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Una storia di Baal

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Nightfall

Pubblicato il 04 gennaio 2016

Kyrie-09

Osservarono l'alba sbocciare fra le distese ghiacciate del pianeta; Kyrie-09 era il suo nome. L'atmosfera era giovane. La terraformazione aveva attecchito senza problemi, sebbene quel deserto nero sotto i loro occhi non offrisse ancora i requisiti per una colonizzazione di massa. Daniel tese la mano verso la cupola del pantheon, l'osservatorio della stazione, riuscendo a sfiorare la piccola stella che nasceva all'orizzonte.

- Orbita dell'atmosfera a due virgola sei minuti. -

- Entrate nelle capsule di lancio, forza! - Sollecitò il tenente Wilson, affacciatosi dalla sala comandi.

Tutti e otto i soldati eseguirono gli ordini, entrando nelle cabine di salto armati e pronti. I nervi di Daniel erano tesi come sempre, complice la segretezza della missione, di cui nessuno sapeva nulla. Neppure il tenente era a conoscenza dei dettagli, e l'unica ragione per cui sarebbero scesi su Kyrie-o9 si doveva al fatto che la loro squadra fosse una delle poche a pattugliare quel sistema. Il conto alla rovescia illuminò il volto dell'uomo ad intervalli. Lo zero segnò il distacco dalla stazione, seguito dal suono familiare della capsula che si sgancia. Il silenzio occupò i successivi secondi, così eterni e preziosi ad ogni caduta da essere chiamati il "passaggio"; a ricordare loro il confine fra la vita e la morte, il cielo e le stelle. Quando i propulsori iniziarono la manovra di atterraggio, presto interrotta dall'apertura del paracadute, Daniel intravide le cime taglienti delle montagne. Lame ghiacciate che spezzavano i deboli raggi di luce solare.

Lo sportello si aprì automaticamente, urtando la cresta di un gigantesco masso. Daniel si separò dal sedile della cabina e incontrò la pungente aria del pianeta. Il vento sferzava minaccioso, ricordandogli delle violente bufere a cui aveva accennato lo specialista Moore. Il suo segnalatore era attivo e funzionante, rivelandogli sul visore del casco la posizione degli altri sette, sparsi entro un chilometro quadrato da lui. La struttura, invece, era collocata sotto una delle vette più alte di Kyrie-09: Cronos, a circa mezza giornata di marcia. Affondò uno stivale nella neve, ammorbidita dal calore dell'abitacolo alle sue spalle, che lentamente affondava in quella pallida marea.

- Daniel? Mi senti? - La voce di Kristen era appena distorta dalle ricetrasmittenti.

- Affermativo! -

Accennò un sorriso, ripensando ai trecento crediti che aveva perso contro di lei la sera prima dello sbarco.

- Bene, perché vengo a farti il culo proprio ora se non hai i miei soldi! - Lo ammonì, fingendosi arrabbiata; una parte che le era sempre venuta bene.

- Sicuro... Ma sai, - Prese il tempo di osservare il segnale della donna, che si spostava nella sua direzione. - Penso di averli dimenticati nella mia cabina. O davvero credevi che li avrei portati in missione? -

Scoppiò a ridere, contagiandola. Poco dopo un'altra voce si aggiunse al canale della squadra, quella di Jackson. S'incontrarono vicino ad un avvallamento costellato da crepacci e rocce affilate dal vento, come le altre. Poi il sergente Lee guidò la squadra ai piedi dell'imponente Cronos, dopo aver comunicato alla stazione gli sviluppi sulla loro missione.

- Dev'essere questa. - Fece Mitchell, indicando la porta blindata di fronte a loro, incastrata fra le pareti della montagna.

- Walker, i codici! -

Daniel si avvicinò al pannello di controllo, scrostando il ghiaccio dalla superficie e allacciandovi un cavo della sua tuta.

- E' ridotto male. - Commentò Kristen, sistemandosi il fucile.

- L'impianto è vecchio, ma non ha subito danni. - Replicò Daniel, prima che si accendessero le luci del quadro comandi.

Poco dopo si udì il rombo di un motore. Il cancello si sollevò lentamente, confermando l'impressione che fosse massiccio e rivelando un atrio spoglio, invaso dalle tenebre.

- Young, Murphy... Andate a dare un'occhiata! Mitchell e Cooper controlleranno il perimetro, mentre gli altri verranno con me al Centro di Controllo. Datevi una mossa gente! -

Kristen e Shawn scomparirono nella densa ombra di un corridoio laterale, e la luce azzurrina dei loro visori fu l'ultima cosa che si distinse nell'atrio, prima che anche gli altri li accendessero, iniziando ad ispezionare la struttura.

