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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia 68: “Quanto valgono i giovani di oggi?”

La serie The Young Pope di Paolo Sorrentino, legata a Marassi degli Ex-Otago e al libro Le particelle elementari di Michel Houellebecq.

Pubblicato il 27 ottobre 2016

"Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro".

Bob Dylan

I vecchi non hanno mai capito i giovani. E viceversa.

Dov’è la notizia? È sempre stato così. È così che va il mondo e se non fosse così non ci sarebbe alcun tipo di progresso.

Se i giovani non pensassero, se non fossero intimamente convinti che le cose si possono fare meglio in un altro modo, tutto resterebbe immobile e tante grandi innovazioni nella storia dell’umanità non ci sarebbero state.

Allo stesso tempo i “giovani”, mai come nel corso della storia dell’umanità, sono sempre più pochi rispetto agli altri, essenzialmente per due motivi:

- I progressi della scienza hanno allungato la vita media di tutti;

- Più diventiamo ricchi e meno figli facciamo: può sembrare un paradosso ma man mano che i Paesi evolvono e ci si abitua a standard di vita più elevati, cala il numero dei figli.

Colpa della crisi o diventiamo più egoisti?

Così accade che i conti non tornino perché un numero ridotti di giovani deve sostenere (anche economicamente attraverso il pagamento delle pensioni), un numero sempre più elevato di “meno giovani”.

Ma ora torniamo alla nostra domanda di partenza, che è anche e soprattutto una provocazione:

Quanto valgono i giovani di oggi?

I giovani di oggi sono la generazione più istruita e informata di sempre, ma più in là nell’articolo proveremo a ribaltare questa prospettiva, e a dire che in realtà i giovani di oggi sono svogliati e incompetenti, ma preparatevi alle conseguenze.

Ora però è il momento di darvi una notizia importante: da pochi giorni un bel giovine è diventato papa, non lo sapevate?

Intertwine Consiglia pt.68: “Quanto valgono i giovani di oggi?” inizia con The Young Pope.

“Santità, chi è lei?”

“Sono una contraddizione, come Dio.”

Piazza San Marco a Venezia, deserta e notturna. Una montagna di bambini nudi, forse addormentati oppure già morti, poi compare lui, il papa giovane, in un’atmosfera onirica tipicamente felliniana.

Poi la scena si sposta a Piazza San Pietro, è la sua prima omelia: un monologo fatto di parole scandalose in cui il papa elenca tutte le questioni e i maggiori peccati che si imputano alla Chiesa contemporanea: la condanna della contraccezione, l’aborto, il divorzio, i matrimoni gay, la questione della castità dei sacerdoti e la messa officiata dalle suore.

Tranquilli, è solo un sogno.

Così inizia The Young Pope, la prima serie scritta e diretta da Paolo Sorrentino, che ha esordito il 21 ottobre scorso su Sky Atlantic e che vede Jude Law nei panni di Lenny Belardo/Pio XIII, il primo papa americano della storia.

Lenny Belardo è un papa giovane e bello, ma non solo: è una figura che rompe tutti i canoni che siamo abituati ad associare alla figura tradizionale del pontefice.

Se avete nella mente l’immagine di Papa Bergoglio col suo sorriso dolce e rassicurante, eliminatela per far posto a Pio XIII: un uomo che nelle sue stesse parole si definisce:

“non solo saggio, ma intransigente, irritabile, vendicativo e con una memoria prodigiosa”.

Il papa di Sorrentino è sicuro di sé, sa di avere un grandissimo potere e vuole esercitarlo, non ne fa mistero. Il suo obiettivo è rivoluzionare la Curia, ma solo alle sue regole, senza adeguarsi alle aspettative di chi cerca un Dio facile, accogliente e che non richieda particolare impegno ai suoi fedeli.

Non vi è traccia delle braccia aperte di Bergoglio per accogliere i fedeli, ma c’è piuttosto il rimprovero per la loro debolezza e il rifiuto di farsi simile a loro.

