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Una storia di MirianaKuntz

Amori andati a male

la potenza distruttiva dei ricordi

Pubblicato il 15 ottobre 2017 in Storie d’amore

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Ricordare ci rende forti, diceva qualcuno, o forse lo sto solo dicendo io. Chi ricorda non commette gli stessi errori, o almeno è quello che ci auguriamo.

Ma chi tiene a mente non sbaglia? È davvero così?

Abbiamo una memoria reattiva, una di quelle che tiene le cose belle e rilascia quelle brutte, o al contrario: ogni memoria ha una particolarità differente, ognuno di noi tiene o rilascia le cose che vuole.

Spesso sono le cose belle quelle che ci restano aggrappate nella testa, quelle brutte restano lì a marcire per un po’, poi lentamente tendono ad abbandonarci, o almeno ad abbandonare il pensiero cosciente, poi quando il martello batte sul chiodo, così, un giorno che ci sembra solo uguale ad un altro, tutto torna fuori, come un tombino da strada che durante una tempesta esonda e impazzisce.

Uno scienziato di cui non ricordo il nome diceva che tendiamo a –dimenticare- perché altrimenti impazziremmo: conosciamo, leggiamo, vediamo, sentiamo, immaginiamo troppe cose per tenerle tutte dentro, così prima o poi facciamo una cernita delle cose più utili e di quelle meno attraenti, e da un momento all’altro ci sentiamo più leggeri, senza aver fatto niente.

La cosa difficile è lasciare che lo stesso meccanismo salvifico entri in gioco quando si tratta dell’amore: quanti di noi possono dire di aver dimenticato totalmente la persona che amavamo o che amiamo? Se solo possiamo ricordare anche solo il numero quantitativo di amori, allora si capisce che non si è dimenticato davvero.

Come si fa a dimenticare il sapore di un bacio e il suo tocco: che sia dolce, feroce o impercettibile. Come si fa a scordare il profumo degli abbracci, dove affondi le narici e tiri su col naso una fragranza inestimabile. Come si dimentica il portone di casa e il suo numero civico, e il colore delle inferriate, lo sguardo prima di fare l’amore, e i dettagli precisi di un corpo nudo e caldo. Non si dimentica un nome, una faccia, o quella canzone in radio sul tragitto da casa tua a casa sua.

Non si dimenticano i sogni fatti insieme, e le stelle viste quella sera, e quella voglia di restarsi addosso, di vedere il mondo sparire, e di sentirsi infinitamente l’uno dentro l’altra.

La nostra mente non è fatta per –dimenticare- l’amore. Dimentica le date, gli schemi matematici, le regole, i calzini, il giubbotto a natale, le chiamate, le strade, ma mai l’amore.

I ricordi quindi non sempre ci mettono in salvo da situazioni spiacevoli, talvolta ci bombardano fino a farci stare male, poiché non sempre i ricordi sono belli e durevoli, quindi possono ricordarci delle cose che non ci sono più, per volere o per destino, o per casi fortuiti.

I ricordi possono ammazzarci, tenerci a letto, strattonarci, sgridarci. I ricordi sono bravi quanto furbi, si nascondono sotto la pelle e quando meno te lo aspetti si arrampicano sulle note di una canzone, sul colore verdigno di un maglione in saldo, sullo scenario in ferro di un telegiornale in vista, nella voce di un passante, o sotto la forza distruttiva di un conoscente che chiede –poi come è andata a finire.-

I ricordi sono ninja e benefattori, in egual misura.

Allora mi chiedo, se esistesse un metodo scientifico per dimenticare tutto, se esistesse una pillola magica che potesse resettare certe parti del nostro cervello, saremmo disposti a farlo?

Gran parte delle ragioni che ci spingerebbero a dimenticare, urlano un –prendila e sarai salvo-, la parte masochista di noi, invece, ricorda e vuole ricordare.

Se ci fosse quella pillola, lì sul tavolo, ad osservarci, quella pillola sintetica in grado di dare un colpo di spugna a tutto ciò che è stato di –quell’amore- forse qualcuno vorrebbe dimenticare, qualcun altro la lancerebbe via.

Siamo masochisti e vittime al tempo stesso, ci lamentiamo del dolore che proviamo nel –ricordare- ma non vorremmo mai perdere i nostri ricordi, per quanto essi facciano male.

Forse il problema sta nella –volontà-, prendere quella pillola con le proprie mani ci farebbe sentire vigliacchi e disamorati, ma se il nostro cervello fosse in grado di fare piazza pulita di -quell’amore andato male- in modo autonomo, senza che noi potessimo scegliere o modificare i dati, forse sarebbe meglio per tutti.

Si riavvolgerebbe il nastro, non ci sarebbero lacrime, né struggenti parole che rimbombano nella testa. Un replay in cui si è sani e pronti a ripartire, un foglio bianco su cui scrivere una nuova bellissima storia.

Saremmo sempre –sani di cuore- non ci sarebbe più la malinconia di un amore finito.

Sarebbe bello o forse sarebbe strano.

I ricordi sono macchie pericolose che non sappiamo se tenere o lavare via.

Nel frattempo viviamo, e la testa mette da parte, sperando che la soffitta resti chiusa

o forse no.

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