- Signore! Regole d'ingaggio? -

- Sparate solo se necessario, il materiale dei laboratori è sensibile e non vogliamo guai, Bailey! -

I granelli di polvere piovevano come stelle, riflessi sotto la luce di una torcia. Avanzarono stanza per stanza, nella densa ombra di quel labirinto, sino a trovare ciò che cercavano. Daniel si sistemò davanti al terminale di riavvio, da cui avrebbe dovuto ridare energia alle sezioni della struttura, mentre gli altri controllavano gli uffici del Centro di Controllo.

- Ehi, guarda qui! - Esclamò Gordon, aprendo il palmo della mano.

- Wow, una merendina... - Cantilenò Alexa, sbucando alle sue spalle. - Non vorrai mangiarla, idiota?! - Aggiunse, con una spinta amichevole.

Lui la fissò indeciso, avvicinandola al casco quanto bastava per leggere la pubblicità dell'incarto.

- Ha ottant'anni. Io la poserei se fossi in te, Jackson. - Concluse Daniel, inclinando la sua sedia per sporgersi verso di loro. Le lampade del soffitto tremarono all'unisono, tornando ad irradiare poco a poco le sale del secondo piano.

- Signore, corrente e ossigeno in funzione. -

- Ottimo lavoro Walker. -

Con le dita fece pressione sul meccanismo del casco, rimuovendolo. Inspirò quell'aria viziata, accorgendosi del mormorio dei condizionatori nel soffitto.

- Ci siamo gente! - Fece Gordon entusiasta.

- Io vado a controllare il settore medico, rimani tu qui con Daniel? -

I due si scambiarono un'occhiata d'intesa e Alexa lasciò la sala, diretta al terzo piano.

"Dormitori" recitava il cartello, illuminato parzialmente dalla torcia del fucile. Kristen fece gesto a Shawn di coprirla, superando l'ultimo tratto di scale.

- Acqua... - Disse, immergendo un piede.

- Più avanti potrebbe essere allagato, direi di tornare dal capo. - Replicò il compagno.

- Negativo, Murphy. Abbiamo carta bianca per ispezionare questo dannato edificio, perciò voglio andare a fondo! -

L'uomo sospirò, seguendola in un ampio salone. L'aspetto era quello di una mensa; i tavoli erano apparecchiati e, di tanto in tanto, urtavano qualche sedia o piatto, che galleggiavano alla deriva.

- Hai sentito? -

Kristen si voltò per controllare, rivelando a segmenti ogni parete della stanza con la sua torcia.

Colpi ritmici, come se qualcosa picchiettasse contro il nudo cemento attorno a loro, si udivano appena.

Seguirono l'eco, le cui impronte si facevano nitide nel silenzio mano a mano che raggiungevano le cabine del personale.

Un lato nel settore era sommerso, tagliando la strada ad entrambi, così proseguirono sino all'ultima stanza, dove l'ombra era più densa e impenetrabile. Stavolta non udirono nulla, come se avessero immaginato tutto. Dubbio che si insinuò presto nella testa di Kristen; la donna fissò Murphy con aria interrogativa, poi lo vide.

- Shawn... - La voce le tremava appena, mentre sollevava l'arma per far luce alle spalle del soldato. - Non. Muoverti. -

Il volto era schiacciato, privo di occhi, la pelle liscia e pallida. La carne tirata abbastanza da riconoscere i contorni delle ossa, mentre gli arti erano sottili, parati contro la torcia elettrica. Pareva ritrarsi accecato, emettendo leggeri mugolii.

- Che cazzo c'è?! Parlami dannazione! - Lamentò Murphy, immobile, paralizzato.

- Accovacciati, ora! -

Lui eseguì, sorprendendo la creatura alle sue spalle. Un urlo acuto esplose nelle loro orecchie, presto soffocato da uno sparo. Nello stesso istante la luce invase il corridoio, costringendo i due soldati a ripararsi gli occhi.

- Dov'è andato?! - Gridò poi Shawn, come in preda ad una crisi di nervi.

Kristen osservò una macchia di sangue dilatarsi sulla parete, a tratti cancellata dall'acqua.

- Merda! E' fuggito... -

- D-dobbiamo avvertire gli altri! - Balbettò lui rimettendosi in piedi.

- Calmati ora, respira. Io vado a cercarlo, tu prova a contattare il sergente o il resto della squadra, siamo intesi? -

Shawn annuì, iniziando a trasmettere. Kristen si diresse nuovamente alla mensa, seguendo la scia rossa disegnata a pelo dell'acqua. L'indicatore di ossigeno era divenuto di colpo verde, e così si tolse il casco, prendendosi un lungo respiro.

- Dove sei, fottuto gnomo albino?! -

Una catasta di vettovaglie finì in acqua scrosciando, e lei vide un'ombra di sfuggita, allontanarsi.

