate di sorgere di nuovo, dopo questo tramonto. Speriamo che scegliate noi, per regalarvi un'esperienza incredibile.I moduli di compilazione per la richiesta al nostro programma saranno distribuiti a breve», dico mentre gli sguardi rivolti a me cominciano a cambiare direzione, in cerca dei moduli da compilare.

«Vi ringrazio per l'attenzione e vi auguro una giornata splendida!».

Concludo facendo un arco con la mano sinistra. Richiama il ciclo del sole, un ricordo lontano, una stella che nasce e muore tutti i giorni. La psicologia dietro questi discorsi mi affascinava sempre.

La sala si apre in un fragoroso applauso.

Sette minuti e ventisei secondi di presentazione, segna il mio orologio. Breve e incisiva.

Sullo schermo dell'orologio compare un «Non potevi fare di meglio», è Mike.

Un sorriso m'illumina il viso.

Ripongo l'agenda nella ventiquattrore, nel frattempo sono arrivati centotrentasei moduli di richiesta.

Esco dalla sala con sicurezza e un po' di fretta.

Entro nell'ascensore, fa piuttosto caldo qui dentro. Mi viene in mente il paradiso caraibico in onda nella sala conferenze, chissà a quanti decenni fa risalgono quelle riprese.

Controllo l'orologio, duecentouno moduli di richiesta.

Sorrido, siamo gli eroi, siamo dei rivoluzionari.

Vendiamo un mondo nuovo, un mondo paradisiaco che esiste solo nella mente delle persone che lo vogliono abitare.

Un mondo meraviglioso, perché non è questo.

Vendiamo un sogno, che rimane quello che è, solo un sogno.

Qualcuno potrebbe chiamarci i migliori truffatori di sempre.

Entreremo nella storia? Senza dubbio. Saremo gli antagonisti? Probabilmente.

La verità è solo un punto di vista. Benvenuti nel settore delle vendite 5.0.

La porta si chiude alle mie spalle il telefono squilla, sconosciuto. Non rispondo. Fortunatamente nessuno è tornato a fare reclamo.Metto gli auricolari. 'Riproduci Sul Bel Danubio Blu, Strauss'.

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