È un papa severo anche con se stesso, ma a suo modo.

“Santità, i suoi peccati?”

“Non ho nessun peccato da confessare.”

Il papa di Sorrentino sorprende continuamente: fuma nel palazzo pontificio nonostante il divieto di Giovanni Paolo II, libera un canguro nei giardini vaticani e al mattino beve sempre una Coca Cola Cherry Zero.

Sceglie di chiamare come sua consigliera personale una suora (interpretata da Diane Keaton), che sembra essere la sola persona di cui ha fiducia, ma poi la rimprovera per i suoi toni amichevoli e familiari ed esalta invece la formalità dei rapporti umani, perché dove c’è formalità c’è chiarezza.

Così Sorrentino si diverte a farci perdere ogni certezza che pensavamo di aver acquisito nel corso della visione, come quando al suo prete confessore dice “non credo in Dio”, salvo poi aggiungere che stava scherzando.

Altro personaggio centrale è il cardinale e segretario di Stato vaticano interpretato da Silvio Orlando, rappresentante di una Chiesa incline agli affari e alla politica.

È un tipo a suo modo ironico: ama fare battute che fanno ridere tutti, tranne il papa.

Il segretario di stato è un grande tifoso del Napoli, ha tre cellulari e tre cover diverse: ognuna rappresenta un calciatore (Hamsik, Insigne e Higuain).

Jude Law incarna un papa antico e attuale allo stesso tempo.

Antico nel farsi interprete di una Chiesa vendicativa, attuale perché ne riassume i difetti – e il fascino – della giovinezza.

È uomo che vuole ristabilire il potere seguendo delle strategie di marketing a dir poco alternative: cita infatti come modelli le celebrità che hanno ottenuto l’attenzione del pubblico scegliendo di non mostrare mai (o quasi) il loro volto: Banksy, i Daft Punk, Mina, Stanley Kubrick, J.D. Salinger; ma lui è il papa, tradizionalmente uno degli uomini più esposti del mondo, ci riuscirà?

C’è anche un altro potere che emerge dalla serie: il potere delle immagini, che scorrono lente ma ricche di dettagli.

Si capisce chiaramente che Sorrentino ha scelto di non rinunciare a nulla della sua eleganza per adattarsi al piccolo schermo, anzi, il regista de La Grande Bellezza indugia ancor di più su immagini di una grande potenza visiva: Roma di notte, i luoghi e le stanze del Vaticano, i corridoi, i giardini, i primi piani dei protagonisti, ma anche i vestiti dei cardinali, di un rosso corallo che risalta agli occhi.

Come sempre Sorrentino affascina e sorprende.

Nella maggior parte dei casi, una serie ci mette sempre un po’ prima di entrare nel vivo e coinvolgerti, al contrario in questi primi due primi episodi di The Young Pope, abbiamo subito la curiosità di scoprire questo papa e quest’uomo così anomalo.

Un’attesa che è suspense di capire le sue mosse, è voglia di essere sorpresi da ogni sua azione, fuori dagli schemi. Un’attesa alimentata anche da Sky, che a differenza di Netfkix, non fornisce l’intera serie contemporaneamente, ma rimanda alla settimana dopo il continuo della storia, e questa diversità di format incide anche sulla scrittura della serie stessa.

Ma chi sono i giovani di oggi?

È la domanda che si pongono gli Ex-Otago nella prima traccia di Marassi, il loro ultimo disco.

“Se i giovani d’oggi valgono poco. Gli anziani cosa ci hanno lasciato?

I pregiudizi delle persone per bene e le autostrade.

La Salerno Reggio-Calabria, gli Esselunga e Miss Italia”

Gli Ex-Otago sono uno dei capisaldi del mondo indie italiano e il loro ultimo album si chiama Marassi, come il quartiere genovese dove sono nati e cresciuti, quello del carcere e dello stadio del derby della lanterna, ed è, forse, quell’album della maturità che i fan invocano.