- C-comando! Rispondete cazzo! -

Daniel aveva lasciato il dispositivo su di una scrivania, a lampeggiare nervosamente. La voce di Shawn rimbombava nella sala, destando sia lui che Gordon.

- Ti ricevo, parla pure Murphy. -

Rumori di fondo. Urla spezzate e uno sparo. Echi distorti che lasciavano poco all'immaginazione dei due soldati.

- Abbiamo un problema... C'è qualcosa nel dormitorio! -

Silenzio. Jackson scattò in piedi, afferrando il fucile per dirigersi verso le scale. Daniel provò a ricontattare Kristen o Murphy in vano, passandosi una mano sui capelli prima di tirare un calcio ad una sedia.

- Calmo amico, vedrai che staranno bene. -

- Abbiamo un ferito, presto! - Gridò Alexa in quello stesso istante, precipitandosi verso di loro.

"Che cazzo sta succedendo qui?!"

Lee e Bailey spuntarono dalle porte automatiche, trascinandosi dietro Cooper. Sulla sua tuta si apriva un lungo squarcio grondante sangue. Lo sistemarono sopra uno dei tavoli, lasciando che Alexa lo visitasse.

- Sopravviverà? - Chiese il sergente, allontanandosi per farle spazio.

- Dobbiamo fermare l'emorragia, si sta dissanguando. -

Poi pescò nella borsa tutto l'occorrente, sotto gli sguardi inquieti dei suoi compagni.

- Walker, Jackson! Fortificate questo settore, piazzate sensori, trappole esplosive. Qualunque cosa per tenere lontani quei mostri! - Ordinò Lee, sistemando l'equipaggiamento su una fila di scrivanie vuote.

Daniel prese il suo Scythe, il fucile d'ordinanza, alcune granate e due caricatori. Non appena varcarono l'accesso Bailey sigillò la sala tagliandoli fuori. Gordon iniziò col piazzare dei sensori per i corridoi, poi si diressero all'ascensore interno.

- So cosa stai pensando... -

- Davvero?! -

- Si. Vuoi andare a cercare Kristen e Murphy, ma non puoi, ci servi qui, ora! -

Tirò un pugno alle porte scorrevoli. Le parole di Jackson gli rimbombavano nelle orecchie, ferendolo.

- Il sergente Lee sa cosa deve fare, non appena avremo messo in sicurezza questo piano potremo soccorrerli. -

- Potrebbe essere troppo tardi... - Incalzò Daniel.

Raggiunsero un tunnel di congiunzione, che tagliava a metà la struttura. Gordon piazzò delle mine di prossimità, dandogli modo di ispezionare il corridoio d'ombra che si estendeva dinnanzi a loro. A metà strada trovarono un arto, o qualcosa di simile: una mano artigliata e imbrattata di sangue, vagamente umanoide. Daniel la tranciò con un colpo di stivale, senza fermarsi.

- Ecco i dormitori! - Esclamò Gordon. - E... Altro sangue... -

- Tu controlla quell'ala, io seguo la scia sino alle cucine. -

Lo sfarfallio delle lampade confermò l'impressione di Daniel su un possibile cortocircuito. Il settore presentava molti danni, eppure aveva il presentimento che quel luogo non fosse mai stato abbandonato, ma ospitasse ancora qualcuno, o qualcosa. Raggiunta una fila di fornelli e scaffali riconobbe la porta delle celle frigorifere in lontananza.

- Ho trovato Shawn... - Comunicò Gordon. - Gli hanno portato via parte della mascella e del cranio. - Aggiunse, abbassando il tono di voce fino a che non si udissero solo i rumori di fondo della stanza.

- Torna qui, credo di esser... -

- Cosa? Daniel, stai bene?! -

La polvere disegnava una cornice sul vetro di una cella frigorifera, lasciando intravedere una dozzina di quelle cose. I corpi ammassati, chinati per divorare una carcassa. Il solo pensiero che fosse di Kristen bastò a farlo vomitare li accanto, poggiandosi poi di spalle al muro per non essere visto.

- C'è ne sono un sacco, Jackson! -

Provò a trattenersi, quasi sussurrandogli nell'auricolare.

- Vieni via da lì, scappa! -

Ma prima che potesse muoversi anche solo di un millimetrò si sentì afferrare e portare via.

- Kristen? - Quando riconobbe i lineamenti della donna, celati dall'ombra nel magazzino, si sentì attraversare da un brivido gelido eppure capace di scaldargli il cuore.

- Shh! - Sorrise, dandogli modo di notare solo ora il taglio che le attraversava il collo e metà del viso, da poco rimarginato.

