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Una storia di RiccardoTonino

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UN SOGNO IRRINUNCIABILE

La speranza nel cuore

Pubblicato il 02 maggio 2017

Ho letto il cartello, c'era scritto Venezia. Così ho chiesto dove fosse il nord e mi sono diretto verso i campi. Avevo appena superato Mestre e come sempre avevo il solito pensiero fisso di Londra in testa, negli occhi avevo sempre l'immagine del Big Bang e nelle orecchie sentivo sempre il suo suono, o per lo più, lo immaginavo e pensavo sempre che un giorno l'avrei sentito, ma per ora potevo soltanto fantasticare sul suo incredibile suono.

Cominciai a fare dei piani su come raggiungere Londra: via treno, ma non mi sembrava la scelta migliore e dopo tutti i viaggi catastrofici via terra, non mi sembrava il caso; in macchina, ma era subito ostacolata dalla consapevolezza che non ne possedevo una, il viaggio sarebbe stato troppo lungo e avrei dovuto spendere troppi soldi (che non avevo) e poi c'era sempre il problema del mezzo di trasporto terrestre il che escludeva subito questa opzione, e poi mi compariva l'idea dell'aereo e mi entusiasmava molto quest'ultima idea, ma il volo era costoso, non avevo soldi e non mi intendevo per nulla di aereoporti, aerei e cose varie.

Per cui dopo queste fantasticherie ritornavo in me e mi rendevo conto di essere stato fermo per chissà quanto tempo a fissare il vuoto, ma per una volta quell'attimo di "non consapevolezza" mi ritornò utile, infatti quando cercai di riprendermi mi girai verso una vetrina e lessi "cercasi personale". D'istinto mi venne di darmi una sistemata ai capelli e al vestito ma poi iniziai a pensare, chi prenderebbe uno come me, insomma non ho esperienze, sono clandestino, cosa penseranno di me vedendomi entrare? Ma non mi importava, lo facevo per qualcosa di troppo importante per essere ostacolato da un futile pensiero.

Presi coraggio e quindi mi indirizzai verso la porta del negozio, subito mi fermai e pensai che non potevo entrare senza sapere neanche cosa vendessero per cui feci un'analisi veloce alle due lunge vetrine del negozio e subito la risposta alla mia domanda si svelò e capii che era un negozio di dolci. Allora entrai e andai subito nella stanza del direttore, era un uomo grosso e basso, con due folte sopracciglia scure, mi diede una rapida occhiata mi chiese l'eta, la provenienza e altre informazioni personali. Mi stupii tantissimo sentirgli uscire dalla bocca "sei assunto" e mi elettrizzai. Il lavoro non era dei più nobili infatti dovevo indossare un costume di un cupcake e andare ingiro a distribuire volantini. La paga non era elevata ma comunque alta per un lavoro del genere. Divenni amico del direttore e gli raccontai il mio lungo viaggio, le perdite, i sacrifici fatti, i luoghi visti, tutte le mie fatiche fino all'Italia in cui, gli raccontai, di essere stato accolto a braccia aperte.

In poco tempo avevo la somma giusta per un biglietto aereo e qualche risparmio per assicurarmi il soggiorno per qualche settimana; Londra diventava sempre più nitida e non era più lontana, all'orizzonte, ma era affianco a me e ogni notte prima di addormentarmi fantasticavo sulle sue meraviglie e su ciò che mi aspettava al mio arrivo in quella città.

Il direttore era molto entusiasta nel vedermi raggiungere i miei sogni e ogni giorno mi ripeteva che mi meritavo tutto il mio guadagno. Decisi che era ora, finalmente ero pronto, preparai il mio bagaglio e, stetto in mano il vaso con dentro tutti i miei soldi, mi indirizzai verso l'aereoporto.

Presi il volo, l'esperienza più eccitante della mia vita, mi sentivo leggero e felice, il mio entusiasmo era palpabile e alla fine, dal mio piccolo finestrino vidi la sagoma dell'Inghilterra, era li, sotto di me e non vedevo l'ora di metterci piede.

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