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Una storia di AnnaCibotti

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L'ULTIMA FERMATA

Pubblicato il 26 giugno 2017

L'ULTIMA FERMATA

Sono appena partito e una strana sensazione di ineluttabilità mi assale all'improvviso.

Il treno su cui sto viaggiando è un lungo serpente di acciaio striato di rosso che procede a velocità supersonica, talmente silenzioso e comodo che mi sembra di essere ancora fermo.

I vetri dei piccoli oblò, oscurati per un miglior riposo, non lasciano intravedere nulla e la sensazione di immobilità è forte quanto la viscida paura che mi sta aggredendo.

Dovrei arrivare a destinazione tra un'ora, già... ma qual'è la destinazione?

Il Comitato Superiore mi ha convocato per una missione segreta di cui saprò la natura e lo scopo solo alla fine del viaggio.

Penso con orgoglio all'onore che mi è stato concesso, a me solo è stata affidata questa delicata operazione.

Infatti sono l'unica persona che occupa questo scompartimento, io e la cartella sigillata che mi è stata consegnata con l'ordine tassativo di non aprirla prima di arrivare a destinazione.

Dove sto andando?

Perché ho accettato a scatola chiusa?

Questo silenzio opprimente è popolato di ombre che mi strisciano addosso un'umida sensazione di perdita.

Ma è assurdo, non è questo che mi hanno insegnato alla Sezione Militare... non tentennare mai, procedere in ogni caso e ad ogni costo!

Il lieve fruscio di una porta che si apre, mi fa scattare di colpo in piedi.

Sono arrivato, dunque.

Scendo di corsa dal treno scivolando nel secondo gradino della scaletta, mentre la porta si richiude alle mie spalle e... il treno sparisce in un baleno.

Non c'è nessuno ad aspettarmi e nemmeno una stazione.

Una landa nebbiosa e infinita, è tutto quello che vedo.

Faccio qualche passo e mi guardo intorno.

Nulla e nessuno.

E adesso. Cosa faccio adesso?

La cartella... già, il mio vademecum, la mia speranza.

Apro con le mani tremanti la busta che contiene.

E' piccola, rigida, e dentro... solo un biglietto.

“BUONO PER SOLA ANDATA”

Mi assale la disperazione, avverto con terrore che il mio viaggio termina lì.

Il mio tempo è finito... mi inginocchio e piango.

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