- Sono ovunque, Shawn... Beh, lui è morto. -

- Lo so, Jackson ha trovato il corpo. Ma tu sei viva! -

- Per un soffio, il settore in cui ero fuggita è un inferno. -

- Hai idea di cosa siano? -

Lei osservò le cicatrici del pavimento attraverso il mirino del fucile, sforzandosi di rimanere lucida.

- Ho delle teorie... Al piano zero c'è un impianto, una specie di laboratorio. Si chiama Project Nightfall o qualcosa del genere, ed è lì che ho incontrato uno di questi mostri, solo ... -

- Solo? -

- Era enorme, almeno quanto un corazzato. - Prese fiato, e Daniel poté intravedere la paura nei suoi occhi, come se vi fossero impresse le scene di terrore e morte che stava raccontando. - Penso che siano sempre stati qui, nel ghiaccio... Sepolti. Ho trovato un terminale e parlava di un eclissi, intere stagioni senza luce. E' allora che loro... -

- Daniel! Mi ricevi?! - Interruppe Gordon, sorprendendo entrambi con la sua voce.

Kristen rivolse lo sguardo al corridoio da cui erano venuti, trovando una posizione valida per difendere il magazzino.

- Ci sei, Jackson? Siamo ancora nei dormitori, oltre le cucine. Mi senti? -

Un'esplosione squarciò il silenzio, facendo tremare ogni cosa.

- Proviene dal secondo Settore. -

- La sala comandi! - Replicò Daniel, correndo verso le scale che aveva intravisto poco prima. - Troviamo gli altri e fuggiamo, presto! -

I corridoi si dipanavano angusti e bui verso gli ampi saloni, dove ancora brillava la luce di qualche lampada. La corrente era scomparsa e presto anche l'ossigeno sarebbe venuto a mancare.

Qualcuno di quegli esseri sbucò dalle pareti e dai condotti; interi sciami su cui dovettero scaricare raffiche di proiettili per avanzare. Giunti al montacarichi poi, incontrarono Jackson, che coprì loro le spalle sino al centro di controllo.

Le fiamme si arrampicavano lungo le pareti, divorando l'ossigeno e la plastica delle apparecchiature. I corpi di Alexa, Mitchell e Cooper giacevano a terra scomposti e carbonizzati.

- Cos'è successo?! - Chiese Gordon, facendo pressione sul meccanismo sotto la nuca per indossare il suo casco.

- Walker... Jackson... - Una voce roca, e ansimante lì condusse al sergente Lee, ferito, di spalle a una colonna.

- Signore! - Esclamò Kristen, chinandosi su di lui.

- Dovete fuggire, andarvene... Il pianeta non è... - Tossì ancora, e videro una riga di sangue scendergli la bocca. - ... Non è quello che sembra. Il resto della squadra... Sono tutti... Morti. -

- Perché ci hanno mandato qui a morire?! - Intervenne Daniel, afferrandogli il volto fra le mani.

- La terraformazione... Vogliono completarla e colonizzare il pianeta... -

- Non ha senso, se sapevano di quei mostri... - Aggiunse Gordon.

Un altro boato fece tremare l'edificio, che pareva voler crollare da un momento all'altro. Il volto dell'uomo si spense con la stessa rapidità con cui le fiamme li raggiunsero.

- Sergente? Lee, dannazione?! - Gridò Daniel, scuotendolo in vano, ma era tardi.

- Dobbiamo raggiungere il settore zero, lì c'è un hangar e hanno dei veicoli! -

- Fuori è ancora buio, con le bufere non potremo volare da nessuna parte, Kristen. -

- Ma possiamo sempre fuggire con uno dei blindati! - Concluse Gordon, ritrovando un filo di speranza. In quella manciata di minuti raggiunsero il primo piano della struttura, riconoscendo una dozzina di veicoli parcheggiati.

- Le chiavi sono negli uffici, le prendo io. - Disse Kristen senza prendere fiato.

Poco dopo udirono tonfi metallici abbattersi sul pavimento, simili a passi; e lo videro. Era alto almeno tre metri, coperto da una specie di armatura color osso. Caricò contro di loro, sbraitando e urtando i mezzi; Gordon fu travolto, mentre Daniel gli scaricò il caricatore riuscendo a colpirlo ad un occhio.

- Ehi, tu! Vieni qui! - Urlò Kristen, attirando l'attenzione del mostro. Non appena sfiorò le taniche di carburante lei le colpì, vedendo le fiamme avvolgerlo. Corse con tutte le sue forze verso il blindato. Daniel aprì il cancello esterno e fuggirono, incontrando la violenta sferza del vento prima di udire la montagna crollare. Grida acute e strazianti si persero poi nella bufera, ricordando loro che non era ancora finita. Alcune ore dopo il vento si placò, regalandogli un'altra alba, che aveva il sapore del sangue e della morte.

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