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Una storia di Silvia

Eppur 'siamo state'

Le mamme. Ognuno di noi ha avuto la sua: presente o assente che fosse. La mia c'è stata.

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Pubblicato il 21 febbraio 2018 in Altro

Tags: famiglia figlia incomprensioni litigi mamma

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Le mamme.

Ognuno di noi ha avuto la sua: presente o assente che fosse.

La mia c'è stata. Fu quella che si può definire la 'mamma che vizia', quella troppo buona, piena di 'sì' regalati e di 'no' poco convinti.

Ma non per questo di lei io non mi lamentai mai, anzi!

Forse è stato l'eccessivo buonismo ad avermi fatto crescere schiava di un’arroganza che mi ha portato a non esser mai soddisfatta.

Fin da quando ero piccola io e lei non ci siam mai capite realmente.

Ricordo la scena in cui, attorno al tavolo tondo del soggiorno, mi rincorreva arrabbiata e in tutto questo la mia figura agile scappava quasi si trattasse dell'ennesimo gioco con le amiche.

Questa è stata l'unica volta in cui probabilmente fu la 'mamma severa' che in molti hanno avuto la sfortuna/fortuna di avere per sé.

Quel giorno fui spedita in camera senza cena: la classica punizione che viene imposta ai bambini. Come fosse ieri ricordo la lettera di scuse che le feci scivolare impettita sotto la porta della camera e le risate ristoratrici nel lettone di lei. Fu tale la facilità con la quale venni perdonata che quasi mi sorpresi.

In seguito per qualche giorno addirittura non litigammo. Fu questa però la prima di una serie di incomprensioni che, tra noi, non si esaurirono mai.

Con il mio crescere e il suo invecchiare le cose infatti non migliorarono.

Eravamo come il giorno e la notte io e lei.

Tra le due lei era sicuramente il giorno: stralunata, solare, svampita; l'eterna barzelletta e la valvola di sfogo di tutta la famiglia.

Raramente veniva presa sul serio.

Nelle serate estive ricordo di come ci chiamava a raccolta in giardino urlando; la raggiungevamo affannandoci nella credenza che fosse accaduta chissà quale disgrazia per poi scoprire che voleva solo mostrarci una qualche stella scambiata per un ufo o un alieno che fosse.

Credeva nei sogni lei e in un aldilà paradisiaco dove si stava bene e non si soffriva mai; amava i filosofi a tal punto da crederli i custodi di verità assolute dalle quali dipendevano le sorti di una vita felice.

Era una fiaba mamma: una fata delle fiabe catapultata per sbaglio in questo nostro mondo.

Sì, perché, alle volte, non sembrava avere alcun contatto con la realtà.

Quanto eravamo diverse noi due, quanto eravamo lontane nei modi e nel pensiero.

Non è infatti mai riuscita a capire le mie contraddizioni e a stare al passo con i miei cambi di umore; per lei rimasi sempre un punto interrogativo, uno di quei problemi che non hanno soluzione.

Anche io raramente son riuscita a capirla davvero, raramente a compiacerla.

Ma io e mamma eravamo fatte così, eravamo universi paralleli che vivevano sulla loro pelle ogni evento in maniera differente, avevamo sensibilità diverse con cui la mattina uscivamo di casa ad affrontare il mondo. Eravamo incompatibili ma, tra una litigata e l’altra, non potevamo fare a meno di volerci bene.

Io infatti tra le due ero la notte: chiusa, riflessiva, dannatamente realista e razionale.

'Non credo se non vedo' le dicevo spesso e lì il discorso tra noi si interrompeva perché tutto ciò a cui lei credeva non si poteva né vedere né dimostrare.

Ero simile al marito che si era scelta vent’anni prima: identica a lei fisicamente ma uguale al padre di carattere.

Ed ebbe le stesse difficoltà a capire me quanto le ebbe con l’uomo che aveva accanto.

Eravamo poco istintivi noi ma riflessivi e ponderati nei modi.

In famiglia eravamo i pilastri: quelli che non cedono mai, che han sempre con loro risposte e soluzioni; quelli a cui chiedere chi si dovesse votare in vista delle elezioni; quelli che ‘è giusto se fai così’, ‘stai tranquilla che tutto si risolve’.

Casinisti forse nel concreto ma ‘ordinati’ nelle scelte e nel ragionare.

Non so dirvi chi tra le due possedesse il carattere migliore ma sarò sincera nel dirvi che quello di mia madre spesso lo invidiavo: quella sua leggerezza spesso mi sembrava fruttasse una felicità che a me veniva invece preclusa.

Il mio carattere possedeva infatti mancanze che spesso mi portavano ad un'infelicità soffocante.

E mamma me lo diceva, non aveva peli sulla lingua lei! Mi diceva che a seconda dei momenti io ero il bianco e il nero; mi rinfacciava sempre di aver giornate di iperattività intervallate da periodi scuri, privi di ogni spirito vitale.

Ed era proprio così.

Quest'ultimi erano i momenti peggiori: quelli dove mi trovavo a pensare a tutto e alle volte a piangere per una qualsiasi critica o sguardo che fosse.

Erano i miei momenti di fragilità: una debolezza che non riuscivo a gestire in alcun modo.

Ma, per quanto ne dicesse, anche in questi momenti mamma era presente. E so cosa starete pensando: non è forse questo il ruolo di un qualsiasi ‘buon’ genitore?

Eppure non è scontato, non è da tutti e non a tutti è concessa una tale fortuna.

Ma a me lo fu: lei c’era con le sue frasi troppo dure, fuori luogo o troppo distanti dal reale per poter essere utili in qualche modo; era lì indipendentemente dal motivo, dalla causa e dalla soluzione di poi.

Interrompeva con la sua dirompenza quelle mie giornate buie e mi costringeva a non piangermi addosso e a reagire.

Semplicemente c’era e di questa sua presenza non posso che esser grata.

In conclusione posso dire che io e mamma siamo state, sì, come cane e gatto: con il tempo abbiamo solo imparato a convivere senza piacerci mai; siamo state così poco scontate e così dannatamente belle insieme; siamo state ‘il giorno’ e ‘la notte’, o entrambi, o nessuno dei due; siamo state nemiche e complici e nemiche poi di nuovo.

Ma io e mamma, al di la di tutto, ‘siamo state’ e la cosa importante forse è solamente questa.

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