«Otago è il nome di una squadra di rugby della Nuova Zelanda che vince il campionato contro ogni pronostico. Fantastico! Suona bene e ci piace pure il concetto! Bene... dopo 5 minuti non ci piaceva più. Ci siamo sciolti e riformati come Ex-Otago. Tutto questo in 10 minuti. Il trattino? Ci piaceva! »

Il primo singolo del lavoro, Cinghiali Incazzati, è una carrellata di selfie, una serie di immagini che dovrebbero rispondere alla domanda: “Ehi tu, come ti senti? Che cosa sei?”, come se per una persona fosse più semplice descriversi attraverso delle metafore che usando dei termini con un significato preciso:

"Siamo filosofi operai, faccendieri disperati, cinghiali incazzati

Ed io non sono un uomo, almeno non ne sono sicuro"

Stai tranquillo è invece un vero e proprio urlo liberatorio:

“Scusa, non riesco a stare calmo, ma non mi dire stai tranquillo, perché tranquillo non sono, perché se cerco e non trovo, io mi agito”, mentre Mare è il ricordo indelebile della figura paterna che si fa dedica attraverso la musica:

“non è sempre vero che si sale in cielo, c’è chi scegli il mare, con le sue sirene. Non è sempre vero che si sta meglio in cielo, c’è chi sceglie il mare e continua a nuotare”.

Gli Ex-Otago hanno già quindici anni di carriera alle spalle e Marassi viene dopo In Capo al mondo, in una sorta di ritorno alle origini che hanno sentito necessario.

10 pezzi in un mix di sonorità anni ottanta e sintetizzatori: una compilation assemblata per far cantare e ballare, venuta su anche con l’apporto del crowdfunding.

Quando sono con te è il terzo singolo del disco, ma forse il ritornello più significativo e martellante del disco è quello de Gli occhi della luna:

“Della luna e delle stelle, mi stupisco sempre

Della gente che lavora per niente, mi stupisco sempre

Della neve di dicembre, mi stupisco sempre

Della saggezza delle piante, mi stupisco sempre

«Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Per lo più solo, egli intrattenne tuttavia rapporti saltuari con altri uomini. Visse in un'epoca infelice e travagliata. »

È questo l’incipit de Le particelle elementari (Les particules élémentaires), il secondo romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato nel 1998.

I protagonisti di questo romanzo che ha venduto oltre 250.000 copie sono Michel Djerzinski e il fratellastro Bruno Clément: due particelle elementari, simili e diverse.

Nati dalla stessa madre, odiata da Bruno e non considerata da Michel, oltre alla mamma i due hanno tanti tratti in comune: sono stati allevati dalle rispettive nonne paterne, hanno un rapporto patologico col sesso, ma soprattutto entrambi sono alla continua ricerca della felicità.

“La gioia è un'emozione intensa e profonda, un sentimento di pienezza esaltante avvertito dall'intera coscienza; è prossima all'ebbrezza, al rapimento, all'estasi.”

Tanti eventi si susseguono nel corso della loro vita, ma i due non riescono a trovare il filo che lega il tutto.

Michel, il protagonista del romanzo, cerca di ritrovarlo nelle particelle elementari che studia. È uno scienziato di fama internazionale, ma il successo negli studi lo ha portato ad isolarsi completamente dal mondo e dalle persone, che non capisce più, così riesce a spiegare la sua vita solo facendo ricorso alla sua tanta amata scienza, che lo ha quasi portato a vincere un Nobel.

Michel è un grande scienziato, ma anche un uomo freddo, incapace di provare emozioni per gli esseri umani. Un uomo complesso che ha un grande sogno: riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta.

“Immaginiamo un pesce, e immaginiamocelo che, sporgendo di tanto in tanto la testa dall'acqua per ghermire un po’ d'aria, scorga per qualche istante il mondo aereo, completamente diverso - paradisiaco. Certo, quanto prima gli toccherà tornare al suo universo di alghe, dove i pesci si divorano. Ma per pochi istanti avrà avuto l'intuizione di un mondo differente, un mondo perfetto - il nostro.”

Bruno, fratellastro maggiore, condivide con Michel l'incapacità ad amare, che manifesta come morbosa dipendenza dal sesso, in un misto di istinti repressi e bestialità.

I due fratellastri hanno vissuto vite diverse, due destini diversi ma ugualmente disperati e rappresentativi della società di fine millennio. I due incontrano nel corso della storia due donne: Christiane e Annabelle, anch’esse due particelle elementari, ma di quelle positive.

Sono loro le uniche che donano felicità, e tentano di lottare per saldare una relazione, un legame di coppia; sono le uniche che si sacrificano.

Sono donne di una grande discrezione e sofferenza, sono donne mature che si confrontano con uomini insicuri, ma entrambe saranno vittime di un destino tragico e di un annullamento personale.

Michel Houellebecq ne Le particelle elementari ci descrive un quadro apocalittico,

fatto di un’umanità arida e un futuro dai risvolti inquietante. Il suo stile alterna descrizioni lucide e distaccate, redatte in uno stile asciutto, quasi asettico, tipico dei saggi specialisti scientifici a periodi caratterizzati da un linguaggio crudo e volgare.

L'effetto è di assoluto cinismo, di una descrizione disumanizzata.

Uno sguardo disincantato sul corpo agonizzante della civiltà occidentale del futuro:

“La nostra infelicità raggiunge il suo livello massimo solo quando intravediamo, sufficientemente prossima, la possibilità pratica della felicità.”

Proviamo ora a confutare la nostra tesi iniziale.

Ipotizziamo che i giovani di oggi siano davvero svogliati, incompetenti e senza valori.

Mettiamo che davvero siano lontani dalla vita reale e legati solo al web, che annichilisce le loro relazioni come dicono spesso i meno giovani.

Se fosse vera questa descrizione, di chi sarebbe la colpa e a chi sarebbe da imputare il decadimento dei loro valori?

Questi ragazzi, non dimentichiamolo, sono pur sempre figli di una società, quindi tutto ciò non sarebbeche frutto di cattivi maestri.

La verità è che i giovani di oggi sono semplicemente diversi dai giovani delle generazioni passate.

Prima di tutto sono “nati nel web” e per loro tutto è all’insegna della condivisione.

Si informano di più e prima di acquistare un prodotto o andare in un ristorante ne leggono le recensioni, e dopo averlo provato non tarderanno a dire la loro.

Chi li accusa di non avere senso civico, etico o politico deve capire che per loro tutto è relativo: non si legano a un marchio, né a un partito, ma si muovono in modo forte quando ci sono delle cause che sentono proprie, soprattutto quelle ambientali.

Inoltre, i ragazzi di oggi non sono i figli di genitori positivi cresciuti nell’epoca del boom economico, bensì hanno padri anch’essi disorientati, che non hanno più fiducia verso le Istituzioni, la politica, la chiesa e in generale sono poco propensi al cambiamento.

Per gran parte di questi ragazzi, il primo avvenimento importante è stato l’attentato alle torri gemelle, che li ha calati da subito in un mondo dominato dall’incertezza.

Le storie hanno anche un valore predittivo,

questo significa che raccontando una realtà, quella potrebbe realmente accadere, perché ci predisponiamo verso quei cambiamenti. La realtà che ci sta intorno è un racconto, un racconto che facciamo a noi stessi e poi gli altri fanno a noi, restituendocelo a volte ingigantito altre rimpicciolito, comunque modificato.

Per le neuroscienze, un racconto - in qualità di simulazione incarnata - è un modello predittivo: in sostanza ciò che racconto tende a realizzarsi, quindi, e con questo chiudiamo, non è detto che il papa giovane e bello resti per sempre solo sullo schermo.

Niente è impossibile.

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